Dieta Chetogenica e Salute Renale: Verità e Falsi Miti

Negli ultimi anni, l'interesse per le diete chetogeniche è aumentato esponenzialmente. Tuttavia, vi è una convinzione diffusa che la chetogenica sia una dieta iperproteica particolarmente dannosa per i reni. Ma si tratta per lo più di affermazioni senza fondamento scientifico. La verità è che in tanti parlano della dieta chetogenica, dei suoi pro e dei suoi contro, ma sono in pochi a conoscerla davvero. Uno dei falsi miti che vorrei sfatare oggi è proprio quello che riguarda la pericolosità di questo regime alimentare per la corretta funzione renale.

Cos'è la Dieta Chetogenica?

Normalmente, infatti, il nostro corpo produce energia dal glucosio che ricava dai carboidrati introdotti con l’alimentazione. La dieta chetogenica si basa su un apporto molto basso o nullo di zuccheri (o carboidrati), un normale apporto di proteine ed è ricca di grassi. Tale regime alimentare induce nell’organismo la “chetosi”, una condizione che porta il cervello e quindi l’organismo ad utilizzare i “corpi chetonici” insieme ai lipidi come fonte di energia.

Chetosi vs. Chetoacidosi

Si ritiene erroneamente che la dieta chetogenica sia una strategia alimentare pericolosa e che possa portare a rischi per la salute. Chi lo afferma confonde la chetosi con la chetoacidosi. La chetosi è una condizione del tutto fisiologica che si verifica durante una restrizione glucidica o durante il digiuno. Se non fosse esistita la chetosi l’essere umano si sarebbe estinto. La chetoacidosi invece è una condizione patologica, che può verificarsi nei soggetti affetti da diabete mellito di tipo 1.

La Dieta Chetogenica è Davvero Dannosa per i Reni?

Non ci sono evidenze per cui una dieta chetogenica possa essere dannosa per i reni. Anzi, uno studio pubblicato su Nutrients a gennaio 2020 ha dimostrato che la dieta chetogenica è sicura ed efficace anche in soggetti con lieve insufficienza renale.

Nel paragrafo precedente ti ho portato all’attenzione uno studio che analizza i rischi di una chetogenica per i reni. Nel report viene esplicitamente affermato che: “Il valore accettato per il livello di assunzione sicuro è di 0,83 g/Kg al giorno per le proteine”. Le diete chetogeniche non sono necessariamente ricche di proteine. Una chetogenica ben implementata è un regime alimentare sostanzialmente normoproteico, in linea con le principali raccomandazioni delle società scientifiche di dietologia. Il presupposto sbagliato di molte ricerche scientifiche è quello di identificare le diete chetogeniche con diete iperproteiche (cosa non sempre corretta).

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È sbagliato, infatti i carboidrati sono i responsabili dell’accumulo del grasso sul fegato, quindi, con la dieta chetogenica si ha l’effetto contrario.

Il Ruolo delle Proteine

“Chetogenica iperproteica” è un ossimoro. Difatti, un eccesso di proteine si converte in glucosio per un processo chiamato gluconeogenesi. Se ciò accade, la chetosi viene compromessa. Ecco perché la dieta chetogenica non può essere iperproteica. Nelle diete chetogeniche per dimagrire (VLCKD) la dieta è normoproteica, in quanto è necessario fornire la giusta quantità di proteine per salvaguardare il tessuto magro.

Inoltre, sebbene le diete chetogene “classiche” non siano necessariamente iperproteiche (>1,5 g/kg/die), quelle utilizzate per la perdita di peso spesso oltrepassano questo limite arrivando a consumi proteici fino ai 2,0 g/kg/die.

Benefici Metabolici e Composizione Corporea

Perdere massa magra non è uno dei rischi in cui si incorre durante una dieta chetogenica. A spiegarlo è la biochimica, in particolare il Ciclo di Randle, secondo il quale esiste una competizione tra metabolismo degli zuccheri e quello dei grassi. In poche parole, quando si entra in chetosi e l’organismo umano sfrutta i grassi a scopo energetico, le richieste di glucosio scendono a tal punto che non è più necessario “smontare” le proteine muscolari per generare glucosio.

Non esiste competizione tra metabolismo di zuccheri e grassi: quando si va in chetosi, l’organismo utilizza i grassi per produrre energia. In questo modo le richieste di glucosio diminuiscono e non occorre intaccare le proteine muscolari per generarne altro.

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Le diete chetogeniche non causano una perdita della massa muscolare, anzi il loro effetto è decisamente opposto.

