Dieta Chetogenica: Benefici e Rischi per le Donne

Le diete chetogeniche, molto diffuse tra vip e sotto i riflettori dei media, vengono adottate comunemente per ottenere una rapida perdita di peso. Il nostro obiettivo è fare definitiva chiarezza su uno dei protocolli nutrizionali più discussi e promettenti degli ultimi anni. Si tratta, con tutta probabilità, della guida più completa e ricca di informazioni sulla dieta chetogenica oggi disponibile in lingua italiana. Questa guida è il risultato di un grande lavoro editoriale da parte del team Isomed, ed è stata validata dal nostro Direttore Medico Scientifico, il dott. Roberto Maugeri, medico chirurgo con una lunga esperienza clinica nella gestione dell’obesità e delle patologie metaboliche. Autore di numerosi articoli scientifici e relatore in convegni nazionali e internazionali, il dott. Roberto Maugeri “Dimagrire in modo semplice e sicuro. Il metodo per utilizzare efficacemente una very low calorie diet.”.

In questa pagina trovi un sommario ad alto livello degli argomenti trattati:

  1. La storia della dieta chetogenica
  2. La fisiologia della dieta chetogenica
  3. Chetosi e chetoacidosi
  4. Quando è indicata la dieta chetogenica?
  5. Le controindicazioni della dieta chetogenica
  6. Come impostare una dieta chetogenica

Cos'è la Dieta Chetogenica?

Molti ne parlano ma pochi la conoscono davvero. La dieta chetogenica, o ketogenic diet, si basa principalmente sul meccanismo della chetosi (sintomo di un alterato metabolismo degli acidi grassi) e prevede la riduzione o eliminazione di carboidrati dall’alimentazione per un breve periodo di tempo. La premessa su cui si basa la dieta chetogenica è la capacità del nostro organismo di utilizzare con grande efficacia le riserve lipidiche quando la disponibilità di carboidrati venga notevolmente ridotta. La dieta chetogenica si basa su un apporto molto basso o nullo di zuccheri (o carboidrati), un normale apporto di proteine ed è ricca di grassi. Tale regime alimentare induce nell’organismo la “chetosi”, una condizione che porta il cervello e quindi l’organismo ad utilizzare i “corpi chetonici” insieme ai lipidi come fonte di energia.

La Dieta Chetogenica a Contenuto Energetico Molto Basso (VLCKD)

La dieta chetogenica a contenuto energetico molto basso (VLCKD, Very Low Calorie Ketogenic Diet) è un trattamento dietetico a scopo terapeutico, caratterizzato da un apporto calorico estremamente ridotto, una forte limitazione dei carboidrati (meno di 50 g al giorno), una restrizione dei grassi (10-15 g/die sotto forma di olio extravergine d’oliva) e un apporto normoproteico controllato, tra i 65 e i 90 grammi di proteine ad alto valore biologico. Negli ultimi decenni, la dieta chetogenica VLCKD ha guadagnato un ruolo sempre più centrale nel trattamento non solo dell’obesità e del sovrappeso, ma anche di numerose patologie correlate.

Uno dei primi utilizzi medici della dieta chetogenica è stato nel trattamento dell’epilessia refrattaria ai farmaci, poiché si era osservato che i corpi chetonici erano in grado di ridurre, se non eliminare, le crisi epilettiche. Successivamente, sfruttando la capacità dei corpi chetonici di ridurre l’appetito, sono stati sviluppati diversi protocolli a basso contenuto di carboidrati, che consentivano di mangiare liberamente alimenti proteici come carne, pesce, uova e alcuni formaggi. Il problema comune di queste diete è la scarsa attenzione alla quantità e qualità dei grassi e delle proteine assunte. È stato grazie all’intuizione del prof. George Blackburn dell’Università di Harvard, agli inizi degli anni ’70, che sono stati definiti per la prima volta i principi di una dieta chetogenica ipocalorica, normoproteica e ipolipidica.

