L'anoressia nervosa è una malattia psichiatrica complessa con gravi implicazioni organiche, caratterizzata dalla volontaria assunzione di quantità minime di cibo, insufficienti a sostenere il dispendio energetico minimo dell'organismo.
Che Cos'è l'Anoressia Nervosa?
La prima e più evidente conseguenza dell'alimentazione restrittiva è il marcato calo di peso corporeo, mantenuto a valori inferiori a quelli ritenuti "normali" per età e altezza. La severità dell'anoressia nervosa varia da persona a persona e nei diversi momenti della vita. Nei casi meno problematici, il disagio psichico e la magrezza sono compatibili con ritmi di vita e attività medi, seppur con maggiore fragilità.
Chi soffre di forme gravi può arrivare a stati di malnutrizione estremi e pericolosi per la vita, richiedendo il ricovero ospedaliero con alimentazione forzata.
Le Cause dell'Anoressia
L'anoressia, come gli altri disturbi del comportamento, è una malattia multifattoriale complessa dalle cause ancora in gran parte sconosciute. Gli studi finora condotti hanno riconosciuto una vulnerabilità genetica, più o meno marcata a seconda dei casi e tendenzialmente maggiore nelle donne, interessate da anoressia molto più spesso degli uomini. Questa predisposizione non è sufficiente a causare l'anoressia, ma può facilitarne l'insorgenza in presenza di difficoltà relazionali e/o affettive in famiglia o a livello sociale, oppure se si sono vissute esperienze particolarmente gravose, soprattutto nell'infanzia/adolescenza.
Segnali d'Allarme dell'Anoressia
Riconoscere la presenza di un disturbo del comportamento alimentare fin dall'esordio è essenziale per evitare che il problema psichiatrico si consolidi e comprometta seriamente la salute anche sul piano fisico. Purtroppo, in una fase molto iniziale, i sintomi dell'anoressia non sono sempre evidenti all'occhio non esperto e, spesso, è difficile stabilire il confine tra "normalità" e patologia.
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Un primo sintomo osservabile dall’esterno è l’attenzione ossessiva della persona anoressica nei confronti del cibo e dell’apporto calorico assunto. Altrettanto, alcuni studi hanno messo in luce come la presenza di intolleranze, come ad esempio l’intolleranza al lattosio, o allergie possa innescare comportamenti che poi sfociano in disturbi del comportamento alimentare. L’alimentazione e la conseguente assunzione delle calorie diventano quindi una preoccupazione costante e sempre più invasiva nel tempo. Questa attenzione ossessiva non viene percepita come negativa dalle persone con anoressia. Anzi, il riuscire a seguire un piano alimentare particolarmente rigido viene percepito come sintomo di forza di volontà.
Non c’è un vero e proprio identikit. Tendenzialmente, la persona anoressica suddivide gli alimenti in “buoni” o “cattivi” a seconda dell’apporto calorico, ma questa suddivisione non è sempre predominante. Il disturbo da anoressia è infatti caratterizzato dal bisogno di controllo più che dall’attenzione reale per le calorie.
Sintomi Fisici
- Perdita di peso: è ovviamente la conseguenza più visibile.
- Perdita di capelli: è dovuta alle poche proteine assunte dalla persona affetta da anoressia.
- Anemia: le restrizioni nella dieta causano una forte mancanza di vitamine, minerali e nutrienti essenziali.
- Temperatura corporea sotto la media: è causata dalla riduzione del grasso corporeo, che funge da isolante.
- Disturbi dell’apparato digerente, tra cui il reflusso gastroesofageo.
- Osteoporosi precoce: a causa della malnutrizione e, più nello specifico, dello squilibrio ormonale, le ossa perdono densità minerale.
- Danni al cuore: dovuti principalmente alle poche calorie introdotte in rapporto alle energie consumate.
Conseguenze della Denutrizione
Il serio stato di denutrizione associato all'anoressia si associa a numerose alterazioni sul piano fisico e metabolico. Nei casi gravi praticamente ogni organo e apparato soffre a causa degli squilibri imposti dalle carenze nutrizionali.