  • Perdita di grasso corporeo: in condizioni di bassi livelli di insulina e alti livelli di glucagone, l’attivazione della lipolisi e lo stato di chetosi forniscono gli acidi grassi e i corpi chetonici come fonte di combustibile preferite per la maggior parte dei tessuti.
  • Mantenimento del tessuto muscolare: come abbiamo appena accennato, l’organismo si rifornisce di energia a partire dagli acidi grassi di riserva.
  • Vantaggio metabolico: l’utilizzo, a fini energetici, di substrati diversi dai carboidrati sembra essere un processo “costoso” per l’organismo e può portare a un maggiore consumo calorico. Il ruolo del dispendio energetico per la gluconeogenesi, sommato all’effetto termico delle proteine, è stato confermato da diversi autori.

Dieta Chetogenica e Malattia Renale Policistica (PKD)

Buone notizie per coloro che soffrono della malattia del rene policistico (polycystic kidney disease, PKD): uno studio tedesco ha dimostrato che la scelta del regime alimentare può offrire un’opportunità per controllare la malattia. Nello specifico, i ricercatori dell’Università di Colonia hanno osservato che i pazienti con PKD assegnati a una dieta chetogenica per 3 mesi vedevano diminuire la massa grassa e aumentare la velocità di filtrazione glomerulare. Alla fine del periodo di intervento la funzionalità renale appariva migliorata, un dato promettente che andrà esplorato con studi più lunghi.

La malattia del rene policistico autosomica dominante (ADPKD) è la malattia monogenica più comune, caratterizzata dalla formazione di cisti renali bilaterali che aumentano di numero e di dimensioni nel corso della vita del paziente. Alcune ricerche hanno mostrato che l’ADPKD si associa ad anomalie metaboliche, come un effetto Warburg pronunciato (per cui le cellule usano la glicolisi invece della respirazione cellulare per produrre energia) e difetti nell’ossidazione e nella sintesi degli acidi grassi. Studi in vitro hanno indicato che le cellule epiteliali che rivestono le cisti sono dipendenti dal glucosio. Studi in modelli animali hanno suggerito che promuovere il metabolismo chetogenetico (per cui l’organismo consuma grassi invece di zuccheri per produrre energia) contrasta la crescita delle cisti e ha effetti benefici sulla funzionalità renale. Da qui l’interesse a valutare l’effetto di una dieta chetogenica (povera di carboidrati e ricca di proteine e soprattutto di grassi) nei pazienti con ADPKD.

Lo studio KETO-ADPKD ha arruolato 66 pazienti, divisi, random, in tre gruppi omogenei: al primo è stata assegnata una dieta chetogenica (KD), al secondo il “digiuno ad acqua” (water fasting [WF], per 3 giorni al mese potevano consumare solo acqua) e al terzo (gruppo controllo) sono stati dati i normali consigli dietetici destinati ai pazienti che soffrono di questa patologia. Il 95% dei pazienti del gruppo KD e l’85% dei pazienti del gruppo WF hanno affermato che la dieta a loro assegnata era fattibile. Sia la dieta chetogenica che il digiuno ad acqua hanno ridotto la chetogenesi, come dimostrato dalla misurazione dell’acetone nel sangue e nel respiro. La sola dieta chetogenica ha portato a una riduzione significativa della massa grassa e del volume epatico e a una riduzione non statisticamente significativa del volume renale. Mentre i pazienti del gruppo controllo e del gruppo WF al termine dei 3 mesi mostravano un declino progressivo della funzionalità renale, i pazienti del gruppo KD mostravano un miglioramento. Dal punto di vista della sicurezza, sono stati registrati solo eventi lievi - principalmente sintomi simil-influenzali nei pazienti del gruppo KD - e transienti.

Gruppo Dieta Massa Grassa Volume Epatico Volume Renale Funzionalità Renale
KD Chetogenica Riduzione significativa Riduzione significativa Riduzione non significativa Miglioramento
WF Digiuno ad acqua - - - Declino progressivo
Controllo Consigli dietetici standard - - - Declino progressivo

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“Lo studio KETO-ADPKD offre dati promettenti sull’effetto della dieta chetogenica nell’ADPKD - scrivono sulla rivista Cell Report Medicine gli autori della ricerca - Serviranno studi più prolungati per un quadro completo di efficacia e sicurezza. Di conseguenza, l’osservazione non si trasforma in una raccomandazione generale a seguire la dieta chetogenica come strategia terapeutica per l’ADPDK. Tuttavia, questi risultati forniscono una base per un counseling migliorato ai pazienti con ADPKD che scelgono questa dieta per motivi personali. Soprattutto, sono chiaramente sufficienti per giustificare il disegno di studi più ampi con una durata di diversi anni.

