Il cancro che colpisce il fegato è il quinto tumore più frequente al mondo ed uno dei più aggressivi. In particolare, il carcinoma epatocellulare costituisce il 70-85% di tutti i casi di tumore epatico e con un trend in crescita in molti stati. Generalmente si sviluppa in seguito a disturbi cronici del fegato come per esempio avviene nelle epatiti croniche B e C. Accanto a questi fattori studi recenti puntano l’attenzione sulla condizione clinica della steatosi epatica di origine non alcolica, dove avviene un accumulo di grasso nel tessuto epatico.
La steatosi epatica può ulteriormente evolvere in senso infiammatorio e fibrotico fino a poter sfociare nella cirrosi epatica. L’accumulo di grasso nel fegato è alquanto comune nella popolazione ed è fortemente associata alla sindrome metabolica, soprattutto in caso di sovrappeso o obesità. Benché la cirrosi rappresenti un indiscusso fattore di rischio per il tumore al fegato, in verità l’epatocarcinoma si può sviluppare anche in presenza di steatosi epatica priva di cirrosi.
L'Importanza della Dieta nella Prevenzione e Terapia del Tumore al Fegato
La dieta per il tumore al fegato è importante, in quanto un corretto stile di vita anche dal punto di vista alimentare svolge un ruolo rilevante nei tumori e numerose ricerche internazionali ne rimarcano l’importanza nelle strategie preventive e terapeutiche in oncologia. I ricercatori hanno scoperto che i cibi giusti, o meglio, la loro corretta ed equilibrata combinazione nutrizionale può esercitare effetti anticancerogeni tra cui l’inibizione della crescita delle cellule tumorali e delle metastasi, protezione dai cancerogeni, modulazione del sistema immunitario e miglioramento degli effetti della chemioterapia.
Qual è la corretta alimentazione per il tumore al fegato?
L’alcool è un fattore di rischio cardine nello sviluppo dell’epatocarcinoma e ciò avviene attraverso gli effetti pro-infiammatori indotti dall’etanolo, che favorisce la progressione verso la fibrosi o cirrosi del fegato. Benché l’alcool sia di per sé poco cancerogeno, esso è metabolizzato in forma di acetaldeide, la quale è in grado di danneggiare il DNA. Inoltre l’alcool è collegato al tumore al fegato in modo dipendente dalla dose giornaliera e mostra sinergie con altri fattori di rischio come per esempio i virus ed il diabete.
Un altro aspetto collegato all’alimentazione e tumore al fegato è dato dall’aflatossina B1, un prodotto dei funghi appartenenti al genere Aspergillus, che contaminano facilmente i cereali, le noci e le verdure conservate al caldo. Questa tossina produce mutazioni al DNA. In aggiunta l’accumulo di ferro nel fegato può contribuire allo sviluppo del tumore al fegato.
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Secondo le linee guida generali (e non individuali) mangiare in modo sano ha la potenzialità di ridurre l’incidenza dell’epatocarcinoma come per esempio dimostrato da coloro che hanno stile alimentare ben aderente alla dieta mediterranea, che è collegata ad un rischio oncologico più basso. Gli studi hanno osservato una riduzione del rischio di sviluppare l’epatocarcinoma quando l’alimentazione è prevalentemente su base vegetale, ma senza andare in carenza di tutti i fabbisogni nutrizionali. In particolare il rischio diminuisce del 8% per ogni etto di frutta e verdura consumato al giorno.
Inoltre il consumo di fibre vegetali è protettivo nei confronti del tumore al fegato, così come un buon consumo di pesce e di carne magra. Per quanto riguarda i grassi, invece, è stato osservato che il rischio di epatocarcinoma diminuisce con il consumo di alcuni grassi benefici, in special modo quelli monoinsaturi. D’altra parte i grassi saturi in eccesso sembrano avere ripercussioni sfavorevoli sulla salute del fegato.
