Apriamo l’anno proponendo ancora una volta il tema delle “diete”. La dieta chetogenica è un regime alimentare che si è guadagnato una crescente attenzione negli ultimi anni.
Prof.ssa Mele: “Le mode nella scienza dell’alimentazione sono sempre esistite, anche perché attraverso i mezzi di comunicazione i pazienti, o clienti, dipende dal punto di vista, non hanno più bisogno di accedere ad un libro ma basta aprire il computer, entrare su Internet, e si hanno dei mondi che un tempo erano aperti solo agli addetti ai lavori, fatto che ha facilitato la nascita di molte mode.
Prof.ssa Mele: “La dieta chetogenica non è un’invenzione fatta negli ultimi anni, la dieta chetogenica esiste da quando esiste l’uomo perché la dieta chetogenica (ed è un dato strettamente biochimico) non si riferisce ad una particolare moda dell’alimentazione umana: noi stiamo semplicemente ripercorrendo quello che l’evoluzione della storia dell’ homo sapiens ci ha costruito nei millenni.
Molto semplice, sappiamo che provenendo dal paleolitico, quindi dall’uomo cacciatore-raccoglitore, noi non avevamo una stanzialità ancora che ci permettesse di nutrirci con i prodotti della terra, per cui il nostro metabolismo e tutto il nostro asset genetico, ci sono tantissimi studi in letteratura in questo senso, si è costruito sull’alternanza del digiuno e dell’alimentazione dove alimentazione significava ‘mangio quello che trovo o quello che riesco a cacciare’.
Prof.ssa Mele: “Quindi la chetosi, cioè quella situazione in cui l’assenza di cibo o l’assenza di fonti glucidiche, attraverso appunto il non uso dei cereali che in quel momento non esistevano nell’alimentazione umana per cui le uniche fonti glucidiche, lo dico ai miei studenti, che venivano introdotte erano la frutta, quando il cacciatore-raccoglitore la incontrava nel suo percorso, nella savana o nella foresta, quindi un uso assolutamente saltuario, oppure i tuberi, le radici, che erano parte integrante dell’alimentazione dell’uomo paleolitico, l’uomo che accendeva il fuoco con difficoltà, e viveva di caccia, pesca e raccolta.
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Essendo assenti i glucidi dalla dieta, o quasi, le uniche fonti erano rappresentate dalle proteine del cacciatore, o dalla varietà di arbusti, di foglie, di piante, che oggi noi abbiamo smesso di consumare e per cui c’era una riduzione dei glucidi.
I nostri progenitori quando mangiavano solo proteine ovviamente utilizzavano come fonte di sostentamento gli acidi grassi, cioè i grassi del corpo, e quindi andavano incontro alla produzione di corpi chetonici, andavano in chetosi, cioè producevano dei nutrienti differenti, di derivazione lipidica e si sostenevano nei periodi senza caccia attraverso questi “combustibili”.
Origini e Sviluppo Storico
La dieta chetogenica risale al 1920, quando è stata sviluppata come dietoterapia per l’epilessia resistente ai farmaci nei bambini. È stata introdotta per la prima volta dal dottor Russell Wilder presso la Mayo Clinic.
Il digiuno è stato utilizzato come strategia nel trattamento di alcuni disturbi fin dall’antichità, ed è stato probabilmente alla base delle intuizioni che hanno portato alla definizione della dieta chetogenica.
La dieta chetogenica nasce negli Anni ‘20 come piano alimentare per il trattamento dell’epilessia grazie alle intuizioni di Hugh Conklin, osteopata americano, convinto che l’epilessia fosse causata da una sorta di “intossicazione” da parte di alcuni metaboliti prodotti dall’intestino.
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Sulla base di questa teoria, elaborò una strategia che prevedeva la completa astensione dal cibo per lasciare “a riposo” l’intestino dando ai pazienti soltanto acqua per periodi anche di 20-25 giorni. Questo piano ebbe un discreto successo e porto ad un aumento della sua applicazione.
Siccome era una strategia difficile da applicare, nel 1921 venne elaborata una modifica a questo regime alimentare che prevedeva un quantitativo di proteine tale da sostenere la crescita, pochissimi carboidrati e la restante parte delle calorie proveniente dai grassi. Si trattava di un piano alimentare ipocalorico (ovvero si introducevano meno kcal rispetto al proprio fabbisogno) in modo da mimare il digiuno.
Eravamo agli albori della dieta chetogenica come la conosciamo oggi. Negli anni seguenti, i progressi della medicina fecero sì che questa dieta venisse accantonata fin quando, negli anni ’90, accadde un evento particolare.
