Dieta per il Morbo di Crohn: Alimenti Consentiti e Vietati

Il morbo di Crohn (MdC) è una patologia infiammatoria cronica a eziologia sconosciuta, che può interessare qualunque tratto dell’apparato digerente, dalla bocca all’ano. La patogenesi sembra essere di tipo immunitario, geneticamente determinata, che porta a reazioni abnormi nei confronti di antigeni, presenti nel lume intestinale, in particolare quelli della normale flora batterica. La malattia di Crohn è più frequente nei Paesi industrializzati. In Italia l’incidenza stimata è di circa 4 nuovi casi ogni 1.000.000 di persone all’anno e la prevalenza di circa 50 Pazienti su 100.000 persone, con una leggera preferenza per il sesso femminile. L’età d’esordio presenta due picchi (tra i 15 e i 30 anni e tra i 50 e i 60 anni). Il decorso è cronico ricorrente, con periodi di remissione e di attività e tendenza a recidivare.

Come anche la retto-colite ulcerosa, il morbo di Crohn è una malattia cronica ed infiammatoria della quale, per il momento, si ignorano sia l'eziologia precisa, sia la cura definitiva. La diagnosi non è complessa e riguarda, in prima battuta, la percezione tattile di masse irregolari e dolenti nella fossa iliaca destra. Peraltro, come anticipato in premessa, il morbo di Crohn può determinare delle alterazioni anatomiche del tubo digerente.

La mortalità per il morbo di Crohn è stimata al 5-10% e, trattandosi di una patologia cronica parzialmente idiopatica, al momento non esiste una cura definitiva. Vengono comunque impiegati certi derivati dell'aspirina, corticosteroidi e soppressori del sistema immunitario.

In fase non acuta, il morbo di Crohn non provoca grossi problemi; solo al momento del passaggio alla fase acuta, si possono manifestare i sintomi e le complicanze. Ricordiamo che, in un soggetto sano, la vit B12 dovrebbe essere conservata nel fegato in grandi quantità; pertanto, la carenza si manifesterebbe solo nel lungo termine. Trattandosi di un fattore metabolico cellulare molto importante nella sintesi nucleica, la carenza di vit B12 aumenta fino a cinque volte la possibilità di malformazioni irreversibili.

Nel morbo di Crohn è frequente l'alterazione della flora batterica intestinale, talvolta eccessivamente stimolata, mal nutrita o addirittura modificata (a causa della steatorrea e della compromissione generale dell'intestino). Le vitamine principalmente coinvolte nel malassorbimento lipidico sono la vitamina K o antiemorragica e la vitamina D o calciferolo. Questa si manifesta con l'insorgenza di alcuni disagi nervosi (periferici) e muscolari; in particolare, crampi e riduzione dell'efficienza di contrazione.

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L'importanza dell'alimentazione

Diversi studi epidemiologici hanno dimostrato una correlazione tra l’aumento del rischio di MICI e lo stile alimentare occidentale (Western diet), che consiste in una dieta ricca di prodotti industriali, emulsionanti, acidi grassi insaturi, proteine e zuccheri semplici e povera di frutta e verdura. Tuttavia, non necessariamente chi consuma sistematicamente questi alimenti svilupperà la patologia, né tantomeno chi sviluppa la malattia ne ha consumati eccessivamente in passato. Detto questo, la dieta può essere una strategia terapeutica molto valida, ad esempio, nella malattia di Crohn.

Entrambe le opzioni funzionano mettendo a riposo l’intestino, ovvero eliminando i componenti alimentari che possono influire sullo stato di attivazione delle cellule immunitarie residenti nella mucosa intestinale, e sono efficaci nell’indurre la remissione della malattia di Crohn in circa il 70% dei pazienti. Purtroppo la prosecuzione nel lungo periodo di queste diete non è facile per tutti per via della loro composizione molto selettiva. Inoltre una volta ripristinata la normale alimentazione l’infiammazione può tornare a manifestarsi nel 40-50% dei casi a distanza di 12 mesi dalla sospensione.

Per quanto riguarda la NEE vi è evidenza che mantenere una quantità corrispondente a circa il 50% del fabbisogno calorico, liberalizzando la dieta per il restante 50%, è utile nel mantenere la remissione di malattia più a lungo.

