Allergia al Nichel e Dieta a Basso Contenuto di Nichel: Guida Completa

L’allergia al nichel è una condizione sempre più diffusa, spesso difficile da gestire nella quotidianità, in particolare per quanto riguarda la scelta degli alimenti. Chi ne soffre deve prestare grande attenzione alla dieta, poiché il nichel è presente in numerosi alimenti, anche insospettabili. Non si tratta infatti solo di un metallo usato in gioielli o oggetti metallici, ma di un elemento naturale che si trova nel suolo e può essere assorbito da molte colture. Capire dove si trova il nichel è fondamentale per chi vuole prevenire sintomi fastidiosi e migliorare la qualità della vita attraverso un’alimentazione più consapevole.

In questo contesto, conoscere quali sono gli alimenti che contengono nichel è il primo passo per costruire una dieta a ridotto apporto di nichel, efficace e personalizzata. Il nichel è il ventiquattresimo elemento per abbondanza nella crosta terrestre. Si tratta di un metallo argenteo, lucido, facilmente lavorabile, resistente all’ossidazione ma solubile in acidi e dotato di proprietà ferromagnetiche.

Cos'è il Nichel?

Il nichel è un elemento presente ovunque: nel terreno, nell’aria e nell’acqua. La maggior parte viene usata per la produzione di acciaio inossidabile, dal quale ne derivano attrezzature per il trattamento e contenimento degli alimenti, come ad esempio utensili, pentole, stoviglie, ecc. E’ presente anche nella bigiotteria, gioielleria, chiavi, attrezzi metallici, monete, nei coloranti per oggetti di vetro e ceramica, nei coloranti alimentari, nelle tubature, nelle tinture per capelli e nei cosmetici. Il contenuto di nichel nel suolo e nell’aria è molto variabile da luogo a luogo, in funzione del tipo di terreno, dell’impiego di fertilizzanti e pesticidi, dalla contaminazione del suolo con rifiuti urbani ed industriali e dalla distanza dalle fonderie di Nichel.

Il nichel assunto mediamente con la dieta oscilla fra 0,2-0,6 mg e queste quantità sono raggiunte con l’usuale alimentazione. Il fabbisogno di nichel giornaliero è stimato intorno ai 50 μg, si parla di stime in quanto essendo presente in tutti gli alimenti è difficile verificare casi di carenza e verificare la sua essenzialità. Inoltre, la maggior parte del nichel non viene assorbita ma resta nel tratto gastrointestinale (assorbimento fra l’1-10%). Anche altri fattori ne influenzano l’assorbimento, come la vitamina C e il ferro che lo riducono.

Il nichel, una volta assorbito, viene poi trasportato dall’albumina nel sangue, ma non si accumula in nessun tessuto, anche se la tiroide e le surrenali ne hanno concentrazioni più alte. Tuttavia il nichel non è soltanto una minaccia per gli esseri viventi, si tratta infatti di un elemento essenziale per batteri, archea, eucarioti inferiori e piante. In questi organismi il nichel è costituente necessario per l’attività di alcuni metallo-enzimi, nella cui struttura riveste un ruolo chiave.

Leggi anche: Consigli per torta low carb

Negli animali non sono invece noti enzimi che lo utilizzino, tuttavia si ritiene che questo metallo possa comunque essere un elemento essenziale anche per questi organismi, infatti una carenza indotta di nichel può determinare problemi di crescita, riduzione del numero di globuli rossi, calo dell’emoglobina, severa riduzione dell’attività di molti enzimi epatici e renali, riduzione dell’assorbimento di ferro e altri metalli e ridotta efficienza del metabolismo a carico di carboidrati e proteine. Il fabbisogno stimato è di circa 10-30 μg/die (milionesimi di grammo) ma in Italia in consumo giornaliero dovrebbe attestarsi intorno ai 300-400 μg/die e in alcuni paesi si possono registrare valori superiori ai 600 μg/die. A causa di questa assunzione così rilevante e a fronte dei potenziali problemi derivanti da un’eccessiva esposizione, sia WHO che Unione Europea hanno dato indicazioni per controllare il contenuto di nichel nell’acqua e nel materiale metallico che può venire a contatto con la cute.

