I carboidrati sono una delle principali categorie di nutrienti essenziali per il corpo umano. Essi svolgono un ruolo cruciale nel fornire energia e supportare varie funzioni biologiche. I carboidrati, noti anche come glucidi, sono composti organici costituiti da carbonio, idrogeno e ossigeno, con una formula generale di (C_n(H_2O)_n).
Classificazione e Struttura dei Carboidrati
I carboidrati possono essere classificati in diverse categorie in base alla loro struttura chimica e complessità. Le principali categorie includono i monosaccaridi, i disaccaridi, gli oligosaccaridi e i polisaccaridi.
- Monosaccaridi: Come il glucosio e il fruttosio, sono le forme più semplici di carboidrati.
- Disaccaridi: Sono composti da due monosaccaridi legati insieme. Esempi comuni includono il saccarosio (zucchero da tavola) e il lattosio (zucchero del latte).
- Polisaccaridi: Come l’amido e la cellulosa, sono catene lunghe di monosaccaridi. Questi carboidrati complessi sono essenziali per la conservazione dell’energia e la struttura delle piante.
La struttura chimica dei carboidrati è varia e complessa. I monosaccaridi, come il glucosio, hanno una struttura ciclica o lineare e sono costituiti da una singola unità di zucchero. I disaccaridi sono formati da due monosaccaridi uniti da un legame glicosidico. Questo legame si forma attraverso una reazione di condensazione che rilascia una molecola d’acqua. Gli oligosaccaridi e i polisaccaridi sono costituiti da più unità di monosaccaridi legate insieme. Gli oligosaccaridi hanno una struttura più breve e complessa rispetto ai polisaccaridi, che possono formare catene ramificate o lineari molto lunghe.
La comprensione della struttura chimica dei carboidrati è essenziale per studiare come essi interagiscono con altri nutrienti e come vengono metabolizzati nel corpo.
Funzioni Biologiche dei Carboidrati
I carboidrati svolgono numerose funzioni biologiche essenziali:
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- Fornitura di Energia: La loro funzione principale è quella di fornire energia. Il glucosio, un monosaccaride, è la principale fonte di energia per le cellule del corpo.
- Conservazione dell’Energia: I carboidrati svolgono un ruolo importante nella conservazione dell’energia.
- Struttura delle Cellule: La cellulosa, un polisaccaride, è un componente principale delle pareti cellulari delle piante e fornisce supporto strutturale.
- Regolazione del Metabolismo: Essi influenzano la secrezione di insulina, un ormone che regola i livelli di glucosio nel sangue.
Carboidrati Semplici e Complessi
I carboidrati possono essere suddivisi in due categorie principali: semplici e complessi.
- Carboidrati Semplici: Noto anche come zuccheri, includono i monosaccaridi e i disaccaridi.
- Carboidrati Complessi: Includono gli oligosaccaridi e i polisaccaridi. Questi carboidrati sono costituiti da lunghe catene di monosaccaridi e richiedono più tempo per essere digeriti. Essi forniscono un rilascio di energia più lento e sostenuto rispetto ai carboidrati semplici e sono anche ricchi di fibre, che sono essenziali per la salute digestiva.
Metabolismo dei Carboidrati
Il metabolismo dei carboidrati nel corpo umano è un processo complesso che coinvolge diverse vie biochimiche. Nel tratto gastrointestinale, gli enzimi pancreatici e intestinali continuano la digestione dei carboidrati, convertendoli in monosaccaridi come il glucosio, che vengono assorbiti nel flusso sanguigno. Il glucosio nel sangue viene utilizzato dalle cellule per produrre ATP attraverso la glicolisi e la fosforilazione ossidativa. Quando i livelli di glucosio nel sangue sono bassi, il fegato converte il glicogeno in glucosio attraverso la glicogenolisi. In condizioni di digiuno prolungato, il corpo può anche produrre glucosio da fonti non carboidrate attraverso la gluconeogenesi.
