Carote nella Dieta Proteica: Benefici e Controindicazioni

La dieta proteica è un regime alimentare caratterizzato da un ridotto consumo di carboidrati abbinato ad un elevato apporto di proteine e grassi. Ricordiamo che le proteine o protidi, dopo l’acqua, sono il secondo costituente del corpo umano, rappresentano il 18% del peso corporeo perché sono i “mattoni” indispensabili per costruire e “ristrutturare” le cellule di tutti i tessuti e gli organi.

Questo è il motivo per cui gli alimenti più ricchi di proteine hanno avuto un ruolo centrale nella dieta dell’uomo sin dagli albori della storia ben prima dell’affermazione del pensiero scientifico e della moderna dietetica. Rispetto alle altre sostanze, hanno due vantaggi: non possono essere immagazzinate e producono soltanto quattro calorie al grammo. Esse si trovano soprattutto negli alimenti di origine animale: uova, latte, pesce e carne sono gli alimenti proteici per eccellenza in quanto contengono le proteine di migliore qualità per la presenza degli aminoacidi (molecole facenti parte della struttura della proteina) essenziali.

Gli alimenti freschi di origine vegetale, i cereali, i legumi e in piccola parte la verdura e la frutta contengono una quota proteica inferiore. Dimagrire significa bruciare più calorie di quelle introdotte, ciò avviene non solo con l’attività sportiva e il conseguente aumento del metabolismo, ma anche con il dispendio energetico del mantenimento delle funzioni vitali. Test scientifici hanno dimostrato inoltre che la termogenesi (ossia il numero di calorie bruciate dal corpo a riposo) è due volte maggiore dopo un pasto ricco di proteine che dopo un pasto "normale".

Ciò significa che mangiando proteine si brucia più energia, anche senza far niente. Molte proteine hanno un’azione bioregolatrice in quanto formano sostanze organiche che modulano importanti processi fisiologici. Le proteine hanno, in particolari condizioni, anche funzione energetica ma, mentre in una alimentazione bilanciata questo ruolo è marginale, esso è invece attivo durante il digiuno prolungato o nel bel mezzo di un'attività fisica impegnativa di lunga durata.

I nutrizionisti consigliano di assumere durante l'arco della giornata una quantità di proteine pari a circa il 15-20% dell'apporto calorico giornaliero, tale dose corrisponde ad un apporto proteico pari a 0,8-1,2 g di proteine per Kg di peso corporeo. Per garantire la corretta funzionalità dell'organismo e proteggerlo da alcune malattie queste proteine dovrebbero derivare per i 2/3 da prodotti di origine animale e per 1/3 da prodotti di origine vegetale.

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L’alimentazione è uno dei fattori che maggiormente concorrono alla realizzazione di una forma fisica ottimale, presupposto necessario per raggiungere il massimo rendimento atletico. L’alimentazione dello sportivo deve assicurare un apporto di energia sufficiente a coprire i dispendi energetici, talvolta molto elevati, legati alla pratica sportiva quotidiana e relativi tanto agli allenamenti che alle gare. Come per la popolazione generale, anche per lo sportivo la maggior parte della razione alimentare deve essere costituita dai carboidrati (zuccheri) per il 60% dell’intera quota giornaliera.

Essi costituiscono il principale substrato per i muscoli in attività, sono in grado di fornire buona energia e sono rappresentati in particolare da zuccheri complessi contenuti in pasta, pane, riso, mais. La dieta iperproteica è controindicata soprattutto in caso di problemi epatici e renali (insufficienza renale, nefropatia diabetica ecc.). L'apporto di proteine non dovrebbe comunque superare gli 1,8-2 grammi/kg di peso corporeo o il 18-22% dell'apporto energetico quotidiano mentre quella dei grassi non dovrebbe superare il 40-45% dell'apporto energetico quotidiano.

Esempi di Diete Iperproteiche

Un primo esempio di dieta iperproteica è la dieta Scarsdale, classica dieta lampo che promette risultati in brevissimo tempo. Questo regime dietetico è stato coniato dal Dott. Herman Tarnower, un cardiologo che, negli anni ‘70, la nominò come il luogo in cui operava. Come tutte le diete lampo, si tratta di un regime alimentare iperproteico e con bassi contenuti di grassi e carboidrati. Si predilige, come in molte altre diete, il consumo di carne ma ciò che differenzia questa dieta da molte altre è che è uno dei pochi regimi dietetici regolamentati che anche i vegetariani possono seguire.