Anche nel corso della fase asintomatica, il morbo di Crohn necessita alcune piccole attenzioni. Potendo scegliere, meglio orientarsi su prodotti con una buona tracciabilità e che garantiscono l'assenza di inquinanti, contaminanti e residui farmacologici; lo stesso vale per gli additivi, in particolare quelli contenenti tracce di titanio. Molti si orientano sul “Biologico” ma anche altri disciplinari, se rispettati appieno, possono essere adeguati; si consigliano gli alimenti di origine italiana o europea.

Alimenti da considerare

Glutine

Il glutine è un complesso proteico contenuto in alcuni cereali, tra cui il frumento, il farro, l’orzo, la segale. In questo caso, una volta concluso il periodo di trattamento, il glutine può essere reintrodotto. È bene sapere che il glutine di per sé non è mai la causa di una ricaduta di malattia e l’unica evenienza in cui sia necessaria la dieta senza glutine in un paziente con MICI è quella in cui coesista la diagnosi di celiachia. Detto ciò, alcune persone possono trovare gli alimenti contenenti glutine difficile da “digerire” o sperimentare sintomi come gonfiore, dolore addominale, diarrea in concomitanza con il consumo di questi alimenti.

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Lattosio

Il latte e i suoi derivati (es: ricotta, formaggi freschi, burro, panna, ecc) sono alimenti ricchi in proteine ad alto valore biologico, calcio e diverse vitamine, che sono nutrienti utili nel periodo di crescita. Questo problema è indipendente dalla MICI e consiste in una carenza dell’enzima digestivo lattasi. Chi è intollerante al lattosio può decidere se eliminare completamente gli alimenti che lo contengono, o se mantenerne una quantità tollerata, senza il rischio che l’intestino ne sia danneggiato. Anche in chi ha una MICI, non ci sono evidenze che il lattosio di per sé possa avere un effetto dannoso sulla mucosa intestinale e in generale sul controllo dell’infiammazione. Come per il glutine, anche per il lattosio le diete di esclusione (CDED e NEE) ne prevedono l’eliminazione temporanea.

Fibre

È importante però sapere che non tutta la fibra è uguale, si distingue infatti in fibra “insolubile” e fibra “solubile”. La fibra “insolubile”, è presente in quantità nelle verdure visibilmente fibrose (come biete, fagiolini, insalata iceberg, ecc), nei cereali integrali e crusca, questa non viene digerita nell’intestino umano e viene pertanto eliminata.

Intolleranze alimentari e disturbi intestinali

Esistono in commercio numerose tipologie di test che vengono proposti per la diagnosi di intolleranze alimentari, come il dosaggio delle IgG4, i test su sangue da dito, saliva, DNA, capelli e altro ancora. Come già detto, l’intolleranza al lattosio è un difetto enzimatico che si verifica più spesso all’avanzare dell’età e che si può diagnosticare su base clinica (comparsa di sintomi specifici in relazione al consumo di cibi contenenti lattosio) ed eventualmente facendo ricorso al Breath test. Al di fuori di queste condizioni patologiche, è comunque ben noto come alcuni alimenti possono provocare disturbi quali gonfiore e irregolarità nella funzione intestinale.

Ad esempio, la fibra insolubile molto presente nei legumi (es. fagioli, ceci, ecc), nei cereali integrali (es. farro, orzo, ecc) o nelle brassicacee (es. verza, cavolfiore, cavolo, ecc) può fermentare nel tratto intestinale e provocare meteorismo, soprattutto nei soggetti che non consumano spesso questi alimenti. Tuttavia, qualora ci sia una forte correlazione tra il consumo di un preciso alimento (es. cibi contenenti lattosio o glutine) e la comparsa di disturbi intestinali, si può decidere di evitarlo per un periodo di tempo ad esempio fino alla risoluzione dell’infiammazione intestinale MICI correlata in caso di malattia attiva. In questi casi, una volta raggiunta la remissione, è consigliato riprendere gradualmente a consumare quell’alimento.

Alimentazione sana e "schifezze"

Siamo d’accordo che le cosiddette “schifezze”, come cibi ultraprocessati, “junk” food, bevande zuccherate, ecc… non fanno parte di una sana alimentazione, poiché ricche di sostanze, come grassi, zuccheri semplici, coloranti, emulsionanti, ecc, che se consumate in grandi quantità non fanno bene al nostro organismo.