Inoltre, ci si è chiesti a lungo se l’anoressia nervosa possa essere un fattore di rischio per sviluppare la sindrome metabolica. Il fulcro delle difficoltà nell’alimentazione risiede infatti nella relazione emotiva con il cibo. Quest’ultimo viene percepito come uno strumento per esercitare una forma di controllo sulla propria vita e sul proprio comportamento. Ulteriori difficoltà nell’alimentazione sono causate dal fatto che il cibo viene spesso utilizzato dal paziente come premio per aver raggiunto un obiettivo legato al peso, oppure come punizione per non esservi riusciti.
Va inoltre considerato che il paziente affetto da anoressia soffre di una percezione completamente distorta del proprio corpo. Viene infatti rilevato che anche individui profondamente sottopeso tendono a percepirsi come sovrappeso, se non addirittura obesi. Tale percezione distorta porta l’individuo ad alimentare un circolo vizioso: restrizioni sempre più estreme, paura sempre più intensa di ingrassare.
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Vanno tenute in considerazione anche le difficoltà più strettamente sociali legate al cibo: la persona anoressica infatti teme di essere giudicata qualora si trovi a dividere dei pasti con altre persone.
Trattamento dell'Anoressia Nervosa
Il percorso di cura dell’anoressia nervosa richiede, di norma, il lavoro di un’equipe di specialisti diversi, per trattare i diversi aspetti della malattia. L’apporto fornito dai singoli professionisti deve essere costantemente coordinato e condiviso, finalizzato al raggiungimento di obiettivi chiari e definiti.
Interventi di tipo medico sono indirizzati a ristabilire un peso corporeo "accettabile" e uno stato fisico relativamente buono, sufficiente a rendere possibile l'avvio delle terapie psichiatriche successive. Spesso, questa fase richiede un ricovero ospedaliero più o meno protratto (alcune settimane o mesi) in relazione alla severità dell'anoressia.
Supporto psicologico a medio-lungo termine, principalmente basato su un approccio di tipo cognitivo-comportamentale, orientato a far acquisire alla persona anoressica la consapevolezza del problema, aiutarla a elaborarlo e a individuare un nuovo modo di rapportarsi con se stessa e con il cibo nella vita quotidiana. Nei casi in cui l'anoressia presenti una marcata componente depressiva, accanto all'intervento cognitivo-comportamentale, può essere utile prevedere l'impiego di farmaci.
Il ricovero per anoressia nervosa risulta necessario in situazioni di particolare gravità che necessitano di un’ambiente protetto e di un percorso di cura quotidiano ed intensivo. Il ricovero si rende necessario quando il paziente manifesta sintomi importanti ed il calo di peso è significativo. Inoltre il ricovero è consigliato qualora gli interventi ambulatoriali siano risultati poco efficaci.
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Durante il ricovero le pazienti affette da anoressia nervosa sono costantemente chiamate a svolgere un ruolo attivo e compartecipe. Diventare protagonisti del cambiamento rafforza il senso di autostima e di autoefficacia, lungo un cammino che conduce al riconoscimento di sé e della propria autonomia.
Durante il ricovero per anoressia nervosa il trattamento psicoterapeutico individuale rappresenta uno degli aspetti centrali nel percorso di cura. Durante il ricovero gli obiettivi del lavoro psicologico si concentrano sul miglioramento dell’autostima, sulla riduzione del perfezionismo clinico e sulla gestione delle relazioni interpersonali. Particolare importanza viene data al riconoscimento e alla gestione delle emozioni, attraverso modalità funzionali che possano aiutare a gestire la propria esperienza emotiva in un ottica più sana.
Oltre al lavoro psicoterapeutico individuale, le pazienti durante il ricovero partecipano ad attività di gruppo condotte da diverse figure professionali. Ci sono gruppi condotti da psichiatri, psicologi, tecnici della riabilitazione psichiatrica, e dietisti e vengono affrontate, in gruppo, differenti problematiche direttamente collegate ai disturbi alimentari.