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La Storia della Dieta Chetogenica

La dieta chetogenica ha radici profonde nella medicina clinica, dove inizialmente trovò impiego nel trattamento dell’epilessia. In campo clinico il primo uso documentato di dieta chetogenica per trattare specifiche patologie risale agli anni 20 del secolo scorso, quando Wilder ed altri la utilizzarono per controllare attacchi in pazienti pediatrici affetti da epilessia non trattabile con i farmaci allora disponibili. Un utilizzo tornato alla ribalta negli anni 90 e da allora sempre più diffuso. Tuttavia, è solo verso la metà degli anni ’70 che il professor George Blackburn dell’Università di Harvard, considerato il padre della moderna Very Low Calorie Ketogenic Diet (VLCKD), iniziò a definire in maniera sistematica i principi di quella che allora veniva descritta come “digiuno con risparmio proteico”.

All’epoca, il problema dell’obesità e del sovrappeso non era ancora così diffuso come oggi, ma cominciava a emergere con una certa urgenza. Tale convinzione era spesso rafforzata anche da osservazioni cliniche: i pazienti sottoposti a diete povere di carboidrati riferivano frequentemente fame, debolezza, affaticamento e calo dell’attenzione. Nell’immaginario collettivo, i carboidrati sono da sempre considerati la fonte primaria di energia per l’organismo umano, e la loro presenza è stata ritenuta essenziale.

Blackburn, ben consapevole di queste problematiche, ebbe un’intuizione che si rivelò geniale. Una delle domande chiave che si pose riguardava le popolazioni Inuit del Canada e delle regioni artiche dell’Alaska: come potevano mantenersi in ottima forma fisica e godere di un senso di benessere, in ogni condizione climatica e lavorativa, pur seguendo un’alimentazione priva di carboidrati? La risposta non risiedeva in una particolare predisposizione genetica.

Oggi sappiamo che gli effetti dell’alimentazione degli eschimesi non erano frutto del caso, ma il risultato di un meccanismo fisiologico ereditato da milioni di anni di evoluzione nei mammiferi: la chetogenesi. Blackburn ha avuto il merito di riconoscere i vantaggi della produzione di corpi chetonici, definendo i principi per riprodurre in modo controllato questo meccanismo fisiologico all’interno di un protocollo dietetico medicalizzato, preciso ed efficace. Ha inoltre lavorato per stabilire in modo rigoroso il fabbisogno proteico necessario a prevenire la perdita della massa magra durante la fase di dimagrimento.

Come Funziona la Dieta Chetogenica

I principi fisiologici alla base della dieta chetogenica sono relativamente semplici. Non esiste attualmente un programma dietetico così approfonditamente studiato e supportato da una così ampia letteratura scientifica internazionale. Quando il glucosio introdotto con la dieta è presente in quantità sufficienti, esso rappresenta il substrato energetico preferenziale della maggior parte dei tessuti. L’adozione di un protocollo VLCKD, con un apporto glucidico non superiore ai 50 g/die, provoca nelle prime ore una lieve riduzione della glicemia, che stimola la secrezione di glucagone.

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Una dieta con un contenuto estremamente ridotto di zuccheri (tra i 30 e i 50 g/die) e grassi (circa 10-15 g di olio extravergine d’oliva) - come avviene nel protocollo chetogenico - determina una riduzione dei livelli di insulina e un aumento del glucagone. A partire da quel momento, il fabbisogno energetico dell’organismo è soddisfatto grazie all’utilizzo dei trigliceridi accumulati nel tessuto adiposo e alla gluconeogenesi. Contrariamente a quanto si pensi, i corpi chetonici non sono dannosi per l’organismo.

Dal punto di vista fisiologico, il principale fattore che regola la produzione dei corpi chetonici è il contenuto di glicogeno epatico, il cui compito è mantenere stabile la glicemia. Quando l’apporto di carboidrati scende sotto i 50 g/die, si verifica un abbassamento della glicemia, con conseguente riduzione dell’attività insulinica e aumento del glucagone.