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Consigli nutrizionali generali

Non esiste una dieta specifica per la Malattia Di Crohn, e non esiste mai una dieta che si attagli a tutti i Pazienti. Le diete troppo restrittive sono spesso inutili e addirittura dannose. L’assunzione di un litro e mezzo o due di acqua al giorno è indicata per tutti, a maggior ragione nei Pazienti con Crohn e in caso di pregresse resezioni. Un buon apporto idrico riduce, in generale, il rischio di litiasi renale, e, soprattutto nei Pazienti con la malattia di Crohn, in quanto, il malassorbimento dei grassi, facilita il rischio di calcolosi ossalica.

Bisognare seguire un’alimentazione che includa tutti i nutrienti e preveda un adeguato apporto di proteine (circa 1 mg pro Kg di peso corporeo) e calorie. Sono preferibili i pasti piccoli e frequenti, che limitano il rischio di sintomi, come il dolore e la distensione addominale e le subocclusioni. In caso di stenosi, e se queste sono serrate o multiple, è utile una dieta semiliquida e senza scorie, costantemente, o almeno una o due volte a settimana, per avere una buona clearance intestinale.I pasti frequenti riducono il rischio di litiasi della colecisti, frequente nella Crohn ileale, per riduzione dell’assorbimento di acidi biliari.

Ferro e vitamine necessitano di essere supplementati (talora per via parenteral), facendo attenzione ad un apporto adeguato di calcio e vitamine liposolubili (A, D, E, K).

Alimenti da evitare e da preferire

Non vi sono controindicazioni assolute per alimenti specifici, come grassi, alcol, fritti, caffè, gelati o pizza. È opportuno ridurre l’assunzione di fibre (soprattutto verdure, crusca, legumi, bucce di frutta), soprattutto nella malattia con stenosi del tenue. Tale indicazione è meno rilevante se non c’è stenosi, e se la malattia è limitata al colon. Nel colon, la fermentazione di carboidrati non assorbibili in ogni caso può favorire il meteorismo e creare discomfort, maggiormente patito dai Pazienti con Crohn.

Le tossinfezioni alimentari possono innescare una riacutizzazione della malattia. È pertanto consigliabile evitare alimenti crudi, soprattutto pesce o carne, che ne aumentino il rischio.

Durante le fasi di attività e di gravi riacutizzazioni, può essere necessaria la sospensione della normale alimentazione per bocca e il ricorso alla NE (Nutrizione Enterale), che risulta efficace anche nell’indurre la remissione, soprattutto in età pediatrica. In età adulta, la NE può essere indicata nelle fasi più gravi di attività. Le diete elementari o semi-elementari possono essere indicate anche come supplemento in caso di malnutrizione.

Cibi da evitare:

  • Pane, pasta e riso integrali
  • Cereali integrali
  • Frutta secca
  • Verdure crude
  • Alcune verdure cotte come broccoli, cavolo, piselli, mais, cavolfiore, cipolle, patate con la buccia
  • Carni grasse, come quella di maiale
  • Carni e salumi affumicati
  • Fagioli e lenticchie
  • Succhi di frutta con polpa e semi
  • Marmellate, confetture, conserve
  • Spezie, peperoncino, curry, caffè, alcolici, bibite gassate
  • Fritture e dolci elaborati
  • Latte e latticini freschi

Cibi consentiti:

  • Pane bianco e crackers senza semi
  • Riso bianco
  • Verdure fresche ben cotte e private di buccia e/o semi, come asparagi, carote, zucchine, (fagiolini ben cotti), zucca
  • Patate bollite senza buccia
  • Carne bianca o rossa magra, tenera e morbida, cotta al vapore o alla griglia
  • Uova
  • Pesce, magro, lesso o grigliato
  • Frutta in scatola, o cotta; banane, mele, pere
  • Succhi di frutti senza semi o polpa
  • Bevande decaffeinate

Consigli nutrizionali aggiuntivi

Una giusta alimentazione può aiutare a ridurre l’infiammazione, migliorare i sintomi e la qualità di vita. Come per tutte le MICI non esiste un’unica dieta per le persone con malattia di Crohn, ma scoprire ed eliminare gli alimenti che scatenano i sintomi può aiutare a ridurre il disagio e i problemi. Anche le diverse fasi della malattia possono essere gestite con diete e alimenti differenti.

Un’alimentazione corretta può essere di aiuto per controllare i sintomi e migliorare la qualità della vita di chi è affetto da malattia di Crohn, sicuramente un medico o un nutrizionista specializzato nelle malattie infiammatorie croniche intestinali può aiutare a sviluppare una dieta personalizzata in base alle specifiche esigenze del paziente e fornire indicazioni su cosa mangiare in caso di malattia di Crohn.

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