In un mondo sempre più attento all'alimentazione e alla salute, la dieta chetogenica emerge come un argomento di grande interesse. Si tratta, con tutta probabilità, della guida più completa e ricca di informazioni sulla dieta chetogenica oggi disponibile in lingua italiana. Il nostro obiettivo è fare definitiva chiarezza su uno dei protocolli nutrizionali più discussi e promettenti degli ultimi anni.
Le Radici Storiche e Mediche della Dieta Chetogenica
La dieta chetogenica non è recente. Il digiuno è stato utilizzato come strategia nel trattamento di alcuni disturbi fin dall’antichità, ed è stato probabilmente alla base delle intuizioni che hanno portato alla definizione della dieta chetogenica. La dieta chetogenica affonda le sue radici agli inizi del Novecento, con la ricerca pionieristica del Dr. Russell Wilder della Mayo Clinic. Il suo lavoro si ispirava a secoli di osservazioni e pratiche legate ai benefici del digiuno, soprattutto nel trattamento di malattie come l'epilessia.
La dieta chetogenica nasce negli anni ’20 come terapia per l’epilessia, un disturbo neurologico che causa convulsioni ricorrenti. Nel 1921, il dottor Russell Wilder dell’Università di Mayo negli Stati Uniti sviluppò un protocollo alimentare ad alto contenuto di grassi e basso contenuto di carboidrati, che imitava gli effetti del digiuno nel corpo. Il digiuno, infatti, è stato a lungo riconosciuto come efficace nel ridurre le crisi nei pazienti epilettici, ma non era sostenibile nel lungo termine. Il trattamento divenne rapidamente una delle principali opzioni terapeutiche per i bambini con epilessia che non rispondevano ai farmaci.
Studi condotti negli anni ’30 e ’40 hanno confermato l’efficacia della dieta nel ridurre la frequenza delle crisi, rendendola una pietra miliare nel trattamento dell’epilessia infantile. La dieta chetogenica nasce negli Anni ‘20 come piano alimentare per il trattamento dell’epilessia grazie alle intuizioni di Hugh Conklin, osteopata americano, convinto che l’epilessia fosse causata da una sorta di “intossicazione” da parte di alcuni metaboliti prodotti dall’intestino.
Sulla base di questa teoria, elaborò una strategia che prevedeva la completa astensione dal cibo per lasciare “a riposo” l’intestino dando ai pazienti soltanto acqua per periodi anche di 20-25 giorni. Questo piano ebbe un discreto successo e porto ad un aumento della sua applicazione. Siccome era una strategia difficile da applicare, nel 1921 venne elaborata una modifica a questo regime alimentare che prevedeva un quantitativo di proteine tale da sostenere la crescita, pochissimi carboidrati e la restante parte delle calorie proveniente dai grassi.
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Eravamo agli albori della dieta chetogenica come la conosciamo oggi. Negli anni seguenti, i progressi della medicina fecero sì che questa dieta venisse accantonata fin quando, negli anni ’90, accadde un evento particolare. Jim Abrahams era uno sceneggiatore e regista americano coautore di diverse pellicole di successo come “L’aereo più pazzo del mondo” con Leslie Nielsen e “Un passo verso il domani” con Maryl Streep.
Nel 1993 a suo figlio Charlie venne diagnosticata una forma di epilessia che lo portava ad avere attacchi sempre più frequenti. Non trovando una cura definitiva a questa patologia, Abrahams iniziò a documentarsi e si imbattè nel libro “The Epilepsy Diet Treatment: An Introduction to The Ketogenic Diet” scritto, tra gli altri, dal dottor John Freeman. Abrahams decise di portare suo figlio al Johns Hopkins Hospital di Baltimora in cui il dottor Freeman utilizzava ancora questo protocollo dietetico per la cura dell’epilessia.
Nel giro di poco il bimbo guarì dagli attacchi e venne fondata la “Charlie Fundation for Ketogenic Therapy” ridando lustro alla dieta tanto che dal 1994 ad oggi gli studi sulla Dieta Chetogenica sono aumentati esponenzialmente. Nonostante la sua lunga storia, la dieta chetogenica non tornò alla ribalta fino agli anni ’90, quando alcuni ricercatori e medici cominciarono a riscoprirla come opzione per il trattamento dell’epilessia nei bambini che non rispondevano ai farmaci.
