Dieta Veronesi: Opinioni e Schema

Anche in questo sito ci sono molte richieste condizionate dalle informazioni, spesso errate, che circolano sulla rete. Ma se i dati della ricerca scientifica confermano sempre di più lo stretto legame fra cibo e salute - come ricorda Veronesi -, purtroppo nella nostra società il problema della sovralimentazione viene spesso sottovalutato, o affrontato solo da un punto di vista estetico, dimenticando che l'eccesso di calorie introdotte nell'organismo attraverso il cibo è responsabile di disfunzioni cardiocircolatorie, diabete, cancro e può essere anche causa di mortalità precoce.

Oncologo di fama internazionale, Umberto Veronesi si è sempre impegnato, oltre che nella cura, anche nella prevenzione dei tumori, promuovendo stili di vita più sani: fare attività fisica, evitare di fumare, mangiare bene e poco ogni giorno. Una dieta corretta ed equilibrata, infatti, unita ad abitudini salutari, è spesso in grado di scongiurare l'insorgere di gravi patologie.

Per garantirci una sana longevità occorre però ripensare il modo in cui ci nutriamo: è necessario basare l'alimentazione su una dieta adeguatamente variata, che moderi i grassi e non dimentichi mai frutta e verdura; optare non solo per l'eliminazione del consumo di carne ma anche per la progressiva riduzione delle porzioni e delle calorie; scegliere di mantenere il giusto peso corporeo, in un rapporto intelligente benessere, attività fisica e psiche.

Umberto Veronesi, noto oncologo, non si perde in mezzi termini ma va dritto al punto: “Mangiare troppo fa male“. Lo dimostrano le tantissime malattie legate all’eccesso di cibo e all’abuso di condimenti e di alimenti poco salutari. Veronesi non solo ci consiglia di evitare questi alimenti ma rovescia la prospettiva e ci raccomanda di seguire un percorso nutritivo fatto di poco o nulla. Lui stesso afferma di seguire da anni un regime molto restrittivo che prevede, talvolta, anche il digiuno completo.

Per combattere le malattie è necessario aiutarci e aiutare il nostro corpo attraverso uno stile di vita sano (lontano dai vizi del fumo e dagli eccessi in generale) con una costante attività fisica e naturalmente una dieta adatta. Gli effetti del cibo sul nostro organismo possono essere assolutamente benefici così come devastanti. L’importanza della prevenzione legata all’alimentazione rappresenta una scelta che ciascuno di noi può decidere di osservare (e detto da un oncologo fa sicuramente un certo effetto).

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Successivamente l’autore fa una carrellata sulle proprietà e i benefici di alcuni alimenti e delle interazioni che esistono tra il cibo ed il nostro corpo. La qualità e la varietà degli alimenti rappresenta un bonus per la nostra salute. Soia, frutta secca, legumi, cereali, verdure, ortaggi, tè verde.

Noi italiani siamo fortunati e non lo sappiamo: la dieta mediterranea è patrimonio culturale immateriale dell’umanità (come dichiarato dall’UNESCO nel 2010). «La dieta non si fa per cambiare: il processo è esattamente l'opposto»: La dieta delle briciole di Enrico Veronese (Mondadori Electa) parte da qui. È un libro in cui il noto nutrizionista - laureato in Tecnologie alimentari oltre che in Scienze della Nutrizione Umana, nonché ex atleta agonista a livello nazionale - prima ancora di dirci cosa mangiare e quando spiega quello che dovrebbe essere sempre il punto di partenza: l'amore per noi stessi e la nostra salute.

«Bisogna essere graduali e costanti. Non bisogna pensare alla dieta come a un momento, ma come a un punto di partenza per acquisire abitudini da portarsi dietro sempre: cominciare a mangiare in modo sano ed equilibrato non serve banalmente a dimagrire, ma è fondamentale per vivere meglio, più sani e più a lungo» dice il dottor Veronese, che in questa intervista ci dà qualche anticipazione del suo libro e non solo.