Impatto sulla Salute e la Dieta
I carboidrati hanno un impatto significativo sulla salute e sulla dieta. Una dieta equilibrata che include una quantità adeguata di carboidrati è essenziale per fornire energia e sostenere le funzioni corporee. Le diete ricche di carboidrati complessi e fibre sono associate a numerosi benefici per la salute, tra cui un miglior controllo del peso, una riduzione del rischio di malattie cardiovascolari e una migliore salute digestiva. D’altra parte, il consumo eccessivo di zuccheri semplici può portare a picchi rapidi nei livelli di glucosio nel sangue, seguiti da cali bruschi, che possono causare fame eccessiva e aumento di peso. Per mantenere una dieta equilibrata, è importante scegliere fonti di carboidrati nutrienti e limitare gli zuccheri aggiunti.
Indice Glicemico (IG) e Carico Glicemico (CG)
I carboidrati contenuti nei cibi hanno la capacità di innalzare il glucosio nel sangue. Tuttavia, i carboidrati nella dieta non sono tutti uguali, anche a parità di calorie: esistono tipi di zuccheri più salutari e altri che rischiano di essere dannosi per la salute.
La capacità del pasto di far aumentare rapidamente i livelli di glucosio nel sangue è un fattore importante. Per quantificare l’IG di un alimento è necessario assumere un quantitativo dell’alimento in questione contenente 50 g di carboidrati e monitorare i livelli glicemici nelle due ore seguenti. Tali valori dovranno poi essere confrontati con quelli dello standard di riferimento che può essere il glucosio o il pane bianco (indice glicemico=100). E’ per questa ragione che vi sono tabelle con indici differenti per uno stesso alimento. In molte tabelle che si trovano nella letteratura scientifica, soprattutto italiana, l’alimento di riferimento non è il glucosio, ma il pane bianco.
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Consumando cibi ad alto IG la trasformazione dello zucchero in grassi tende ad aumentare (sovrappeso); aumentano lo stress ossidativo (invecchiamento precoce, rischio oncologico) e l’infiammazione spesso non percepita (infiammazione silente).
Fattori che Influenzano l'Indice Glicemico
- Rapporto amilosio-amilopectina: L’IG di un alimento amilaceo è funzione del rapporto amilosio-amilopectina.
- Cottura: La digeribilità aumenta notevolmente in seguito alla cottura dell’alimento. È il fenomeno della gelatinizzazione dell’amido.
- Raffreddamento: Il raffreddamento degli alimenti amidacei permette una riorganizzazione delle molecole di amido in essi contenute. In seguito a questa ricristallizzazione si formano dei granuli di amido resistente, indigeribili e per questo paragonabili a fibre alimentari.
- Macinatura: La macinatura dei cereali riduce la dimensione delle particelle e facilita l’assorbimento dell’acqua e l’attacco degli enzimi digestivi.
- Fibre: Le fibre contenute negli alimenti a base di carboidrati, oppure nei cibi che li accompagnano durante i pasti, possono abbassare l’IG dell’alimento o del pasto.
- Proteine e Grassi: Le proteine e i grassi abbassano l’IG.
- Sostanze Acide: Le sostanze a contenuto acido aggiunte ai carboidrati, hanno la capacità di rallentare lo svuotamento gastrico del cibo digerito, ritardando l’arrivo nell’intestino e il rilascio di glucosio nel sangue.
- Preparazione, conservazione o essiccazione: La pastificazione del grano duro riduce l’IG.
Basare le proprie scelte alimentari sul solo IG, non ha quindi alcun senso. E’ così subentrato il concetto di carico glicemico (CG), che non tiene conto solo dell’IG, ma anche della densità dei carboidrati. Quanto più un cibo è densamente costituito da carboidrati, tanto più è elevata la risposta glicemica e la conseguente messa in circolo dell’insulina.
Le ricerche scientifiche, del resto, hanno evidenziato che, per mantenere un ottimale livello di glicemia post-prandiale, non è sufficiente prendere in considerazione il solo IG, ma anche la quantità complessiva dei carboidrati assunti. In questo modo, si definisce la quantità e non solo la qualità dell’alimento e, di conseguenza, dei carboidrati da assumere in un pasto.