Allergia al Nichel: Manifestazioni e Diagnosi

Il nichel è la causa più frequente di allergia ai metalli, producendo la dermatite allergica da contatto (DCA). Le mani sono le sedi più comunemente colpite, tuttavia altre zone del corpo possono essere interessate. Le donne sono più interessate (10%-15%) rispetto agli uomini e alcuni ambiti professionali sono più colpiti (es. parrucchieri 27-38%). Sebbene si possa sviluppare a qualsiasi età è più prevalente nella terza decade.

L’allergia al nichel è la forma più diffusa di allergia da contatto e di allergia ai metalli: un bel primato, non c’è che dire. La prevalenza è in marcato aumento, secondo alcuni per la maggior diffusione di pratiche come piercing e tatuaggi - il nichel è impiegato per la produzione di alcuni dei colori utilizati - in costante ascesa negli ultimi anni. Studi epidemiologici recenti indicano una prevelanza generale tra il 15 e il 20% della popolazione.

L’allergia al nichel può avere diverse modalità di presentazione: cutanea (DCA) o extracutanea (SNAS, sindrome da allergia sistemica al nichel), in questo ultimo caso con possibili manifestazioni gastrointestinali e respiratorie. In alcuni soggetti i problemi non si presentano soltanto a livello delle zone di contatto ma anche in altre parti del corpo come le pieghe dei gomiti, il collo, la parte interna delle cosce, la pianta dei piedi, le palpebre e la zona ano-genitale. Talvolta possono essere presenti anche sintomi a carico di organi diversi dalla cute, con rinite, asma, cefalea, dolori addominali, diarrea, stipsi, meteorismo, vomito. In questo caso si parla di Sindrome dell’Allergia Sistemica al Nichel (SNAS). Si ritiene che in questo caso possa giocare un ruolo molto importante non soltanto il contatto cutaneo con il nichel ma anche la rilevante quantità del metallo che viene ingerita con la dieta.

La risposta immunitaria scatenata dal nichel è molto importante e di solito si manifesta sotto forma di Dermatite Allergica da Contatto (DAC). Abbiamo una prima fase, silente, di sensibilizzazione, in cui avviene il primo contatto con l’antigene, ad esempio gli ioni nichel che vengono rilasciati da monili o strumenti che contengono il metallo per azione del sudore, leggermente acido. Successivi contatti con l’antigene scatenano una risposta che vede protagonisti i linfociti T, con produzione e rilascio di citochine pro-infiammatorie, fenomeni citotossici e formazione di radicali liberi che portano ad apoptosi le cellule dell’epidermide.

Leggi anche: Quali sono i carboidrati "cattivi"?

Per diagnosticare l’allergia al nichel è necessario eseguire il Patch Test, un test che valuta reazioni locali di ipersensibilità causate dal contatto cutaneo con il Nichel. Il risultato del test indica che esiste sensibilizzazione, fatto che non implica l’effettiva presenza di allergia. Molto più complicata è la diagnosi di SNAS, per la quale sarebbe necessaria una prima fase di eliminazione del nichel (anche se non è facile!), seguita da test di provocazione. In entrambe i casi si tratta di procedure mediche che richiedono personale qualificato. Se sospettate di soffrire di una qualche forma di allergia al nichel parlatene con il vostro medico, che potrà consigliarvi il più appropriato iter diagnostico, ed evitate le diagnosi prêt-à-porter ormai così di moda.

Sintomi dell’allergia al nichel: come riconoscerla

Le manifestazioni dell’allergia al nichel possono comparire sia a livello cutaneo che sistemico. I sintomi più comuni includono:

  • Dermatite da contatto: prurito, arrossamenti, vescicole, eczemi, soprattutto nelle zone in cui la pelle entra in contatto con oggetti contenenti nichel (come gioielli).
  • Orticaria ed eczema diffuso: rash cutanei anche in assenza di contatto diretto.
  • Disturbi gastrointestinali: dolori addominali, gonfiore, diarrea o nausea dopo i pasti.
  • Stanchezza cronica, cefalea e malessere generale: sintomi più rari ma riportati in alcuni casi.

