Il calo ponderale nei bambini è spesso fonte di preoccupazione per i genitori. Il calo ponderale nei bambini si verifica quando il loro peso corporeo diminuisce rispetto alla norma per la loro età e altezza. In generale, il calo ponderale è fisiologico nei primi giorni di vita del neonato. La perdita di peso, dunque, è fisiologica durante i primi giorni di vita, e nello specifico tra il secondo e il quarto giorno.
Calo Ponderale Fisiologico nei Neonati
Il bambino inizia subito a perdere liquidi in eccesso che aveva alla nascita attraverso l’eliminazione dell’urina e delle feci e tramite la respirazione. Inoltre, il suo stomaco è ancora troppo piccolo per poter contenere grandi quantità di latte, di conseguenza l’introito calorico non riesce a compensare il dispendio di energia.
Il calo ponderale è normale quando il bambino perde tra il 5 e il 10% del suo peso corporeo. Dopo il quinto giorno, dovrebbe verificarsi un aumento di peso costante, che va dai 130 ai 330 grammi a settimana.
Il calo ponderale nei bambini è considerato patologico quando è superiore al 10% rispetto al peso alla nascita.
Cause di Calo Ponderale Patologico
Per prima cosa, è necessario accertarsi che il bambino consumi i pasti regolarmente e in quantità adatte alla sua età. Può avvenire, però, che il bambino perda peso nonostante un’alimentazione adeguata. La causa più comune di calo ponderale nel bambino è il malassorbimento. Questa condizione si verifica quando i nutrienti contenuti nei cibi non vengono correttamente estratti e assorbiti dall’organismo, provocando una mancata assimilazione di sostanze fondamentali per la crescita e il corretto sviluppo dell’organismo.
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Può succedere che, in seguito a una infezione virale o batterica, il vostro bimbo perda peso, ma nella maggior parte dei casi si tratta solo di una normale conseguenza dell’infezione. Innanzitutto pensate che ogni infezione è una battaglia che l’organismo combatte sprecando energia.
Il malessere generale e gli eventuali dolori (come cefalea, mal di gola, mal di orecchie, dolore addominale…) riducono l’appetito. Ma attenzione. La perdita di peso improvvisa deve essere sempre sospetta perché causata non dal dimagrimento, ma da una disidratazione: se è superiore al 5-10% del peso iniziale del bambino serve una rapida valutazione da parte del pediatra.
Prima di tutto sottolineo che bisogna rispettare il periodo di convalescenza, una parola che oggi non si usa quasi più. Non c’è fretta di tornare all’asilo o a scuola o alle attività sportive. Non esiste una dieta del recupero: sfatiamo il mito della dieta “in bianco”. Il bambino può mangiare ciò che si sente (purché sia cibo sano) e nella misura in cui si sente di farlo senza insistere.
I bambino che hanno perso un po’ di peso durante una infezione lo recuperano prontamente non appena si riprendono. Non resta che attendere che finiscano la convalescenza e ritornino ad avere il solito aspetto. Se il recupero non è buono e ritenete che vostro figlio non è “il solito bambino” potrebbe rendersi necessaria una valutazione pediatrica per scartare una eventuale carenza, il pediatra valuterà se è necessaria una integrazione specifica e vi indicherà in che dosaggio realizzarla.
Obesità Infantile: Un Problema di Salute Pubblica
L’obesità infantile, così come il sovrappeso infantile, costituisce un problema di salute pubblica sempre più diffuso a livello globale. Si tratta di una condizione caratterizzata da un eccessivo accumulo di grasso corporeo nei bambini e nei ragazzi, con gravi ripercussioni sulla salute a breve e lungo termine. Monitorare le misure antropometriche nei bambini è fondamentale per prevenire e gestire il problema, evitando sia condizioni di eccessiva magrezza nei bambini, sia situazioni di sovrappeso o obesità.
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L’obesità infantile è una condizione patologica caratterizzata da un eccessivo accumulo di tessuto adiposo nei bambini e negli adolescenti, risultante da uno squilibrio prolungato tra apporto calorico e dispendio energetico. Le misure antropometriche nei bambini sono essenziali per valutare lo stato dei più piccoli. L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce l’obesità infantile in base all’ Indice di Massa Corporea (IMC) superiore al 97° percentile per età e sesso, mentre il sovrappeso infantile viene identificato con un IMC tra l’85° e il 97° percentile.
