Il nichel è il ventiquattresimo elemento per abbondanza nella crosta terrestre. Si tratta di un metallo argenteo, lucido, facilmente lavorabile, resistente all’ossidazione ma solubile in acidi e dotato di proprietà ferromagnetiche.
Una buona parte del nichel terrestre è del tutto inaccessibile, nelle profondità del pianeta, di cui costituisce il nucleo fuso assieme al ferro, mentre molto del nichel che troviamo nel suolo e nei mari proviene invece dall’incessante pioggia di polveri spaziali e meteoriti che ogni giorno cade sul nostro pianeta.
Nel nostro organismo il nichel arriva per inalazione di polveri, per contatto con oggetti metallici o per ingestione di cibi che lo contengono. Tuttavia il nichel non è soltanto una minaccia per gli esseri viventi, si tratta infatti di un elemento essenziale per batteri, archea, eucarioti inferiori e piante.
In questi organismi il nichel è costituente necessario per l’attività di alcuni metallo-enzimi, nella cui struttura riveste un ruolo chiave. Negli animali non sono invece noti enzimi che lo utilizzino, tuttavia si ritiene che questo metallo possa comunque essere un elemento essenziale anche per questi organismi, infatti una carenza indotta di nichel può determinare problemi di crescita, riduzione del numero di globuli rossi, calo dell’emoglobina, severa riduzione dell’attività di molti enzimi epatici e renali, riduzione dell’assorbimento di ferro e altri metalli e ridotta efficienza del metabolismo a carico di carboidrati e proteine.
Il fabbisogno stimato è di circa 10-30 μg/die (milionesimi di grammo) ma in Italia in consumo giornaliero dovrebbe attestarsi intorno ai 300-400 μg/die e in alcuni paesi si possono registrare valori superiori ai 600 μg/die. A causa di questa assunzione così rilevante e a fronte dei potenziali problemi derivanti da un’eccessiva esposizione, sia WHO che Unione Europea hanno dato indicazioni per controllare il contenuto di nichel nell’acqua e nel materiale metallico che può venire a contatto con la cute.
Leggi anche: Diagnosi e trattamento APLV
Cos'è l'allergia al nichel?
L’allergia al nichel è un’allergia estremamente comune. In Italia si stima ne siano affette circa il 32.1 % delle donne. Il sesso femminile risulta quello maggiormente colpito probabilmente per la maggiore esposizione al nichel (uso di gioielli, cosmetici, detergenti ecc.).
Il nichel infatti è un metallo presente praticamente ovunque: nell’acqua (da 0,005 a 0,1 mg/l), nel suolo (da 5 a 500 mg/kg), ma soprattutto in tanti alimenti, cosmetici (saponi, tinture, creme ecc.), ed moltissimi oggetti d’uso quotidiano (bottoni, cerniere, bigiotteria, orologi, occhiali, cinture, utensili da cucina, maniglie porte ecc.). Ed è proprio questa sua presenza pressoché ubiquitaria che lo rende responsabile dello sviluppo di allergia nei soggetti sensibili.
L’allergia al nichel è la forma più diffusa di allergia da contatto e di allergia ai metalli: un bel primato, non c’è che dire. La prevalenza è in marcato aumento, secondo alcuni per la maggior diffusione di pratiche come piercing e tatuaggi - il nichel è impiegato per la produzione di alcuni dei colori utilizati - in costante ascesa negli ultimi anni. Studi epidemiologici recenti indicano una prevelanza generale tra il 15 e il 20% della popolazione.
L’allergia al nichel, a differenza delle altre allergie alimentari (glutine, lattosio, ecc.), è un’allergia da accumulo. I sintomi infatti si manifestano in genere solo dopo aver accumulato nell’organismo elevate quantità di nichel.
Sintomi dell'allergia al nichel
In base ai SINTOMI, l’allergia al nichel si può manifestare sotto forma di:
Leggi anche: Studio scientifico su fermenti lattici e allergia alle proteine.
- Dermatite da contatto (ACD), la forma allergica più diffusa, che si manifesta con sintomi dermatologici quali prurito, orticaria, dermatite atopica, dopo il contatto diretto con oggetti contenenti il nichel.
- Sindrome da Allergia Sistemica al Nichel (SNAS), con o senza dermatite da contatto, si manifesta con diversi disturbi sistemici quali:
- disturbi gastrointestinali (dolore addominale, diarrea, vomito, gonfiore addominale, meteorismo, acidità, nausea, ecc.)
