L'alimentazione ha un impatto significativo sull'ambiente, e comprendere i dati e le statistiche relativi a questo impatto è fondamentale per promuovere pratiche più sostenibili. Uno degli aspetti più critici è lo spreco alimentare, ma anche le scelte alimentari quotidiane hanno un ruolo cruciale.
Lo Spreco Alimentare: Una Tragedia Globale
Nel 2022, un miliardo di tonnellate di cibo è andato sprecato a livello mondiale, pari al 19% del totale. Allo stesso tempo, 783 milioni di persone soffrono la fame e un terzo della popolazione globale si trova in una situazione di insicurezza alimentare. Inger Andersen, direttore esecutivo del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep), ha definito questa situazione una “tragedia globale”.
Il 60% dello spreco alimentare avviene a livello domestico: una persona in media spreca 79 kg di cibo all’anno, come se ogni giorno fosse buttato l’equivalente di un miliardo di pasti. In Italia, questo dato sale a 107 kg all’anno. A livello mondiale, i servizi di ristorazione sono responsabili del 29% dello spreco e i punti vendita di circa il 12%. A questi dati si aggiunge un 13% di cibo che viene buttato durante la catena di approvvigionamento, tra la fase di raccolta e di trasporto per la vendita.
Il problema non è limitato ai Paesi ricchi: lo spreco alimentare annuo pro capite nei Paesi a basso reddito è inferiore solo di 7 kg rispetto ai Paesi ad alto reddito. Lo spreco di cibo ha anche un impatto ambientale significativo, contribuendo a circa l’8-10% delle emissioni globali di gas serra a livello globale, una cifra quasi cinque volte superiore alle emissioni dell’aviazione. Quasi un terzo delle aree agricole è coltivato per produrre cibo che verrà buttato.
Cambiare modello, però, è possibile. Lo dimostrano il Giappone e il Regno Unito che hanno ridotto lo spreco alimentare rispettivamente del 31% e del 18%. Il Giappone, ad esempio dal 2008 conduce annualmente sondaggi, a cura del ministero dell’Ambiente, per individuare le criticità e realizzare misure specifiche per contrastare lo spreco. Dal 2005 il Regno Unito promuove The courtauld commitment, un’iniziativa, finanziata dal governo e da attori privati, che prevede azioni di riduzione delle perdite lungo tutta la filiera, dalle campagne di formazione per le persone impiegate nel settore della ristorazione alla redistribuzione del cibo in eccesso.
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Rifiuti Urbani: Un Problema Crescente
Lo spreco alimentare è una parte del più ampio problema dei rifiuti urbani: ogni anno vengono prodotti oltre due miliardi di tonnellate di rifiuti solidi urbani, inclusi imballaggi, cibo e dispositivi elettronici. Continuando così nel 2050 ogni anno verranno prodotti 3,8 miliardi di tonnellate di rifiuti. Come sottolinea il Rapporto ASviS 2023, l’Italia ha registrato progressi nella gestione dei rifiuti: nel 2021 il tasso di riciclaggio dei rifiuti urbani era pari al 51,9%, in linea con l’obiettivo europeo del 60% entro il 2030.
Impatto Ambientale delle Scelte Alimentari
Uno degli aspetti più discussi in termini di impatto sull’ambiente, è il consumo di carne e lo spreco alimentare contrapposti ad un’alimentazione sostenibile in equilibrio con le risorse della Terra. Adottare un’alimentazione sostenibile è infatti diventata una soluzione sempre più diffusa per “fare la propria parte”. Un recente studio dell’università di Tulane e del Michigan calcola l’impatto sulle risorse idriche dell’alimentazione sostenibile evidenziando come anche alimenti sani possano avere un impatto tutt’altro che trascurabile.
Lo studio ha ribadito che la carne è l’ingrediente che maggiormente contribuisce alla scarsità d’acqua, per un impatto del 31 %. Infatti, tra i vari tipi di carne, l’impatto della carne bovina è 6 volte maggiore della carne di pollo e ben 11 volte più alto della carne suina. In termini di macro-categorie, segue la frutta con un impatto del 20 %, le verdure con il 12 %, seguite da latticini e bevande con l’8 % ciascuno. Frutta secca e cereali a loro volta impattano entrambe le categorie per un 7 % sull’uso delle risorse idriche.
In quest’ottica, lo studio include esempi di sostituzioni dietetiche che i consumatori possono fare per ridurre il proprio impatto sulle risorse idriche promuovendo un’alimentazione sostenibile. Infatti la carne bovina è la maggior contributrice tanto alla carenza d’acqua quanto alle emissioni di gas serra. Quindi il concetto di impatto sulla carenza d’acqua è simile all’idea dell’impronta ecologica (carbon footprint), che dà una stima delle emissioni di gas serra prodotte dalle attività umane.