La difficoltà maggiore sta nell’individuare con precisione l’alimento responsabile, poiché i sintomi possono comparire anche 24-48 ore dopo l’ingestione. Per una diagnosi corretta è consigliato rivolgersi a un allergologo che potrà eseguire test cutanei (patch test) e suggerire una dieta senza nichel seguita da una graduale reintroduzione dei cibi.

Gestione dell'Allergia al Nichel attraverso la Dieta

L’utilità di una dieta a basso contenuto di Nichel per soggetti affetti da Sindrome dell’Allergia Sistemica al Nichel è tema decisamente controverso, per molti motivi diversi. Il contenuto di nichel degli alimenti è infatti estremamente variabile e risulta decisamente maggiore in cibi di origine vegetale, mentre la presenza in quelli di origine animale è sempre modesta, con la sola possibile eccezione dell’uovo.

La letteratura scientifica disponibile non è particolarmente d’aiuto, con tabelle derivanti da studi diversi che riportano valori molto difformi per lo stesso alimento, discrepanze che non possono essere assolutamente considerate trascurabili. In effetti manca propria la definizione di una soglia che permetta di stabilire se un alimento sia da considerare ad alto contenuto di nichel: in studi diversi si va da valori soglia discretamente elevati, con pochi alimenti considerati problematici, a valori estremamente ridotti che invece portano ad includere nelle liste di alimenti da evitare una quantità davvero rilevante di cibi.

Leggi anche: Approfondimento sulla formula dei carboidrati

Come abbiamo visto, ad oggi è difficile definire il quantitativo di Nichel presente negli alimenti, inoltre, non conosciamo la concentrazione soglia per definire un alimento ‘ad alto contenuto di nichel’ e non. Pertanto, la concentrazione di Nichel negli alimenti è altamente variabile. Tuttavia, sebbene non sia possibile eliminare completamente dalla dieta il nichel, è possibile seguire un’alimentazione a basso contenuto di Nichel per migliorare il quadro clinico e la sintomatologia, anche se è bene sottolineare che la risposta è individuale in ogni soggetto allergico e non vi è ancora una concreta dimostrazione scientifica della sua efficacia.

Considerate tutte le variabili, è evidente come sia davvero arduo stilare una tabella degli alimenti da escludere utilizzando dati così eterogenei e difformi. Una lista aggiornata, utilizzata in un recente studio condotto in Italia, individua alcuni alimenti di uso comune classificandoli in funzione del loro crescente contenuto di metallo. Adattato da Rizzi, Nucera et al. - Irritable Bowel Syndrome and Nickel Allergy: What Is the Role of the Low Nickel Diet?

Alcuni recenti studi hanno cercato di indagare in maniera approfondita l’effettiva utilità di una dieta a basso contenuto di nichel in soggetti che presentavano importanti sintomi gastrointestinali inquadrabili in un contesto di Sindrome dell’Allergia Sistemica al Nichel. Entrambe i lavori sono italiani: nel primo, risalente al 2013, gli autori hanno messo a punto una dieta specifica, la BraMa-Ni (da Brama e Maccarinelli, autori del lavoro) appositamente studiata per ridurre l’apporto giornaliero di nichel al di sotto dei 50μg/die, con un apporto calorico intorno alle 2000 kcal/die per gli uomini e 1700 kcal/die per le donne. Nel secondo studio gli autori hanno utilizzato la medesima dieta ma ne hanno indagato l’efficacia nel trattamento della sintomatologia riferita a Sindrome del Colon Irritabile (IBS), comparandola a diete standard per l’IBS o alla sempre più diffusa dieta FODMAP.

In entrambe i lavori i risultati sono stati molto interessanti, con una riduzione dei sintomi riportati durante la fase di eliminazione, sintomi prontamente ricomparsi durante la successiva fase di provocazione con dosi standardizzate di nichel, somministrate in doppio cieco e in quantità crescenti. Non paiono essere ascrivibili alla SNAS sintomi come mal di testa, stanchezza cronica, tosse e dispnea o vomito, riferiti da alcuni soggetti. Nel secondo lavoro è stata valutata anche la permeabilità della parete intestinale, compromessa nella totalità dei pazienti e senza apprezzabili miglioramenti durante la fase di eliminazione. Da sottolineare ce la riduzione dei sintomi si è registrata soltanto nella fase di eliminazione.