Indice Insulinico (II)
In tempi relativamente più recenti, gli studiosi hanno introdotto l’indice insulinico (II). L’II permette di valutare se un qualsiasi alimento, non necessariamente un carboidrato, sia in grado di provocare una risposta insulinica bassa, elevata o moderata. Esso, quindi, rappresenta l’effetto di un alimento esclusivamente e direttamente sull’insulinemia, e non sulla glicemia, permettendo una valutazione più precisa della risposta insulinica.
Al contrario dell’IG, l’II è una misura che tiene conto dei macronutrienti in termini calorici, e non in termini di quantità in grammi. Visto che l’II deve tenere conto del totale dei macronutrienti e non solo dei glucidi, per avere valore come indice, che in quanto tale deve dare un riferimento assoluto, si rende necessario valutarli sotto il profilo calorico piuttosto che in grammi. Per dare quindi un riferimento assoluto e poterli valutare sullo stesso piano, è stata scelta come riferimento una porzione isocalorica standard di 1000 kj, equivalenti di 239 kcal.
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Quello che emerge da questi studi e che potrebbe rivoluzionare tutte le attuali teorie è che anche gli alimenti che non contengono carboidrati possono alterare l’insulina senza variare la glicemia. Effettivamente l’impatto dei macronutrienti sull’insulinemia è, del 90-100% per i carboidrati, del 50% per le proteine e del 10% per i grassi, e ciò conferma che non sono solo i carboidrati ad incidere sulla produzione insulinica, ma anche proteine in maniera più moderata, e grassi in maniera molto blanda, cosa che l’IG non considera.
Proteine (o amminoacidi) e grassi, infatti, causano un aumento della produzione di insulina nonostante allunghino i tempi di assimilazione dei carboidrati e riducano i livelli glicemici. Cibi proteici dal contenuto assente di carboidrati, e quindi ad IG equivalente a 0, come la carne o il pesce, riescono a stimolare significativamente l’insulina, nonostante non causino iperglicemia.
Particolare attenzione meritano latte e derivati, che pur contenendo modeste quantità di carboidrati, causano una produzione di insulina altissima. Quindi, a parità di CG fornito da una stessa fonte glucidica, un pasto misto influisce su un’incrementata produzione di insulina, rispetto ad un CG identico se assunto da solo.
Parlando di proteine è possibile valutare l’II considerandone la composizione aminoacidica, in quanto sembra che i singoli aminoacidi siano responsabili in diversa misura, in particolare arginina, leucina, lisina e valina che, per questo, vengono definiti aminoacidi insulinogenici. Ciò contribuirebbe a spiegare come il latte e i suoi derivati (in particolare la frazione del siero) possano avere un elevato II (da 3 a 6 volte superiore rispetto al relativo IG), pur avendo un ridotto IG.
Implicazioni Pratiche e Consigli Dietetici
Non eliminare i carboidrati, ma sceglierli con criterio: sostituire dolci, pane lavorato e cracker con cerali integrali(hanno rivelato bassa reazione insulinica), riso integrale, pasta di grano duro integrale, pane casareccio scuro, cioccolato extrafondente. Per la colazione preferire fiocchi di avena o cereali integrali senza zuccheri aggiunti.
- Aprire il pasto con un piatto di verdure di stagione, meglio se crude: apportano una buona quantità di fibra che abbassa l’IGdel pasto.
- Combinare la pasta con grassi “buoni” (es. pesce, olio extravergine di oliva): rallentano e riducono l’assorbimento degli zuccheri senza alcun effetto sulla liberazione di insulina; se si aggiungono verdure, le fibre aiutano ad abbassare la glicemia.
- Se il pasto è misto, ridurre la porzione di pasta e aggiungere proteine magre, meglio se vegetali come quelle dei legumi che apportano fibra solubile che abbassa l’impatto glicemico, ma contengono anche proteine vegetali non associate a colesterolo e grassi saturi.