La dieta Scarsdale prevede una notevole riduzione dei carboidrati e un massiccio consumo di proteine. Assolutamente eliminati zuccheri e grassi. È strutturata in due tempi: la prima del dimagrimento e la seconda del mantenimento. Si tratta di una dieta realmente ferrea con l’assoluto divieto degli spuntini. Dello stesso tipo è la dieta Plank, altra dieta lampo, altamente proteica, di cui resta ancora sconosciuta l’identità dell’ideatore.

Il funzionamento della dieta Plank è apparentemente basilare e semplice: attraverso un regime alimentare sbilanciato iperproteico, consente di perdere peso già in due settimane, mantenendo il peso raggiunto per almeno 3 anni, senza ulteriore diete e sacrifici, in virtù di un cambiamento generale del metabolismo. La dieta è iperproteica e incentrata sulle proteine animali: uova, pollo, bistecche, carote, caffè amaro, insalate rigorosamente poco condite (olio, poco limone, poco sale, assolutamente no alle salse).

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A differenza della dieta Dukan, nella dieta Plank c’è una maggiore tolleranza per la frutta ma zuccheri complessi, carboidrati e fibre sono quasi del tutto assenti. Gli alimenti della dieta hanno un alto contenuto di colesterolo. Tuttavia gran parte del colesterolo di cui l’uomo ha bisogno è fisiologicamente prodotto dal fegato e solo una minima parte di esso è assimilato con l’alimentazione.

La discrepanza fra la nostra alimentazione - spesso ricca di colesterolo - e l’effettivo bisogno dell’organismo di dosi supplementari di colesterolo fa si che molto spesso i livelli di colesterolo cattivo nel sangue risultino superiori alla norma. Altri parametri da tenere in considerazione sono la povertà della dieta in quello che è ritenuto il pasto più importante della giornata, la colazione. La dieta è inoltre sconsigliata a chi soffre di diabete per via degli eccessivi carichi di lavoro a cui sono sottoposti i reni.

La dieta Dukan è il frutto di 40 anni d’esperienza del medico nutrizionista Pierre Dukan. Si tratta di un metodo dimagrante strutturato in 4 fasi, due per perdere peso, due per stabilizzare il peso ritrovato. Questo metodo propone di dimagrire naturalmente ritornando agli alimenti delle origini della specie umana, quelli dei primi uomini dediti a caccia e raccolta. L’esercizio fisico è incluso in ogni fase del metodo e deve essere adattato a ciascuno. La camminata quotidiana rappresenta l’attività minima da eseguire; altre attività a piacere sono raccomandate, l’importante è fare movimento.

In parole povere: questi meccanismi inducono le persone che hanno seguito la dieta Dukan a prendere nuovamente peso in poco tempo. Anche la dieta Dukan riserva qualche sgradita sorpresa. Ulteriormente, a causa della mancanza di fibra nella prima parte della dieta, è possibile che si possa soffrire di costipazione e difficoltà di evacuazione.

La dieta Atkins, inventata dal cardiologo Robert Coleman Atkins negli anni 70 per controllare il diabete mellito, è la più famosa dieta iperproteica. Riduce di molto la quota carboidratica e pertanto costringe il corpo ad utilizzare i grassi e le proteine per ottenere energia. Con questo schema già dopo un paio di giorni le riserve glucidiche dell'organismo si esauriscono: bruciando i grassi, il nostro corpo è costretto a produrre corpi chetonici che -come abbiamo già detto - danno una serie di effetti collaterali.

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Un esagerato uso di proteine causa anche perdita del calcio con le urine nonchè aumento di colesterolo. In effetti potremmo considerare due parole chiave per spiegare il processo del dimagrimento: metabolismo e chetoni. In condizioni di giusto regime, il corpo riesce da solo a bruciare più grassi di quanto non faccia normalmente. Quando questo succede il nostro corpo produce un eccesso di chetoni.

Questi sono gli scarti, i prodotti del grasso metabolizzato. È questo il nostro scopo: l’utilizzazione delle riserve di grassi per le calorie e l’energia. Trarre i grassi dalle zone di scorta è una parte integrante di un effettivo processo di dimagrimento: l’organismo diventa un bruciatore di grassi. I chetoni vengono eliminati dal corpo con le urine. Questo effetto diuretico ha una parte utile e purificante nel processo di bruciatura dei grassi in aumento.

