Dieta per la Fibrillazione Atriale: Come l'Alimentazione Influisce sulla Salute del Cuore

Come possiamo migliorare la dieta per aiutare la salute del nostro cuore? Non è solo questione di predisposizione.

Età, sesso maschile e familiarità sono solo una parte di fattori (quella non modificabile) che possono influenzare l’insorgenza delle malattie cardiovascolari, prime fra tutte l’infarto del miocardio, l’angina pectoris o l’ictus. Spesso però, dicono gli esperti, il cuore che fa le bizze è anche responsabilità personale: l’ipertensione arteriosa e il diabete mellito trascurati, i trigliceridi alti, il rapporto fra colesterolo ‘cattivo’ (LDL) e colesterolo 'buono' (HDL), e il fumo - che sono i peggiori nemici del cuore - dipendono anche da uno stile di vita scorretto e sregolato.

La fibrillazione atriale (AF) è un disturbo del ritmo cardiaco che 1 persona su 4 di età superiore ai 40 anni rischia di sviluppare nel corso della propria vita e rappresenta una delle principali cause di ictus che colpisce milioni di donne e uomini in tutta Europa. Questa condizione cronica può spesso passare inosservata e molte persone non ricevono una diagnosi o non sono consapevoli del proprio rischio cardiovascolare.

Per prevenire e debellare la prima forma di aritmia più diffusa tra la popolazione anche alimentazione ed esercizio fisico possono fare la loro parte. A dirlo sono gli studi e l’evento avvenuto a Milano “Beats and Bites”. La Fibrillazione atriale si può combattere anche a tavola.

Oltre agli studi, lo ha confermato il recente evento “Beats and Bites” sul legame tra fibrillazione atriale e alimentazione, tenuto a Milano da Daiichi Sakyo Europe al quale hanno preso parte esperti di malattie cardiovascolari, European Nutrition for Heath Alliance, A.L.I.Ce. Lombardia e lo chef italiano Ruben Bondì.

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«Gli operatori sanitari oggi devono fornire ai pazienti le giuste informazioni per comprendere il loro rischio di fibrillazione atriale e adottare misure proattive di prevenzione», ha spiegato il Prof. Daniele Andreini, Direttore della Divisione di Cardiologia Universitaria e Imaging Cardiaco dell'IRCCS Ospedale Galeazzi Sant'Ambrogio, Milano. «I cambiamenti nello stile di vita, come il movimento regolare e l'alimentazione equilibrata, svolgono un ruolo cruciale nel migliorare la salute del cuore».

Il prof. Andreini ha spiegato che, «in corso di AF, in cui la parete cardiaca non si contrae, possono formarsi trombi nell'auricola dell'atrio sinistro che, al momento del ritorno al ritmo sinusale, possono provocare embolismi principalmente al cervello, per motivi di fluidodinamica, causando un ictus ischemico, ma anche nelle coronarie, con infarto miocardico, o in altre regioni del corpo».

Ha sottolineato inoltre che l'AF viene solitamente definita come aritmia benigna in quanto, al contrario di altre aritmie ventricolari, non causa direttamente morte improvvisa. Eppure, ha sottolineato, «è un errore definire questa patologia benigna in quanto provoca spesso ictus fatali. Non a caso, essendo asintomatica, è definita “silent killer”. Non deve quindi essere sottovalutata e va adeguatamente trattata e i pazienti opportunamente informati. Gli anticoagulanti diretti, come edoxaban, costituiscono il principale trattamento per la prevenzione primaria dell'ictus nelle persone con AF. Importante anche una nutrizione attenta e il mantenimento di un'attività motoria che combini esercizi aerobici e di resistenza».

Il Dr. Thomas Butler, nutrizionista della Edge Hill University, Lancashire, Regno Unito, ha sottolineato come una corretta alimentazione sia fondamentale in termini di prevenzione primaria e secondaria delle malattie cardiovascolari e nella riduzione del rischio cardiovascolare. Ha aggiunto che una dieta corretta e un’adeguata attività fisica sono fondamentali nel contrastare l’obesità e il diabete e ha evidenziato la necessità di ridurre il più possibile il consumo di alcol e caffè, direttamente correlati al rischio di AF. Importante, ha evidenziato Butler, il consumo di pesce ricco di omega-3 per ridurre i livelli di colesterolo nel sangue. Molto importante, inoltre, è privilegiare l'assunzione di proteine, sia vegetali che animali, per mantenere una solida struttura muscolare e ossea.

Linee Guida Alimentari per la Fibrillazione Atriale

Non c’è una dieta ad hoc in caso di convalescenza da malattia cardiaca, ma esistono invece delle buone regole alimentari, da mettere in pratica con regolarità e costanza, che aiutano a proteggere o a controllare il rischio di malattia.

