Demenza Vascolare e Dimagrimento: Cause, Sintomi e Approcci Terapeutici

La demenza vascolare è un deterioramento cognitivo acuto o cronico causato da infarti cerebrali diffusi o focali, spesso correlati a malattie cerebrovascolari. Questa condizione rappresenta un deterioramento cognitivo globale, cronico e generalmente irreversibile, che si verifica in persone con fattori di rischio vascolare come ipertensione, diabete, iperlipidemia e fumo, o che hanno già subito ictus.

È importante notare che quasi sempre un'altra condizione morbosa, solitamente un disturbo cerebrale cronico, può essere presente. Rispetto alla malattia di Alzheimer, la demenza vascolare tende a causare la perdita di memoria più tardi e ad influenzare la funzione esecutiva più precocemente.

Cause e Fattori di Rischio

Le cause della demenza vascolare possono essere molteplici, tra cui:

  • Ictus
  • Demenza mista (compartecipazione tra morbo di Alzheimer e ictus o malattia dei piccoli vasi sanguigni)
  • Demenza multi-infartuale
  • Aterosclerosi

I fattori di rischio includono:

  • Fattori genetici (predisposizione all'ipertensione)
  • Cattivo stile di vita

Sintomi e Diagnosi

Il deficit cognitivo nella demenza vascolare può essere focale, con la memoria a breve termine meno coinvolta rispetto ad altre forme di demenza. Poiché la perdita può essere focale, i pazienti possono conservare più aspetti della funzione mentale ed essere maggiormente consapevoli del loro deficit.

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La diagnosi di demenza vascolare è generalmente simile alla diagnosi di altre forme di demenza e comprende anche tecniche di neuroimaging. La conferma richiede una storia di ictus o l'evidenza di una causa vascolare per la demenza rilevata grazie al neuroimaging, e si basa su:

  • Deterioramento a gradino
  • Sintomi neurologici focali
  • Evidenza di aterosclerosi coesistente

Per la diagnosi, si possono utilizzare strumenti come la scala ischemica di Hachinski, dove un punteggio inferiore a 4 suggerisce una forma di demenza primaria (es. malattia di Alzheimer).

L'Importanza della Nutrizione nella Demenza

Molti studi su alimentazione e demenza riguardano i problemi etici e l’efficacia dell’alimentazione artificiale nelle fasi terminali. Il rischio di malnutrizione nella demenza è notoriamente elevato, con percentuali variabili dal 15 al 50% dei casi, a seconda del setting di cura e delle fasi di malattia considerate. L’impegno assistenziale richiesto per prevenire tale condizione è rilevante e si stima rappresenti il 25% dei costi assistenziali totali.

Dal punto di vista cognitivo, la compromissione della memoria, della percezione, delle funzioni esecutive, i deficit dell’attenzione, i disturbi della coordinazione motoria, l’agnosia e le difficoltà comunicative possono essere in gioco. Disturbi specifici del riconoscimento dei sapori e degli odori possono essere elicitati nei pazienti con demenza Fronto-Temporale.

A fronte di ciò l’atto dell’alimentarsi è una delle ultime funzioni del quotidiano ad essere completamente persa. Il cibo svolge infatti una funzione evocatrice di mappe cognitive individuali e di emotività ad esse connesse, rimanda quindi ad esperienze individuali di vita e rimane una delle fonti di maggior piacere. Da ultimo il cibo rappresenta al tempo stesso un’irrinunciabile fonte di energia che condiziona la possibilità di far fronte alla routine quotidiana, assai molto più faticosa in presenza di danno cognitivo.

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Valutazione Multidimensionale e Piani Personalizzati di Nutrizione

La progettazione di un piano personalizzato di nutrizione per la persona affetta da demenza, considerati i numerosi fattori che possono modificare gli equilibri nutrizionali e la loro variabile compresenza, richiede l’utilizzo di modelli valutativi multidimensionali.