Segue un ulteriore calo della glicemia, che riduce il rapporto insulina/glucagone, dando avvio all’attivazione del catabolismo dei trigliceridi. Contrariamente a un pregiudizio ancora diffuso, i corpi chetonici non sono tossici per l’organismo. I corpi chetonici rappresentano un substrato energetico alla pari di zuccheri e grassi.

Dal momento che gli acidi grassi non possono superare la BEE, in condizioni di digiuno prolungato o scarso apporto alimentare - situazioni ricorrenti nell’evoluzione umana - l’unica possibilità per alimentare il metabolismo cerebrale sarebbe stata quella di produrre glucosio a partire da glicerolo (derivato dalla degradazione dei trigliceridi) e amminoacidi delle proteine corporee. L’acquisizione della capacità di utilizzare i corpi chetonici come fonte energetica anche per il cervello ha rappresentato un passaggio evolutivo cruciale, perché ha permesso di sfruttare l’energia accumulata negli acidi grassi liberi durante il digiuno, preservando la massa magra.

Principi Fondamentali della Dieta Chetogenica

  1. Il primo elemento chiave è la limitazione dell’assunzione di carboidrati, che non deve superare i 50 g al giorno. Non bisogna temere che una simile restrizione possa causare ipoglicemia o ridurre la capacità di svolgere le attività quotidiane: i glucidi sono solo una delle tante fonti energetiche disponibili. La chetogenesi, in soggetti sani, non è pericolosa.
  2. Il secondo pilastro è rappresentato dal corretto apporto di proteine ad elevato valore biologico.
  3. Il terzo aspetto cruciale è la limitazione dei grassi alimentari.
  4. Le fibre vegetali sono fondamentali per completare il senso di sazietà e per regolarizzare la funzione intestinale, prevenendo la stipsi.

Vantaggi della Dieta Chetogenica

La dieta chetogenica a contenuto energetico molto basso (Very Low Calorie Ketogenic Diet) ha assunto negli ultimi cinquant’anni un ruolo centrale nel trattamento dell’obesità e del sovrappeso, nonché nella gestione di numerose patologie associate. La produzione controllata dei corpi chetonici permette un dimagrimento fisiologico e senza difficoltà. Uno dei principali ostacoli nelle diete tradizionali è la lentezza dei risultati.

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Molti pazienti apprezzano la possibilità di seguire la dieta anche fuori casa, senza pesare gli alimenti o stravolgere le proprie abitudini. Il raggiungimento degli obiettivi è strettamente legato al miglioramento della fiducia in sé stessi, con una riduzione del rischio di abbandono della dieta. Un apporto mirato di proteine ad alto valore biologico garantisce la conservazione della massa magra, essenziale per il mantenimento del metabolismo basale. L’effetto ipoglucidico della dieta riduce la stimolazione insulinica.

Anche dal punto di vista psicologico la VLEKT presenta alcuni vantaggi che consentono una migliore tolleranza dello “stare a dieta”. La rapidità nella perdita di peso rafforza la motivazione ed evita quello scoraggiamento che spesso accompagna un dimagrimento lento e faticoso. L’assenza della fame non innesca il senso di deprivazione e non genera quel malessere che normalmente si accompagna alle restrizioni alimentari, sia sul piano fisico che su quello emotivo. Nel corso della dieta non si registrano alterazioni dell’umore, anzi, compare una diffusa sensazione di benessere che contribuisce a mantenere l’equilibrio psico-emotivo, a rinforzare la fiducia in sé stessi e a sostenere la motivazione nel tempo.

È prevista inoltre una fase di transizione, durante la quale si consolidano i risultati ottenuti e si rafforza l’abitudine al nuovo stile alimentare, offrendo al paziente la serenità di poter mantenere il peso raggiunto. La dieta chetogenica sembra essere più efficace rispetto ad una dieta ipocalorica bilanciata nel mantenere il peso una volta interrotto il programma nutrizionale.