Pur se molto interessanti, gli studi attualmente disponibili non permettono di risolvere le controversie legate alla reale utilità di diete a basso contenuto di nichel. Secondo alcuni autori il rapporto tra consumo di nichel con gli alimenti e SNAS è evidente, mentre per altri il legame è ancora da dimostrare. Come già detto una notevole difficoltà in questo tipo di studi è nello stabilire la dose del metallo in grado di scatenare i sintomi: siamo ancora alle fasi preliminari, in pratica.

I risultati di diversi studi sono incoraggianti, ma la strada da fare è ancora tanta. E soprattutto, viste le difficoltà inerenti nel definire correttamente una dieta di questo tipo, è assolutamente da evitare il fai-da-te: in primo luogo è necessaria una diagnosi di allergia sistemica al nichel - possibilmente eseguita in un centro allergologico e non tramite i tanti fantasiosi test-truffa purtroppo così popolari - quindi è necessario il supporto di professioni preparati che valutino l’opportunità o meno di una dieta del genere e sappiano guidarvi nello stilarla.

Dieta a ridotto apporto di nichel: come affrontarla e cosa evitare

Seguire una dieta a ridotto apporto di nichel può sembrare inizialmente difficile, soprattutto perché questo metallo è presente in molte categorie alimentari. Tuttavia, con un po’ di attenzione e con il supporto di specialisti (come allergologi e nutrizionisti), è possibile trovare un equilibrio tra benessere e varietà alimentare.

Alcuni cibi, come i legumi, il cacao, le noci, i pomodori e alcune verdure come spinaci e cavolfiori, sono notoriamente ricchi di nichel e possono scatenare reazioni indesiderate. Anche alimenti industriali molto trasformati o confezionati in contenitori metallici possono rilasciare tracce di nichel durante la conservazione.

Inoltre, bisogna fare attenzione al metodo di cottura: utilizzare pentole in acciaio inox, ad esempio, potrebbe contribuire ad aumentare la presenza di nichel nel cibo, seppur in quantità limitate. In alternativa, è possibile utilizzare pentole in ceramica, vetro o materiali specifici che non rilasciano metalli. A questo si aggiunge la necessità di leggere sempre le etichette, informarsi sui metodi di produzione e scegliere marchi che garantiscano un controllo accurato della materia prima. Anche una semplice spesa al supermercato può trasformarsi in un’occasione per tutelare la propria salute, purché si sappia esattamente cosa cercare.

In conclusione, l’allergia al nichel non deve necessariamente tradursi in una dieta monotona o priva di gusto. Grazie alla crescente consapevolezza del problema e alla ricerca costante di soluzioni, oggi è possibile trovare prodotti sicuri e gustosi anche per chi ha esigenze specifiche. Le proposte di FiberPasta sono l’esempio concreto di come si possa coniugare il benessere intestinale, dato dal giusto apporto di fibre, con alimenti che contengono nichel in una percentuale estremamente bassa, certificati e controllati.

Nichel e alimenti: quando l’integrale può essere un problema

Una delle problematiche più complesse per chi segue una dieta a ridotto apporto di nichel riguarda proprio gli alimenti integrali ricchi di fibre. In genere, si tende a pensare che i cibi integrali siano sempre la scelta più salutare: aiutano il transito intestinale, favoriscono il senso di sazietà e mantengono più stabili i livelli di zucchero nel sangue. Tuttavia, quando si parla di nichel, questi vantaggi devono essere valutati con attenzione.

La crusca, parte fondamentale dei cereali integrali, tende a contenere una quantità relativamente alta di questo metallo. È proprio per questo motivo che molti alimenti integrali sono sconsigliati in caso di allergia o sensibilità al nichel.