- disturbi respiratori (rinite, asma)
- neurologici (mal di testa)
- generalizzati (febbre, tachicardia, fibromialgia, dolore alle articolazioni, astenia o sensazione di fatica cronica).
La risposta immunitaria scatenata dal nichel è molto importante e di solito si manifesta sotto forma di Dermatite Allergica da Contatto (DAC). Abbiamo una prima fase, silente, di sensibilizzazione, in cui avviene il primo contatto con l’antigene, ad esempio gli ioni nichel che vengono rilasciati da monili o strumenti che contengono il metallo per azione del sudore, leggermente acido.
Successivi contatti con l’antigene scatenano una risposta che vede protagonisti i linfociti T, con produzione e rilascio di citochine pro-infiammatorie, fenomeni citotossici e formazione di radicali liberi che portano ad apoptosi le cellule dell’epidermide. In alcuni soggetti i problemi non si presentano soltanto a livello delle zone di contatto ma anche in altre parti del corpo come le pieghe dei gomiti, il collo, la parte interna delle cosce, la pianta dei piedi, le palpebre e la zona ano-genitale.
Talvolta possono essere presenti anche sintomi a carico di organi diversi dalla cute, con rinite, asma, cefalea, dolori addominali, diarrea, stipsi, meteorismo, vomito. In questo caso si parla di Sindrome dell’Allergia Sistemica al Nichel (SNAS). Si ritiene che in questo caso possa giocare un ruolo molto importante non soltanto il contatto cutaneo con il nichel ma anche la rilevante quantità del metallo che viene ingerita con la dieta.
Diagnosi dell'allergia al nichel
La DIAGNOSI può essere effettuata con l’ausilio di un test cutaneo noto come patch test. Il test consiste nel porre sulla pelle per 24/48 ore un cerotto contente quantità calibrate di nichel a lento rilascio. L’esito sarà positivo se, alla rimozione del cerotto, la zona risulterà arrossata e caratterizzata da vescicole pruriginose.
Un test alternativo utile alla diagnosi è anche rappresentato dal prick test, un test molto utilizzato per individuare allergie alimentari. Si esegue sulla cute dell’avambraccio (sul dorso nei neonati), su cui si applicano delle piccole gocce dell’allergene e successivamente si procede pungendo con una lancetta sterile (una sorta di spillo di piccolissime dimensioni), per fare in modo che l’allergene penetri nella cute.
Leggi anche: Sintomi APLV neonati allattati al seno
Si attende 15/20 minuti dopo i quali, se si arrossa la zona in corrispondenza, il test avrà esito positivo. La diagnosi di allergia al nichel per DAC si fa tramite Patch Test, un test che valuta reazioni locali di ipersensibilità causate da contatto cutaneo con l’allergene.
Il risultato del test indica che esiste sensibilizzazione, fatto che non implica l’effettiva presenza di allergia. Molto più complicata è la diagnosi di SNAS, per la quale sarebbe necessaria una prima fase di eliminazione del nichel (e vedremo che non è facile eliminare il nichel dalla dieta), seguita da test di provocazione. In entrambe i casi si tratta di procedure mediche che richiedono personale qualificato.
Se sospettate di soffrire di una qualche forma di allergia al nichel parlatene con il vostro medico, che potrà consigliarvi il più appropriato iter diagnostico, ed evitate le diagnosi prêt-à-porter ormai così di moda.
Dieta a Basso Contenuto di Nichel: Consigli e Alimenti da Preferire
Se vi è stata fatta diagnosi di “allergia al nichel” sappiate che una DIETA BILANCIATA A BASSO CONTENUTO DI NICHEL è in grado di alleviare i sintomi e limitarne la ricomparsa. Soprattutto per tutti coloro i quali risultano affetti da Sindrome da Allergia Sistemica al Nichel (SNAS), una dieta a basso contenuto di nichel ben pianificata (con contenuto di nichel inferiore ai 250 μg), è in grado di prevenire e migliorare nettamente i sintomi cutanei e gastrointestinali.
L’utilità di una dieta a basso contenuto di Nichel per soggetti affetti da Sindrome dell’Allergia Sistemica al Nichel è tema decisamente controverso, per molti motivi diversi. Il contenuto di nichel degli alimenti è infatti estremamente variabile e risulta decisamente maggiore in cibi di origine vegetale, mentre la presenza in quelli di origine animale è sempre modesta, con la sola possibile eccezione dell’uovo.