Molti nutrienti sono stati collegati al rischio o alla protezione dell’epatocarcinoma. Parlando di alimentazione e tumore al fegato, quindi, diciamo che l’obesità contribuisce in modo consistente all’incidenza globale di questo tipo di cancro e ciò avviene tramite fattori sia diretti che indiretti. Per definizione si parla di obesità quando l’indice di massa corporea tra il peso e l’altezza al quadrato è superiore a 30 kg/m2 (IMC o BMI). Ebbene, sappiamo che l’obesità e la sindrome metabolica rappresentano fattori predittivi del rischio oncologico negli anni successivi. È importante considerare anche l’aumento di peso nell’età adulta, in quanto si assiste per ogni aumento di 5 punti IMC ad un incremento del rischio pari al 24%. È stato osservato, infatti, che il rapporto vita/fianchi rappresenta un indicatore più accurato rispetto al IMC o BMI nella predizione del rischio. Ecco perché bisogna stare attenti all’adiposità a livello addominale.
In aggiunta essere in sovrappeso o in obesità costituisce un fattore di rischio aggiuntivo per l’epatocarcinoma in presenza di malattie epatiche legate a stati infettivi o abuso d’alcool aggravandone ne conseguenze negative. Senza tralasciare che spesso chi è in condizioni di obesità ha anche il fegato steatosico. Infine il diabete interagisce in modo sinergico con l’obesità nel moltiplicare il rischio di tumore al fegato nei portatori positivi di epatite B o C.
Steatosi Epatica Non Alcolica e Tumore al Fegato
La perdita di peso rappresenta un aspetto importante in chi soffre di steatosi epatica. La steatosi epatica non alcolica può essere considerata la manifestazione epatica della sindrome metabolica ed una delle cause principali delle malattie epatiche in Occidente. È definita dalla presenza di accumuli di grasso nelle cellule epatiche in assenza di altre cause (es. alcol) o di ereditarietà genetica. Come già accennato le ricerche recenti stanno portando ad una rivalutazione del ruolo della steatosi epatica non alcolica nello sviluppo del tumore al fegato, soprattutto quando all’accumulo adiposo si aggiunge la componente infiammatoria. Infatti è chiaro che la steato-epatite è un fattore di rischio per la cirrosi ed il carcinoma epatico.
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Accanto ai tradizionali fattori di rischio (es. virus) il ruolo della steatosi epatica diventa sempre più evidente e si stima che molte più persone con la steatosi siano a rischio di sviluppare l’epatocarcinoma rispetto a quanto pensato prima.
Dieta per il Tumore al Fegato: Cosa Sapere Ulteriormente?
In caso di cirrosi epatica si sa che nello sviluppo dell’epatocarcinoma avvengono cicli di morte cellulare e di rigenerazione compensatoria, che sono accompagnati da una costante crescita e proliferazione cellulare. D’altra parte, in assenza di una condizione di cirrosi, altri meccanismi importanti possono prendere il sopravvento. Tra questi un fattore molto comune è la resistenza insulinica, che è caratterizzata dalla più o meno grave deficit dell’insulina di svolgere appieno il proprio lavoro.
La resistenza insulinica è caratterizzata da un’infiammazione cronica e silente, in particolar modo in condizione di obesità, e promuove la steatosi epatica non alcolica, oltre a poter agire anche come un fattore causale nell’epatocarcinoma. In aggiunta la resistenza insulinica e la steatosi epatica favoriscono la cancerogenesi promuovendo l’infiammazione del tessuto adiposo, squilibri ormonali, stress ossidativo ed alti livelli di insulina e IGF-1. I dosaggi ormonali in caso di obesità mostrano alti livelli di leptina ed una carenza di adiponectina, che sono due ormoni coinvolti nella progressione dalla steatosi alla cancerogenesi.
La malnutrizione riveste un’importanza notevole nelle malattie oncologiche e si stima che un paziente su tre sia malnutrito. Ciò avviene frequentemente nell’epatocarcinoma, dove si assiste ad un notevole deterioramento della funzionalità del fegato, il quale fisiologicamente presiede ad un alto numero di funzioni tra cui il metabolismo dei nutrienti, degli ormoni (es. estrogeni), la produzione dei Sali biliari, la protezione dalle infezioni ed i processi di detossificazione.
L’alimentazione può agire positivamente sulle condizioni antecedenti la cancerogenesi e quindi il tumore al fegato, come per esempio attraverso la riduzione della steatosi e dell’infiammazione epatica. Inoltre in chi soffre di cirrosi epatica è fondamentale prendersi cura dell’alimentazione e di una corretta nutrizione dell’organismo, come per esempio per quanto riguarda la qualità proteica. In aggiunta uno stato nutrizionale equilibrato migliora la funzionalità epatica, colma i deficit nutrizionali ed incide positivamente sul decorso clinico.
