All’indomani della chiusura delle Olimpiadi 2024, si contano le medaglie ma anche le delusioni. Una su tutte quella del campione Gianmarco Tamberi che ha fallito nell’impresa del salto in alto, durante la finale di Parigi, a causa delle condizioni di salute cagionevoli dovute a coliche renali che lo hanno colpito proprio nei giorni delle competizioni sportive.
Oltre alla solidarietà per Gimbo, da giorni si parla della dieta dell’atleta, considerata da alcuni “troppo” drastica e causa dei calcoli renali. Tamberi ha smentito qualsiasi ipotesi con una serie di stories su Instagram: «Giusto per dare qualche informazione in più a chi scrive senza informarsi… È l’aumento di peso che porta ad un maggiore rischio di coliche renali non la perdita di peso…».
L'odissea delle condizioni di salute di Gianmarco Tamberi alle Olimpiadi di Parigi 2024, raccontata fino all'epilogo in maniera minuziosa sui social dallo stesso campione di salto in alto, ha messo in risalto i rischi a cui si sottopongono gli atleti di elite nella preparazione di un appuntamento così importante.
La Composizione Corporea di Tamberi
Minelli è partito dal dato riportato dallo stesso Tamberi che "ha tenuto a farci sapere che la componente grassa nella sua massa corporea complessiva era addirittura inferiore al 3,5%". L'esperto ha proseguito considerando che l'Acsm (American College of Sports Medicine) stabilisce in un intervallo tra il 10 e il 20% la percentuale di grassi ideali per il maschio.
In uno studio pubblicato sull'International Journal of Sports Physiological Performance, una percentuale di grasso corporeo inferiore al 4,5% era stata dichiarata, sulla scorta di evidenze maturate sul campo, in grado di incidere negativamente sulle prestazioni fisiche e sulle perfomance funzionali del sistema immunitario".
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I Chili di "Zavorra"
Nel caso Tamberi, inoltre, Minelli fa riferimento a una complicazione in più, ancora una volta comunicata dallo stesso Tamberi: quella "del volersi alleggerire di oltre 5 chili di peso corporeo da lui stesso definito 'zavorra', attraverso una dieta 'tremenda e allucinante'".
"La concentrazione delle urine che a tutto questo è seguita, con conseguente cristallizzazione dei soluti litogeni, tra i quali gli urati la cui presenza viene evidentemente condizionata da diete iperproteiche, ha fatto il resto", ha concluso Minelli, "pregiudicando gli esiti di una prova associata a un percorso che, come lo stesso Tamberi ha detto enunciandolo, 'in nessun modo va emulato' non solo nella sua esecuzione ma, probabilmente, nemmeno nella sua programmazione".
Tra i motivi per cui, per sua stessa ammissione, avrebbe perso la fede nuziale nella Senna il giorno dell’inaugurazione delle Olimpiadi di Parigi ci sarebbero «i troppi chili persi in questi mesi»: l’atleta azzurro, campione di salto in alto Gianmarco Tamberi si è giustificato così, via social, con la moglie per lo spiacevole incidente legato all’anello.
La sua forma fisica torna a far discutere il popolo del web: tonico e magro, per qualcuno forse troppo magro, di Tamberi aveva già colpito la foto pubblicata sui social a inizio luglio, in cui mostra addominali scolpitissimi ma, soprattutto, una tabella che indica una percentuale di grasso corporeo pari al 3,3 per cento.
«Non è il corpo che vorrei - scrive Gimbo - ma quello di cui ho assolutamente bisogno. Sono dieci mesi che lavoro senza sosta per realizzare il mio sogno».
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E un sogno che si fa difficile, ma non impossibile, anche alla luce delle vicissitudini dei giorni scorsi. Bloccato a letto per un calcolo renale con tanto di febbre e dolori, l’altista marchigiano, partito per Parigi con un giorno di ritardo sulla tabella di marcia, torna in pedana oggi.
L’azzurro, impegnato nelle qualificazioni in corso proprio questa mattina, arriva all’appuntamento con l’incognita legata alle sue condizioni fisiche. E, via social, chiede il supporto di tutti: «Sarà durissima, scendete in pedana con me».