Altri vantaggi includono:

  • Effetto anti-infiammatorio: il ruolo dell’alimentazione nella gestione di un’infiammazione è determinante: la dieta chetogenica è infatti nota per i suoi effetti anti-infiammatori. Sembra infatti che il BHB, il principale chetone, possa attivare i geni che migliorano la funzione mitocondriale e diminuire lo stress ossidativo.
  • Miglioramento del microbiota intestinale: in un recente articolo pubblicato Cell Host Microbiome sono stati identificati i cambiamenti specifici apportati dalle diete chetogeniche sul microbiota intestinale. Sappiamo che il microbiota è un complesso di funghi, virus e batteri che si alimentano con il cibo che gli forniamo. La maggior parte dei patogeni, ovvero i microrganismi responsabili dell’insorgenza di una malattia, si ciba di zuccheri ovvero carboidrati.
  • Perdita di grasso corporeo: in condizioni di bassi livelli di insulina e alti livelli di glucagone, l’attivazione della lipolisi e lo stato di chetosi forniscono gli acidi grassi e i corpi chetonici come fonte di combustibile preferite per la maggior parte dei tessuti.
  • Mantenimento del tessuto muscolare: come abbiamo appena accennato, l’organismo si rifornisce di energia a partire dagli acidi grassi di riserva. Le diete chetogeniche non causano una perdita della massa muscolare, anzi il loro effetto è decisamente opposto.
  • Vantaggio metabolico: l’utilizzo, a fini energetici, di substrati diversi dai carboidrati sembra essere un processo “costoso” per l’organismo e può portare a un maggiore consumo calorico. Il ruolo del dispendio energetico per la gluconeogenesi, sommato all’effetto termico delle proteine, è stato confermato da diversi autori.

La Dieta Chetogenica e la Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS)

La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è il disturbo endocrino più comune nelle donne dell’età riproduttiva. Iperandrogenismo, iperinsulinismo e resistenza all’insulina (IR) e/od obesità sono le problematiche principali che caratterizzano gli aspetti metabolici e riproduttivi della PCOS. In particolare, la qualità e la quantità di carboidrati introdotti con la dieta svolge un ruolo cruciale. Recentemente, la dieta chetogenica (KD) ha suscitato notevole interesse per il trattamento dell’IR e per il controllo del metabolismo dei carboidrati, e ha dimostrato di essere benefica per diverse condizioni dismetaboliche, compresa la PCOS.

Gli impatti positivi dati dalla KD sono il miglioramento della salute cardiometabolica, la diminuzione dei livelli di androgeni (testosterone), dell’irsutismo, delle irregolarità del ciclo mestruale e la perdita di peso. Uno studio in particolare ha dimostrato come in pazienti con peso eccessivo ci sia stata una perdita di peso dal 5 al 10%. Un altro studio insieme alla riduzione della quota androgenica ha evidenziato come una dieta ipocalorica equilibrata ricca di proteine, a basso carico glicemico sia stata in grado di determinare anche un miglioramento della sensibilità all’insulina.

Rischi ed Effetti Collaterali

Le diete chetogeniche possono causare affaticamento, cefalea, nausea, costipazione, ipoglicemia e acidosi, soprattutto nei primi giorni o settimane di dieta. Le diete a basso contenuto di carboidrati sono state anche associate a un aumento del rischio di mortalità per tutte le cause. Come abbiamo visto, la restrizione dei carboidrati a discapito di un aumentato introito di grassi e proteine porta all’esclusione (o riduzione) dalla dieta di frutta, verdura, cereali integrali e legumi e aumenta il consumo di prodotti animali. Per questo, tali diete possono essere carenti di vitamine, minerali, fibre e sostanze bioattive presenti in frutta, verdura e cereali integrali.

Come già sottolineato, la KD prevede l’esclusione degli alimenti, tra cui cereali e derivati, frutta, verdure di vario tipo e alcuni latticini. Ne consegue una ridotta assunzione di alcune vitamine e minerali, come calcio, vitamina D, potassio, sodio e magnesio, di cui i pazienti potrebbero sviluppare una carenza. Per questo motivo è essenziale integrare con vitamine/minerali.