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Il tratto gastrointestinale è colonizzato da un ampio numero di microrganismi, che formano il cosiddetto microbiota intestinale. Quest’ultimo è un vero e proprio ecosistema vitale ed in grado di produrre numerosi prodotti metabolici, i quali a loro volta interagiscono con l’ospite modulando il sistema immunitario, regolando il metabolismo ed influenzando i fattori di rischio per le malattie ed addirittura le risposte alle terapie. I risultati delle ricerche scientifiche sostengono con forza un legame tra il microbiota e lo sviluppo di tumori in ambito gastrointestinale.
Gli acidi biliari sono secreti dal fegato ed attualmente sono al centro di molto interesse clinico a causa delle ben note proprietà pro-tumorali. Queste sostanze hanno effetti anti-microbici e possono modulare la composizione del microbiota intestinale, il quale a sua volta regola la quantità e la tipologia degli acidi biliari circolanti. Alcuni generi di batteri presenti nell’intestino sono in grado di convertire gli acidi biliari in metaboliti secondari e pro-cancerogeni (es. DCA) come per esempio da parte di Bacteroides, Clostridium, Eubacterium , Escherichia e Lactobacillus. La maggior parte di questi acidi biliari secondari sono poi riassorbiti nell’intestino e trasportati nuovamente al fegato.
Il microbiota intestinale e le malattie croniche del fegato sono strettamente collegate tra loro. Il fegato riceve un abbondante flusso di sangue dall’intestino attraverso la vena porta e perciò è continuamente esposto ad un ampio spettro di molecole di origine intestinale come i derivati batterici e tossine. Inoltre il fegato dispone di diversi tipi di cellule, che reagiscono al flusso costante di queste sostanze dando avvio ad una risposta pro-infiammatoria.
Questi aspetti diventano sempre tanto più rilevanti quando si considera che la disbiosi intestinale può esacerbare i processi che portano alla steatosi epatica. Si assiste generalmente a livelli più elevati di Escherichia, Anaerobacter, Lactobacillus, Streptoccoccus mentre Prevoletta e Alistipes tendono ad essere di meno. La steatoepatite ha, invece, una correlazione con la presenza del genere batterico Escherichia. In aggiunta gli studi hanno osservato che la steatosi epatica non alcolica è spesso accompagnata dalla sindrome della permeabilità intestinale, in cui l’intestino perde l’integrità di barriera, e da una sovra-crescita batterica nel tenue.
In questi meccanismi si inserisce anche l’azione dell’alcool, che causa un aumento della proliferazione batterica nell’intestino. A proposito si ipotizza che in una condizione di disbiosi possa avvenire un’iper-produzione di etanolo da parte dei batteri produttori di alcool (es. Escherichia).
Cosa Mangiare e Cosa Evitare per la Salute del Fegato
Ad eccezione dell'alcool non esistono alimenti o bevande totalmente vietate nella sua situazione. Assumere una quantità adeguata di proteine in quanto sono importanti per la riparazione dei tessuti e il mantenimento della massa muscolare. Buone fonti di proteine includono carne magra, pesce, pollame, uova, legumi e latticini.
Scegliere carboidrati complessi come pane e pasta integrali, frutta e verdura, che forniscono energia e fibre. Limitare i carboidrati raffinati come pane bianco, pasta bianca e dolci. Privilegiare i grassi sani provenienti da fonti vegetali come olio d'oliva, avocado e frutta secca. Limitare i grassi saturi e trans, presenti in carni grasse, insaccati, grassi animali (burro) cibi fritti e prodotti industriali.
Consumare molta fibra, che aiuta la digestione e favorisce il controllo della glicemia. Fonti eccellenti di fibre sono frutta, verdura, legumi e cereali integrali. Se non ci sono limitazioni da parte del gastroenterologo bere molta acqua, almeno 1,5 litri al giorno, per rimanere idratati e supportare la funzione del fegato.