Il Ruolo dell'Insulina e la Glicemia
Per la sua importanza nel mantenimento della glicemia, il glucosio (carboidrato semplice) viene immagazzinato sotto forma di glicogeno (carboidrato complesso); quest'ultimo è presente nei muscoli (circa il 70%), nel fegato (circa il 30%) e nei reni (circa il 2%).
La glicemia, il cui valore oscilla in condizioni fisiologiche fra 3,3 e 7.8 mmol/l (60-140 mg/100 ml), si può definire come "il riflesso dell'equilibrio fra produzione ed utilizzazione". Dopo l'assunzione del pasto, il glucosio assorbito a livello intestinale viene riversato nel sangue aumentando la glicemia fino a 130/140 mg/dl; di conseguenza, la secrezione di INSULINA (ormone FONDAMENTALE ALL'INGRESSO DEL GLUCOSIO ALL'INTERNO DI TUTTI I TESSUTI AD ECCEZIONE DI QUELLO NERVOSO) aumenta e FAVORISCE LA RESINTESI DI GLICOGENO.
Al contrario, quando in condizioni di digiuno prolungato la glicemia scende al di sotto dei valori normali, l'organismo risponde abbassando la produzione di insulina al fine di conservare il glucosio ematico e garantire il corretto funzionamento del sistema nervoso centrale.
Oltre a favorire la glicogeno sintesi, l'insulina tende a spegnere la glicogenolisi, favorendo l'abbassamento della glicemia.
Diabete: Una Patologia Cronica
Il termine diabete deriva dal greco diabetes e significa passare attraverso. Uno dei segni clinici caratteristici di tale patologia è la presenza di zucchero nelle urine, che vi giunge attraverso il rene quando la sua concentrazione nel sangue supera un certo valore.
Il diabete mellito è una patologia cronica, caratterizzata da iperglicemia, cioè da un aumento degli zuccheri (glucosio) presenti nel sangue. In condizioni normali l'insulina, rilasciata dal pancreas, entra nel circolo sanguigno dove funziona come una "chiave" necessaria per far entrare il glucosio all'interno delle cellule che, a seconda delle richieste metaboliche, lo utilizzeranno o lo depositeranno come riserva.
Gestione e Trattamento del Diabete
La prima cura è l’informazione: più cose sa il paziente sul suo diabete, più è disponibile a curarsi bene e sempre. In questo è importante il team curante (medico, infermiere, dietista, podologo, altro personale dedicato, …) che garantisce il conseguimento delle adeguate conoscenze e abilità nell’uso corretto dei farmaci. Mantenere un buon controllo della glicemia e dell’emoglobina glicata (HbA1c), con obiettivi individualizzati in base all’età e al quadro clinico, permette di prevenire o ritardare l’insorgenza o la progressione delle complicanze croniche del diabete (ovvero danni ai reni, occhi, nervi, sistema cardiovascolare).
È necessario però ricordare sempre che nessun farmaco è in grado di sostituire completamente un corretto stile di vita: alimentazione corretta e movimento restano le basi della terapia per il diabete.
Farmaci per il Diabete
I tipi di farmaci a disposizione per il diabete sono molti e tutti efficaci in vario grado, l’importante è usarli bene, nelle persone giuste e al momento giusto.
- Insuline: A somministrazione sottocutanea. Insostituibili in tutti i casi di diabete mellito tipo 1, usabili laddove necessario anche nel diabete mellito tipo 2 in combinazione o meno ad altri farmaci per il diabete.
- Metformina: Ad assunzione orale. Riduce la glicemia migliorando la sensibilità all’insulina nei tessuti, in particolare nel fegato, riduce la produzione epatica di glucosio, riduce l’insulino-resistenza.
- Inibitori dell’alfa-glucosidasi (Acarbosio): Ad assunzione orale. Riducono la glicemia inibendo l’enzima che scinde i carboidrati complessi e i disaccaridi in zuccheri assorbibili nell’intestino, per cui riducono e rallentano l’assorbimento intestinale degli zuccheri.