La letteratura scientifica disponibile non è particolarmente d’aiuto, con tabelle derivanti da studi diversi che riportano valori molto difformi per lo stesso alimento, discrepanze che non possono essere assolutamente considerate trascurabili. In effetti manca propria la definizione di una soglia che permetta di stabilire se un alimento sia da considerare ad alto contenuto di nichel: in studi diversi si va da valori soglia discretamente elevati, con pochi alimenti considerati problematici, a valori estremamente ridotti che invece portano ad includere nelle liste di alimenti da evitare una quantità davvero rilevante di cibi.
Considerate tutte le variabili, è evidente come sia davvero arduo stilare una tabella degli alimenti da escludere utilizzando dati così eterogenei e difformi. Una lista aggiornata, utilizzata in un recente studio condotto in Italia, individua alcuni alimenti di uso comune classificandoli in funzione del loro crescente contenuto di metallo.
In una dieta a basso contenuto di nichel è importante tenere sotto controllo la quantità di nichel assunta giornalmente con gli alimenti. L’effetto detox (disintossicante) si manifesta gradualmente, con una lenta regressione della sintomatologia. I risultati possono essere evidenti dopo almeno due mesi d’applicazione.
Esistono diverse tabelle di riferimento che possono essere d’aiuto nella gestione della terapia dietetica. Se ne trovano di svariate, per varie ragioni spesso contrastanti. In Italia, una delle più complete e aggiornate è quella consultabile in questo link.
Come regola generale, il nichel è più abbondante in cibi di origine vegetale (circa quattro volte superiore rispetto a quelli di origine animale). Opinione unanime si riscontra su uova, carne e latticini, considerati a basso contenuto di nichel in tutti gli elenchi consultabili. Sul pesce, diverse notizie contrastanti per motivi evidenti (differenze geografiche, metodi dall’allevamento, inquinamento delle acque ecc.). Per questo, in generale, nello scegliere i cibi, è buona regola far riferimento alla tollerabilità individuale.
Alimenti da evitare e da preferire
Tuttavia è possibile dire con certezza, che chiunque possieda una allergia sistemica al nichel (SNAS) può trarre beneficio dall’adozione delle seguenti abitudini:
- Evitare i cibi ad alto contenuto di nichel: arachidi, fagioli, lenticchie, piselli, soia, avena, cacao, noci, nocciole e mandorle, farina integrale, pomodori, cipolle, porri, cavoli ed asparagi.
- Limitare i prodotti confezionati industriali. Prediligere i prodotti freschi, l’autoproduzione casalinga e/o i prodotti artigianali (es. marmellate, yogurt, biscotti, pane, formaggi ecc.).
- In alcuni casi, risulta utile limitare i prodotti contenenti lattosio (se è stata diagnosticata una concomitante intolleranza al lattosio).
- Evitare il cibo in scatola e le bevande in lattina. Preferire i prodotti conservati in vetro.
- Evitare gli integratori vitaminici, ad eccezione dei probiotici, se non strettamente necessari, dichiaratamente senza nichel e indicati da specialisti. Al contrario, per controllare i disturbi gastrointestinali e visto il ruolo importante del microbioma intestinale nella regolazione del sistema immunitario, una terapia a lungo termine con probiotici può essere di grande aiuto. In particolare, un’integrazione con Lactobacillus reuteri, ha evidenziato miglioramenti dei sintomi gastrointestinali (nei soggetti affetti da SNAS).
- Preferire cibi quali il riso bianco, la pasta di semola (non integrale), l’ olio extravergine d’oliva, le olive, le patate, i cetrioli, le banane, le mele e gli agrumi (tutti!), le uova, il latte ed i derivati (se non intolleranti), yogurt intero, ceci (sono gli unici legumi ben tollerati). Consumare tè e caffè con moderazione.
- È bene imparare a gestire la dieta quotidiana ed a bilanciare adeguatamente i nutrienti, per evitare di eccedere con le proteine animali ed i grassi saturi. Possono compromettere l’omeostasi generale e favorire l’insorgenza di patologie croniche rilevanti (ipercolesterolemia, diabete.
- Non eccedere con il latte vegetale di riso, tra i più consigliati ed utilizzati nelle diete a basso contenuto, poiché ricco di zuccheri semplici e nutrizionalmente povero.
- Consumare cibi ricchi di vitamina C, in grado di contrastare l’assorbimento del nichel a livello dell’intestino. Tra gli alimenti a basso contenuto di nichel, gli agrumi (arancia, limone, mandarini, pompelmo ecc.) risultano essere ricchissimi di vitamina C.
- Utilizzare curcuma e zenzero nelle preparazioni quotidiane (es. tisane, minestre, zuppe), per sfruttare il loro potere antiossidante e antinfiammatoria.
