Triadite nel Gatto: Sintomi, Diagnosi e Cura

La triadite del gatto è una patologia molto comune tra i felini domestici e consiste nella combinazione di una infiammazione di fegato (e/o delle vie biliari), pancreas e/o intestino. Dato che sono interessati più organi è bene precisare che non tutti sono coinvolti in egual misura. Per questo motivo alcuni gatti affetti possono sviluppare un’infiammazione più forte a livello del pancreas, altri dell’intestino e altri ancora del fegato.

Che cos’è la triadite del gatto?

La triadite felina è una concomitanza di malattie dell'apparato digerente (patologia infiammatoria cronica intestinale o linfoma intestinale), del fegato (colangioepatite) e del pancreas.

Anatomia felina e triadite

Questo fenomeno è dovuto alla particolare anatomia dei gatti. Il dotto pancreatico ed il dotto biliare principale (coledoco) nei felini si fondono insieme in un unico canale prima di sbocciare nel duodeno a livello della papilla duodenale. Questo significa che nel gatto fegato pancreas e intestino hanno stretti rapporti anatomici, che sono all’origine delle altrettanto strette connessioni fisio-patologiche che interessano i tre organi.

Cause della triadite del gatto

Le cause di questa malattia sono proposte diverse ipotesi. Come evidenziato in uno studio condotto dall’Università Aristotele di Salonicco, i disturbi biliari potrebbero avere un legame con delle malattie croniche intestinali o potrebbero essere legati a una disfunzione del sistema immunitario.

  • Molti autori suggeriscono invece che alla base di tutto vi sia un’alterazione della flora microbica intestinale, con conseguente sovracrescita di batteri potenzialmente patogeni e loro successiva ascesa verso pancreas e fegato attraverso la papilla duodenale, in corrispondenza dello sbocco comune.
  • Alcuni autori hanno riportato casi di “disfunzione dello sfintere di Oddi” (lo sfintere a livello di papilla duodenale preposto allo svuotamento del contenuto di succhi pancreatici e bile contenuti del dotto).
  • Si sospetta anche che vari agenti parassitari e virali, tra cui il calicivirus, potrebbero essere all’origine di questo disturbo.
  • Inoltre, alcuni casi di triade felina sono stati associati a traumi addominali, ischemia, tumori del pancreas, ostruzione dei dotti pancreatici, ipercalcemia acuta, intossicazione da organofosfati e uso di alcuni farmaci.

La maggior parte degli autori, in ogni caso, è d’accordo nel considerare come causa scatenante principale della triadite una risposta autoimmune che si sviluppa in corso di infiammazione cronica intestinale (IBD), spesso di natura allergica/alimentare, in alcuni casi anche secondaria ad un processo infettivo. Questa infiammazione si estende poi anche a fegato e pancreas, data la stretta correlazione tra i tre distretti.

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Data la complessità dei meccanismi fisiopatologici sottostanti, è probabile che queste condizioni siano multifattoriali, cioè dovute a un gruppo eterogeneo di condizioni che innescano una risposta infiammatoria e immunitaria nel gatto e, in ultima analisi, alterano il funzionamento dei batteri enterici.

Qualunque sia la causa catenante, è importante ricordare che uno dei sintomi cardine della triadite, il vomito, è spesso responsabile dell’esacerbazione del processo.

Sintomi della triadite del gatto

I sintomi clinici possono quindi variare notevolmente da un esemplare all'altro e il trattamento deve essere adattato agli organi colpiti.

I sintomi più comuni della triadite sono:

  • Riduzione dell’appetito (disoressia/anoressia)
  • Perdita di peso
  • Nausea
  • Vomito
  • Letargia
  • Apatia
  • Disidratazione
  • Colore del mantello spento
  • Diarrea o stipsi
  • Dolore addominale

Attenzione: non sempre questi sintomi compaiono contemporaneamente.

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Non è detto che questi sintomi siano presenti nello stesso soggetto tutti contemporaneamente. Il fatto che un gatto affetto da triadite li presenti tutti o solo alcuni dipenderà ovviamente da quali organi sono coinvolti e dalla gravità della situazione patologica.

Anche sintomi vaghi, come letargia e diminuzione dell’appetito, dovrebbero giustificare una visita dal veterinario.

Diagnosi e segni clinici

Se uno (o più) dei sintomi citati precedentemente compaiono nell’animale, il primo passo è effettuare un esame emocromocitometrico e uno biochimico completo (tramite prelievo sanguigno). Per una diagnosi più precisa si dovrà ricorrere a radiografia ed ecografia addominale.

