Dieta Chetogenica: Pro e Contro secondo Bressanini

La parola dieta deriva dal latino "diaeta" e significa "stile di vita", ma anche "regime alimentare". Oggi la parola dieta, tuttavia, viene associata principalmente al particolare regime alimentare da adottare per il raggiungimento di un determinato obiettivo, che può essere legato a questioni di salute, o alla semplice volontà di dimagrire. Naturalmente non esiste una sola dieta, ma ci sono tantissime tipologie a seconda dell'obiettivo da raggiungere e le caratteristiche individuali di ciascuno di noi.

Si discute molto ultimamente su quale sia il rapporto ottimale tra carboidrati, lipidi e proteine in una dieta del maratoneta, ci sono studi che stanno valutando addirittura una dieta chetogenica. Siamo solo agli inizi di questi studi e già comunque si percepisce che lavori ad alta intensità non possono essere affrontati con bassi livelli di zuccheri, mentre aumentare il contenuto di grassi e proteine potrebbe avere delle conseguenze positive sul miglioramento della performance.

Adesso si parla molto di digiuno, di dieta chetogenica, ma siamo ancora lontani dal capire quale siano le percentuali dei nutrienti ottimali, utili e che non portino a situazioni pericolose. D’altronde ancora non ci sono studi importanti che affrontino le conseguenze dei corpi chetonici, ricordo che fino ad oggi sono stati visti come molto negativi per il nostro organismo.

Per valutare l’effetto di questo regime alimentare sul tumore e sull’organismo, i ricercatori hanno studiato topi di laboratorio con cachessia, sottoposti a dieta chetogenica. In estrema sintesi, le cellule del tumore muoiono a causa di un processo di morte cellulare, chiamato ferroptosi, che è innescato dai cambiamenti metabolici della dieta chetogenica.

“Il trattamento con un corticosteroide sintetico (desametasone) ritarda l’insorgenza di cachessia e migliora la sopravvivenza dei topi nutriti con dieta chetogenica, pur preservando la risposta antitumorale” hanno detto i ricercatori. “Il nostro studio ha messo in luce la necessità di valutare gli effetti di interventi sistemici sul tumore e sulla persona in toto per determinarne in modo accurato le potenzialità terapeutiche.

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"Fa bene o fa male? E' la domanda che più spesso mi fanno sui social: dalla soia alla chetogenica dal caffè all'acqua del rubinetto.

Qualche lettore si potrebbe stupire: una caloria non “ingrassa” nella stessa maniera, indipendentemente che provenga da carboidrati, proteine o grassi? La risposta è no. O meglio, non necessariamente. Le vie metaboliche sono diverse e possono avere una “inefficienza termodinamica” diversa.

Risalgono a circa 40 anni fa i primi studi che suggerivano l’idea che, a parità di calorie totali assunte, diete con un tenore di proteine più alto o più basso dell’ottimale (stimato attorno al 15% delle calorie) fossero “metabolicamente inefficienti” e potessero portare ad una variazione di peso diversa nei vari casi, dovuta al fatto che il metabolismo di grassi, carboidrati e proteine porta ad una dispersione diversa di calore corporeo -la termogenesi- anche nei momenti di inattività.

Ecco perché negli ultimi decenni sono diventate di moda diete dimagranti che pongono l’accento sulla diversa ripartizione di grassi, carboidrati e proteine nel cibo consumato. Negli ultimi anni in particolare sono diventate popolari le diete ad alto contenuto proteico.

Ciò che differenzia questo studio da altri effettuati in passato è che 25 persone tra i 18 e i 35 anni (16 uomini e 9 donne) sono state rinchiuse in un laboratorio (chiamato unità metabolica) per circa 3 mesi e il loro consumo energetico, i loro pasti, il peso e la percentuale di grasso corporeo sono stati accuratamente misurati durante tutto l’esperimento.

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Le prime 2-4 settimane di permanenza nel laboratorio sono servite a stabilire per ogni partecipante la quantità di calorie necessarie da assumere per mantenere costante il proprio peso. Nelle otto settimane successive sono stati nutriti con il 40% in più delle calorie a loro necessarie, un eccesso di mille kcal al giorno.

I partecipanti sono stati divisi in tre gruppi, assumendo il 5%, il 15% o il 25% di calorie dalle proteine. I pasti erano preparati e serviti dai ricercatori, che osservavano anche che i partecipanti mangiassero tutto senza avanzare nulla. Le fonti di proteine erano tacchino, pollo, tonno e maiale.

Durante e alla fine dello studio i ricercatori hanno sia pesato ogni soggetto che misurato la percentuale di grasso corporeo e misurato il consumo energetico. Alla fine dell’esperimento tutti i soggetti erano aumentati di peso.

Ma questo ovviamente c’era da aspettarselo visto che sono stati nutriti con 1000 kcal in eccesso ogni giorno. I soggetti che avevano seguito una dieta povera di proteine (il 5% delle calorie totali) ha guadagnato circa 3 kg di peso corporeo, mentre il gruppo del 15% e 25% ha guadagnato quasi il doppio del peso: 6 e 6.5 kg.

La seconda sorpresa è stata che l’aumento di grasso corporeo è risultato lo stesso nelle tre tipologie di dieta: circa 3.5 kg. Le calorie in eccesso sono state accumulate dal nostro corpo sotto forma di grasso nello stesso modo, indipendentemente dalla loro provenienza.

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In altre parole, mangiando più cibo del necessario l’aumento di grasso corporeo è indipendente dalla particolare composizione della dieta: contano solo le calorie totali. Non è tanto quello che mangiamo ma quanto ne mangiamo che importa nell’accumulo di grasso corporeo.

Il corpo, quando si trova ad avere un eccesso di calorie, ne trasforma una certa quantità in grasso, non importa se provengono da carboidrati, proteine o grassi. La percentuale di proteine ingerite invece ha influenzato la massa corporea magra, tra cui la massa muscolare, che nella dieta al 5% è diminuita, mentre nelle diete al 15% e al 25% è aumentata.

È vero anche il contrario? Assumendo meno calorie di quelle necessarie per mantenere la massa corporea e tenendole costanti ma variando la percentuale di proteine nella dieta, questo influenzerebbe la riduzione di grasso corporeo? L’opinione dei ricercatori è che probabilmente non verrebbe influenzato, e che anche la riduzione di grasso corporeo dipenda dalle calorie totali ingerite e non della percentuale di grassi, carboidrati e proteine. Questo però dovrà essere verificato in uno studio futuro.

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