Dieta in Bianco per Allergie Alimentari: Un Approccio Dettagliato

Per allergie alimentari (AA) si intendono tutte le manifestazioni allergiche (cutanee, respiratorie, gastroenteriche, oculari, ematologiche, ecc.) determinate da alimenti.

Le allergie alimentari IgE-mediate sono tuttora le meglio definite. Esse sono dovute a una risposta errata del sistema immunitario che riconosce come “nemiche” alcune sostanze normalmente “innocue” presenti nei cibi, chiamate antigeni o allergeni.

Al riconoscimento di tali sostanze, le immunoglobuline E (IgE), ossia un tipo di anticorpi del sistema immunitario che difendono l’organismo da virus e parassiti, si attivano nel tentativo di eliminarle, liberando prodotti dell’organismo, come l’istamina, che provocano l’infiammazione in diverse parti del corpo.

L’allergia alimentare, come tutte le altre malattie allergiche, è familiare: si eredita la capacità di produrre una quantità esagerata di anticorpi IgE che reagiscono con quelle sostanze.

La maggior parte degli allergeni alimentari è rappresentata da proteine, ma possono esservi anche piccole molecole non proteiche (apteni) che possono essere trasformate in antigeni se si uniscono a una molecola adatta, chiamata vettore.

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L’interazione tra predisposizione genetica e condizionamento ambientale ha fatto registrare nell’ultimo decennio un incremento delle malattie allergiche a danno soprattutto di bambini e adolescenti, che risultano le fasce di età più colpite. Un numero elevato di queste allergie è di carattere alimentare.

In età pediatrica le allergie alimentari sono molto frequenti (incidenza media del 5%, in aumento) per via dell’immaturità della cosiddetta “barriera di protezione” intestinale. Tale condizione può predisporre più facilmente al passaggio di molecole di derivazione alimentare attraverso la mucosa intestinale e il loro riconoscimento come antigeni con conseguenti reazioni allergiche.

Man mano che l’apparato gastroenterico matura, esso è in grado di difendersi meglio contro gli allergeni, tant’è che dopo i 5-8 anni di vita i sintomi delle allergie alimentari in molti bambini si attenuano o addirittura scompaiono.

Non è un caso che l'incidenza delle allergie alimentari è del 4-6% nei bambini, dell'1-2% nell'adolescenza e meno dell'1% negli adulti. Le allergie alimentari possono anche manifestarsi in seguito ad infezioni del tratto gastrointestinale che facilitano la penetrazione di antigeni alimentari.

Inoltre l' ingestione di alcol aumenta l'assorbimento di antigeni alimentari, motivo quest'ultimo per cui negli adolescenti si possono manifestare reazioni allergiche in concomitanza dell'assunzione di alcol e determinati alimenti.

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La maggior parte dei bambini con AA nel corso del tempo è destinata a tollerare latte, uova, soia e frumento, molto più difficile è che arrivino a tollerare noci, nocciole e arachidi. La presenza di livelli elevati di IgE dirette contro un determinato alimento, nelle fasi iniziali, si associa ad una minore probabilità di tollerabilità e risoluzione dei sintomi nel tempo.

Le AA possono avere un ampio spettro di manifestazioni cliniche. Le manifestazioni respiratorie delle AA si verificano per lo più nel corso di reazioni allergiche sistemiche e sono un indicatore di grave anafilassi. Raramente la AA può manifestarsi con sintomi respiratori isolati come rinite ed asma.

Vi è anche una rara malattia, la sindrome di Heiner, che si manifesta in bambini piccoli con sintomi respiratori, gastrointestinali, anemia e ritardo di crescita, per lo più associata alla allergia al latte.

Esiste inoltre la cosiddetta “sindrome orale allergica” che si verifica nella maggior parte dei soggetti allergici ai pollini, caratterizzata da sintomi che insorgono entro pochi minuti, al massimo entro un’ora dal contatto con il cibo (frequentemente con frutta e verdura cruda).

Tali sintomi sono essenzialmente prurito e pizzicore oro-faringei con comparsa di prurito al palato, vescicole della lingua, della mucosa orale, edema delle labbra e, nei casi più gravi, edema della glottide. In questi casi non possiamo parlare di allergie alimentari vere e proprie, bensì di allergie “crociate” ad allergeni contenuti in alcuni tipi di frutta e di verdura , non identici ma simili a quelli che si trovano in alberi ed erbe.