Diffusione Globale e Italiana dell'Obesità Infantile
L’obesità infantile rimane una delle principali sfide di salute pubblica a livello mondiale, con dati che evidenziano una diffusione preoccupante sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo. Secondo il Global Obesity Observatory, nel 2023 più di 380 milioni di bambini e adolescenti (tra 5 e 19 anni) erano in sovrappeso o obesi, e circa 43 milioni di bambini sotto i 5 anni rientravano in questa categoria.
In Italia, la situazione è particolarmente critica: secondo il rapporto più recente dell’ Istituto Superiore di Sanità, ”OKkio alla Salute” del 2023, circa il 19% dei bambini di 8-9 anni è in sovrappeso, mentre il 10% è obeso, con una prevalenza di obesità grave pari al 2,6%. Questi numeri collocano l’Italia tra i paesi europei con i tassi più elevati di obesità infantile.
A livello globale, l’Organizzazione Mondiale della Sanità rileva un aumento significativo nei paesi a basso e medio reddito, dove la transizione nutrizionale e l’accesso a cibi ultra-processati stanno contribuendo a un rapido incremento dei casi. In Italia, le cattive abitudini alimentari e la ridotta attività fisica giocano un ruolo importante in qeusto panorama: solo il 50% dei bambini consuma frutta quotidianamente, mentre una percentuale significativa consuma snack dolci più di tre volte a settimana e trascorre molte ore davanti agli schermi.
Fattori di Rischio per l'Obesità Infantile
La predisposizione genetica può giocare un ruolo significativo: bambini con genitori obesi hanno maggiori probabilità di sviluppare obesità a loro volta, a causa della trasmissione di fattori ereditari che regolano il metabolismo, la distribuzione del grasso corporeo e la sensibilità agli ormoni della sazietà come la leptina e l’insulina. I bambini con uno o entrambi i genitori obesi hanno una probabilità tra il 40% e il 70% di sviluppare obesità.
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Le errate abitudini alimentari rappresentano una delle cause principali dell’obesità infantile. Un’alimentazione ricca di cibi ultra-processati, bevande zuccherate e snack ipercalorici, insieme a una scarsa assunzione di frutta, verdura e proteine magre, porta a un eccesso di calorie che il corpo non riesce a smaltire. Le porzioni eccessive, il consumo frequente di fast food e la disponibilità illimitata di cibo ad alta densità calorica nei contesti domestici e scolastici aggravano ulteriormente il problema.
La sedentarietà è un altro fattore importante. L’aumento del tempo trascorso davanti agli schermi - televisione, tablet, videogiochi e smartphone - ha ridotto significativamente l’attività fisica nei bambini. Secondo recenti studi, molti bambini passano più di due ore al giorno davanti a dispositivi elettronici, riducendo il tempo dedicato al gioco attivo e agli sport. l’80% dei bambini obesi ha livelli di attività fisica inferiori alle raccomandazioni OMS di 60 minuti al giorno di movimento moderato-intenso.
L’obesità secondaria è un’altra causa da considerare. In alcuni casi, l’aumento di peso nei bambini non è legato esclusivamente allo stile di vita, ma può essere dovuto a condizioni mediche sottostanti come disfunzioni ormonali (ad esempio ipotiroidismo o sindrome di Cushing), malattie metaboliche, o effetti collaterali di alcuni farmaci (come corticosteroidi o antidepressivi) che alterano l’equilibrio energetico dell’organismo e favoriscono l’accumulo di grasso corporeo.
I fattori psicosociali non vanno sottovalutati: stress, ansia, dinamiche familiari disfunzionali e modelli educativi errati possono influenzare le abitudini alimentari dei bambini.
Conseguenze dell'Obesità Infantile
L’obesità nei bambini non è solo una problematica estetico o temporaneo, ma una condizione medica complessa che può avere gravi conseguenze sulla salute fisica, psicologica e sociale, con ripercussioni che si estendono dall’infanzia all’età adulta. L’obesità infantile è un fattore di rischio diretto per lo sviluppo di malattie cardiovascolari, poiché porta a un aumento della pressione arteriosa, alterazioni lipidiche e resistenza insulinica. Il 30% dei bambini obesi presenta ipertensione arteriosa, condizione che predispone allo sviluppo di malattie cardiache in età adulta.
L’obesità infantile è un fattore determinante nello sviluppo del diabete di tipo 2, una patologia un tempo considerata esclusiva dell’età adulta ma che oggi viene diagnosticata con crescente frequenza nei bambini e negli adolescenti obesi. L’eccesso di tessuto adiposo porta a una resistenza insulinica, condizione in cui le cellule non rispondono più correttamente all’insulina, causando un aumento della glicemia nel sangue.