Jim Abrahams era uno sceneggiatore e regista americano coautore di diverse pellicole di successo come “L’aereo più pazzo del mondo” con Leslie Nielsen e “Un passo verso il domani” con Maryl Streep. Nel 1993 a suo figlio Charlie venne diagnosticata una forma di epilessia che lo portava ad avere attacchi sempre più frequenti.
Non trovando una cura definitiva a questa patologia, Abrahams iniziò a documentarsi e si imbattè nel libro “The Epilepsy Diet Treatment: An Introduction to The Ketogenic Diet” scritto, tra gli altri, dal dottor John Freeman.
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Abrahams decise di portare suo figlio al Johns Hopkins Hospital di Baltimora in cui il dottor Freeman utilizzava ancora questo protocollo dietetico per la cura dell’epilessia. Nel giro di poco il bimbo guarì dagli attacchi e venne fondata la “Charlie Fundation for Ketogenic Therapy” ridando lustro alla dieta tanto che dal 1994 ad oggi gli studi sulla Dieta Chetogenica sono aumentati esponenzialmente.
Gli autori che negli ultimi anni hanno rivisitato e “perfezionato” la dieta chetogenica sono, tra gli altri, Mauro Di Pasquale (medico canadese) e Lyle McDonald che hanno approfondito e applicato le leggi di biochimica a questo piano nutrizionale.
Principi Fondamentali della Dieta Chetogenica
L’approccio si basa sulla riduzione drastica dell’apporto di carboidrati nella dieta, sostituendoli con una maggiore quantità di grassi e una moderata quantità di proteine. Questa composizione di nutrienti induce una condizione metabolica chiamata chetosi, in cui il corpo inizia a utilizzare i grassi come principale fonte di energia.
La dieta chetogenica consiste in un regime alimentare in cui i carboidrati sono mantenuti molto bassi (in genere sotto i 50g al giorno) vi è un relativo aumento delle proteine e un deciso aumento dei grassi rispetto ad una dieta “classica”.
Questa situazione porta l’organismo a creare l’energia di cui necessita attraverso altre vie metaboliche che genereranno i cosiddetti “corpi chetonici” (acetone, acido acetoacetico e β idrossibutirrato) che possono essere utilizzati dal cervello come fonte energetica in caso di mancanza di glucosio.
Se una “classica” Dieta Mediterranea prevede un apporto calorico suddiviso in 55%-60% per i carboidrati, 15%-20% per le proteine e 20%-25% per i grassi, nella dieta chetogenica le percentuali sono molto diverse infatti si prevedono, mediamente, 5%-10% dai carboidrati, 25%-35% dalle proteine e 65%-70% dai grassi.
Però è concettualmente sbagliato definire la chetogenica una dieta iperlipidica, in quanto si tratta di un regime alimentare che ha l’obiettivo di far produrre all’organismo i corpi chetonici con degli obiettivi ben precisi, quindi definendola “iperlipidica”, si ignora l’obiettivo focalizzandosi sui macronutrienti.
Biochimica della Chetosi
Lo stato di chetosi si instaura innanzitutto attraverso la riduzione dell’apporto di carboidrati giornaliero. Una volta terminato il glucosio circolante, l’organismo - in condizioni di insulina bassa e glucagone elevato - comincia a rilasciare glucosio nel torrente ematico grazie alle riserve di glicogeno stoccate nel fegato.
Lo svuotamento del glicogeno epatico dipende ovviamente dalla capacità di stoccaggio dell’organo stesso, che generalmente si aggira attorno ai 75-110 gr. In media, il fegato esaurisce le proprie scorte di glicogeno nel giro di 12-16 ore.
Giunti tra il secondo e il terzo giorno di restrizione glucidica, l’abbondanza di acidi grassi liberi porta alla produzione di considerevoli quantità di corpi chetonici (~ >0,5mmol/L).
Per mantenere la glicemia entro range normali, l’organismo dovrà fare affidamento sulla gluconeogenesi, ovvero la produzione di glucosio a partire da substrati differenti dai carboidrati: dagli aminoacidi, in parte dal glicerolo derivante dai trigliceridi, dal lattato e dal piruvato. Fintantoché l’organismo non sarà ben adattato alla chetosi, la gluconeogenesi sarà elevata.
Quando i carboidrati vengono ridotti drasticamente, la gluconeogenesi parte prima della chetogenesi. La gluconeogenesi è un fenomeno biochimico che fa sì che l’organismo produca glucosio, cioè il carburante per il suo funzionamento, non dai carboidrati introdotti con l’alimentazione, ma essenzialmente smantellando la massa muscolare.
