L’insufficienza renale cronica rappresenta una sfida clinica considerevole per la salute pubblica a livello globale. Le cause di tale condizione possono essere molteplici, con diabete e ipertensione che emergono come fattori di rischio primari, capaci di accelerare la progressione della patologia verso uno stadio terminale.
Oltre a questi fattori, è importante considerare il ruolo dell'omocisteina, il cui metabolismo è regolato dalle vitamine del gruppo B e da enzimi specifici come il metilentetraidrofolato reduttasi (MTHFR) e la metionina sintetasi (MAT). Un livello elevato di omocisteina può avere un impatto significativo sul malfunzionamento cronico dei reni. Secondo l’OMS, un valore ematico di omocisteina fino a 13 µmoli/l è considerato nella norma. Studi scientifici hanno evidenziato una correlazione inversa tra i valori della Velocità di Filtrazione Glomerulare (GFR) e i livelli plasmatici di omocisteina.
Nonostante il percorso fisiopatologico che collega il livello di omocisteina e il rischio di microalbuminuria non sia ancora del tutto chiaro, un'ipotesi plausibile suggerisce che un livello elevato di omocisteina possa danneggiare le cellule. In questi casi, una giusta alimentazione può essere un valido aiuto.
Alimentazione e Insufficienza Renale
Per chi soffre di patologie renali serie, è essenziale un trattamento medico, spesso rappresentato dalla dialisi o dal trapianto di organo. Tra le complicanze associate all’insufficienza renale si annoverano complicanze cardiovascolari, diabete e ipertensione.
Una corretta alimentazione gioca un ruolo cruciale nel gestire questa condizione. Vanno ridotti gli alimenti proteici di origine animale (come carne, pesce, uova e latticini) e, in misura minore, le proteine vegetali (legumi). È fondamentale fare attenzione al sale da cucina e al fosforo, evitando o riducendo alimenti come salumi, frutta secca, legumi, cioccolato, crostacei e tuorlo d'uovo. Si possono consumare in piccole quantità alimenti come latte, yogurt, legumi freschi, pesce e formaggi freschi, che contengono minori quantità di fosforo.
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Cosa mangiare allora per abbassare le concentrazioni plasmatiche di omocisteina? Serve una dieta sana, bilanciata e completa dei macronutrienti essenziali. I livelli di assunzione giornalieri consigliati di acido folico sono circa 200-1000 mcg/die. Per raggiungere i livelli minimi basterebbero almeno 5 porzioni di frutta e verdura al giorno.
La Dieta Chetogenica: Un Approccio Valido?
Negli ultimi anni, l'interesse per le diete chetogeniche è cresciuto notevolmente. Contrariamente a una convinzione diffusa, la dieta chetogenica non è necessariamente iperproteica e dannosa per i reni. Una chetogenica ben implementata è un regime alimentare sostanzialmente normoproteico, in linea con le principali raccomandazioni delle società scientifiche di dietologia.
Esistono svariati protocolli chetogenici dove il contenuto proteico varia sensibilmente. Uno dei falsi miti da sfatare riguarda la pericolosità di questo regime alimentare per la corretta funzione renale. Una ricerca americana avrebbe messo in luce i rischi a lungo termine che una dieta chetogenica potrebbe avere per l’organismo umano. È proprio sulla salute dei reni che si concentrano le preoccupazioni maggiori.
È importante sottolineare che le diete chetogeniche non sono necessariamente ricche di proteine. Il presupposto sbagliato di molte ricerche scientifiche è quello di identificare le diete chetogeniche con diete iperproteiche, cosa non sempre corretta.
La dieta chetogenica è un regime alimentare povero di carboidrati ma ricco di proteine e grassi, mirato alla perdita di peso. La chetosi può essere raggiunta dopo alcuni giorni di digiuno totale, che però non sarebbero sostenibili per l’organismo: la dieta chetogenica “inganna” il corpo, privandolo dei carboidrati, per indurlo ad agire come dopo un digiuno, cioè a usare i grassi come fonte energetica, perdendo così peso.
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- 75% grassi: I grassi considerati sani dalla dieta chetogenica sono i grassi saturi, i grassi monoinsaturi e alcuni tipi di grassi polinsaturi (PUFA), in particolare gli acidi grassi omega-3. Il consiglio è quello di includere tutti i tipi di grassi nella propria alimentazione quotidiana, con un’enfasi maggiore su quelli saturi.
- 20% proteine: Secondo la dieta cheto, sono da privilegiare le fonti proteiche più ricche di grassi.
L’approccio dietetico chetogenico può essere personalizzato considerando diversi “protocolli”, compresa la dieta chetogenica classica (CKD), la dieta chetogenica ipocalorica (LCKD), la dieta chetogenica a bassissimo contenuto calorico (VLCKD), la dieta chetogenica isocalorica (ICKD) e la dieta chetogenica modificata (MKD).
Quando la dieta è anche a basso in contenuto di energia, sussiste una rapida perdita di peso e diversi miglioramenti del profilo metabolico, dovuti principalmente a una diminuzione livelli di insulina e aumento dei livelli di glucagone, oltre alla chetosi. La KD è stata anche associata a effetti antiossidanti, generandone una quantità ridotta dei ROS (specie reattive dell’ossigeno) e rimodellando il microbiota intestinale. La rapida perdita di peso potrebbe essere dovuta all’impatto dei corpi chetonici sulla diminuzione di appetito e senso della fame.