Un fisico che divideLa dieta estrema può avere inciso sulle condizioni di salute di Tamberi? Non lo sappiamo. Di certo c’è che tra i follower serpeggia il solito spartiacque: chi lo incita a dare il massimo e si congratula per i risultati raggiunti e chi invece si ferma esclusivamente sull’ago della bilancia.
«È il corpo perfetto» si legge sui social network, oppure «la percentuale di massa grassa è incredibile», «addominali da paura», «quanti sacrifici dietro qui numeri», ma non mancano i soliti hater con commenti del calibro di «pauroso», «sei cosciente di essere in pericolo di vita?», «Gimbo non esagerare» e battute più ridanciane come «dopo le Olimpiadi però vieni a casa di mia nonna a mangiare un po’ di pasta fresca».
La Dieta Tipo di Tamberi
La sua dieta? La mattina mangia fette biscottate integrali con marmellata senza zuccheri e ricotta light accanto a un cappuccino di latte scremato. A pranzo 120 grammi di pasta in bianco, per merenda 40 grammi di parmigiano o un toast integrale con prosciutto e formaggio senza grassi e cena a base di proteine con carne magra. Alla sera, un cioccolatino, a cui si aggiunge un gelato al pomeriggio la settimana prima della gara e un croissant o pane e Nutella il giorno stesso della gara.
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Le Raccomandazioni dell’Esperto
«La dieta di un atleta è adatta al suo sport - mette subito le cose in chiaro Lorenzo Bergami, nutrizionista biologo e responsabile nutrizione di squadre, associazioni sportive e professionisti di discipline olimpiche -. Prima di tutto è funzionale agli obiettivi».
Non è la prima volta che Tamberi ammette la fatica della sua dieta, a cui però presta grande attenzione perché supportata dalla sua ferrea volontà sportiva.
«La dieta di Tamberi funziona bene per lui, la gestione del dettaglio è stata fondamentale per alleggerirsi nel suo sport antigravitazionale mantenendo la sua indomita esplosività - continua Bergami -. La dieta di ogni atleta professionista dev’essere sana ma funzionale prima di tutto al tipo di sport e alla performance, poi alla salute e infine alla coccola».
Quindi nessun comfort food dev’essere maltrattato. «Non tutti gli atleti riescono a curare la gestione del dettaglio con altrettanta determinazione e costanza - conclude il nutrizionista sportivo -, anche se essa non rappresenta la determinante per la vittoria, bensì un marginal gain, che però conta sul peso finale della supremazia di un atleta nel suo sport».
Un messaggio lapalissiano da cui emerge che la dieta di Gimbo non dev’essere emulata, perché il suo caso è un unicum.
A gennaio, invece, dopo un post in cui riferiva di aver superato la prima prova di preparazione atletica, in cui aveva perso 5 chili in 24 giorni, ha detto: «La mia è una dieta estrema per arrivare ad essere più leggero possibile alla gara».
A GQ Italia invece ha raccontato cosa mangia durante le preparazioni: «A colazione mangio fette biscottate integrali con marmellata senza zuccheri e ricotta light, un cappuccino col latte scremato.
La perdita di peso implica anche una perdita di acqua e quello può determinare maggior rischio di calcolosi renale per la minore possibilità di eliminare le scorie e far precipitare i cristalli che determinano la comparsa dei calcoli.
Tamberi ha dichiarato di avere un dieta molto restrittiva per tutto l’anno, nello specifico ha detto che «il salto in alto prevede di superare la gravità, la gravità ti schiaccia a terra e meno pesi più è facile farlo.
Ma è la perdita di peso drastica che non ha molto senso. Cosa comporta tutto questo? Non ha nessuna logica questa. Perché poi va incontro a processi di disidratazione e depauperamento muscolare.
Bisogna essere leggeri di peso per fare questo sport, ma comunque c’è bisogno di energia, cioè di muscolo. Il corpo deve essere fatto di un peso che sia efficiente, altrimenti se uno si taglia un braccio, ha raggiunto il peso che voleva raggiungere, ma ha perso un braccio. Quindi non può essere il peso e basta l’obiettivo dell’alimentazione.