Inducendo il fegato a produrre corpi chetonici, il loro quantitativo nel sangue arriva, dopo i primi giorni, a circa 7-8 mmol/l che nei sani rappresenta il livello massimo perché , se la dieta è impostata correttamente, il cervello consuma questo quantitativo mantenendo un bilancio in pari.
Discorso diverso per i soggetti patologici (ad esempio i diabetici di tipo 1) in cui i livelli di corpi chetonici nel sangue possono arrivare a 30-40 mmol/l mettendo seriamente a rischio la salute e la vita di queste persone.
Secondo Lyle McDonald la chetosi è definibile tale quando nel sangue troviamo valori di corpi chetonici >0.2mmol/dl, ma diventano preponderanti come combustibile quando superano i 4 mmol/dl, ovvero quando inizia a superare la concentrazione del glucosio nel sangue (equivalente a circa 70mg/dl)
Tipi di Diete Chetogeniche
Le Diete Chetogeniche Endogene: in questi protocolli i corpi chetonici sono prodotti a partire da un accumulo di acetili derivanti dalla scomposizione degli acidi grassi di riserva, per cui sono utilizzate principalmente per la riduzione del grasso corporeo.
Le Diete Chetogeniche Esogene: in questi protocolli i corpi chetonici vengono prodotti a partire dai grassi ingeriti. La dieta oltre ad essere ipoglucidica è iperlipidica e generalmente ipoproteica.
Vantaggi e Svantaggi della Dieta Chetogenica
La Dieta Chetogenica è, quindi, un piano nutrizionale un piano nutrizionale fortemente sbilanciato verso i grassi ma che ha obiettivi ben precisi. Ha aspetti positivi e negativi e va valutata e pianificata attentamente da un professionista qualificato.
I vantaggi della dieta chetogenica sono diversi, motivo per cui è diventato uno dei piani alimentari più in voga negli ultimi anni. Sicuramente c’è anche una questione legata alle “tendenze” del momento che hanno portato a un suo abuso, ma qui cerchiamo di concentrarci sulla biochimica e sulla fisiologia elencando sia gli aspetti positivi che i negativi in modo da avere un quadro più chiaro.
Vantaggi
- Riduzione del peso: la chetogenica è una dieta ipocalorica perché (mediamente) composta da circa 30g di carboidrati, 1.5g/kg di peso corporeo per le proteine e 1.8 g/kg di peso per i grassi. La riduzione del peso è data principalmente dal fatto che si assumono meno kcal rispetto a quelle consumate. Questo è il principio base di ogni regime nutrizionale che mira alla perdita di peso, quindi la chetogenica non è un piano alimentare “miracoloso” ma fa perdere peso semplicemente perché c’è un deficit calorico.
- Vantaggio metabolico: La dieta chetogenica migliora la sensibilità insulinica stimolando i recettori GLUT anche per le scarse riserve glucidiche (effetto mediato dalle AMPK). Un altro settore in cui la chetogenica è molto utilizzato è nei soggetti che devono riprendere “affinità” con gli zuccheri.
- “Effetto antiossidante”: l’acido β idrossibutirrato favorisce l’espressione dei sistemi antiossidanti delle cellule, dando “potere antiossidante” alla chetogenica. Il Β idrossibutirrato inibisce inflammosoma NLRP3 che modula rilascio citochine pro infiammatorie (IL1 beta, IL18),quindi gioca ruolo antinfiammatorio
- Controllo dell’appetito: questo avviene per vari motivi:
- le proteine sono macronutrienti che hanno la capacità di indurre un effetto “saziante” e la concomitante assunzione di grassi permette anche di concedersi diversi cibi molto gustosi appagando il soggetto che applica questo regime alimentare.
- limitando l’apporto di carboidrati, diminuisce del 40%-60% la produzione di leptina (che dipende da carboidrati ingeriti),diminuisce grelina (ormone che stimola la fame)
- l’aumento (in percentuale rispetto ad una dieta “classica) fa aumentare Azione Dinamico Specifica e la spesa energetica a parità di introito calorico.
Svantaggi
- Stanchezza: alcuni soggetti, soprattutto nei primissimi periodi della dieta, lamentano sonnolenza e mente “annebbiata” probabilmente dovuto al cambio di substrato energetico utilizzato dal cervello e a un alterato rapporto tra neurotrasmettitori
- Aderenza alla dieta: la soppressione dell’appetito è un’arma a doppio taglio. Il “vantaggio” del non sentire la fame può, da un lato, far patire meno lo stare a dieta, ma dall’altro può stimolare i soggetti a non aderire completamente al piano nutrizionale assumendo alimenti non contemplati nella dieta col rischio di uscire dal piano nutrizionale
- Carenza di micronutrienti: Essendo un regime alimentare che include quasi solamente proteine e grassi, il rischio è di assumere pochissime porzioni di frutta e verdura (che contengono zuccheri e potrebbero farci “uscire” dal regime chetogenico) e causare delle carenza. Sarà importante valutare se e quando assumere integratori.