«Le ragioni sono diverse. La prima è che si parte - come detto - da un assunto sbagliato e cioè che la dieta debba cambiarci, quando in realtà siamo noi a dover cambiare per affrontare una dieta rendendoci conto che siamo ospiti in un corpo che va curato anche con il cibo. L'altra ragione è che nella maggior parte dei casi la dieta viene percepita come privazione, autopunizione, perché così viene strutturata spesso dagli stessi esperti, dimenticandosi del piacere che è fondamentale. In questo modo le persone non imparano a volersi bene, soffrono e quindi smettono» dice il dottor Veronese.

«Consiste nel fare piccoli passi, un po' per volta, per arrivare a grandi cambiamenti che nel lungo periodo portano a un risultato permanente: insegnano a nutrirsi in modo sano e bilanciato per sempre, rendendo un'alimentazione corretta parte della propria routine. Per rendere il messaggio più chiaro ho usato la metafora dei cassetti: sono più facili da riordinare un po' per volta, anziché porsi come obbiettivo l'intera cassettiera. Un esempio? Cominciate dalla colazione, abituatevi a farla bene e poi proseguite con lo spuntino di metà mattina, fino ad arrivare alla cena» spiega il dottor Veronese.

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«Per me ci sono tre passaggi fondamentali da mettere in pratica per imparare una volta e per tutte a mangiare bene: motivazione, azione, obiettivo. Ovvero si parte dal perché si vuole fare, si fa e ci si pone come obiettivo quello di stare meglio. Da questi tre passaggi passa la creazione delle abitudini: la progressione si basa proprio sul principio che non è la parte conscia che percepisce il modello, ma il nostro inconscio, che lo interiorizza con il tempo. Per questo, se si parte da un obiettivo difficile, non si raggiunge. Né si raggiunge se si pensa alla dieta come a un periodo limitato: in due mesi o tre un'abitudine non si consolida, perciò anche mangiare in modo corretto viene percepito come una forzatura» conclude il dottor Veronese.

Se impari a mangiare bene, se nel frattempo fai il giusto movimento, non accumuli grasso. «Il 30% delle malattie tumorali potrebbero essere evitate con uno stile di vita corretto. Pensiamo al fumo di sigaretta, che causa 80.000 malati all’anno nel nostro Paese; pensiamo all’alimentazione sbagliata; pensiamo alla sedentarietà tipica della nostra società, dove non si fa attività fisica e non si usano più le gambe per correre. «La dieta mediterranea che per fortuna esiste nel nostro Paese è già una dieta molto protettiva.

Se dobbiamo immaginare un piatto corretto, possiamo dividerlo in quattro parti: nella metà sinistra mettiamo frutta e verdura, anche se la verdura deve essere di più per una questione di zuccheri; nell’altra metà ci mettiamo proteine come pesce e legumi e carboidrati di tipo integrale, ricchi di fibre. Come appunto la pasta integrale. I tumori diagnosticati in fase iniziale hanno una guarigione elevatissima: sfioriamo il 100%. Bisogna incentivare la diagnosi precoce.

Moltissimi pazienti oggi richiedono informazioni sulla dieta da adottare per aiutare la loro guarigione. Inoltre, sono frequenti le domande relative al ruolo del digiuno terapeutico come coadiuvante nel trattamento dei tumori in generale. Qual è il ruolo di questa procedura e può apportare dei miglioramenti dello stato di salute di tutti i pazienti con patologie onco-ematologiche?Due autori illustri, il Dott. Longo e il Dott. Veronesi, hanno studiato l’argomento in modo approfondito, ma sono ancora in corso studi clinici e pertanto non sono ancora disponibili risposte definitive e univoche alla domanda che ci siamo posti.