Le alterazioni più frequentemente riscontrate in caso di triadite sono:

  • alterazione folati
  • alterazione vitamina B12
  • anemia non rigenerativa
  • aumento degli enzimi epatici
  • azotemia
  • ipoalbuminemia
  • ipocolesterolemia
  • ipoproteinemia
  • iperglicemia
  • neutrofilia e/o leucocitosi

Altrettanto frequente è riscontrare disturbi elettrolitici, in particolare ipokaliemia, ipocloremia, iponatriemia. Alti livelli di amilasi e lipasi nel gatto, per quanto frequenti in casi di triadite, non sono parametri altamente specifici e diagnostici. Al contrario la Lipasi pancreatica specifica felina (fPLI), se aumentata, è altamente suggestiva di pancreatite. Un altro possibile indicatore di pancreatite in corso è l’ipocalcemia.

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In caso di triadite la radiografia non è quasi mai decisiva per la diagnosi, anche se può fornire alcuni indizi utili.

L’ecografia addominale è invece la tecnica di diagnostica per immagini più utile ed utilizzata. L’ecografia permette di identificare:

  • inspessimenti patologici della parete intestinale o alterazioni della sua stratigrafia in corso di IBD
  • alterazioni della motilità intestinale
  • variazioni dell’ecogenicità di pancreas e fegato
  • presenza di versamento addominale
  • dilatazione del dotto biliare
  • colelitiasi
  • fango biliare
  • aumento di volume e/o arrotondamento dei margini degli organi in questione

Quando la componente infiammatoria intestinale appare preponderante sono indicate altre indagini specialistiche:

  • l’endoscopia intestinale
  • la ricerca di batteri e parassiti specifici dell’apparato gastroenterico (da siero o da feci) attraverso tecniche biomolecolari garantite da laboratori esterni.

La diagnosi definitiva della triadite è possibile solo attraverso un esame istopatologico di pancreas, fegato e intestino. Trattandosi di un test particolarmente invasivo viene preso in considerazione raramente e solo nei pazienti clinicamente stabili.

Come si cura la triadite del gatto?

Il trattamento della triadite felina si basa essenzialmente su misure di mantenimento. In caso di disidratazione, frequente a causa di vomito, diarrea o insufficiente assunzione di acqua, è necessario iniziare una terapia di liquidi per via endovenosa per mantenere la perfusione generale e del tessuto pancreatico ed evitare lo shock ipovolemico.

Il vomito deve essere trattato con un antiemetico.

La terapia approntata del veterinario di solito si compone di:

  • antidolorifici e antinfiammatori
  • farmaci che riducono nausea e vomito
  • gastroprotettori
  • farmaci che vanno a stimolare l’appetito
  • antibiotici
  • complessi vitaminici
  • epato-protettori
  • fermenti lattici
  • fluidoterapia endovenosa

Alimentazione del gatto con triadite

Poiché questi pazienti mostrano spesso segni di inappetenza, è consigliabile non alimentarli forzatamente, ma utilizzare farmaci che stimolano l'appetito, come la mirtazapina o la ciproeptadina. Inoltre i gatti non dovrebbero mai rimanere a digiuno per più di tre giorni: il rischio in questo caso è l’insorgenza di una degenerazione del fegato molto difficile da trattare, la cosiddetta lipidosi epatica.

Di norma, non è necessario limitare i grassi, tuttavia, si raccomanda di rimuovere eventuali antigeni e di integrare l'animale con probiotici per stimolare il microbiota intestinale.

Nei casi di anoressia persistente bisognerebbe intraprendere un’alimentazione enterale attraverso l’utilizzo di sondini rino-esofagei o rino-gastrici, attraverso cui somministrare una dieta bilanciata, piccoli pasti frequenti con consistenza liquida ad elevata densità calorica per ridurre la quantità di cibo da somministrare.

Nei casi di disoressia, in cui l’appetito è conservato ma capriccioso, si possono invece selezionare proteine di alto valore biologico ed elevata digeribilità. A differenza di quello che si potrebbe presumere i gatti affetti da pancreatite sono in grado di tollerare diete con un tenore medio-alto di grassi; anzi, i grassi rendono più appetibile l’alimento. Quindi non devono essere eliminati del tutto se non quando sia presente grave diarrea.

Nel caso in cui il problema sia prevalentemente costituito da IBD è bene utilizzare una fonte proteica o un alimento che contenga proteine idrolizzate.

Quali sono i gatti più colpiti dalla triadite?

La triadite di solito colpisce soggetti adulti o anziani, con un’età compresa tra i 6 e i 9 anni. La razza e il sesso dell’esemplare invece non sembrano avere legame specifico con il manifestarsi della patologia.

Triadite nel gatto: si guarisce? La sopravvivenza

Se individuata in tempo, ed affrontata con il giusto approccio medico farmacologico, la prognosi della triadite è favorevole. Dobbiamo però ricordare che esistono anche situazioni particolari, spesso legate a gravi compromissione dello stato clinico del paziente, in cui essa può diventare da riservata ad infausta.

Per riguarda, invece, la sopravvivenza, dipende dallo stato generale di salute dell'esemplare.

Quando i nostri gatti iniziano a presentare uno o più sintomi tra quelli che abbiamo descritto è perciò sempre consigliata una visita veterinaria tempestiva.

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