- Problematiche intestinali: come la stipsi. Il scarso apporto di fibre e l’aumentata eliminazione di acqua porta a richiamare acqua sottraendola alle feci e innescando problemi di stitichezza in alcuni soggetti.
- Aspetti psicologico/conviviali: Essendo un regime alimentare che limita molto il quantitativo e la tipologia di cibi da assumere, la chetogenica porta a limitare le cene fuori casa perché sarebbe molto difficile attenersi scrupolosamente a questo piano.
- Squilibri ormonali: la scarsissima introduzione di carboidrati porta ad una minor conversione meno conversione T4 in T3 (ormoni tiroidei) che causano un calo del metabolismo e della termogenesi (quindi una minor dispersione energetica sottoforma di calore, come abbiamo già detto prima).
Falsi Miti
- Danno renale: è un mito da sfatare in quanto la relazione tra consumo di proteine e danno renale non ha fondamenti scientifici
- La chetogenica induce chetoacidosi: nei soggetti sani non si instaura perché cervello consuma chetoni che, nei soggetti sani, non superano le 7/8 mmol/dl e quindi non intaccano troppo il pH; la chetoacidosi diabetica, invece, è una situazione con chetoni a 25mmol/dl e glicemia a 300mg/dl mm ma si tratta di una problematica che colpisce i soggetti patologici (in genere diabete di tipo 1) e, questa, sì è una problematica molto seria
- Osteopenia: l’osteopenia indotta dalla dieta non ha fondamenti scientifici; l’aumentata escrezione urinaria di calcio avviene perché aumenta assorbimento intestinale e non perché aumenta riassorbimento dalle ossa
Esempi e Consigli Pratici
Lo ripetiamo, la chetogenica è un piano nutrizionale da impostare soltanto quando c’è un valido motivo per applicarlo e non “per moda”. Evitate il fai da te e rivolgetevi al vostro medico e/o al vostro professionista della nutrizione di fiducia.
Per impostare una dieta chetogenica è opportuno trovare il proprio peso ideale sfruttando la Tabella qui sotto considerando l’altezza espressa in centimetri:
| CORPORATURA UOMO | CORPORATURA DONNA |
|---|---|
| ESILE altezza - 105 | ESILE altezza - 115 |
| MEDIA altezza - 100 | MEDIA altezza - 110 |
| ROBUSTA altezza - 95 | ROBUSTA altezza - 105 |
Trovato questo valore possiamo calcolare:
- Proteine: 1.5 x Peso Ideale
- Grassi: 1.8 x Peso ideale
- Carboidrati: < 30g-50g al giorno
Saranno necessarie almeno 2/3 settimane di dieta chetogenica per permettere l’organismo di arrivare “a regime” (in questo periodo cervello consuma circa 100g glucosio al giorno che arrivano per l’80% da proteine muscolari, per il 15% da acidi grassi, e per il 3%-5%da piruvato e lattato). Dopo questo periodo cervello abbassa richieste di glucosio a 40g-50g che arrivano da proteine per il 50% e da glicerolo per il 45% circa).
Per valutare se siamo in chetogenica si può utilizzare il Rapporto Chetogenico. Se il valore è >1.5 siamo verosimilmente in chetogenica
R.C. = (0.9 x g di grassi) + (0.46 x g di proteine) / g di carboidrati + (0.58 x g di proteine) + (0.1 x g di grassi)
Alcuni consigli
- Per impostare correttamente una Dieta Chetogenica è consigliabile consumare lipidi di buona qualità, meglio se insaturi perché più digeribili e più disponibili per la beta ossidazione e di consumare un minimo di fibra, vitamine e minerali (quindi frutta e verdura) in modo da prevenire carenze e limitare problematiche intestinali
- È opportuno prestare attenzione ai glucidi “occulti” negli alimenti ad esempio la maionese può contenere qualche zucchero per renderla ancora più palatabile oppure la panna da aggiungere sul caffè (visto che non potremo zuccherarlo). Se ignorati, la somma di tutti questi zuccheri rischia di vanificare gli sforzi per “entrare” in chetogenesi.
- È anche opportuno uscire dalla dieta chetogenica reintroducendo i carboidrati poco per volta in un tempo pari al mantenimento della chetogenica per tornare alla “normalità”.
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