Il digiuno terapeutico è la rinuncia volontaria ai cibi solidi per un periodo specifico e limitato nel tempo. Le prime 24-48 ore della terapia prevedono il digiuno completo con la sola assunzione di acqua. L’azione metabolica ricercata dai terapisti, avviene al termine di questa prima fase, quando le riserve di glicogeno sono ridotte “all’osso”. A questo punto, il corpo inizia a bruciare prevalentemente il tessuto adiposo, con la produzione e il riversamento sanguigno di molecole chiamate chetoni.

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Il digiuno terapeutico viene interrotto in modo progressivo, iniziando con l’assunzione di succhi e centrifugati, poi di frullati e vegetali in pezzi, giungendo fino all’assunzione di cereali e legumi. Talvolta, nei soggetti compromessi o che assumono determinati farmaci, il digiuno terapeutico non è mai completo, ma prevede sempre l’assunzione di succhi vegetali come spremute e centrifugati per ridurre lo stato di chetoacidosi.

L’obiettivo del digiuno terapeutico è anche “affamare il tumore”: in situazioni di ‘carenza energetica’ le cellule normali entrano in “modalità protettiva” abbassando la proliferazione cellulare, al contrario, le cellule tumorali perdono questa capacità, e restano quindi sensibili al trattamento chemioterapico.

La dieta del digiuno intermittente, conosciuta anche come dieta «mima digiuno», prevede l’assunzione controllata di proteine (11-14%), carboidrati (42-43%) e grassi (46%), per una riduzione calorica complessiva compresa tra il 34 e il 54% rispetto all’apporto canonico. Sotto questa etichetta, rientrano due tipologie di dieta: La dieta 5:2 prevede che per cinque giorni alla settimana si possa mangiare assumendo tutti gli alimenti, senza eccezioni. Il periodo deve essere inframezzato da due giornate (tra loro non consecutive) in cui l’approvvigionamento energetico non deve essere superiore a un quarto di quello abituale: ovvero tra 500 e 600 Kilocalorie (200-250 a colazione e 300-350 a cena).

La dieta del digiuno intermittente quando si concentra l’assunzione di alimenti in un periodo variabile tra 6 e 8 ore (schema 16/8). Prima dell’inizio della giornata e dopo l’ultimo pasto, viene evitato anche il più piccolo spuntino, in modo da abituare l’organismo a vivere e a «lavorare» in condizioni di riduzione della sazietà. L’obiettivo di questa dieta è allungare la vita.

Le evidenze più solide riguardano la preservazione di un corretto stato di salute delle cellule, a livello di tutti gli organi. Il processo è reso possibile dall’esaurimento delle riserve di glucosio e dal ricorso al grasso, come fonte energetica. Nelle malattie ematologiche l’interazione tra digiuno e sistema immunitario potrebbe risiedere proprio in questo riposo dell’apparato digerente.

La maggior parte dei contatti tra sistema immunitario e ambiente avvengono a livello intestinale e di conseguenza la minor stimolazione potrebbe determinare un “reset” dell’immunità con possibili effetti benefici (come la riduzione dell’infiammazione nelle patologie infiammatorie intestinali o nel diabete o il ripristino dell’immunità delle cellule T antitumorale). Il digiuno intermittente secondo Veronesi ha finalità più mirate al miglioramento della terapia, cercando comunque strategie simili concettualmente, ma diverse, sulla realizzazione di una riduzione calorica per rendere più suscettibili le cellule tumorali alla terapia farmacologica.

La dieta mima-digiuno di Longo potrebbe essere utile per migliorare lo stato di salute delle cellule e prevenire malattie degenerative. Potrebbe anche favorire il mantenimento della salute cerebrale e avere così un potenziale ruolo preventivo nei confronti di malattie quali l’ictus cerebrale, l’Alzheimer e il Parkinson.

Il digiuno può essere benefico o nocivo in base ad alcuni fattori; ad esempio: durata, completezza dell’astensione alimentare o supporto nutrizionale, controllo medico, presupposti patologici per la sua applicazione ecc. Non tutte le forme di digiuno sono uguali; alcune risultano estremamente debilitanti ed immotivate, altre meno estenuanti e più razionali. Il digiuno, controllato o non controllato, terapeutico oppure no, risulta comunque molto stressante per il corpo e la mente.

