La magrezza è oggi uno status symbol costantemente esaltato da mode e campagne pubblicitarie, cinema e tv.
Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA): Anoressia e Bulimia
L'aggettivo "anoressica" è diventato, nell'uso comune e quotidiano, semplicemente un sinonimo di magrezza eccessiva. Ed è un malessere che non colpisce soltanto persone di un determinato stato sociale né di una ben distinta fascia d'età. Sebbene l'anoressia sia la forma più conosciuta di questo disagio, la bulimia, in realtà, ha più conseguenze sull'Organismo in generale.
Anche la causa che scatena queste due reazioni così drastiche nei confronti del cibo varia: sembrerebbe che mentre l'anoressia è fondamentalmente provocata da un conflitto tra madre e figlia, la bulimia viene causata da una ribellione nei confronti del conformismo quotidiano.
Sintomi e Segnali di Allarme
I primi segni che tradiscono l'anoressia sono innanzitutto un dimagrimento eccessivo, ben al di sotto del normale ed un'immediata amenorrea; la bulimia, invece, è molto più subdola. Le alternanze tra abbuffate e vomito indotto o assunzione di lassativi si equilibrano in modo che non ci siano reali aspetti esteriori a segnare l'insorgenza della malattia.
L'anoressica solitamente rifiuta di mangiare ed inventa una serie infinita di scuse per evitare di alimentarsi; se proprio non può fare a meno di sedersi a tavola, prende pochissimo cibo per poi lasciarlo comunque nel piatto, oppure lo nasconde nel tovagliolo per gettarlo in seguito. La bulimia, invece, si è detto, non ha sintomi esteriori, ma la persona bulimica si vergogna delle eventuali abbuffate che manifesta in pubblico e del fatto che si debba nascondere per andare a vomitare in seguito, quindi anch'essa tenderà ad isolarsi dal mondo.
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Trattamento e Approccio Terapeutico
È chiaro che tutte e due le malattie vanno innanzitutto trattate con la psicoterapia, ma anche un certo comportamento nei confronti delle persone anoressiche o bulimiche può aiutare a rendersi conto della situazione. La persona bulimica, invece, deve soprattutto mangiare pasti non troppo succulenti (poco sale, poco condimento e poche spezie), in un'atmosfera estremamente rilassata, in cui si parli di argomenti non troppo impegnativi. Le porzioni dovranno essere già pronte nei piatti in modo da evitare abbuffate.
I DCA possono provocare severe conseguenze sulla salute fisica e mentale di chi ne è interessato. In particolare, l’anoressia nervosa può condurre allo sviluppo di patologie associate tra cui malnutrizione, amenorrea (assenza di mestruazioni) e osteoporosi. La bulimia nervosa può provocare disturbi al tratto gastrointestinale, problemi ai denti e squilibri elettrolitici.
I disturbi del comportamento alimentare possono insorgere nell’adolescenza, periodo in cui i giovani potrebbero attuare strategie di evitamento del problema, come nascondere il cibo, mentire sull’assunzione di determinati cibi o sostenere di non aver appetito o voler seguire una dieta per restare in forma.
L’anoressia nervosa, in particolare, si manifesta con una commistione di sintomi psicologici e fisici: disturbi estremamente severi che, se non vengono trattati, possono avere conseguenze fatali. L’anoressia è infatti tra le patologie psichiatriche a maggior tasso di mortalità, in particolare a causa del ritardo nei trattamenti da cui questa patologia è caratterizzata. Le persone che sviluppano l’anoressia nervosa, infatti, tendono spesso a negare la presenza di un disturbo, cercando di nascondere sia il dimagrimento sia le problematiche relative all’assunzione degli alimenti.
L’anoressia nervosa si associa anche a sintomi psicologici che, con la loro insorgenza e aumento possono peggiorare il quadro clinico, favorendo il ciclo di mantenimento del disturbo. Le persone con bulimia nervosa provano spesso un sentimento di vergogna per la patologia, quindi attuano strategie per nascondere i propri sintomi agli altri. Le abbuffate vengono quindi condotte in solitudine e il desiderio intenso di dimagrimento porta a pensare ossessivamente e senza sosta alla dieta e al cibo.
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Chi dovesse riconoscere di avere un DCA o dovesse riconoscere la sintomatologia associata in uno dei suoi familiari, deve cercare aiuto professionale tempestivamente. I disturbi del comportamento alimentare vengono trattati con un approccio multidisciplinare in cui il sostegno avviene da un punto di vista psicologico, medico e nutrizionale.
Dimagrimento Involontario: Quando Preoccuparsi?
Perchè si dimagrisce senza volerlo? Quando una persona sta dimagrendo senza motivo, cioè senza fare nulla per volerlo, anzi apparentemente mangiando come prima, si spaventa. In realtà perdere del peso senza motivo apparente non è sempre segno di malattia. Anche un periodo di forte stress, la depressione e forte ansia, possono indurre un dimagrimento improvviso. Tuttavia, può essere bene fare degli accertamenti.