Durante il ricovero, i familiari delle pazienti vengono coinvolti in attività di gruppo, modulate secondo le più aggiornate metodologie internazionali di sostegno alla famiglia. Altro aspetto centrale nel percorso di ricovero per anoressia proposto dall’Ospedale Maria Luigia troviamo la cura del disturbo dell’immagine corporea. La persistenza di tale problematica condiziona la prognosi dell’anoressia nervosa, facilitando le ricadute anche dopo la scomparsa dei sintomi alimentari. Questa terapia affianca, completa ed integra gli altri interventi terapeutici previsti dal programma di cura. Al termine del percorso di ricovero ospedaliero le pazienti hanno la possibilità di completare e di affinare il lavoro sul corpo partecipando alle attività ambulatoriali appositamente studiate per la cura di questo disturbo.
A livello farmacologico, il medico psichiatra può impostare, a seconda dei casi e in accordo con il paziente, la terapia farmacologica adeguata. Le linee guida internazionali sono concordi nel raccomandare, nel trattamento dell’anoressia, che la terapia psicofarmacologica non sia l’unica forma di cura prevista ma che sia integrata da percorsi di psicoterapia e riabilitazione.
L'Importanza dell'Alimentazione nel Recupero
L’alimentazione, la dieta, e il recupero del peso sono parti fondamentali del processo di stabilizzazione medica necessari per progredire con il trattamento ed eventualmente raggiungere la guarigione. Il cervello affamato provoca deficit cognitivi che rendono difficile per un paziente malnutrito sottoporsi alla psicoterapia. La complicazione più temuta e potenzialmente mortale del processo di rialimentazione è la sindrome della rialimentazione.
La sindrome della rialimentazione si manifesta quando i pazienti che hanno sofferto la fame cominciano a mangiare e a metabolizzare le calorie. Questo cambiamento nel metabolismo porta alla secrezione di numerosi ormoni che contribuiscono a trasferire i sali e i fluidi nel corpo.
Ci sono delle linee guida chiare su quando i pazienti malnutriti dovrebbero affrontare il processo di refeeding in strutture specializzate o in un ambiente ospedaliero: grave sottopeso, bradicardia (battito cardiaco lento), aritmie e segni vitali instabili.
Le attuali pratiche di alimentazione si basano sull’esperienza e su indicazioni consensuali piuttosto che su dati pubblicati, per cui non esistono prove scientifiche a sostegno di tali affermazioni. Il mantra dell’alimentazione per molti anni è stato “comincia piano e vacci piano”. I dati più recenti indicano che un approccio più diretto all’alimentazione è un approccio sicuro, riduce al minimo le complicazioni, previene la mortalità e riduce la durata della degenza negli ospedali.
È molto importante tuttavia che il trattamento venga adeguato alle esigenze del paziente. Sebbene la letteratura sembra passare da un approccio “comincia piano e vacci piano” alla rialimentazione del paziente malnutrito, la riabilitazione nutrizionale deve comunque essere personalizzata per i singoli pazienti.
Piano di Alimentazione per Anoressia
Lo scopo di una dieta per anoressia è quello di ristabilire un peso corporeo sano nelle persone affette dal disturbo alimentare, correggendone gradualmente le carenze nutrizionali. Nella definizione di una dieta per anoressia è essenziale non affidarsi al fai da te, lavorando con dei professionisti qualificati che possano creare un piano alimentare equilibrato, elaborato sulle esigenze del singolo paziente.
Ristabilire la salute fisica del paziente: come abbiamo visto, l’anoressia, specie se protratta nel tempo, può causare carenze nutrizionali che a loro volta possono portare a danni anche molto gravi, e talvolta irreversibili. Seguire un piano nutrizionale adeguato, fornito da un professionista, è essenziale per limitare e riparare per quanto possibile a tali danni.
Favorire e integrare il recupero psicologico: un percorso di rialimentazione graduale e controllato, guidato da dei professionisti, può e deve aiutare il paziente soprattutto nel ristabilire un rapporto sano con il cibo.
Caratteristiche di un Piano di Alimentazione
- Gradualità: una buona dieta per anoressia aumenta in maniera graduale l'apporto calorico e la quantità di cibo. Questo, sia per favorire la tolleranza da parte del paziente, non più abituato all’introduzione di grosse quantità di alimenti, sia per evitare l’insorgenza della cosiddetta sindrome da rialimentazione.