L'Evoluzione della Dieta Chetogenica e i Suoi Principi Fondamentali
Il termine "chetogenica" deriva da "cheto", in riferimento ai corpi chetonici. Essi forniscono energia al cervello e ad altri tessuti quando i livelli di zucchero sono bassi. Tuttavia, è essenziale monitorare e bilanciare questa dieta per evitare possibili effetti collaterali.
Gli autori che negli ultimi anni hanno rivisitato e “perfezionato” la dieta chetogenica sono, tra gli altri, Mauro Di Pasquale (medico canadese) e Lyle McDonald che hanno approfondito e applicato le leggi di biochimica a questo piano nutrizionale. La dieta chetogenica consiste in un regime alimentare in cui i carboidrati sono mantenuti molto bassi (in genere sotto i 50g al giorno) vi è un relativo aumento delle proteine e un deciso aumento dei grassi rispetto ad una dieta “classica”.
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Questa situazione porta l’organismo a creare l’energia di cui necessita attraverso altre vie metaboliche che genereranno i cosiddetti “corpi chetonici” (acetone, acido acetoacetico e β idrossibutirrato) che possono essere utilizzati dal cervello come fonte energetica in caso di mancanza di glucosio.
I principi fisiologici alla base della dieta chetogenica sono relativamente semplici. Quando il glucosio introdotto con la dieta è presente in quantità sufficienti, esso rappresenta il substrato energetico preferenziale della maggior parte dei tessuti. Dal punto di vista fisiologico, il principale fattore che regola la produzione dei corpi chetonici è il contenuto di glicogeno epatico, il cui compito è mantenere stabile la glicemia.
Quando l’apporto di carboidrati scende sotto i 50 g/die, si verifica un abbassamento della glicemia, con conseguente riduzione dell’attività insulinica e aumento del glucagone. Segue un ulteriore calo della glicemia, che riduce il rapporto insulina/glucagone, dando avvio all’attivazione del catabolismo dei trigliceridi.
La Chetosi: Un Meccanismo di Adattamento Metabolico
Lo stato di chetosi si instaura innanzitutto attraverso la riduzione dell’apporto di carboidrati giornaliero. Una volta terminato il glucosio circolante, l’organismo - in condizioni di insulina bassa e glucagone elevato - comincia a rilasciare glucosio nel torrente ematico grazie alle riserve di glicogeno stoccate nel fegato. Lo svuotamento del glicogeno epatico dipende ovviamente dalla capacità di stoccaggio dell’organo stesso, che generalmente si aggira attorno ai 75-110 gr. In media, il fegato esaurisce le proprie scorte di glicogeno nel giro di 12-16 ore. Giunti tra il secondo e il terzo giorno di restrizione glucidica, l’abbondanza di acidi grassi liberi porta alla produzione di considerevoli quantità di corpi chetonici (~ >0,5mmol/L).
Per mantenere la glicemia entro range normali, l’organismo dovrà fare affidamento sulla gluconeogenesi, ovvero la produzione di glucosio a partire da substrati differenti dai carboidrati: dagli aminoacidi, in parte dal glicerolo derivante dai trigliceridi, dal lattato e dal piruvato. Fintantoché l’organismo non sarà ben adattato alla chetosi, la gluconeogenesi sarà elevata. Questo comporta un grande catabolismo proteico.
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Nell’immaginario collettivo, i carboidrati sono da sempre considerati la fonte primaria di energia per l’organismo umano, e la loro presenza è stata ritenuta essenziale. Tale convinzione era spesso rafforzata anche da osservazioni cliniche: i pazienti sottoposti a diete povere di carboidrati riferivano frequentemente fame, debolezza, affaticamento e calo dell’attenzione.
Dal momento che gli acidi grassi non possono superare la BEE, in condizioni di digiuno prolungato o scarso apporto alimentare - situazioni ricorrenti nell’evoluzione umana - l’unica possibilità per alimentare il metabolismo cerebrale sarebbe stata quella di produrre glucosio a partire da glicerolo (derivato dalla degradazione dei trigliceridi) e amminoacidi delle proteine corporee. Tuttavia, un simile meccanismo, prolungato nel tempo, avrebbe causato una significativa perdita di massa magra, compromettendo l’efficienza muscolare e cardiaca.