Poiché nel corso del tempo sono state sviluppate diverse KD, è difficile fornire uno standard definizione di un “protocollo chetogenico”. A questo proposito molte aziende si stanno specializzando nella produzione di alimenti modificati dal punto di vista tecnologico che, nonostante siano a basso contenuto di carboidrati, permettono di ampliare le scelte del paziente, rendendole così più conformi allo schema proposto.
Recentemente, la dieta chetogenica (KD) ha suscitato notevole interesse per il trattamento dell’IR e per il controllo del metabolismo dei carboidrati, e ha dimostrato di essere benefica per diverse condizioni dismetaboliche, compresa la PCOS. Gli impatti positivi dati dalla KD sono il miglioramento della salute cardiometabolica, la diminuzione dei livelli di androgeni (testosterone), dell’irsutismo, delle irregolarità del ciclo mestruale e la perdita di peso.
Come già sottolineato, la KD prevede l’esclusione degli alimenti, tra cui cereali e derivati, frutta, verdure di vario tipo e alcuni latticini. Ne consegue una ridotta assunzione di alcune vitamine e minerali, come calcio, vitamina D, potassio, sodio e magnesio, di cui i pazienti potrebbero sviluppare una carenza. Per questo motivo è essenziale integrare con vitamine/minerali.
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Sebbene transitori, sono diversi gli effetti collaterali che possono manifestarsi nei soggetti che seguono un KD. Infatti, la riduzione dell’apporto energetico e di carboidrati e la formazione di corpi chetonici possono portare alla comparsa di affaticamento, mal di testa, ipoglicemia e alitosi. Il mancato apporto di fibre può invece portare a stitichezza e disturbi intestinali. Tuttavia, questi effetti di solito si risolvono entro pochi giorni o settimane dall’inizio della KD.
Uno dei maggiori rischi della dieta ad alto contenuto di grassi di origine animale è lo sviluppo di calcoli renali, infatti, l'acidosi causata dalla dieta chetogenica, favorisce il rischio litiasico abbassando il citrato urinario e i livelli di pH mentre aumenta quelli di calcio urinario. Un altro potenziale rischio delle diete chetogeniche a base animale è la comparsa di albuminuria e proteinuria, alla base del danno d’organo che innesca il deterioramento della funzione renale. Infatti, potrebbero causare disidratazione, affaticamento, cefalea, nausea, costipazione, specialmente i primi tempi; potrebbero verificarsi anche epatite, pancreatite, iperuricemia, iperlipidemia, ipomagnesemia e iponatriemia.
Inoltre, sebbene le diete chetogene “classiche” non siano necessariamente iperproteiche (>1,5 g/kg/die), quelle utilizzate per la perdita di peso spesso oltrepassano questo limite arrivando a consumi proteici fino ai 2,0 g/kg/die.
Studio sull'Effetto della Dieta Chetogenica sulla Funzione Renale
Recentemente, si sta studiando se la dieta chetogenica sia una buona opzione per i pazienti con danni renali. Uno studio ha valutato l’effetto di una dieta chetogenica (una dieta cheto un pò particolare) sulla funzione renale in pazienti con lieve compromissione della funzionalità renale.
Lo studio in questione (Bruci et al., 2020) è uno studio dal vivo, osservativo e prospettico, effettuato su 92 pazienti con obesità, seguiti per tre mesi. L’intervento è stato un VLCKD (Very Low Calorie Ketogenic Diet).
Risultati dello Studio
I risultati hanno mostrato un leggero aumento delle proteine viscerali come l’albumina, e un leggero aumento di calcio e fosforo (senza andare al di fuori dai parametri normali) che può essere semplicemente attribuito all’emoconcentrazione. I livelli di PTH, un ormone che regola il metabolismo fosfo-calcico, sono rimasti invariati, rassicurando sulla stabilità della massa ossea. I livelli di ferritina sono diminuiti, riflettendo una minore infiammazione sistemica nei pazienti che hanno seguito la VLCKD.
La scoperta più interessante è stata che, all’interno del gruppo con funzione renale leggermente alterata (GFR 60-90 o stadio 2 CRI) una grande percentuale (27%) ha recuperato la funzione renale, aumentando la sua velocità di filtrazione glomerulare superiore a 90 ml/min/kg2. L’urea (BUN o azoto ureico nel sangue) è leggermente aumentata, come conseguenza dell’aumento del metabolismo proteico in quanto è una dieta relativamente iperproteica.
Che tipo di proteina si consiglia?
Nella malattia renale cronica, la fonte proteica è importante tanto quanto la sua quantità totale. Dobbiamo fare diverse distinzioni:
- Le proteine della carne rossa sono sconsigliate dalla maggior parte delle linee guida di pratica clinica.
- Le proteine delle carni bianche, pesce e uova sembrano avere un effetto neutro e quindi non peggiorano la funzione renale.
- Le proteine proveniente da fonti vegetali potrebbe persino avere un effetto protettivo dei reni ed è il campo in cui si sta invesigando di più attualmente nel campo della dietetica in nefrologia.
Tabella Riassuntiva Effetti della Dieta Chetogenica
| Parametro | Effetto |
|---|---|
| Funzione Renale (GFR 60-90) | Miglioramento nel 27% dei pazienti |
| Urea (BUN) | Leggero aumento |
| Proteine Viscerali (Albumina) | Leggero aumento |
| Calcio e Fosforo | Leggero aumento (nei parametri normali) |
| PTH | Nessuna variazione |
| Ferritina | Diminuzione |
Riferimenti Bibliografici
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