Secondo la concezione comune di dieta, chi intende perdere dei chili dovrebbe seguire un percorso molto più lento e meno aggressivo. Negli anni 70, con la scoperta dell’indice glicemico, le carote cotte destarono molto stupore e preoccupazione. In realtà, come abbiamo già scritto nell’articolo proprio sull’indice glicemico, questo parametro non è attendibile sulla salubrità o meno di un alimento.

Carote: Valori Nutrizionali e Benefici

Le carote sono uno degli ortaggi più comuni in cucina. La carota contiene poche calorie e pochi zuccheri per 100 g. vitamina A in quantità abbondante, che varia da 880-2300 µg/100 g. La vitamina A essendo liposolubile è assorbita se assieme alla carota mangi nello stesso pasto anche dei grassi (es. olio evo come condimento, una proteina grassa come il salmone o un formaggio).

Negli ultimi anni sono tornate nei supermercati le carote nere, viola e bianche. Perciò, puoi mangiare le carote anche 2-3 volte a settimana se ti piacciono, oppure anche di meno o non mangiarle proprio se non ti piacciono variando con altre verdure. Fondatore del Project inVictus e autore di Project Nutrition, il libro sulla nutrizione con più di 90 000 copie vendute, che unisce la teoria alla pratica su base scientifica. Laureato in Scienze Motorie e nella magistrale in Scienze della Nutrizione Umana. Per anni è stato Professore Universitario a contratto presso l'Università degli Studi di Milano.

Le carote sono radici commestibili consumate fin dall’antichità e apprezzate per il loro profilo nutrizionale, il sapore dolce e la consistenza croccante. Le carote in generale sono alimenti che forniscono poche calorie, circa 80 per una porzione da 200 grammi, date soprattutto da carboidrati, in particolare da zuccheri. Discorso diverso per vitamine e minerali, di cui queste radici rappresentano un’ottima fonte. Nelle carote crude troviamo infatti vitamine del gruppo B (tiamina, niacina, riboflavina), vitamina C o acido ascorbico e una serie di pigmenti della classe dei carotenoidi, che il nostro corpo converte in vitamina A.

Le principali differenze tra carote crude e carote cotte riguardano la maggiore o minore disponibilità di vitamina C, potassio, magnesio e pigmenti liposolubili come i carotenoidi e il licopene. Nelle carote crude sono presenti maggiori quantità di acido ascorbico e minerali, mentre i pigmenti antiossidanti liposolubili sono meno biodisponibili. Al contrario, nelle carote cotte si riducono le quantità di vitamina C e di alcuni minerali, ma i pigmenti liposolubili sono maggiormente disponibili soprattutto se le carote vengono tagliate e cotte con olio.

Carote Crude o Cotte?

Quindi è meglio mangiare carote crude o cotte? Le carote crude apportano numerosi benefici al nostro corpo. Innanzitutto le carote sono una fonte di carboidrati, macronutrienti che vengono utilizzati in processi metabolici che servono a dare energia e sono dunque indispensabili per far funzionare i nostri organi. Le carote contengono poi fibre solubili e insolubili, che contribuiscono a ridurre la fame nervosa e a migliorare la salute dell’intestino, favorendone il transito e nutrendo la flora batterica benefica che lo popola.

Le difese immunitarie, così come la funzione di tutte le cellule, vengono favorite anche dalla presenza di vitamine e minerali. Nelle carote crude in particolare sono presenti maggiori quantità di vitamina C e potassio. L’acido ascorbico ha azione antiossidante, è coinvolto nella produzione del collagene, una delle proteine più abbondanti nel nostro corpo, e svolge un ruolo importante anche per la funzione immunitaria.

I carotenoidi, gli antociani e le altre molecole antiossidanti presenti nelle diverse varietà di carote sono poi importanti per combattere l’eccesso di radicali liberi, alla base di invecchiamento e malattie correlate. Quando si pensa alle carote, le prime a venire in mente sono senza dubbio le carote arancioni. Certamente questa varietà di carote è la più diffusa e conosciuta, ma esistono altri tipi di carote che si distinguono per colore e proprietà. I vari tipi di carote devono la loro diversa colorazione alla prevalenza di uno o più pigmenti come carotenoidi, antociani, licopene, luteina.

Tutte le varietà di carote possono essere mangiate crude, oltre che cotte. Prima di mangiare le carote crude è bene lavarle con cura per eliminare eventuali tracce di terra e sporcizia. Eventualmente è possibile pelare le carote eliminando la parte più esterna della radice con un pelapatate o con un coltello. A questo punto le carote crude possono essere mangiate intere o tagliate a rondelle, listarelle o alla julienne e usate in vari modi.