Fare una dieta povera in carboidrati non fa bene alla salute neanche per gli sportivi e neanche per perdere peso.
Le raccomandazioni dell’esperto«La dieta di un atleta è adatta al suo sport - mette subito le cose in chiaro Lorenzo Bergami, nutrizionista biologo e responsabile nutrizione di squadre, associazioni sportive e professionisti di discipline olimpiche -. Prima di tutto è funzionale agli obiettivi».
Non è mai buona norma eccedere oltre il consentito, soprattutto quando si è coscienti di superare il limite del fisiologico.
Pur non conoscendo nei dettagli il regime alimentare seguito dall’atleta, c’è da credere che il suo profilo dietetico sia stato pressoché esclusivamente impostato su matrice proteica, in totale assenza di grassi, con l’aggiunta di pratiche che possono aver favorito un progressivo processo di disidratazione.
Un chilogrammo in meno che può valere un oro olimpico, zavorra che può cambiare la vita regalando prestazioni atletiche eccezionali così come grandi delusioni perché il corpo non ha retto lo stress di una dieta troppo stringente.
Da sempre il peso-forma per un atleta è fondamentale, ma ora agli ultimi Giochi Olimpici con il “caso” Tamberi ed i suoi calcoli renali si è infiammata la polemica.
Gimbo ha avuto la sfortuna di incappare nel problema “calcoli” nella gara della vita, tre ore prima della finale olimpica era in ospedale. Calcoli, sembra, che possano essere arrivati per la sua eccessiva magrezza e disidratazione, condizione necessaria portata all’esasperazione per cercare la massima leggerezza per sfidare la gravità.
Tamberi, campione che ormai conosciamo da oltre un decennio, ha sempre avuto importanti variazioni sulla bilancia, andando ad aumentare anche 67kg nel periodo vacanza, (autunno- inverno), fino a rimettere le cose a posto ed essere lucido e tirato per il “periodo gare” estivo.
Lui stesso a fine agosto ha fatto chiarezza in un post social dedicato: «Stanno girando cavolate colossali e anche molto pericolose per chi legge. Articoli che parlano di una dieta che mi ha fatto perdere 7/8kg tra gli europei di giugno e le olimpiadi di agosto ed altri che dicono che io tutto l’anno bevo massimo un bicchiere d’acqua al giorno.
Ad ogni allenamento bevo più di un litro e mezzo d’acqua ed altrettanta ne bevo durante la giornata. La mia dieta è stata studiata e condivisa da diversi professionisti e sono più di dieci anni che seguo questo regime alimentare senza mai aver avuto problemi.
L’azzurro, oro olimpico a Tokyo 2021, ha così continuato: «Sono il primo a dirvi che è una dieta molto stretta e difficile, come tutti gli allenamenti che faccio durante l’anno sono molto pesanti e studiati per portarmi al limite ma questo è l’unico modo che un atleta ha per provare a raggiungere il proprio massimo livello. Che lo sport di alto livello non sia salutare è un dato di fatto ma sono forti anche le emozioni. È emerso che sono geneticamente predisposto a questo tipo di problema avendo una storia familiare di calcoli renali».
Un chilo di grasso nel corpo che, si dice, può valere almeno 2 centimetri nel salto in alto oppure 3 o 4 secondi per ogni chilometro in un maratoneta. Peso minore significa a parità di sforzo fisico consumare meno ossigeno e avere un gesto atletico più economico, fare meno fatica e in definitiva poter correre più veloce.
Restando in pedana del salto in alto anche Stefano Sottile, splendido e quasi sorprendente con 2,34 metri che sono valsi uno storico 4° posto olimpico, è attento all’ago della bilancia: «Non ho mai avuto grandi variazioni di peso e mi sono sempre autogestito, tranne quest’anno dove sono andato tre volte da un nutrizionista. A novembre scorso avevo un 13% di massa grassa e un peso di 72kg, a gennaio pesavo 70kg fino ad arrivare ai giorni precedenti le Olimpiadi a pesare 68,5kg con un indice di massa grassa pari al 4,2%.