Sebbene transitori, sono diversi gli effetti collaterali che possono manifestarsi nei soggetti che seguono un KD. Infatti, la riduzione dell’apporto energetico e di carboidrati e la formazione di corpi chetonici possono portare alla comparsa di affaticamento, mal di testa, ipoglicemia e alitosi. Il mancato apporto di fibre può invece portare a stitichezza e disturbi intestinali. Tuttavia, questi effetti di solito si risolvono entro pochi giorni o settimane dall’inizio della KD.

Tra gli effetti più comuni della dieta chetogenica sono stati segnalati affaticamento, scarsa energia mentale, aumento della fame, disturbi del sonno, crampi muscolari, costipazione, nausea e disturbi allo stomaco. Inoltre a lungo termine, una dieta in cui solo il 5% delle calorie totali proviene dai carboidrati rende impossibile ottenere quantità ottimali di fitonutrienti antiossidanti da frutta e verdura. Nelle prime due settimane di dieta, potrebbero esserci aumenti significativi nella produzione di urina e spostamenti di liquidi che potrebbero richiedere un aggiustamento dei farmaci per ipertensione, insufficienza cardiaca e diabete.

Falsi Miti Sulla Dieta Chetogenica

  • La dieta chetogenica è iperproteica? No, in quanto un eccesso di proteine si converte in glucosio per gluconeogenesi, condizione che interromperebbe il processo di chetosi.
  • La dieta cheto fa male al fegato? È sbagliato, infatti i carboidrati sono i responsabili dell’accumulo del grasso sul fegato, quindi, con la dieta chetogenica si ha l’effetto contrario.
  • La dieta chetogenica fa male ai reni? In realtà non esistono prove scientifiche che la dieta chetogenica abbia questo effetto sui reni, anzi, ha addirittura dei vantaggi.
  • La dieta chetogenica causa perdita di massa muscolare? In questo modo le richieste di glucosio diminuiscono e non occorre intaccare le proteine muscolari per generarne altro.

Come Iniziare e Seguire una Dieta Chetogenica

L’approccio deve essere graduale e il regime va modulato e personalizzato considerando le esigenze del singolo paziente. Il percorso parte da minori apporti calorici e glucidici e accompagna gradualmente l’individuo verso un’alimentazione di tipo bilanciato, attraverso diversi step mensili ognuno dei quali si prefigge uno specifico obiettivo. Inoltre, è molto importante la fase in cui vengono reintrodotti i carboidrati.

Un esempio di menù di una dieta chetogenica si basa, dunque, su alimenti ricchi di proteine e lipidi. Secondo la dieta cheto, sono da privilegiare le fonti proteiche più ricche di grassi. I grassi considerati sani dalla dieta chetogenica sono i grassi saturi, i grassi monoinsaturi e alcuni tipi di grassi polinsaturi (PUFA), in particolare gli acidi grassi omega-3. Il consiglio è quello di includere tutti i tipi di grassi nella propria alimentazione quotidiana, con un’enfasi maggiore su quelli saturi.

L’approccio dietetico chetogenico può essere personalizzato considerando diversi “protocolli”, compresa la dieta chetogenica classica (CKD), la dieta chetogenica ipocalorica (LCKD), la dieta chetogenica a bassissimo contenuto calorico (VLCKD), la dieta chetogenica isocalorica (ICKD) e la dieta chetogenica modificata (MKD). Quando la dieta è anche a basso in contenuto di energia, sussiste una rapida perdita di peso e diversi miglioramenti del profilo metabolico, dovuti principalmente a una diminuzione livelli di insulina e aumento dei livelli di glucagone, oltre alla chetosi.

Tabella Riassuntiva dei Macronutrienti nella Dieta Chetogenica

Macronutriente Percentuale di Calorie Totali
Grassi 70-75%
Proteine 20-25%
Carboidrati 5-10%

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