Il “Ciclo di gestione della qualità per la nutrizione geriatrica” proposto dal modello GentleCare coinvolge l’équipe multiprofessionale e delinea le fasi metodologiche da percorrere per giungere alla formulazione di un piano personale completo di nutrizione: il concetto di personalizzazione della cura dirige ogni passo del ciclo e rappresenta il principio ispiratore di ogni forma di intervento professionale.

La seconda fase concerne la valutazione nutrizionale: sono qui vagliati i fattori che influenzano gli aspetti fisiologici della nutrizione. Per ciascun individuo è necessario indagare la funzione della deglutizione al fine di valutare se le alterazioni sono sostenute da una base organica neurologica, se derivano dalla disfunzione cognitiva, da cattive tecniche di alimentazione e/o da alterata postura non corretta mediante adeguati posizionamenti al tavolo.

Lo “Stress Profile”, ottenuto tramite l’osservazione del paziente nelle 24 ore, permette di analizzare il comportamento della persona nel contesto ambientale, correlando le attività in corso, le interazioni con l’ambiente umano e con lo spazio fisico, in cui assumono particolare rilevanza le caratteristiche di sonorità ed illuminazione. Uno studio di tali rilevazioni può consentire di individuare i fattori di stress ambientali, il momento in cui si manifestano e i loro effetti sul comportamento. L’uso di scale di osservazione del comportamento, specifiche per il momento del pasto, quale la Edinburgh Feeding Evaluation in Dementia Scale, possono essere di aiuto nel definire l’approccio al problema.

L ’efficacia e la sostenibilità dei risultati raggiunti con il piano dipendono poi dai livelli di condivisione che si stabiliscono tra i membri dell’équipe multidisciplinare, dal grado di complementarietà e coerenza tra i programmi assistenziali, riabilitativi ed infermieristici, dalla validità dei sistemi di monitoraggio adottati e dalla flessibilità organizzativa in funzione delle esigenze dei singoli.

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Il risultato delle valutazioni e dei programmi impostati si sostanzierà nella pianificazione di una routine nutrizionale finalizzata a ridurre il rischio di malnutrizione tramite la valorizzazione delle abilità residue, la restituzione di possibili gradi di autonomia e il reinserimento dell’attività del “mangiare”, con tutto il suo contenuto simbolico-emotivo, nel contesto della vita quotidiana. Il tema del recupero delle energie, necessario per affrontare la quotidianità, è parte centrale della routine giornaliera prevista nel modello GentleCare.

Il piano nutrizionale ha quindi questo scopo e prevede un’organizzazione nelle 24 ore e la scelta di cibi ad alto contenuto energetico, salvo controindicazioni specifiche. Nella nostra esperienza è l’orologio nutrizionale. Questo sistema non incoraggia a mangiare qualsiasi cosa a qualsiasi ora, esso infatti non rimanda all’errata nozione di “pascolo”, o all’uso moderno del buffet, ma riconduce ad un concetto di flessibilità e di capacità interpretativa delle richieste della singola persona.

Le strategie utilizzate, oltre ad inglobare una particolare attenzione per le abitudini e gli aspetti volitivi, tengono anche in considerazione modalità alternative di consumazione dei pasti. A scopo esemplificativo si possono considerare i finger foods che sono una valida alternativa quando siano presenti difficoltà prassiche o disturbi attentivi o disturbi del comportamento quali il wandering, o l’insonnia. La predisposizione facilitata della tavola con uso adeguato dei contrasti, è riservata alle persone che hanno difficoltà di tipo percettivo o prassico. L’uso di reminiscenze con la discussione di ricette, la preparazione di piatti tradizionali, i festeggiamenti di particolari ricorrenze possono inoltre contribuire a restituire al cibo il suo valore sociale e rendere l’esperienza del pasto gradevole.

Le difficoltà dell’alimentazione nella persona affetta da demenza riconoscono cause molteplici e ampiamente interagenti. La valutazione e la selezione delle strategie di intervento efficaci è più difficile quando viene erroneamente ricercata e trattata una sola causa.