A fare chiarezza per Avvenire il dietista e nutrizionista sportivo Francesco Fagnani, tanti campioni e sportivi passano nel suo studio romano. Tra questi nel 2014 anche Tamberi: «Come si può vedere anche solo seguendo Gianmarco sui social è senz’altro un atleta che periodicamente ha avuto variazioni di peso significative a seconda del periodo di gare oppure no.
La prima regola è sempre la salute, va bene nei giorni di avvicinamento ad una gara importante tipo un’Olimpiade essere al limite, ma il periodo di significativa restrizione deve essere limitato.
Oltre che per una “familiarità” i calcoli possono verificarsi per svariati motivi, anche banali come il semplice fatto di non diluire opportunamente i sali minerali presi durante o dopo gli allenamenti, piuttosto che il tipo e il quantitativo di acqua utilizzata per idratarsi quotidianamente o un eccesso di proteine assunte con la dieta e/o con integratori e tante altre concause.
Sono molto sensibile alla piaga dei disturbi alimentari che oggigiorno affliggono milioni di persone, soprattutto giovani e sportivi. Tamberi è un grande campione, io stesso sono un suo grande fan, è seguitissimo da migliaia di ragazze e ragazzi ed un’affermazione di questo tipo nei più giovani può sicuramente portare a strani effetti, come instillare dei convincimenti errati e sfociare poi in un tentativo di emulazione, con diete folli e ahimè autogestite solo per raggiungere una magrezza estrema che viene descritta come necessaria e indispensabile ».
Fagnani prova a fare chiarezza sul peso degli atleti, il suo pane quotidiano: «Poche regole ma chiare: salvaguardare sempre la salute, troppo magri significa abbassare il sistema immunitario, poi il rapporto “pesopotenza”, ovvero la massima performance atletica possibile. Ci sono atlete donne che hanno problemi con il 18% e altre che vivono senza problemi con solo l’8% di grasso.
Un maratoneta di alto livello oggi ha il 57% di massa grassa, le donne tra 7-9% e che hanno variazioni di peso, magari dai 49kg si passa nel giro di 4-5 mesi di preparazione maratona a 46kg. La leggerezza è senz’altro fondamentale, ma la dieta ferrea deve essere per un periodo limitato, ci vuole un riposo anche mentale, un lasciarsi andare».
Per Gianmarco Tamberi, i sacrifici di anni di allenamento vengono vanificati da una maledetta colica renale che non gli ha dato tregua. Un caso seguito da tutti gli appassionati sportivi che speravano in una nuova impresa dell’atleta marchigiano.
Sotto accusa la dieta che ha seguito in questi mesi, da lui stesso definita “feroce”. Consideriamo infatti che alle scorse olimpiadi di Tokyo l’atleta (oggi ha 32 anni), pesava 76 chili, ai recenti campionati di Roma 74,2, mentre a Parigi la bilancia si è fermata a 72 kg, per 1,91 metri di altezza.
“Devo arrivare alle Olimpiadi che sono al limite, per cui se perdi un chilo non hai più le energie e se hai un chilo in più invece è zavorra, quindi è molto complicato. Mi pesa tantissimo”, aveva dichiarato Tamberi nelle scorse settimane.
“Pur non essendo completamente chiara la dieta seguita da Tamberi, almeno una cosa risulta evidente: l’atleta ritiene che per l’attività svolta il suo peso dovrebbe essere particolarmente basso.
Ma se da un lato è ovvio che il sovrappeso è da evitare, e non solo a fini agonistici, dall’altro, le sue affermazioni vanno contro il concetto stesso di ‘peso forma’ che, come indica l’espressione stessa, ti assicura le migliori condizioni fisiche per ottenere i tuoi obiettivi - spiega al FattoQuotidiano.it il dottor Gabriele Buracchi, biologo nutrizionista -.
Questo peso deve essere determinato in base ai vari parametri: sesso, età, altezza, struttura muscolare e attività svolta. L’elemento che però salta più all’occhio è il fatto che Tamberi ha seguito una dieta iperproteica, “anche se non sappiamo esattamente quanto iperproteica fosse - continua Buracchi - In ogni caso, la colica e gli altri disturbi fanno intuire l’assunzione di un deciso eccesso di proteine.
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