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Tra le strategie alimentari da adottare, gli esperti consigliano:

  1. Consumare due porzioni di pesce ricco di omega-3 alla settimana per gli adulti e ridurre il sale a meno di 5 g al giorno;
  2. Fare attenzione alle dimensioni delle porzioni e gestire i livelli di stress e di sonno, che potrebbero portare all'obesità e complicare i problemi cardiovascolari se non gestiti correttamente;
  3. Fare circa 2 ore di esercizio fisico di intensità moderata alla settimana, come passeggiare, fare le scale o ballare, oltre ad un allenamento di resistenza 2 giorni alla settimana.

Le scelte riguardanti lo stile di vita possono avere un impatto significativo e alcuni alimenti come alcol, caffeina o cibi piccanti possono scatenare un episodio. Questo può portare a un senso di incertezza e di perdita di controllo su quali siano gli alimenti sicuri da consumare.

In particolare:

  • Regola numero uno: sulle tavole di chi soffre di fibrillazione atriale non può mancare il pesce, che dovrebbe essere consumato un minimo di due volte a settimana, seguito da frutta, verdura e cereali integrali a cui è preferibile affiancare proteine derivanti da carni magre, noci, semi e fagioli.
  • Secondo un recente studio dell’Università di Oslo bassi livelli di potassio possono aumentare il rischio di sviluppare l’aritmia: è bene quindi assumere alimenti come avocado, banane, albicocche, patate dolci, barbabietole, acqua di cocco, pomodori, prugne e zucca.
  • D’aiuto anche l’introduzione di grassi sani (preferibili rispetto ai grassi saturi) provenienti ad esempio da olio extravergine d’oliva.

Allo stesso modo, proibito è il consumo di alcolici, caffeina, cibi piccanti e con eccessive dosi di sodio.

Ulteriori Consigli Dietetici

  • Ridurre il consumo di sale.
  • Preferire cotture al vapore, ai ferri, alla griglia e al cartoccio per carni e pesci; a lesso, al vapore o al forno per le verdure.
  • Se si è in terapia con anticoagulanti potrebbe esservi consigliato di prestare attenzione agli alimenti ricchi di vitamina K (broccolo, cavolo, verza, crauti, cavolfiore, lattuga, insalate, cavolini di Bruxelles, soia, maionese, fegato bovino, tè verde, lenticchie, spinaci, prezzemolo). Questo perché la vitamina K svolge una blanda azione coagulante che potrebbe contrastare l’azione dei farmaci.
  • Consumare vino o birra in quantità modesta (al massimo 2 bicchieri al giorno), ed evitare superalcoolici (grappa, vodka, etc.).

Importanza dell'Attività Fisica e del Sonno

  • Non può poi mancare l’attività fisica, che può variare da allenamenti o passeggiate.
  • Importante anche dormire un numero sufficiente di ore ogni notte, secondo gli studi dalle 7 alle 9 ore.
  • Lo scarso esercizio fisico, unitamente ad un tenore di vita tipicamente sedentario può essere anch’esso causa di aritmie e fibrillazione atriale.
  • Non è consigliato, ovviamente, praticare un’attività fisica troppo intensa in quanto produrrebbe l’effetto contrario.

Altri Fattori di Rischio

  • E’ noto a tutti come lo stress possa essere causa di diversi disturbi legati ai vari organi.
  • L’eccessivo consumo di alcool può scatenare episodi di fibrillazione atriale: è quindi consigliato farne un uso moderato in maniera del tutto responsabile.
  • Anche i chili di troppo incidono negativamente su un perfetto stile di vita. I problemi legati all’obesità sappiamo essere molti. La fibrillazione atriale è patologia comune negli obesi.

Studio sull'Assunzione di Pesce e Fibrillazione Atriale

In novembre 2010 sull’ American Journal of Clinical Nutrition è stato pubblicato uno studio in cui è stato analizzato il possibile rapporto tra alcool, caffeina, fibre alimentari, acidi grassi polinsaturi (i PUFA, gli omega 3 del pesce) e la comparsa di fibrillazione atriale. Studi precedenti non hanno dato elementi conclusivi (i PUFA , ad esempio, sembravano avere un certo ruolo protettivo nei confronti del rischio di comparsa della fibrillazione atriale).

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I ricercatori hanno seguito per 4 anni 4526 partecipanti al Framingham Heart Study, un grosso studio epidemiologico condotto nella cittadina di Framingham, che non avevano storia di aritmia da fibrillazione atriale. Molto curiosamente i ricercatori hanno osservato un possibile effetto avverso in chi assumeva almeno 4 volte a settimana pesce dalla carne “scura” (i dark fish degli americani, ossia tonno, sgombro, maccarello..) rispetto a chi lo consumava solo una volta. Ma solo 21 persone hanno dichiarato un consumo così elevato di questo tipo di pesce e sono stati rilevati 5 casi di fibrillazione atriale.

È incoraggiante vedere al centro dell'attenzione il benessere dei pazienti, con esperti e sostenitori che si uniscono per dare a individui e famiglie la possibilità di assumere il controllo della propria salute cardiovascolare.

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