Clinicamente si approfondisce quando il dimagrimento (calo ponderale) involontario è superiore a 4-5 chilogrammi o, in persone più magre, al 5% del peso corporeo in pochi mesi, e se alla perdita di peso si associano altri sintomi.
Una perdita di peso improvvisa nell’uomo e nella donna non significa necessariamente avere un tumore in corso, e non tutti i tumori inducono in fase iniziale una perdita di peso. Altra cosa è invece la perdita di peso in una persona in cura per un tumore diagnosticato, che si verifica spesso, anche in relazione ad alcuni farmaci chemioterapici. Per questo è molto importante stabilire un percorso nutrizionale di supporto durante i trattamenti oncologici.
In ogni modo, la letteratura ha sottolineato negli ultimi anni una probabilità di ricevere una diagnosi di tumore in persone che hanno registrato un calo ponderale significativo rispetto a gruppi di persone che non hanno osservato dimagrimento nel periodo precedente la diagnosi. Alcuni studi di coorte dimostrano una probabilità da 1,6 a 12,5 volte maggiore di essere portatori di un tumore fra chi ha vissuto un calo ponderale significativo rispetto ai pazienti che non lo presentano.
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È frequente che le persone anziane registrino un calo ponderale involontario, che può derivare anche da una diminuzione dell’appetito. Non vanno sottovalutati anche i fattori sociali legati all’isolamento.
Non bisogna spaventarsi: il dimagrimento durante l’allattamento è frequente. L’allattamento, la produzione di latte, richiede un fabbisogno di chilocalorie aggiuntivo importante per la donna, oltre al fatto che spesso dopo il parto si perde peso aggiuntivo che avevamo preso in gravidanza. Tuttavia, se il dimagrimento è eccessivo, e se ci sono altri sintomi concomitanti, è bene rivolgersi al proprio medico.
Infine, anche la menopausa è per le donne un momento che spesso dà origine a sbalzi di peso, sia nel senso di un aumento dello stesso che con un dimagrimento. Non bisogna spaventarsi.
Dimagrimento Eccessivo: Cause, Conseguenze e Soluzioni
Il dimagrimento eccessivo si configura come una riduzione ponderale clinicamente rilevante in un intervallo temporale limitato, spesso non attribuibile a un intento consapevole. In soggetti con BMI inizialmente elevato, la perdita di peso può apparire come un evento favorevole in termini di riduzione del rischio metabolico. Tuttavia, una riduzione ponderale troppo rapida o superiore alle capacità di adattamento tissutale comporta spesso effetti collaterali rilevanti, come la lassità cutanea, l’ipotrofia muscolare e lo svuotamento volumetrico.
Cause del Dimagrimento Eccessivo
Il dimagrimento eccessivo può avere origini multifattoriali, che spaziano da comportamenti volontari, come diete drastiche, a condizioni mediche involontarie e talvolta gravi. Una delle cause più frequenti è l’adozione di regimi alimentari fortemente ipocalorici, spesso non supervisionati da un nutrizionista, in cui si riduce drasticamente l’apporto energetico giornaliero. Un’altra causa significativa è l’eccesso di attività fisica, soprattutto se associato a un introito calorico inadeguato. Tra le cause patologiche rientrano diversi disturbi del comportamento alimentare come anoressia nervosa, bulimia, ortoressia e vigoressia. Malattie sistemiche come ipertiroidismo, diabete non controllato, patologie gastrointestinali croniche (come il morbo di Crohn o la celiachia) e malattie oncologiche possono anch’esse causare un dimagrimento involontario. Infine, lo stress psico-emotivo cronico, la depressione e traumi emotivi (lutti, separazioni, licenziamenti) possono ridurre l’appetito o alterare i ritmi biologici, favorendo un dimagrimento che spesso passa inosservato fino a quando le conseguenze estetiche diventano marcate.
Conseguenze Estetiche del Dimagrimento Eccessivo
Una perdita di peso importante, soprattutto se rapida, ha un impatto significativo sull’aspetto esteriore. Uno dei primi segni evidenti è la lassità cutanea, ovvero la perdita di elasticità della pelle. Questo avviene perché il derma, non avendo il tempo di rimodellarsi, rimane disteso, creando pieghe, cedimenti e pieghe antiestetiche. In particolare, il volto appare svuotato, con zigomi meno pronunciati, guance cadenti e occhiaie accentuate. Questo comporta un aspetto stanco e invecchiato, anche in soggetti giovani. A livello cutaneo, possono comparire smagliature (striae distensae), linee sottili o evidenti causate dalla rottura delle fibre elastiche durante il cambiamento volumetrico. La perdita di massa grassa e muscolare può inoltre accentuare la visibilità di strutture ossee come clavicole, costole e bacino, dando un aspetto “scarno” e meno armonico. Anche i glutei perdono volume e proiezione, risultando piatti e svuotati.