Tuttavia, la sua potenziale nocività dipende soprattutto dai parametri con i quali viene programmato, pertanto l’utilizzo indiscriminato su tutti i pazienti indipendentemente dal tipo e grado di malattia e dallo stato nutrizionale del paziente stesso, non può essere applicato. Un utilizzo non controllato può anche peggiorare lo stato di salute. “Lavaggio cellulare”: l’organismo possiede vari mezzi di eliminazione delle sostanze inutili o tossiche; tra questi, la bile, le feci, le urine, il sudore, il muco, la ventilazione polmonare, i capelli, i peli, le unghie

Il digiuno terapeutico consente di sfruttare questi meccanismi riducendo l’assunzione di sostanze tossiche presenti negli alimenti (ad esempio: mercurio, arsenico, piombo, diossina ed additivi alimentari). Anche questo potrebbe potenzialmente avere dei benefici sullo stato di salute generale del paziente, inducendo una migliore modulazione del sistema immunitario. Ripristino della funzionalità papillare gustativa della lingua, che avviene attraverso un processo definito neuroadattamento. Questo effetto di “reset” percettivo dei gusti è molto utile per la successiva riorganizzazione della dieta (fase di mantenimento), che prevede l’utilizzo esclusivo di cibi freschi e poco conditi).

Ci sono diversi aspetti da considerare, prima di valutare l’adozione di un simile regime alimentare. Per questo motivo, come sempre quando ci si mette a dieta (in questo caso il dimagrimento non è il beneficio più rilevante), è fondamentale essere seguiti da uno specialista esperto. Questo anche perché, pur non trattandosi di un digiuno vero e proprio, un simile regime alimentare non è adatto a tutti e va in ogni caso seguito per un periodo limitato di tempo.

Tra le grandi incognite del digiuno vi è il rischio della malnutrizione, motivo per cui medici e ricercatori sconsigliano vivamente il ricorso al fai-da-te. Le alterazioni dello stato nutrizionale sono, infatti, estremamente frequenti tra i pazienti oncologici. Seppur ci siano molti ipotetici benefici su pazienti molto fragili, e in particolare nei pazienti oncologici, non ci sono dati incontrovertibili che per tutti possa andare bene e ancor meno dati sono presenti sui vantaggi nei tumori ematologici.

Degli effetti del digiuno nei pazienti oncologici se ne discute da anni, senza che per questo la comunità scientifica sia giunta a un verdetto definitivo. Per ora il consiglio è una dieta antiinfiammatoria, sempre tenendo conto delle specifiche condizioni del paziente.

Il digiuno è un’arma straordinaria in prevenzione e non a caso è sempre stato praticato in tutte le culture tradizionali come strumento di depurazione. In terapia, invece, questa risorsa dovrebbe essere modulata caso per caso e mai adottata con un approccio fai da te o protocollata o standardizzata e sempre controllata da specialisti.

La Harvard School of Public Health ha elaborato un modello di «piatto sano»: 1/2 verdura e frutta (in rapporto 2 a 1), 1/4 cereali integrali, 1/4 proteine «sane» (quindi più frequentemente legumi e pesce), olio extravergine (o altri oli vegetali in Paesi non mediterranei) come condimento, acqua come bevanda.

Ecco una tabella riassuntiva dei dieci alimenti più ricchi di fibre:

Alimento Fibre per 100g
Fagioli secchi 17,5 grammi
Lenticchie secche 13,8 grammi
Mandorle secche 12,7 grammi
Orzo perlato 9,2 grammi
Lamponi 7,4 grammi
Fichi secchi 13 grammi
Pasta integrale 6,4 grammi
Pane integrale 6,5 grammi
Farro 6,8 grammi
Carciofi 5,5 grammi

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