L’obesità infantile non ha solo conseguenze fisiche, ma può anche incidere profondamente sulla salute mentale e sul benessere psicologico. Uno studio condotto dall’American Psychological Association (APA) ha evidenziato che i bambini obesi hanno una probabilità doppia di sviluppare disturbi dell’umore rispetto ai coetanei normopeso.
Uno degli aspetti più preoccupanti dell’obesità infantile è la sua persistenza in età adulta.
Strategie di Prevenzione e Intervento
Per prevenire e contrastare efficacemente l’obesità infantile, è essenziale identificare precocemente le cause dell’aumento di peso, così come riconoscere i segnali di dimagrimento nei bambini, che potrebbero indicare problemi nutrizionali o metabolici sottostanti. Questi dati sottolineano l’urgenza di interventi strutturali e politiche pubbliche mirate che promuovano stili di vita sani fin dalla prima infanzia, coinvolgendo famiglie, scuole e comunità per invertire questa tendenza allarmante.
L’Italia ha già avviato diverse iniziative per contrastare l’obesità infantile, tra cui campagne di sensibilizzazione, programmi scolastici per incentivare il consumo di frutta e verdura e l’introduzione di linee guida più rigide per la ristorazione scolastica.
L’obesità infantile è una condizione con implicazioni sanitarie, psicologiche e sociali profonde, che richiede interventi tempestivi e strategie di prevenzione mirate. Identificare precocemente il problema e adottare misure correttive può prevenire molte delle conseguenze negative e migliorare significativamente la qualità della vita del bambino.
Approcci Multidimensionali alla Prevenzione
Se è evidente che prevenire l'obesità infantile sia una delle priorità in ambito sanitario, meno chiaro è quali siano le strategie più efficaci per prevenirla. Le evidenze scientifiche indirizzano verso l’adozione di approcci integrati e multidimensionali al problema, che considerino tutti i determinanti correlati all'obesità (componenti genetiche, psicosociali, ambientali, socio-economiche, attitudini comportamentali e stili di vita), coinvolgendo team di ricerca multidisciplinari (biologi nutrizionisti, dietisti, farmacologi e psicologi) e, soprattutto, l'ambiente scolastico e familiare.
Approcci che promuovano una dieta sana, varia ed equilibrata (che preveda un adeguato consumo di frutta, verdura, cereali integrali e proteine vegetali, secondo le raccomandazioni della Dieta Mediterranea), un aumento dell’attività fisica con riduzione del tempo trascorso davanti agli schermi (TV, computer, cellulare e altri dispositivi elettronici) e la creazione di ambienti salutari, che facilitino l’accesso a cibi sani e spazi per l’attività fisica.
Ruolo dell'Educazione Alimentare a Scuola
In particolare, la scuola, dove gli studenti trascorrono la maggior parte del loro tempo, rappresenta il contesto ideale per realizzare strategie di prevenzione, promuovendo stili di vita più sani e sostenibili e migliorando le abitudini comportamentali. Inoltre, poiché questi interventi richiedono il coinvolgimento attivo degli insegnanti, dovrebbero diventare parte integrante dei programmi scolastici. Si parla sempre di più di educazione all'alimentazione, anziché di educazione alimentare, includendo la storia, la cultura e l’identità condivisa del cibo. Un framing più comprensivo che, proprio come il problema dell'obesità infantile, richiede la partecipazione di molteplici attori e istituzioni diverse. Inizia dalla famiglia e continua a scuola, un contesto privilegiato di relazione e comunità, per poi tornare arricchito nella dimensione familiare.
Secondo una review del 2018 pubblicata su Lancet, Diabetes and Endocrinology, che ha analizzato la letteratura scientifica sull'obesità infantile fino al 23 maggio 2017, gli interventi educazionali condotti in ambienti scolastici che prendano in considerazione sia la dieta che l’attività fisica, e includano un coinvolgimento familiare, sono i più efficaci nella prevenzione dell'obesità infantile, mostrando risultati promettenti nel ridurre l'indice di massa corporea (IMC) e la prevalenza di sovrappeso e obesità tra i bambini.
È quindi evidente la necessità di compiere ulteriori sforzi per realizzare interventi educativi a lungo termine che, coinvolgendo gli insegnanti e le famiglie, diventino parte integrante dei programmi scolastici.