Il Costo Nascosto del Cibo Economico
Ogni volta che andiamo a fare la spesa dobbiamo essere consapevoli dell’impatto che le nostre scelte avranno sulle persone e sulla casa comune. Tra gli scaffali ben forniti dei supermercati, dietro a quei prodotti che acquistiamo senza pensarci troppo su, si cela un costo inaccettabile: la sofferenza di chi li produce. Quella passata di pomodoro in offerta a meno di un euro è il risultato di un sistema di sfruttamento che affonda le radici nei campi e nelle serre dove i braccianti - spesso stranieri - lavorano senza diritti.
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Secondo il rapporto Oxfam “Maturi per il cambiamento” (2018), in Italia il 75% delle lavoratrici agricole intervistate dichiara di essere sottopagata e costretta a saltare pasti. Lo sfruttamento raggiunge forme gravissime: turni massacranti, esposizione a pesticidi tossici, temperature estreme, abusi e violenze, e paghe ben al di sotto del salario legale. Siamo di fronte ad un sistema che ci garantisce cibo economico, ma al prezzo della dignità umana.
Impatto Ambientale della Produzione Alimentare
D’altra parte, anche il nostro pianeta paga a caro prezzo la produzione alimentare. Come messo in luce dal rapporto “Environmental Impacts of Food Production” (2022), le emissioni di gas serra derivanti dalla filiera agroalimentare globale costituiscono un terzo di tutte le emissioni di origine antropica. Circa la metà (44%) della terra abitabile nel mondo - escluse le aree coperte da ghiacciai e deserti - è utilizzata per l’agricoltura, mentre il 70% delle risorse di acqua dolce disponibili è impiegato a scopi agricoli.
Non tutti gli alimenti hanno lo stesso impatto ambientale. In particolare, la produzione di carne e latticini emerge come la principale causa di effetti ambientali deleteri. Secondo uno studio pubblicato su Science, tali prodotti occupano l’83% dei terreni agricoli disponibili e sono responsabili del 60% delle emissioni di gas serra - l’impronta di carbonio dell’alimento - dell’intero settore agricolo. Tra i più inquinanti c’è la carne di manzo che può generare fino a 105 grammi di CO2 ogni 100 grammi di carne e richiedere ben 370 metri quadrati di suolo. Gli allevamenti intensivi sono i principali colpevoli: solo il 15% dei produttori di carne emette 1,3 miliardi di tonnellate di CO2 e sfrutta 950 milioni di ettari di terra.
Al contrario, alcuni alimenti sono veri campioni di sostenibilità. Piselli, pomodori, tofu, fagioli e broccoli si distinguono per la loro bassa impronta ambientale. Infatti, in Italia, come dimostrato dalla rete di giornalismo “European Data Journalism network”, il 57,23% delle emissioni derivate dalla produzione alimentare proviene da carne e uova e il 27,78% da latticini. Frutta e verdura, invece, sono responsabili di appena il 3% delle emissioni derivate dal settore. Questi dati rendono evidente come questi alimenti non solo fanno bene alla nostra salute, ma anche al pianeta.
Tuttavia, spesso, spinti dal desiderio di consumare frutta e verdura non di stagione o proveniente da altri Paesi, ignoriamo l’impatto che queste hanno sull’ambiente e sulle persone. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Nature Food, l’impatto del trasporto di alimenti è responsabile ogni anno di circa 3 miliardi di emissioni di CO2. Sebbene prodotti come avocado, banane e ananas siano oramai parte della nostra quotidianità, è importante ricordare che il loro acquisto rappresenta una scelta tutt’altro che sostenibile, dal punto di vista sia ambientale che sociale.
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Anche se scegliessimo di ridurre l’acquisto di prodotti di origine animale a favore di frutta e verdura locale e di stagione, non possiamo ignorare l’impatto degli imballaggi alimentari, che rappresentano circa il 42% della produzione complessiva di packaging. Tra i materiali più utilizzati per gli imballaggi spiccano la carta, il cartone (41%) e la plastica (19,5%), seguiti dal vetro (19%), dal legno (15%) e dal metallo (5%).
Cosa Possiamo Fare?
Possiamo cominciare a mettere in atto una o più di queste azioni: ridurre i rifiuti di plastica, scegliere prodotti locali e stagionali di aziende sensibili alla questione ambientale, limitare i prodotti di origine animale, acquistare prodotti biologici, ridurre gli sprechi alimentari, scegliere prodotti equo-solidali, riutilizzare e riciclare e fare una spesa ponderata.
Siamo di fronte a un paradosso inquietante: mentre circa un terzo del cibo prodotto a livello globale viene sprecato, con gravi conseguenze per il pianeta, circa 2 miliardi di persone vivono in condizioni di insicurezza alimentare.
Secondo i dati del 2022 forniti dall’OIPA, nel nostro Paese sono circa 3,4 milioni le persone che affrontano difficoltà nell’accesso al cibo, con un aumento della domanda di aiuti alimentari tra le fasce più vulnerabili.