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Le allergie alimentari più comuni sono quelle a uova, latte, pesce, nocciole, arachidi, fragole, cioccolato, soia, frumento. Allergie meno frequenti sono quelle a mele, pere, pesche, kiwi, banana, noce, carota, sedano, crostacei. Ci sono anche quelle più rare, come quelle provocate da cibi etnici cui non si è abituati, o che possono essere scatenate da cibi che normalmente hanno pochissimo potere allergizzante.

Viene considerata rara un’allergia che coinvolge meno di 5 bambini su 10 mila. Se la reazione allergica risulta ritardata, la diagnosi non sempre è facile.

Per tale motivo la SIAIP (Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica), ha deciso di istituire un «registro» delle allergie alimentari rare in età pediatrica , in cui far confluire da tutti gli ospedali le schede informatizzate relative ai segni e ai sintomi, al trattamento e ai risultati raggiunti.

La diagnosi di AA è solitamente sospettata dal Pediatra sulla base della storia clinica dei sintomi e della visita medica; può essere poi confermata presso Centri di Allergologia Pediatrica eliminando l’alimento e/o gli alimenti sospetti, con successiva somministrazione degli stessi per la prova di scatenamento (dopo almeno due settimane di dieta specifica e di risoluzione del quadro clinico).

I test cutanei e il dosaggio delle IgE specifiche per gli alimenti sospettati sono di supporto diagnostico, mentre non vi è alcuna evidenza di utilità nell’uso di tecniche non validate scientificamente quali i test delle cosiddette “intolleranze alimentari”.

La diagnosi di allergia alimentare grave in un bambino si associa spesso a elevati livelli di ansia, ridotta qualità di vita e limitazioni della vita sociale nel bambino e nei genitori.

Una forte empatia da parte dei sanitari, un’educazione terapeutica che fornisca informazioni chiare e complete sulla gestione del bambino e ove necessario un supporto psicologico possono ridurre la possibilità di reazioni gravi e migliorare la qualità di vita del bambino e della famiglia.

Un corretto programma per prevenire l’allergia alimentare consiste nel favorire l’allattamento al seno che, soprattutto nei bambini a rischio di atopia, ossia con predisposizione a sviluppare alcune reazione allergiche, dovrebbe essere prolungato almeno fino al 6° mese di vita.

Al contrario, diversamente da quanto ritenuto in passato, non ha alcun effetto protettivo sulla comparsa di patologie allergiche nei bambini evitare l'assunzione di alimenti potenzialmente allergizzanti durante la gravidanza e/o l'allattamento (al contrario, potrebbe addirittura sortire l’effetto opposto).

Vi è inoltre un ampio dibattito scientifico sull’opportunità di ritardare l’introduzione di alimenti a maggior potenziale allergizzante in bambini a rischio (es. figli di genitori allergici); gli orientamenti più recenti inducono a ritenere non utile ritardare tale introduzione.

L’esclusione degli alimenti ai quali il bambino e l’adolescente è sicuramente allergico rappresenta la prima e più importante misura terapeutica. Tuttavia, malgrado la prudenza, sono purtroppo frequenti esposizioni accidentali (dovute a ingestione non intenzionale, errori di lettura delle etichette, alimenti non dichiarati in etichetta, e contaminazione degli altri alimenti con l'allergene, ecc).

Circa il 50% delle reazioni allergiche si verificano quando gli alimenti sono somministrati da persone diverse dai genitori. Per questo motivo è indispensabile che bambini ed adolescenti che hanno una storia di allergia grave o potenzialmente grave abbiano sempre con sé una dose di adrenalina con auto-iniettore, e che genitori, parenti, educatori, amici siano informati sulla necessità di somministrare senza indugi l’adrenalina non appena compaiono i primi sintomi, senza aspettare che si scateni una reazione anafilattica che potrebbe avere conseguenze letali.

La terapia si basa anche sull’utilizzo di farmaci antistaminici e, in alcuni casi, di terapie immunologiche (anti-IgE). Un altro aspetto spesso sottovalutato è rappresentato dal rischio di malnutrizione conseguente a diete di eliminazione eccessivamente rigide.

In particolare, l’allergia al latte si può associare al rallentamento della crescita staturale e alla carenza di calcio. E’ consigliabile che la dieta di bambini ed adolescenti con allergie alimentari venga prescritta e monitorata congiuntamente dall’allergologo e dal nutrizionista onde evitare carenze nutrizionali, con l’utilizzo di integratori ove necessario.