- Lasciar scorrere l’acqua del rubinetto prima di consumarla o utilizzarla per preparazioni. Si consiglia di non bere e non utilizzare la prima acqua che esce dal rubinetto la mattina.
- Evitare di incorrere in anemia da carenza di ferro, bilanciando bene l’assunzione con la dieta di questo minerale ed aumentandone l’assorbimento. L’organismo in presenta carenza di ferro tende ad accumulare maggiori quantità il nichel.
- Smettere di fumare. Ogni sigaretta contiene 1-3 μg di nichel.
- Nel caso di DAC (Dermatite da Contatto), evitare il contatto con gioielli, monete, cerniere ecc., ovvero con tutte le parti metalliche di oggetti di uso comune. Scegliere cosmetici per il viso (creme, make up ecc.), per il corpo (crema, detergenti ecc.) e per la casa (detersivi vari), bio e “Nichel free“.
Utensili da cucina e zeolite
Per quanto riguarda gli utensili per cucinare o servire le pietanze, la maggior parte degli studi riporta che il rilascio dalle pentole è irrisorio e limitato al primo utilizzo della pentola nuova, in particolare se associato ad alimenti acidi (come il pomodoro o il succo di limone).
Un aiuto alla “disintossicazione” può arrivare dall’assunzione della ZEOLITE. La zeolite è un minerale microporoso di origine vulcanica noto per le sue proprietà depurative e disintossicanti. Una volta assunta, non viene metabolizzata ma funge un po’ da calamita per tutte le tossine. È in grado di catturare dal nostro organismo pesticidi, ammoniaca, radicali liberi, cationi radioattivi e metalli pesanti, tra i quali il nichel.
La zeolite non ha grandi controindicazioni se non il fatto di poter far comparire alcuni effetti collaterali dovuti alla sua azione disintossicante nel nostro organismo, nei primi giorni di utilizzo (mal di testa, nausea, nervosismo). Evitate la zeolite se assumete qualunque tipo di farmaco. Se decidete di assumerla, ricordate sempre di bere molta acqua (può indurre stitichezza).
Pomodori idroponici e gestione della dieta
Ed i pomodori? Fino a poco tempo fa vietatissimi, ma da qualche tempo rientrati tra i vegetali concessi in una dieta a basso contenuto di nichel, grazie alla ricerca. Un team di ricercatori italiani ha infatti creato i pomodori a basso contenuto di nichel, noti come pomodori idroponici. Alcune aziende agricole si sono specializzate nella coltivazione e distribuzione di questo pomodoro senza nichel, che è acquistabile online ed anche in alcuni supermercati di diverse città italiane.
Trascorso un periodo di 1-2 mesi in regime dietetico a basso contenuto di nichel, dopo aver valutato i benefici concreti ottenuti, si può decidere se proseguire o meno con questo tipo di dieta per tempi più lunghi (fino a 6 mesi) o valutare subito l’introduzione graduale di altri cibi al fine di rendere la propria alimentazione più varia.
È di certo difficile non mangiare mai nulla che contenga un’alta percentuale di nichel, per questo è importante imparare a gestire l’alimentazione, evitando di mangiare grandi quantità di cibi che lo contengono, nella stessa giornata. A tal proposito, oltre ad avere una tabella degli alimenti contenenti nichel, buona norma sarebbe tenere un diario dove annotare gli alimenti che si assumono nella giornata con i relativi contenuti di nichel (alto, medio, basso) per verificare quali effettivamente siano tollerabili, da eliminare o a da inserire nella dieta a seconda del territorio in cui si vive, se si acquistano prodotti Km0, biologici o al supermercato.
Trattamento iposensibilizzante orale
Nel caso in cui l’allergia al nichel arrivi a compromettere seriamente la propria qualità della vita e non risponda ad una dieta detox, si può ricorrere ad un trattamento iposensibilizzante orale (o TIO Nichel), prescritto da un Medico specialista.
Studi sull'efficacia della dieta a basso contenuto di nichel
Alcuni recenti studi hanno cercato di indagare in maniera approfondita l’effettiva utilità di una dieta a basso contenuto di nichel in soggetti che presentavano importanti sintomi gastrointestinali inquadrabili in un contesto di Sindrome dell’Allergia Sistemica al Nichel.
