Su Netflix è disponibile una nuova serie-documentario, Bad Vegan, che racconta la storia di Sarma Melngailis, ristoratrice di successo a New York con il suo «Pure Food & Wine», ristorante vegano e crudista, molto amato dalle celebrità. La serie è una storia di una gigantesca truffa, ma anche di una relazione abusiva, e di una "cattiva vegana".
La Trama di Bad Vegan
Il disastro comincia quando Melngailis incontra un uomo, Shane Fox, che la persuade di scenari sempre più improbabili. Con argomenti che ricordano una fan fiction dei testi sacri di Scientology, allude a una propria natura di essere celeste e la convince di poter rendere immortale il cane di lei, Leon. Poi comincia a estorcerle somme sempre più impressionanti di denaro, giustificate come prove da superare per accedere a un livello superiore di esistenza.
In realtà, Fox - vero nome, Anthony Strangis - utilizza i soldi per finanziare una dipendenza dal gioco d’azzardo fuori controllo. Melngailis si indebita e comincia ad attingere dalle casse della società: i dipendenti restano senza stipendio e nel 2015 scioperano e picchettano il ristorante. Melngailis e Fox/Strangis sono in fuga inseguiti da creditori e polizia: per un anno vagheranno di città in città, fermandosi dove ci sono i casinò.
I tabloid si sono concentrati sugli aspetti più ridicoli della vicenda, come il fatto che i fuggitivi siano stati incastrati dall’ordine di pizza che Strangis fa con il suo vero nome da un «Domino’s» a Pigeon Forge, in Tennessee, nel maggio 2016. Eppure, il poliziotto che arresta Sarma dice che «non c’è alcuna prova che lei abbia mangiato la pizza».
Dopo l’arresto, sia Melngailis sia Strangis evitano il processo con un’ammissione di colpevolezza, che si traduce per lui in un anno di carcere e per lei a quattro mesi: condanne che forse non tengono del tutto conto del contesto di manipolazione psicologica in cui Melngailis ha commesso i reati di cui è colpevole.
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I Temi Chiave di Bad Vegan
Bad Vegan appartiene a un filone che sta ottenendo un’improvvisa popolarità, le storie di truffatori. È anche una storia di abusi psicologici all’interno di una relazione. La serie sembra suggerire come l’alimentazione di Sarma sia un indizio del suo dogmatismo, e quindi della sua ingenuità: vegana ma anche New Age e appassionata di terapia con i cristalli.
Un giornalista di Vanity Fair sottolinea la schadenfreude che questa storia ha scatenato: «C’è un senso di ipocrisia: i vegani si mostrano come migliori di noi - non mangiano carne, non uccidono gli animali, non danneggiano l’ambiente - e il fatto che Sarma fosse coinvolta in un piano criminale smentisce il modo in cui si presentava al mondo».
La docu-serie in quattro parti promette di essere avvincente e sorprendente e, fortunatamente, non bisogna aspettare molto per vederla in streaming su Netflix.
Altre Serie True Crime da Non Perdere
Il genere true crime sta prendendo sempre più spazio nelle produzioni odierne. Ecco alcune serie da non perdere:
- The Staircase: Incentrata sul processo allo scrittore Michael Peterson, accusato della morte della moglie.
- The Dropout: Si ispira a un caso di cronaca true crime americano molto famoso, che di fatto uccide quello che abbiamo sempre pensato come “sogno americano”. Al centro delle vicende la scienziata e imprenditrice Elisabeth Holmes.
- John Wayne Gacy: La miniserie racconta le vicende del serial killer John Wayne Gacy, apparentemente un aspirante politico e un imprenditore apprezzato.
- Gaslit: Miniserie statunitense, scritta da Robbie Pickering e prodotta dall’ideatore di Mr. Robot. Tra i protagonisti troviamo infatti Martha Mitchell, una celebrità dell’alta società di Arkans, e suo marito John Mitchell, il fedele procuratore generale di Nixon.
Hannibal: Un Cult Psico Thriller a Tinte Horror
Hannibal è una serie televisiva americana creata da Bryan Fuller per tre stagioni e 39 episodi. La storia ricrea l’immaginario universo legato alla mitica figura di Hannibal Lecter. Graham ha il particolare dono di entrare letteralmente nella testa degli assassini seriali più efferati e psicopatici, riuscendo empaticamente a rivivere i loro brutali e sanguinosi atti omicidi, anche solo semplicemente visitando una scena del crimine.
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Hannibal Lecter, divinamente interpretato dall’attore danese Mads Mikkelsen, capace di conferirgli un carisma e un aplomb senza pari, non è semplicemente uno psicopatico squartatore e cannibale. Egli si pone innanzitutto come un essere superiore, nobilitato dalla sua eccezionale cultura e intelligenza e dal suo raffinatissimo gusto estetico, che esprime attraverso i suoi modi impeccabili e i suoi abiti su misura.
Tutta la narrazione segue dunque l’evoluzione dell’ambiguo rapporto tra Lecter e Graham. In un susseguirsi di raccapriccianti delitti ad opera di maniaci sempre più cruenti e, come dire, curati nella forma e nell’esecuzione.
Nella sua morbosa e tenebrosa battaglia amorosa con Will, oltre quella dell’agente Crawford, intervengono diverse carismatiche figure. La stessa psichiatra di Hannibal, Bedelia Du Maurie (Gillian Anderson), sua complice in ostaggio. Il sadico vendicativo milionario Mason Verger (Michael Pitt, poi Joe Anderson). Lo sfortunato direttore dell’ospedale psichiatrico criminale, Frederick Chilton (Raul Esparza). Il maniaco dottor Abel Gideon (Eddie Izzard), destinato a doversi cibare di se stesso… e per chiudere, il già citato Red Dragon, Francis Dollarhyde (Richard Armitage).
Cedimenti a parte, Hannibal mantiene intatta dall’inizio alla fine una tensione metafisica che non ha praticamente eguali, per originalità e azzardo narrativo.
La Cultura del Lavoro nelle Serie TV
Sono molte le opere ambientate nel secondo decennio del XXI secolo in cui viene rappresentata la hustle culture, la cultura del lavoro, un’etica basata sull’idea che si viva per lavorare e che l’individuo guadagni valore lavorando ininterrottamente. In WeCrashed questo tema è molto evidente.
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Queste serie rispondono alle sensibilità televisive attuali con i loro antieroi, i salti temporali, i costosi trucchi per trasformare l’aspetto di attori famosi, ma vengono percepite come il prodotto di un’altra era, l’epoca dell’«alzati e fattura».
Succession, una delle serie HBO più acclamate dalla critica, racconta di un gruppo di persone che non fanno distinzione tra lavoro, vita personale e famiglia.
Severance, nelle parole della giornalista di The Ringer Alison Herman, è l’ultimo contributo inquietante nel genere del «misterioso mondo degli uffici» rappresentato da serie come Corporate, Better Off Ted e Loki.