I capitoli che seguono indicano gli alimenti non consentiti, consentiti con moderazione, consentiti e consigliati in caso della patologia indicata e gli alimenti che possono dare origine a cross-reattività documentata . Nel seguire le indicazioni si deve però tenere conto che, per ottenere una corretta ed equilibrata alimentazione che fornisca all’organismo tutti i nutrienti di cui necessita, occorre assumere la giusta quantità (porzione) dell’alimento e rispettare le frequenze con le quali alcuni alimenti debbono essere consumati, giornalmente o settimanalmente, all’interno di uno schema alimentare personalizzato.

L’alimentazione della giornata deve rispettare il bilancio energetico di ciascuno e l’energia introdotta deve essere uguale a quella spesa per non aumentare il rischio di sovrappeso, obesità ma anche di malnutrizione.

L’eliminazione dell’alimento dalla dieta del bambino o dell’ adolescente sarà subordinata alla diagnosi medica di allergia a quell’alimento. Individui sensibilizzati per alcuni alimenti presentano spesso reazioni crociate verso altri cibi strettamente correlati.

È importante anche sottolineare la possibilità che la sensibilizzazione ad alcuni frutti e vegetali possa essere associata alla sensibilizzazione ad altri alimenti appartenenti alla stessa famiglia botanica ed anche alla sensibilizzazione con cibi non correlati.

Nel tempo una buona parte dei bambini allergici acquisisce spontaneamente la tolleranza, con un calo delle IgE specifiche e l’evidenza clinica di una progressiva capacità di assumere l’alimento prima escluso dalla dieta.

Gli esperti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e Federasma hanno stilato un decalogo a “misura di bambino” per riconoscere, trattare e prevenire le malattie causate da allergia (non solo quella alimentare).

La Dieta di Eliminazione: Uno Strumento Diagnostico

La dieta di eliminazione è un regime alimentare che si basa sull'esclusione di determinati cibi per verificarne gli effetti negativi.

Come ogni dieta, quella di eliminazione necessita del supporto di un nutrizionista o di un medico specializzato in alimentazione, che partendo dalla nostra dieta regolare decida quali alimenti eliminare.

La dieta di eliminazione è ovviamente indicata a tutte le persone che hanno delle intolleranze alimentari o che le sospettano, perché consente di individuare le cause dei loro malesseri. In caso di sospetto di allergia alimentare, la dieta di eliminazione può rappresentare un valido strumento diagnostico, ma solo sotto la supervisione di un medico.

La dieta di eliminazione dura circa due mesi (5-6 settimane).

Fasi della Dieta di Eliminazione

Questa dieta si compone di due fasi: eliminazione e reintroduzione.

  • Fase di eliminazione: prevede la rimozione degli alimenti che si sospetta possano causare i sintomi per un breve periodo di tempo.
  • Fase di reintroduzione: si riportano lentamente nella dieta gli alimenti eliminati, procedendo per gruppi alimentari. Se non si presentano i sintomi durante i 2-3 giorni di reinserimento, si procede alla reintroduzione dell'alimento seguente e se tutto rimane in equilibrio si passa al gruppo alimentare successivo.

Quando si inizia questo percorso alimentare, lo specialista invita a seguire una dieta semplice e a tratti limitata, composta principalmente da cibi che sono generalmente ben tollerati.

Successivamente, viene indagata un'eventuale allergia o intolleranza attraverso un test allergologico.

Per evitare il presentarsi di carenze nutrizionali, la dieta di eliminazione va sempre seguita sotto controllo medico. Prima di iniziare una dieta di eliminazione è bene rivolgersi ad un medico o nutrizionista.

Quelli che abbiamo elencato sono alcuni degli alimenti da evitare durante una dieta di eliminazione, ma va precisato che tutto dipende dalle condizioni individuali.

La "Dieta Leggera" o "pasto bianco"

La "Dieta Leggera" o "pasto bianco" è prenotabile da App "COMUNICAPP", dal Portale Genitori o chiamando i numeri 800662452.

Composizione della Dieta leggera ("Dieta in bianco") - art:

  • pasta o riso, asciutti o in brodo vegetale, conditi con olio extravergine di oliva crudo o sugo di pomodoro con aggiunta a crudo di olio extravergine di oliva.

Si ritiene che l'utilizzo di tale dieta dovrebbe essere limitato all'utilizzo previsto e non come possibilità di sostituzione a scelta individuale alternativa al menù standard presentato nella giornata, al fine di garantire sia lo stesso intake nutrizionale, sia per evitare discriminazioni in un momento sociale ed educativo così importante.

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