Malnutrizione Infantile
La malnutrizione e in particolare la sottonutrizione nei neonati può essere riconosciuta visivamente osservando le variazioni della quantità di grasso e muscolo ma anche attraverso i capelli e la pelle.6 Non solo, la lunghezza fetale, la circonferenza della testa e il peso sono parametri notevolmente ridotti se la malnutrizione si manifesta nel secondo trimestre. La malnutrizione è una condizione nella quale un bambino non assume il corretto apporto di nutrienti a causa di un eccesso (sovranutrizione) o di un difetto (sottonutrizione) nell’alimentazione.1
La denutrizione infantile è un’espressione che si riferisce a un bambino troppo magro per la sua altezza ed è il risultato di una rapida perdita di peso avvenuta di recente o il fallimento di un guadagno di peso. La sovranutrizione è definita come un eccessivo accumulo di grasso a livello del tessuto adiposo. Il marasma è conosciuto come “sindrome da deperimento” ed è caratterizzato da una malnutrizione senza edema. La diagnosi di una malnutrizione (sottonutrizione o sovranutrizione) avviene generalmente mediante l’osservazione fisica e la storia alimentare della singola persona.
Prevenzione e Impatto della Malnutrizione
Il primo passo per prevenire la malnutrizione è quello di migliorare la conoscenza del problema a livello mondiale, favorendo soprattutto l’accesso a fonti di acqua pulita e ad alimenti nutrienti e completi. La malnutrizione svolge un ruolo molto importante nella prognosi associata ai tumori, ad esempio quelli del massiccio facciale. Infatti, la perdita di oltre il venti per cento del proprio peso abituale durante un trattamento radio/chemioterapico per una malattia neoplastica aggrava gli effetti collaterali della terapia. La nutrizione del paziente sottoposto alla radioterapia o alla chemioterapia è quindi molto importante perché permette una prognosi migliore, in particolare nel caso di neoplasie del distretto cervico-facciale. In questo contesto il monitoraggio del peso corporeo e la valutazione degli indici nutrizionali biochimici, almeno ogni due settimane, permette di verificare una possibile malnutrizione.
La malnutrizione è una condizione presente anche in Italia; secondo alcuni dati infatti si stima che circa il 40% della popolazione generale adulta e il 9% di quella pediatrica e adolescente sia moderatamente o gravemente malnutrita. La fame e la malnutrizione colpiscono i bambini nei paesi in via di sviluppo già entro i primi due anni di vita, infatti l’80% dei bambini malnutriti appartiene a nazioni situate nell’Africa subsahariana o in Asia meridionale. Negli ultimi anni l’uso degli alimenti terapeutici pronti all’uso ha radicalmente cambiato l’approccio al trattamento della malnutrizione grave nei bambini.
Obesità Infantile in Europa
L'obesità infantile è una delle principali sfide di salute pubblica in Europa. Secondo i dati della quinta edizione dell' Iniziativa Europea di Sorveglianza dell'Obesità Infantile (COSI) dell'OMS, raccolti tra il 2018 e il 2020, il 29% dei bambini tra i 7 e i 9 anni nei 33 paesi partecipanti presentava uno stato di sovrappeso od obesità. Questo dato preoccupante indica che quasi un bambino su tre vive con problematiche legate al peso corporeo, con una prevalenza maggiore tra i maschi (31%) rispetto alle femmine (28%).Il World Obesity Atlas 2023 della World Obesity Federation prevede che tra il 2020 e il 2035 ci sarà un aumento del 61% del numero di ragazzi e del 75% del numero di ragazze di età compresa tra 5 e 19 anni che vivono con l'obesità nella Regione Europea dell'OMS.
Come si Calcola l'Obesità Infantile
Un bambino si considera affetto da obesità quando il suo peso corporeo è molto al di sopra del peso normale per la sua età e altezza. Questa forma di obesità si verifica durante l'infanzia e l'adolescenza e può avere gravi conseguenze sulla salute a breve e lungo termine. Se non curata in età pediatrica, infatti, l’obesità persiste nel 70-80% dei casi nell'età adulta.
L'obesità infantile non si calcola, come negli adulti, con l'indice di massa corporea o body mass index (IMC o BMI), bensì utilizzando le tabelle dei percentili che tengono conto dell’età e del sesso. Maschi e femmine crescono infatti in maniera diversa e le percentuali di grasso corporeo non sono distribuite allo stesso modo tra i due sessi, rendendo la diagnosi di sovrappeso o obesità più complessa rispetto agli adulti.
