Gli Azzurri hanno sempre puntato in alto, e l'alimentazione gioca un ruolo cruciale in questo successo. Il calcio non è una scienza esatta, ma la cucina e la nutrizione lo sono. In questo contesto, la Nazionale Italiana non ha rivali, curando ogni dettaglio con l'aiuto di esperti come il nutrizionista Matteo Pincella e il cuoco Claudio Silvestri.
Una Storia Giovane e in Evoluzione
Matteo Pincella, con due lauree in Alimentazione e Nutrizione Umana e Scienze e Tecniche dello Sport, ha iniziato a lavorare con gli sportivi nel 2004, specializzandosi nel rugby. Nel 2012, è diventato nutrizionista della prima squadra della Juventus e della Primavera. Dal 2016, ricopre il ruolo di nutrizionista della Nazionale di calcio e responsabile del Dipartimento di Nutrizione dell’Area Performance di Casa Italia. Dal 2019, svolge lo stesso compito per l'Inter F.C.
«Nel calcio, si è iniziato a parlare di nutrizione a fine anni Novanta, curiosamente in Inghilterra grazie a un grande allenatore francese come Arsène Wenger», racconta Pincella. «Ma solo nel decennio successivo si è cominciato a ragionare seriamente. Difatti, è da una decina di anni che nella Serie A il nostro lavoro ha assunto un significato: prima si curava pochissimo la nutrizione e ci si accontentava che i calciatori non esagerassero. Anche per questo, non aveva senso fare una rivoluzione bensì portare un nuovo modo di ragionare poco alla volta».
Pincella è arrivato a Coverciano in punta di piedi, con allenatore Prandelli, e ora guida un vero team: sette nutrizionisti, uno per ogni squadra azzurra. Tutti biologi nutrizionisti come lui, che sanno scegliere e conoscono il senso di ogni alimento, inserito in un programma volto a migliorare allenamento e prestazione.
I Tre Pilastri della Dieta degli Azzurri
«Ci sono tre elementi alla base di quanto faccio per gli Azzurri: far seguire loro una alimentazione realmente mediterranea e non gourmet occidentale come spesso succede nelle squadre di club; la grande attenzione all'idratazione; una corretta preparazione di ogni alimento alla ricerca di gusto, leggerezza e digeribilità», spiega Pincella. Inoltre, è fondamentale creare uniformità alimentare, tenendo conto delle intolleranze individuali. La regolarità favorisce la salute generale e crea un ambiente in cui i giocatori più attenti all'alimentazione diventano un esempio per gli altri.
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Il pranzo e la cena sono momenti di convivialità e serenità. «Per questo è finita l'epoca di stare poco a tavola mangiando in fretta: fa male e ci si stressa. Gli atleti della Nazionale italiana stanno seduti mediamente 40 minuti e ci si alza quando gli anziani chiedono se sono tutti a posto. E una volta alla settimana, non c'è dieta che tenga: il cuoco prepara un menu curato, ma goloso, senza che i nutrizionisti controllino i dettagli».
L'Importanza del Pre-Partita
Il momento più delicato è senza dubbio il pre-partita. Quando si gioca alla sera, la merenda diventa cruciale. «Alle 17 il cuoco prepara della pasta lunga con pomodoro e parmigiano. Faccio preparare anche dei toast con della fesa di tacchino e della pasticceria a base di frutta secca. Il pane è solo semi-integrale, la frutta non manca mai e preferisco che venga consumata al naturale che in frullati e centrifugati», spiega Pincella.
E per gli appassionati? «Sicuramente, prima di mangiare bisogna pensare a recuperare l'idratazione e i sali. Dopo si passa al cibo, con la buona regola di evitare le pizze commerciali che sono l'antitesi di quanto serve. L'ideale sarebbe un bel crudo di pesce, con del riso in bianco. In ogni caso, bisogna puntare su qualcosa di gustoso, ma soprattutto digeribile».