Fortunatamente, oggi esistono alternative sicure anche per chi non vuole rinunciare a uno stile alimentare equilibrato. FiberPasta, ad esempio, propone una pasta, farina e cornetto ricchi di fibre ma a basso contenuto di nichel certificato (<0,2mg/kg). Questo è un ottimo risultato, se si considera che tali prodotti mantengono un elevato contenuto di fibre, solitamente associate a un rischio più alto di contenuto di nichel. Grazie a un processo produttivo attentamente controllato e a una selezione rigorosa delle materie prime, FiberPasta rappresenta una delle opzioni sul mercato pensate anche per chi deve prestare particolare attenzione alla presenza di questo metallo nella dieta.

Alimenti Consentiti e da Evitare in Caso di SNAS

Il nichel è presente in quantità superiore soprattutto negli alimenti di origine vegetale, e in quantità minore in quelli di origine animale. Esistono alcune variabili che possono influenzarne il contenuto, specialmente nei cibi vegetali, come la quantità di metallo inclusa nel terreno di coltura, il tempo della raccolta (in estate il contenuto di nichel è inferiore rispetto alle altre stagioni) e la parte edibile del cibo considerato, poiché il nichel tende a concentrarsi maggiormente a livello delle foglie.

Ciò detto, vediamo quali sono gli alimenti privi di nichel, e quindi concessi in presenza di allergia, e quelli che invece ne sono più ricchi, dunque da evitare. Ogni caso va comunque considerato e indagato singolarmente, i sintomi possono essere molto diversi da soggetto e soggetto, e anche tra i cibi considerati ammessi possono riscontrarsi margini di tollerabilità differenti.

Alimenti senza nichel, ammessi in caso di SNAS

  • Cereali e farine: Cereali non integrali, Kamut, Riso bianco, Quinoa, Farina 00, Farina di kamut, Farina di riso, Farina di grano duro, Farina di tapioca.
  • Legumi: In fase di reintroduzione, solo fave e ceci.
  • Verdure: Bietole, Cetrioli, Cicoria, Finocchi, Fiori di zucca, Indivia belga, Insalata iceberg, Melanzane, Peperoni, Radicchio, Rucola, Zucca, Zucchine.
  • Carni e salumi: Tutte le carni sono ammesse, tranne le interiora, a patto che siano fresche e non confezionate, Prosciutto crudo e bresaola freschi.
  • Pesce: Tutti tranne i crostacei e i pesci conservati in scatola, meglio se freschi e conservati in vasetti di vetro e sott’olio.
  • Uova: Tutte.
  • Formaggi e latticini: Formaggi freschi, meglio se non preconfezionati, yogurt, burro, panna.
  • Frutta: Agrumi, Banane, Cachi, Fragole, Melograno, Mele, Meloni, Pesche.

Alimenti ricchi di nichel, da evitare in caso di SNAS

Alimenti molto ricchi di nichel da evitare in presenza di SNAS sono tutti i legumi, i cereali integrali, la frutta secca (specialmente noci e nocciole), il cacao e i suoi derivati.

Altri alimenti ricchi di nichel sono albicocche, cavoli, spinaci, arachidi, carote, pomodori, ostriche, fichi, cipolle, asparagi, farina di grano intero, liquirizia, pere, funghi, mais, piselli, aragosta, margarina, avocado, mirtilli, avena, grano saraceno, patate, broccoli, lievito e lievito in polvere, oli vegetali.

Tabella Riepilogativa: Allergia vs. Intolleranza al Nichel

Di seguito trovi una tabella riepilogativa che mette in luce, in modo chiaro e sintetico, le principali differenze tra allergia e intolleranza al nichel.

Vivere con un’allergia al nichel può essere impegnativo, ma non devi affrontarla da solo. Conoscere quali alimenti scegliere e quali evitare è fondamentale per migliorare la qualità della tua vita e alleviare sintomi fastidiosi o dolorosi. I nostri esperti nutrizionisti sono pronti a guidarti passo dopo passo verso una dieta equilibrata, sicura e personalizzata, che soddisfi le tue esigenze nutrizionali e che renda più semplice e piacevole il tuo rapporto con il cibo.

tags: #carboidrati #a #basso #contenuto #di #nichel

Scroll to Top