Trattamenti e Gestione

La cosa migliore da fare, quando si soffre del cosiddetto deterioramento vascolare cognitivo, è cambiare il proprio stile di vita e assumerne uno più sano. I trattamenti medici possono includere:

  • Farmaci contro l'ipertensione
  • Inibitori dell'acetilcolinesterasi e memantina
  • Farmaci contro le condizioni patologiche favorenti
  • Cerebrolysin (in fase di approvazione)

Le terapie non farmacologiche includono:

  • Stimolazione cognitiva
  • Terapia di orientamento alla realtà (ROT)
  • Metodo Validation (VT)
  • Terapia comportamentale
  • Fisioterapia
  • Terapia del linguaggio

Dimagrimento Involontario: Un Sintomo da Non Sottovalutare

È importante identificare tempestivamente situazioni di dimagrimento involontario, che potrebbero essere la conseguenza di una malattia severa o cronica. In linea generale il peso corporeo raggiunge un massimo intorno alla sesta decade di vita, si mantiene stabile fino agli 80 anni, per poi calare gradualmente.

Le cause della perdita di peso non intenzionale sono diverse e possono essere di origine psicosociale o di natura organica. Spesso l’identificazione della causa è facile, mentre in alcuni casi è necessario andare a indagare più a fondo per capire dove risieda l’origine di questo disturbo.

Cause Comuni di Dimagrimento Involontario

  • Depressione: influenza l'alimentazione sia in eccesso che in difetto.
  • Demenza: qualsiasi causa di deterioramento organico della funzione del cervello.
  • Mancata autonomia: difficoltà nello svolgere le attività della vita quotidiana (ADL e IADL).

Ai fini di una corretta diagnosi è importante innanzitutto accertarsi che la perdita di peso sia involontaria. È poi utile indagare la sfera dell’appetito: se nonostante la perdita di peso il soggetto ha fame e si nutre normalmente potrebbe trattarsi di ipertiroidismo o di diabete.

Disturbi Alimentari e Alzheimer

Tra le persone malate di Alzheimer sono molto diffusi i disturbi alimentari, che possono trasformarsi anche in comportamenti inappropriati. In genere questo disturbo compare nelle fasi intermedia e avanzata della malattia e talvolta la loro comparsa è del tutto imprevedibile e improvvisa e potrebbe essere collegata in qualche maniera alla presenza di malattie organiche o all’assunzione di alcuni farmaci.

Molti anziani che soffrono di forme di demenza, tra i tanti sintomi che manifestano, perdono l’appetito. Nelle fasi avanzate della malattia può diventare utile, per facilitare l’alimentazione, usare il biberon per aiutare la deglutizione o tritare il cibo solido per aiutarlo nella masticazione.

Per evitare che il malato porti alla bocca tutto quello che trova in giro, la cosa migliore da fare è verificare che nell’ambiente non ci siano oggetti in giro.

Obesità e Rischio di Alzheimer

L'indice di massa corporea (BMI), che indica il sovrappeso e l'obesità, può indicare il rischio dell'Alzheimer. Maggiore è il BMI, maggiore è il rischio di deterioramento cognitivo, poiché l'obesità è solitamente accompagnata da vari disturbi metabolici come il diabete. Uno studio ha scoperto che la tendenza generale alla diminuzione del BMI era associata a un aumento del rischio di sviluppare la demenza. Tuttavia, una perdita di peso inaspettata dopo la mezza età potrebbe essere un segnale di allarme.

Conclusioni

La gestione della demenza vascolare e del dimagrimento richiede un approccio olistico e personalizzato, che tenga conto dei fattori fisici, cognitivi ed emotivi del paziente. Un piano di nutrizione adeguato e un ambiente di cura supportivo possono migliorare significativamente la qualità della vita delle persone affette da demenza.

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