- Frequenza: Per favorire una buona ripresa da parte del paziente, il professionista può decidere di far somministrare pasti frequenti composti da piccole porzioni.
- Flessibilità: un buon piano di alimentazione per anoressia è flessibile nei confronti dei bisogni e delle preferenze del paziente.
- Sostegno psicologico: Al piano alimentare si collega solitamente un piano di terapia psicologica.
Ogni caso di anoressia è differente, dunque è difficile fornire un esempio di piano alimentare per anoressia univoco. Un esempio di dieta ingrassante dopo l’anoressia potrebbe infatti presentare elevate quantità di cibi ricchi di grassi. Questi ultimi, pur favorendo l’aumento del peso non apporterebbero adeguati nutrienti all’organismo. Non è inoltre consigliato cercare di ingrassare velocemente dopo l’anoressia, proprio per non sottoporre il corpo ad ulteriori stress.
Disturbi della Nutrizione e dell'Alimentazione (DNA)
I disturbi della nutrizione e dell'alimentazione (DNA) sono un problema di sanità pubblica sempre più importante soprattutto considerando la loro crescente diffusione e l'insorgenza in età sempre più precoce. La mancata consapevolezza del problema o la negazione dello stesso possono, inoltre, rallentare il ricorso alle cure, che dovrebbe essere invece tempestivo.
L'esperienza maturata dai professionisti del settore evidenzia, infatti, l'importanza di un intervento integrato e precoce, per evitare che il disturbo diventi cronico con il rischio di danni permanenti che, nei casi più gravi, possono portare alla morte. Al fine di evitare interventi frammentari e favorire una presa in carico integrata e tempestiva, si vuole offrire ai cittadini affetti da tali patologie e alle loro famiglie uno strumento pratico per agevolare l'accesso alle cure e agli interventi più appropriati.
Questa mappatura rende visibili in tempo reale le principali informazioni e le modalità di contatto dei centri di cura e delle associazioni che si occupano di DNA. L'attività di censimento è realizzata in stretta collaborazione con i referenti regionali della tematica e con le Associazioni di settore, sulla base di una apposita valutazione del possesso di specifici requisiti, che garantiscono il costante monitoraggio della mappatura.
Tali disturbi si contraddistinguono per l'approccio disfunzionale all'alimentazione sia per la qualità sia per la quantità di cibo assunto, con conseguenti alterazioni somatiche, anche rischiose per la salute e la vita. Si tratta di patologie complesse, caratterizzate da un comportamento alimentare associato ad un'alterazione dell'immagine corporea, che si manifesta anche attraverso il continuo controllo del peso.
Il rapporto disfunzionale con il cibo spesso è correlato a bassi livelli di autostima e possono presentarsi in associazione ad altri disturbi psicopatologici quali, ad esempio, i disturbi d'ansia o di abuso di alcol o di sostanze, il disturbo ossessivo-compulsivo, i disturbi di personalità o i disturbi depressivi.
Pertanto, alcuni quadri clinici che in passato erano ricompresi nella categoria "non altrimenti specificati" attualmente ricadono nelle categorie principali, aumentando il numero di soggetti con diagnosi di anoressia, bulimia e binge eating disorder.
Tipi di Disturbi Alimentari
- Anoressia nervosa atipica.
- Bulimia nervosa (a bassa frequenza e/o di durata limitata).
- Disturbo da binge-eating (a bassa frequenza e/o di durata limitata).
- Disturbo da condotta di eliminazione. Sono presenti ricorrenti condotte di eliminazione per influenzare il peso o la forma del corpo (per es.
- Sindrome da alimentazione notturna. Sono presenti ricorrenti episodi di alimentazione notturna, che si manifestano mangiando dopo il risveglio dal sonno oppure l’eccessivo consumo di cibo dopo il pasto serale. C’è la consapevolezza e ricordo di aver mangiato. L’alimentazione notturna non è meglio spiegata da influenze esterne come la modificazione del ciclo sonno-veglia dell’individuo oppure da norme sociali locali. L’alimentazione notturna causa un significativo disagio e/o compromissione del funzionamento.
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