Povertà Alimentare: Una Sfida Sociale
La povertà, o insicurezza, alimentare, si riferisce all’incapacità degli individui di accedere ad alimenti sicuri, nutrienti e in quantità sufficiente per garantire una vita sana e attiva rispetto al proprio contesto sociale. Si tratta di un fenomeno che colpisce persone che già vivono in condizioni di difficoltà: i disoccupati (28,3%), le persone con disabilità (22,3%), chi ha un basso livello di istruzione (17,4%), i giovani tra i 19 e i 35 anni (12,3%) e gli adulti tra i 50 e i 64 anni di età (12,7%), gli stranieri (23,1%), chi vive in una casa in affitto (22,6%) e le persone che vivono nelle aree metropolitane (13,3%).
Verso un'Alimentazione Sostenibile
Cresce, con l’aumento della popolazione mondiale, la necessità di produzione e consumo sostenibili di prodotti alimentari: la produzione di cibo è responsabile del 20-30% dell’impatto totale ambientale di tutti i consumi. Secondo la definizione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO, 2010), anche le diete sostenibili dovrebbero essere salutari.
Conoscere l’impatto ambientale degli alimenti permette di realizzare scelte di consumo responsabili, per aumentare la sostenibilità legata alla propria dieta quotidiana. Una maggiore consapevolezza sull’inquinamento alimentare favorisce la presa di coscienza e agevola il cambiamento, per trasformare il modo in cui consumiamo e produciamo, incentivando modelli di agricoltura sostenibile. Soltanto in questo modo è possibile adottare un’alimentazione ecologica, in grado di ridurre le emissioni di gas serra e preservare gli ecosistemi acquatici, marini e terrestri.
Secondo uno studio realizzato dalla FAO in collaborazione con il Centro comune di ricerca della Commissione Europea, il settore alimentare contribuisce per oltre un terzo delle emissioni globali di gas ad effetto serra, arrivando al 34% di emissioni di biossido di carbonio. In particolare, il 39% delle emissioni sono riconducibili ai processi di produzione degli alimenti, il 38% allo sfruttamento del suolo per attività agricole e la pastorizia, mentre il 29% alla distribuzione dei prodotti.
Naturalmente le carni rosse guidano la classifica dei cibi con l’impatto ambientale più alto, tuttavia anche il pesce da acquacoltura vanta ricadute ecologiche significative. Tra i prodotti più nocivi per l’ambiente c’è la carne di manzo, in grado di arrivare fino a 105 grammi di CO2 equivalente per produrre 100 grammi di carne, con un consumo di suolo di 370 metri quadrati.
Secondo le linee guida del WWF sulla sostenibilità alimentare, per ridurre l’impronta ecologica della dieta è importante iniziare dal passaggio a un’alimentazione basata su prodotti vegetali, riducendo il più possibile il consumo di carne. Gli alimenti di origine animale devono inoltre essere selezionati con attenzione, privilegiando prodotti realizzati da animali allevati all’aperto e in modo sostenibile. Allo stesso modo bisogna diminuire gli sprechi alimentari, adottando buone pratiche d’acquisto per un consumo responsabile dei prodotti, preferendo alimenti freschi, di stagione e provenienti da produttori locali secondo il principio della filiera corta.
È fondamentale evitare i cibi importati, oppure i prodotti coltivati all’interno di strutture riscaldate attraverso l’impiego dei combustibili fossili. Bisogna anche valorizzare gli alimenti dell’agricoltura biologica, optando per soluzioni ecologiche per ridurre gli imballaggi e l’utilizzo della plastica per una società zero waste.
Attraverso il consumo alimentare responsabile, il mangiare locale, una dieta prevalentemente vegana/vegetariana basata su alimenti biologici è possibile salvaguardare l’ambiente, tagliando le emissioni inquinanti legate all’alimentazione. In questo modo si possono tutelare la biodiversità e le risorse naturali, promuovendo sistemi di produzione più virtuosi e meno dannosi per l’ambiente tramite il cambiamento delle proprie abitudini.
Dunque, sull’impatto ambientale della propria dieta pesa di più la scelta di cosa mangiare, ovvero prediligere i vegetali alla carne, che la provenienza del cibo. L’impatto del trasporto degli alimenti è significativo però quando il mezzo utilizzato è l’aereo, sottolinea l’autrice in conclusione, ma solo una piccola parte del cibo viene trasportato in questo modo perché la maggior parte dei prodotti viaggia via nave.
| Alimento | CO2 equivalente (per 100g) | Consumo di suolo (metri quadrati) |
|---|---|---|
| Carne di manzo | 105g | 370 |
| Carne di maiale | (dato non specificato) | (dato non specificato) |
| Carne di pollo | (dato non specificato) | (dato non specificato) |
| Formaggio | (dato non specificato) | (dato non specificato) |
| Salmone d'allevamento | (dato non specificato) | (dato non specificato) |
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