- Tiazoledinedioni (Glitazoni): Vengono usati per la cura del diabete mellito tipo 2. Sono farmaci ad assunzione per bocca, che agiscono principalmente attraverso il recettore PPAR-gamma (recettore nucleare presente prevalentemente nelle cellule del tessuto adiposo), migliorando la sensibilità all’insulina.
- Sulfoniluree e Glinidi: Ad assunzione orale. Vengono usate per la cura del diabete mellito tipo 2. Stimolano il pancreas a liberare più insulina.
- Agonisti del recettore del GLP-1 o analoghi del GLP-1: A somministrazione sottocutanea. Vengono usati per la cura del diabete mellito tipo 2. Aumentano l’azione dell’incretina denominata GLP-1 (glucagon-like peptide-1), che è un ormone prodotto dall’apparato digerente.
- Gliptine (inibitori dell’enzima dipeptil-peptidasi-4 o DPP-4): Ad assunzione orale. Vengono usate per la cura del diabete mellito tipo 2. Aumentano i livelli di alcuni ormoni (incretine, in particolare il GLP-1 o glucagon-like peptide-1) prodotti a livello dell’apparato digerente, grazie all’inibizione dell’enzima DPP-4 che li degrada.
- Gliflozine: Bloccano buona parte del riassorbimento del glucosio a livello del rene, inibendo la proteina renale SGLT-2 e quindi aumentando l’eliminazione del glucosio attraverso le urine.
Monitoraggio della Glicemia
I livelli di glucosio nel sangue (glicemia) a digiuno sono di norma al minimo la mattina, prima della colazione, ma aumentano sempre dopo i pasti per un paio d'ore circa. In caso di diagnosi di diabete l’obiettivo della terapia è quindi riportare i valori di zucchero nel sangue in un intervallo adeguato, che può variare leggermente da un paziente all’altro. Può essere necessario controllarne i valori più volte al giorno ed il medico, per monitorare il paziente, può avvalersi anche di un esame del sangue denominato A1C (emoglobina glicata) che serve a quantificare il livello medio di glicemia degli ultimi tre mesi.
Al termine del controllo glicemico, annotare i risultati e rivederli con il medico per capire come cibo, attività fisica e stress influiscono sulla glicemia. Osservare con attenzione i dati relativi alla propria glicemia per vedere se i livelli risultano troppo bassi o troppo alti, ripetitivamente più o meno alle stesse ore del giorno.
Ipoglicemia e Iperglicemia
Alcuni dei farmaci usati per la terapia del diabete (insulina, sulfoniluree e biguanidi) sono le cause più frequenti di ipoglicemia. Il livello di glucosio che definisce l’ipoglicemia è variabile. Nei soggetti diabetici, la prevenzione consiste nel coordinare l’assunzione di cibo, la quantità di attività fisica e l’assunzione di farmaci.
Iperglicemia è il termine medico per livelli elevati di glucosio nel sangue. Nel diabete lo scopo del trattamento è il mantenimento dei livelli di glicemia il più vicino possibile ai valori normali. In caso di frequenti iperglicemie, è necessario consultare il medico o il personale sanitario addetto alle cure del diabete.
Fattori che Influenzano la Glicemia
Può risultare complesso mantenere i livelli glicemici nei limiti raccomandati dal proprio medico. Infatti, i fattori che fanno variare la glicemia sono molti, e talvolta improvvisi.
- Alimentazione: Un’alimentazione sana è alla base di una vita sana, a prescindere dal diabete.
- Attività Fisica: L’attività fisica è un’altra componente importante del piano di prevenzione e gestione del diabete.
- Variazioni Ormonali: Le variazioni ormonali la settimana prima e durante le mestruazioni possono determinare fluttuazioni significative della glicemia.
- Stress: Sotto stress, gli ormoni prodotti dall’organismo in risposta a uno stimolo prolungato possono causare un incremento del livello glicemico.
Più si conoscono i fattori che influenzano la propria glicemia, più se ne possono prevedere le fluttuazioni e gestirsi coerentemente.
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