Entrambe i lavori sono italiani: nel primo, risalente al 2013, gli autori hanno messo a punto una dieta specifica, la BraMa-Ni (da Brama e Maccarinelli, autori del lavoro) appositamente studiata per ridurre l’apporto giornaliero di nichel al di sotto dei 50μg/die, con un apporto calorico intorno alle 2000 kcal/die per gli uomini e 1700 kcal/die per le donne. Nel secondo studio gli autori hanno utilizzato la medesima dieta ma ne hanno indagato l’efficacia nel trattamento della sintomatologia riferita a Sindrome del Colon Irritabile (IBS), comparandola a diete standard per l’IBS o alla sempre più diffusa dieta FODMAP.
In entrambe i lavori i risultati sono stati molto interessanti, con una riduzione dei sintomi riportati durante la fase di eliminazione, sintomi prontamente ricomparsi durante la successiva fase di provocazione con dosi standardizzate di nichel, somministrate in doppio cieco e in quantità crescenti.
Non paiono essere ascrivibili alla SNAS sintomi come mal di testa, stanchezza cronica, tosse e dispnea o vomito, riferiti da alcuni soggetti. Nel secondo lavoro è stata valutata anche la permeabilità della parete intestinale, compromessa nella totalità dei pazienti e senza apprezzabili miglioramenti durante la fase di eliminazione.
Da sottolineare ce la riduzione dei sintomi si è registrata soltanto nella fase di eliminazione. Pur se molto interessanti, gli studi attualmente disponibili non permettono di risolvere le controversie legate alla reale utilità di diete a basso contenuto di nichel.
Secondo alcuni autori il rapporto tra consumo di nichel con gli alimenti e SNAS è evidente, mentre per altri il legame è ancora da dimostrare. Come già detto una notevole difficoltà in questo tipo di studi è nello stabilire la dose del metallo in grado di scatenare i sintomi: siamo ancora alle fasi preliminari, in pratica.
I risultati di diversi studi sono incoraggianti, ma la strada da fare è ancora tanta. E soprattutto, viste le difficoltà inerenti nel definire correttamente una dieta di questo tipo, è assolutamente da evitare il fai-da-te: in primo luogo è necessaria una diagnosi di allergia sistemica al nichel - possibilmente eseguita in un centro allergologico e non tramite i tanti fantasiosi test-truffa purtroppo così popolari - quindi è necessario il supporto di professioni preparati che valutino l’opportunità o meno di una dieta del genere e sappiano guidarvi nello stilarla.
Maurizio Tommasini, Biologo Nutrizionista, si occupa di alimentazione, dieta e attività fisica, con servizio di consulenza diretta nei propri studi. Ha particolare esperienza con diete chetogeniche, dieta FODMAP e alimentazione per lo sport.
Tabella degli alimenti suggeriti in diete povere di nichel
Di seguito una tabella degli alimenti suggeriti in diete povere di nichel. Considerare la colonna d ed e. la colonna d è più restrittiva della colonna e. Le caselle colorate di nero individuano gli alimenti vietati, in bianco quelli non vietati, in grigio scuro quelli permessi e in grigio chiaro quelli permessi con moderazione.
| Alimento | Colonna d (restrittiva) | Colonna e |
|---|---|---|
| Arachidi | Vietato | Vietato |
| Fagioli | Vietato | Vietato |
| Lenticchie | Vietato | Vietato |
| Piselli | Vietato | Vietato |
| Soia | Vietato | Vietato |
| Avena | Vietato | Vietato |
| Cacao (e cioccolato) | Vietato | Vietato |
| Noci | Vietato | Vietato |
| Farina di grano integrale | Vietato | Vietato |
| Riso bianco | Non vietato | Non vietato |
| Pasta di semola | Non vietato | Non vietato |
| Olio extravergine d’oliva | Non vietato | Non vietato |
| Olive | Non vietato | Non vietato |
| Patate | Non vietato | Non vietato |
| Cetrioli | Non vietato | Non vietato |
| Banane | Non vietato | Non vietato |
| Mele | Non vietato | Non vietato |
| Agrumi | Non vietato | Non vietato |
| Uova | Non vietato | Non vietato |
| Latte e derivati | Non vietato | Non vietato |
| Yogurt intero | Non vietato | Non vietato |
| Ceci (unici legumi tollerati) | Non vietato | Non vietato |
Molti studi hanno messo in evidenza che diete povere in nichel sembrano essere capaci di attenuare se non far sparire i sintomi dell’allergia sia a livello cutaneo che extra cutaneo. Sarebbe bene evitare completamente gli alimenti univocamente riconosciuti come dannosi (bollino nero), per almeno tre mesi, e reintrodurli nella dieta solo per ultimi.