Controindicazioni e Come Inserire le Carote nella Dieta

Il consumo di carote non presenta particolari controindicazioni. Se le carote vengono inserite in un contesto di dieta sana ed equilibrata, alternate ad altri alimenti e abbinate correttamente, possono essere mangiate da tutti. Gli unici possibili effetti collaterali del mangiare carote è un incremento della glicemia dopo il pasto e un accumulo di carotenoidi a livello dei tessuti, che può determinare un colorito aranciato della pelle.

Per ridurre l’impatto glicemico delle carote è sufficiente consumarle all’interno di un pasto equilibrato, accompagnate quindi da una fonte proteica. Come per molte altre diete fai da te, questo regime alimentare non è adatto a tutti e presenta alcune controindicazioni per la nostra salute, soprattutto per chi soffre alcune patologie. Si tratta di una dieta iperproteica, che prevede l’ingestione giornaliera di una quantità di proteine notevolmente superiore alle raccomandazioni scientifiche per una sana e corretta alimentazione.

La dieta Plank segue alcune semplici regole e può essere definita una dieta iperproteica con caratteristiche particolari. Inoltre è importante precisare che questo regime alimentare non è adatto a tutti: ha infatti alcune controindicazioni e non è a tutt’oggi sostenuto dall’intera comunità scientifica come piano alimentare salutare e bilanciato.

Assenza di zuccheri e carboidrati: nella maggior parte dei casi, trattandosi di un cambiamento dell’alimentazione di breve durata, la dieta Plank non causa danni permanenti, ma può determinare transitori stati di malessere come nausea, stanchezza, confusione mentale. Inoltre, l’assenza di una fase di mantenimento della dieta rende difficile il prolungamento a lungo termine dei benefici ottenuti.

Le diete alla moda come la Plank sfruttano l’effetto sensazionale e la scarsa conoscenza nutrizionale per promettere risultati rapidi. Questi approcci sono spesso sbilanciati e insostenibili e non insegnano a mangiare meglio. È importante sottolineare che la dieta Plank non è paragonabile a una dieta chetogenica ben formulata, né per efficacia metabolica né per sostenibilità. A differenza della Plank, infatti, una chetogenica studiata può ridurre l’appetito nel lungo termine grazie alla produzione di chetoni come il beta-idrossibutirrato, che agiscono su specifici segnali di regolazione della fame.

Come possiamo inserire le carote nella dieta? Ad esempio, le carote sono ottime a colazione e durante gli spuntini tagliate alla julienne o usate per preparare torte, muffin, frullati e centrifugati. Il beta-carotene, inoltre, è precursore della vitamina A: dopo essere stato assimilato dal nostro organismo, viene convertito in questa vitamina indispensabile per la funzionalità della vista, lo sviluppo delle ossa e la salute dell’apparato riproduttivo maschile e femminile.

L’alto contenuto di fibre rende le carote particolarmente sazianti e benefiche per l’intestino. La fibra alimentare migliora infatti il transito intestinale, regola l’assorbimento di grassi, colesterolo e zucchero, facilita il dimagrimento e favorisce la crescita di batteri buoni a livello intestinale. Le carote possono però essere cucinate anche in altri modi. Ad esempio si possono preparare lesse o bollite, a vapore e al microonde per un contorno leggero o per ottenere la polpa da usare poi in polpette o ripieni.

Le carote sono anche un ingrediente indispensabile per preparare soffritti, zuppe, minestre, passati di verdure o vellutate. Se ci si vuole concedere uno sfizio, si possono preparare le carote fritte: basta tagliarle a listarelle e tuffarle nell’olio caldo oppure impanarle o passarle in una pastella di acqua e farina prima della cottura. Le carote crude e tagliate alla julienne si possono infine usare negli impasti di torte dolci e muffin, oltre che gustare così o aggiunte alle insalate.

Le carote sono un alimento facilmente digeribile, ricche di fibre, vitamine e minerali ma povere di grassi e di calorie. Possono essere inserite nella dieta di adulti, bambini e persone anziane e non hanno controindicazioni. Poiché le fibre rallentano l’assorbimento di grassi, colesterolo e zucchero, le carote sono adatte anche a chi deve tenere sotto controllo i livelli di trigliceridi, colesterolo “cattivo” e glicemia.

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