Claudio Silvestri: Il Regista dei Fornelli Azzurri
Claudio Silvestri, fiorentino doc, è il cuoco campione del mondo che si occupa dei ragazzi azzurri dal 2004, nutrendoli nel trionfo (al Mondiale 2006) e nella sconfitta. «Cosa è cambiato in quasi 20 anni? L'avvento del nutrizionista: ha consentito di ragionare ancora di più sulla ricerca per le cose buone, che ci ha sempre ispirato. Diciamo che siamo riusciti a trasformare il concetto di dieta, sempre poco amato, in qualcosa che rende il tutto più appetibile possibile, seguendo delle linee guida. Poi, inutile negare che più ci si avvicina alla partita e più bisogna stringere le maglie, creando una cucina essenziale, con nessuna debolezza», spiega Silvestri.
La Dispensa per le Trasferte
La Nazionale, in occasione di tournée o campionati fuori dall'Italia, si porta dietro una dispensa non secondaria. «Lo so che molti ci prendono per strani o viziati, ma la realtà è diversa: c'è sicuramente un aspetto psicologico perché fa piacere trovare a tavola qualcosa di familiare anche se sei a 10mila km da casa. Ma sostanzialmente il concetto nasce dal fatto che alcuni alimenti non si trovano, allo stesso livello, in trasferta: penso al parmigiano, al prosciutto crudo, all'extravergine, alla bresaola che adorano in tanti. Ecco il motivo di portarseli dietro», spiega il cuoco azzurro.
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Il menu non concede nulla che non sia italiano, di contaminazione non se ne parla. La trasgressione collettiva è la pizza in teglia, con un impasto lievitato almeno 48 ore. La carne ormai è limitata a due-tre piatti nella settimana tipo, mentre il fish burger sta diventando passione per gli Azzurri.
Il Risotto della Scaramanzia
Il signature dish di Silvestri è il risotto alla parmigiana, preparato il giorno precedente alla partita da 17 anni. Tanto che proprio al Mondiale in Germania del 2006, il cuoco rischiò l'infarto per averlo mezzo bruciato prima del quarto di finale con l'Ucraina. «Lo staff al completo era di una cinquantina abbondante di persone, ho scoperto al momento che non c'erano le pentole giuste e ho cucinato dividendo la preparazione tra molti pentolini, rovinandolo in buona parte. Ero terrorizzato che portasse male ai ragazzi, invece abbiamo passato il turno e vinto successivamente il titolo!».
La Pizza e la Dieta degli Atleti
La pizza, con il suo mix di gusto e nutrimento, si è guadagnata un posto anche nelle diete più rigorose degli atleti. Riuscire a integrare cibi che si amano può fare la differenza non solo dal punto di vista nutrizionale ma anche psicologico.
| Domanda | Risposta |
|---|---|
| La pizza è parte della dieta dei calciatori? | Sì, se consumata in modo equilibrato. |
| Quando è meglio mangiarla? | Un paio di giorni prima o dopo la partita. |
| Quali ingredienti preferiscono? | Mozzarella, pollo, bresaola, e rucola. |
| Può influenzare la performance? | Sì, se parte di una dieta equilibrata. |
| Esistono pizze "speciali"? | Sì, personalizzate per le esigenze nutrizionali. |
| Qual è il beneficio psicologico? | Migliora il benessere e riduce lo stress. |
L'Importanza della Psiche a Tavola
Per il nutrizionista della nazionale è fondamentale tenere alto il morale del gruppo perché "si mangia prima con la mente e successivamente con lo stomaco", per questo motivo Spalletti e i suoi ragazzi provano a fare gruppo seduti a tavola, tra una chiacchiera e uno scherzo, senza alcun tipo di stress.
Una regola non scritta del calcio prevede un pranzo di almeno 40 minuti: ci si alza tutti insieme da tavola e solo se lo dicono il mister o il capitano.
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Speriamo tutti che il cammino dell'Italia sia lungo e fruttuoso quindi Pincella e Silvestri hanno inserito anche gli "sgarri": una volta a settimana pranzo in libertà, la pizza per tutti dopo ogni vittoria.