Un’alimentazione sana per il fegato è importante perché questo organo svolge molte funzioni fondamentali per l’organismo. Molte malattie del fegato possono infatti essere prevenute con una dieta corretta, come la steatoepatite non alcolica (o malattia del fegato grasso non alcolico), che colpisce 1 persona su 4. Assumere almeno 5 porzioni al giorno di verdura e frutta. Limitare cibi processati, grassi, molto salati, che possono infiammare e portare disturbi al fegato. Sì ai grassi insaturi, che in quantità moderate aiutano a sentirsi sazi, forniscono sostanze che servono per la produzione di macromolecole utili all’organismo (come alcuni ormoni sessuali) oltre a contenere vitamine (come la vitamina E).
In particolare, sono consigliati al massimo 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva oppure olio di lino al giorno e 2 porzioni la settimana di pesci grassi, contenenti omega-3 e omega-6. Verdure a foglia verde, caffè, tè verde, olio d’oliva, frutta secca, fiocchi d’avena integrali, con il loro contenuto in fibre, favoriscono la digestione, aiutano a sentirsi sazi e prevengono il rischio di alcuni disturbi.
Quindi, per prevenire e persino invertire, in alcuni casi, il fegato grasso e la steatoepatite non alcolica (che possono anche progredire in cirrosi epatica, insufficienza epatica e favorire tumore al fegato) è importante mangiare in modo sano e vario. In particolare, è importante ridurre gli zuccheri semplici e assumere fibre, mangiando molta verdura e frutta e cereali integrali.
In genere è possibile arrestare l'epatite cronica con degli antivirali. In generale, chi ha un’epatite cronica dovrebbe assicurarsi di avere un’attività intestinale regolare, che aiuta a espellere le tossine.
Un'alimentazione per la cirrosi deve escludere gli alcolici, prediligere cereali integrali e molte verdure, ridurre l'apporto di carni rosse, sale, cibi grassi, fritti, processati e dolci.
Evitare di assumere cibi con molta vitamina C (come kiwi, pomodori e agrumi) nello stesso pasto con alimenti ricchi di ferro non emico, poiché la vitamina C ne facilita l’assorbimento per chi soffre di emocromatosi.
È raccomandato assumere una dieta ricca di verdure, cereali integrali, frutta, legumi, pesce e carni bianche, assumendo solo saltuariamente carni rosse, cibi pesanti, zuccheri semplici e grassi. L’alcol è molto dannoso per il fegato in qualsiasi quantità, per cui è raccomandato assumerne il meno possibile, preferibilmente per nulla. Altri alimenti che possono infiammare o dare fastidi al fegato sono i cibi grassi, salati, fritti e molto processati.
I cibi processati, grassi, molto salati, ricchi di zuccheri e le carni rosse risultano pesanti per il fegato e possono favorire infiammazioni e altri disturbi.
Il Ruolo della Vitamina E
Il segreto per aiutare a prevenire l’insorgenza del tumore al fegato potrebbe essere semplice: consumare più vitamina E, che la si assuma con la dieta o con integratori. La vitamina E è una antiossidante naturale, un nutriente liposolubile che secondo molti studi sperimentali sarebbe capace di prevenire il danneggiamento del Dna.
Gli alimenti maggiormente ricchi di vitamina E sono i semi (e dunque gli oli da loro derivati), i cereali, gli ortaggi, la frutta fresca e quella secca.
Consigli Aggiuntivi
- Bere molta acqua (almeno 1,5 litri al giorno).
- Aumentare l’apporto di verdura (almeno 3 porzioni al giorno).
- Inserire nella dieta il pesce almeno tre volte a settimana.
- Abolire il fumo.
- Mantenere un’attività fisica regolare.
Tabella Riepilogativa: Alimenti Consigliati e Da Evitare
| Alimenti Consigliati | Alimenti Da Evitare |
|---|---|
| Verdura (soprattutto a foglia verde) | Alcolici (vino, birra, superalcolici) |
| Frutta (non zuccherina) | Bevande gasate e zuccherate |
| Frutta secca | Dolci e alimenti con zuccheri aggiunti |
| Legumi e cereali integrali | Carni grasse e insaccati |
| Carni magre (pollo, pesce) | Burro, panna, formaggi grassi |
| Latticini parzialmente scremati | Margarine e grassi idrogenati |
| Olio extravergine d'oliva | Cibi fritti e molto elaborati |