L’acquisizione della capacità di utilizzare i corpi chetonici come fonte energetica anche per il cervello ha rappresentato un passaggio evolutivo cruciale, perché ha permesso di sfruttare l’energia accumulata negli acidi grassi liberi durante il digiuno, preservando la massa magra.
La Dieta Chetogenica VLCKD: Un Approccio Terapeutico Moderno
Tuttavia, è solo verso la metà degli anni ’70 che il professor George Blackburn dell’Università di Harvard, considerato il padre della moderna Very Low Calorie Ketogenic Diet (VLCKD), iniziò a definire in maniera sistematica i principi di quella che allora veniva descritta come “digiuno con risparmio proteico”. All’epoca, il problema dell’obesità e del sovrappeso non era ancora così diffuso come oggi, ma cominciava a emergere con una certa urgenza.
Blackburn, ben consapevole di queste problematiche, ebbe un’intuizione che si rivelò geniale. Una delle domande chiave che si pose riguardava le popolazioni Inuit del Canada e delle regioni artiche dell’Alaska: come potevano mantenersi in ottima forma fisica e godere di un senso di benessere, in ogni condizione climatica e lavorativa, pur seguendo un’alimentazione priva di carboidrati?
Oggi sappiamo che gli effetti dell’alimentazione degli eschimesi non erano frutto del caso, ma il risultato di un meccanismo fisiologico ereditato da milioni di anni di evoluzione nei mammiferi: la chetogenesi. Blackburn ha avuto il merito di riconoscere i vantaggi della produzione di corpi chetonici, definendo i principi per riprodurre in modo controllato questo meccanismo fisiologico all’interno di un protocollo dietetico medicalizzato, preciso ed efficace. Ha inoltre lavorato per stabilire in modo rigoroso il fabbisogno proteico necessario a prevenire la perdita della massa magra durante la fase di dimagrimento.
Le Diverse Fasi della Dieta Chetogenica
La dieta chetogenica a contenuto energetico molto basso (VLCKD, Very Low Calorie Ketogenic Diet) è un trattamento dietetico a scopo terapeutico, caratterizzato da un apporto calorico estremamente ridotto, una forte limitazione dei carboidrati (meno di 50 g al giorno), una restrizione dei grassi (10-15 g/die sotto forma di olio extravergine d’oliva) e un apporto normoproteico controllato, tra i 65 e i 90 grammi di proteine ad alto valore biologico.
La dieta chetogenica a contenuto energetico molto basso (Very Low Calorie Ketogenic Diet) ha assunto negli ultimi cinquant’anni un ruolo centrale nel trattamento dell’obesità e del sovrappeso, nonché nella gestione di numerose patologie associate.
Esistono diverse fasi nella dieta chetogenica:
- Fase di Induzione: Si tratta della fase iniziale in cui si riducono drasticamente i carboidrati, solitamente al di sotto del 20-30 grammi al giorno. Questo aiuta il corpo a entrare rapidamente in uno stato di chetosi, in cui inizia a produrre e utilizzare i corpi chetonici come fonte principale di energia.
- Fase di Adattamento: Dopo la fase di induzione, il corpo inizia a adattarsi all'uso dei corpi chetonici come combustibile principale.
- Fase di Mantenimento: Una volta raggiunta la chetosi e adattato il corpo a utilizzare i chetoni, è possibile proseguire con una dieta cheto a lungo termine.
Vantaggi della Dieta Chetogenica VLCKD
Anche dal punto di vista psicologico la VLEKT presenta alcuni vantaggi che consentono una migliore tolleranza dello “stare a dieta”. La rapidità nella perdita di peso rafforza la motivazione ed evita quello scoraggiamento che spesso accompagna un dimagrimento lento e faticoso. L’assenza della fame non innesca il senso di deprivazione e non genera quel malessere che normalmente si accompagna alle restrizioni alimentari, sia sul piano fisico che su quello emotivo.