Rischi Potenziali e Considerazioni

Uno dei maggiori rischi della dieta ad alto contenuto di grassi di origine animale è lo sviluppo di calcoli renali, infatti, l'acidosi causata dalla dieta chetogenica, favorisce il rischio litiasico abbassando il citrato urinario e i livelli di pH mentre aumenta quelli di calcio urinario. Un altro potenziale rischio delle diete chetogeniche a base animale è la comparsa di albuminuria e proteinuria, alla base del danno d’organo che innesca il deterioramento della funzione renale.

Infatti, potrebbero causare disidratazione, affaticamento, cefalea, nausea, costipazione, specialmente i primi tempi; potrebbero verificarsi anche epatite, pancreatite, iperuricemia, iperlipidemia, ipomagnesemia e iponatriemia.

Altri Benefici della Dieta Chetogenica

  • Effetto anti-infiammatorio: il ruolo dell’alimentazione nella gestione di un’infiammazione è determinante: la dieta chetogenica è infatti nota per i suoi effetti anti-infiammatori. Sembra infatti che il BHB, il principale chetone, possa attivare i geni che migliorano la funzione mitocondriale e diminuire lo stress ossidativo.
  • Miglioramento del microbiota intestinale: in un recente articolo pubblicato Cell Host Microbiome sono stati identificati i cambiamenti specifici apportati dalle diete chetogeniche sul microbiota intestinale. Sappiamo che il microbiota è un complesso di funghi, virus e batteri che si alimentano con il cibo che gli forniamo. La maggior parte dei patogeni, ovvero i microrganismi responsabili dell’insorgenza di una malattia, si ciba di zuccheri ovvero carboidrati.

Mantenimento del Peso e Personalizzazione della Dieta

Se la dieta è stilata da un professionista e viene seguita scrupolosamente non ci sono rischi di ingrassare nuovamente. A dimostrarlo è una meta-analisi pubblicata sul prestigioso American Journal of Clinical Nutrition. La dieta chetogenica sembra essere più efficace rispetto ad una dieta ipocalorica bilanciata nel mantenere il peso una volta interrotto il programma nutrizionale. Tuttavia è molto importante la fase in cui vengono reintrodotti i carboidrati. Inoltre, è molto importante la fase in cui vengono reintrodotti i carboidrati.

Il percorso parte da minori apporti calorici e glucidici e accompagna gradualmente l’individuo verso un’alimentazione di tipo bilanciato, attraverso diversi step mensili ognuno dei quali si prefigge uno specifico obiettivo.

La Malattia Renale Cronica (CKD) e Approcci Dietetici

La malattia renale cronica (CKD) rappresenta una sfida crescente per la salute globale, con una prevalenza stimata attorno al 13,4% nel mondo. Questa patologia, che spesso si accompagna a problematiche cardiovascolari, può essere aggravata da condizioni come diabete di tipo 2 e obesità, strettamente collegate all’invecchiamento e alle abitudini alimentari poco salutari. L’obesità, oltre a rappresentare un fattore di rischio per l’insorgenza della CKD, può accelerare il declino della funzione renale.

Tra i diversi approcci dietetici per la CKD, la dieta mediterranea e quella a basso contenuto proteico sono tra le più raccomandate. La Dieta Mediterranea è ricca di frutta, verdura, cereali integrali, noci, e olio d’oliva, con un ridotto apporto di carne rossa e zuccheri raffinati. La Dieta a Basso Contenuto Proteico, riducendo il carico di proteine, allevia lo stress renale. La Dieta Chetogenica a Basso Contenuto di Carboidrati (LCD/KD), è risultata efficace per favorire la perdita di peso, ridurre l’infiammazione e migliorare i parametri metabolici.

Questa guida pratica incoraggia i professionisti a valutare attentamente lo stato nutrizionale di ogni paziente utilizzando metodi come l’analisi dell’impedenza bioelettrica. Questo strumento consente di monitorare la composizione corporea (massa grassa e massa magra), fornendo così dati utili per personalizzare la dieta.

Il documento di consenso prodotto dalle società scientifiche italiane offre indicazioni preziose per endocrinologi, nutrizionisti e nefrologi, sottolineando l’importanza di un approccio nutrizionale integrato nella gestione dell’obesità nei pazienti con CKD non in dialisi.

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