L’obesità infantile si calcola in tre passaggi:
- Misurazione del peso e dell'altezza: Misura il peso del bambino in chilogrammi (kg) e l'altezza in metri (m).
- Calcolo dell'IMC: si ottiene dividendo il peso corporeo per l’altezza elevata al quadrato
- Consultazione delle tabelle di crescita: A questo punto non resta che confrontare l'IMC calcolato con le tabelle di crescita per età e sesso. Queste tabelle sono solitamente fornite da organizzazioni sanitarie come i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) negli Stati Uniti o l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Classificazione dei Valori di IMC
Ecco come vengono classificati i valori di IMC:
- Sottopeso: IMC al di sotto del 5° percentile per età e sesso.
- Normopeso: IMC tra il 5° e l'85° percentile per età e sesso.
- Sovrappeso: IMC tra l'85° e il 94° percentile per età e sesso.
- Obesità: IMC al 95° percentile o superiore per età e sesso.
- Obesità grave: IMC al 99° percentile o superiore per età e sesso.
Obesità Infantile in Italia: Dati e Tendenze
In Italia, i dati del 2023 del sistema di sorveglianza nazionale OKkio alla Salute, coordinato dal Centro Nazionale per la Prevenzione delle Malattie e Promozione della Salute dell'Istituto Superiore di Sanità, indicano che il 19% dei bambini e delle bambine di 8-9 anni è in sovrappeso, mentre il 9,8% è in una condizione di obesità, inclusi il 2,6% che soffre di obesità grave. Dal 2008 ad oggi, il sovrappeso ha mostrato un andamento in diminuzione, mentre l'obesità, dopo una fase iniziale di decremento, è rimasta stabile con un leggero aumento nel 2023.
Cause dell'Obesità Infantile
L'obesità infantile è il risultato di una combinazione di fattori genetici, comportamentali e ambientali. Alla base dell’obesità infantile c’è un’industria alimentare che promuove prodotti poco salutari per i bambini, che consumano cibi ad alto contenuto calorico e a bassa densità nutrizionale, come snack o bibite zuccherate, e sistemi sanitari che non affrontano l'obesità prima che si manifestino complicazioni legate alla salute.
In molti contesti, questa situazione è ulteriormente aggravata dalle disuguaglianze, inclusi fattori economici, sociali e strutturali, come il marketing pervasivo e la scarsa copertura sanitaria, che espongono molti bambini ad ambienti definiti obesogenici, che non promuovono una corretta alimentazione e uno stile di vita attivo, ma, al contrario, favoriscono scelte alimentari non salutari e promuovono la sedentarietà con un conseguente aumento di rischio di insorgenza di sovrappeso e obesità.
Il pregiudizio e lo stigma che molti giovani affetti da sovrappeso e obesità sperimentano quotidianamente danneggiano anche la loro salute mentale e autostima.
Tra i fattori che predispongono all’obesità anche una quantità insufficiente di ore di sonno e una predisposizione genetica che può influire sul metabolismo e il modo di accumulare grasso corporeo.
Rischi per la Salute Associati all'Obesità Infantile
L'obesità infantile può portare a una serie di problemi di salute sia immediati che futuri, tra cui:
- Problemi cardiaci: I bambini con obesità sono a rischio di ipertensione, colesterolo alto e altre malattie cardiovascolari.
- Diabete di tipo 2: L'eccesso di peso è un fattore di rischio significativo per il diabete di tipo 2. Un bambino con obesità su quattro è affetto infatti da quella che viene oggi definita la “sindrome metabolica“, che ha portato a un aumento significativo dei casi di diabete tipo 2 in età pediatrica.
- Cirrosi epatica: più del 30% dei bambini con obesità hanno grasso accumulato nel fegato, un danno epatico iniziale che può progredire e peggiorare nel tempo.
- Problemi respiratori: Come l'apnea del sonno e l'asma.
- Problemi ortopedici: Dolore alle articolazioni e problemi di crescita.
- Problemi psicologici: Bassa autostima, depressione e isolamento sociale.
Tabella: Classificazione dell'IMC nei Bambini
| Categoria | IMC Percentile |
|---|---|
| Sottopeso | Inferiore al 5° |
| Normopeso | Tra il 5° e l'85° |
| Sovrappeso | Tra l'85° e il 94° |
| Obesità | 95° o superiore |
| Obesità Grave | 99° o superiore |
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