Nel corso della dieta non si registrano alterazioni dell’umore, anzi, compare una diffusa sensazione di benessere che contribuisce a mantenere l’equilibrio psico-emotivo, a rinforzare la fiducia in sé stessi e a sostenere la motivazione nel tempo. È prevista inoltre una fase di transizione, durante la quale si consolidano i risultati ottenuti e si rafforza l’abitudine al nuovo stile alimentare, offrendo al paziente la serenità di poter mantenere il peso raggiunto.
L'Importanza di un Approccio Medico alla Dieta Chetogenica
La dieta chetogenica è, nella sua essenza, un piano alimentare a bassissimo contenuto di carboidrati, limitato a non più di 50 g al giorno. È stato grazie all’intuizione del prof. George Blackburn dell’Università di Harvard, agli inizi degli anni ’70, che sono stati definiti per la prima volta i principi di una dieta chetogenica ipocalorica, normoproteica e ipolipidica.
Non bisogna temere che una simile restrizione possa causare ipoglicemia o ridurre la capacità di svolgere le attività quotidiane: i glucidi sono solo una delle tante fonti energetiche disponibili. La chetogenesi, in soggetti sani, non è pericolosa.La dieta oltre ad essere ipoglucidica è iperlipidica e generalmente ipoproteica.
È importante sottolineare che l’adozione di un protocollo VLCKD, con un apporto glucidico non superiore ai 50 g/die, provoca nelle prime ore una lieve riduzione della glicemia, che stimola la secrezione di glucagone. A partire da quel momento, il fabbisogno energetico dell’organismo è soddisfatto grazie all’utilizzo dei trigliceridi accumulati nel tessuto adiposo e alla gluconeogenesi.
Il primo elemento chiave è la limitazione dell’assunzione di carboidrati, che non deve superare i 50 g al giorno. Le fibre vegetali sono fondamentali per completare il senso di sazietà e per regolarizzare la funzione intestinale, prevenendo la stipsi.
L'Ascesa della Dieta Chetogenica e le Sue Applicazioni Attuali
Nel frattempo, la dieta chetogenica ha cominciato a essere adottata in modo crescente per scopi non medici, come la perdita di peso. Nel contesto della cultura fitness e del benessere, la dieta chetogenica è diventata un’alternativa alle diete tradizionali ipocaloriche e basate sui carboidrati.
Molti dei sostenitori della dieta chetogenica affermano che, oltre a favorire la perdita di peso, la dieta possa anche migliorare la composizione corporea, ridurre l’infiammazione, migliorare i livelli di zucchero nel sangue e aumentare la concentrazione mentale. Tuttavia, non mancano le controversie e le critiche.
Oltre al trattamento dell’epilessia e alla perdita di peso, negli ultimi anni si è parlato molto degli effetti potenzialmente positivi della dieta chetogenica su altre malattie metaboliche, come il diabete di tipo 2 e l’obesità. Studi clinici hanno mostrato che la dieta chetogenica può contribuire a ridurre i livelli di insulina e migliorare il controllo glicemico, che sono fattori cruciali per la gestione del diabete. Anche nel campo delle malattie neurodegenerative, la ricerca è promettente.
Pertanto, la dieta chetogenica ha un’origine medica molto precisa, sviluppata per il trattamento dell’epilessia, e ha attraversato una serie di fasi che l’hanno portata a essere oggi una delle diete più popolari per la perdita di peso e la gestione della salute metabolica. Sebbene siano necessari ulteriori studi per comprendere appieno gli effetti a lungo termine della dieta su salute e benessere, la sua evoluzione storica ha dimostrato come, in ambito medico e non, possa offrire soluzioni efficaci per diverse problematiche.
Negli ultimi decenni, la dieta chetogenica VLCKD ha guadagnato un ruolo sempre più centrale nel trattamento non solo dell’obesità e del sovrappeso, ma anche di numerose patologie correlate.
Un apporto mirato di proteine ad alto valore biologico garantisce la conservazione della massa magra, essenziale per il mantenimento del metabolismo basale. L’effetto ipoglucidico della dieta riduce la stimolazione insulinica. Le fibre collagene, principali componenti proteici della pelle, necessitano di aminoacidi specifici per il loro turnover.
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