Il dimagrimento eccessivo non colpisce il corpo in modo uniforme: alcune zone sono più predisposte a manifestare inestetismi evidenti. Tra queste, il viso è forse la più sensibile. La perdita di grasso sottocutaneo nella regione zigomatica e mandibolare può alterare i lineamenti e determinare un aspetto incavato, spesso associato a una condizione di fragilità o malattia. Le braccia, soprattutto nella parte interna (zona tricipiti), manifestano un’evidente lassità cutanea, con il classico effetto a “tendina”. L’addome è un’altra area soggetta a modificazioni significative. Dopo una perdita di peso marcata, la pelle può restare flaccida e pendente, soprattutto se è stata fortemente distesa in precedenza, come in gravidanza o obesità di lunga data. Anche le cosce e i glutei sono zone critiche. Nelle cosce si manifesta lassità e, talvolta, pelle a buccia d’arancia più evidente. I glutei perdono tono, risultando appiattiti e svuotati. Infine, il seno subisce una riduzione di volume (ipotrofia mammaria), che può portare a un aspetto cadente e svuotato del decolleté.
Impatto Psicologico e Soluzioni
Le conseguenze del dimagrimento eccessivo non sono solo fisiche: l’impatto psicologico è spesso profondo. Molte persone che affrontano un percorso di perdita di peso sperano in un miglioramento dell’autostima e dell’immagine corporea. Un aspetto particolarmente delicato riguarda le aspettative non soddisfatte: chi si è impegnato nel raggiungere un peso forma spesso si aspetta un risultato esteticamente gradevole. Quando questo non si realizza, la percezione di fallimento può compromettere la motivazione e il rapporto con se stessi. Le persone che hanno perso molto peso, specialmente dopo interventi bariatrici, riferiscono frequentemente una sensazione di essere “prigionieri” di una pelle che non appartiene più al loro corpo. In molti casi, solo il supporto di uno specialista in medicina estetica o chirurgia plastica permette di ricostruire un rapporto positivo con il proprio corpo.
Dal punto di vista terapeutico, la gestione del dimagrimento eccessivo prevede come obiettivo prioritario il recupero di un BMI compatibile con l’omeostasi sistemica, mediante un piano nutrizionale ipercalorico bilanciato, eventualmente integrato da supporto psicologico e interventi di rieducazione comportamentale.
La medicina estetica e la chirurgia plastica rappresentano oggi strumenti altamente specializzati per la gestione degli esiti morfo-funzionali secondari a un dimagrimento eccessivo. Quando gli inestetismi si presentano in forma severa, l’indicazione più appropriata è spesso chirurgica. Una corretta pianificazione preoperatoria, condotta attraverso valutazioni clinico-funzionali e strumenti di imaging 3D, consente di individualizzare il trattamento e ottenere risultati estetici coerenti con le aspettative del paziente e i principi della chirurgia estetica moderna.
Strategie Correttive
- Lassità cutanea: In soggetti giovani e con un buon patrimonio elastico-dermico, è possibile osservare un parziale rimodellamento tissutale spontaneo, favorito da attività fisica mirata, idratazione ottimale e dieta bilanciata.
- Volto svuotato: Nei quadri di lipodistrofia facciale secondaria, il trattamento può includere filler dermici a base di acido ialuronico ad alta coesività o autotrapianto adiposo (lipofilling).
- Ipotrofia mammaria: Chirurgia plastica post-dimagrimento.
Consigli Generali
Se non ci sono disturbi clinici che portano al non riuscire a perdere peso, gli elementi per dimagrire sono una sana alimentazione e buona attività fisica. Il rischio di fare danni è però alto.
In realtà il vero consiglio per dimagrire è non seguire i consigli su come dimagrire presi da internet. Ogni persona ha il proprio stato di salute, la propria fisicità e le proprie abitudini e pertanto non esistono consigli validi per tutti, che garantiscano di perdere peso nel modo corretto, per rimanere in salute.
Una perdita di peso eccessiva e improvvisa può essere un sintomo di problemi di salute anche di particolare gravità.
La perdita di peso può essere un sintomo di problemi di salute mentale come la depressione o l'ansia. Se la perdita di peso è accompagnata da un senso persistente di affaticamento, potrebbe essere un segnale di problemi come l'insufficienza renale, l'insufficienza cardiaca o la malattia di Lyme.
Le disfunzioni della ghiandola tiroidea o delle ghiandole surrenali possono portare a una rapida perdita di peso. Un'eccessiva attività della tiroide, nota come ipertiroidismo, può accelerare il metabolismo e causare una rapida perdita di peso. Le ghiandole surrenali, che producono ormoni come il cortisolo, possono influenzare anche il peso corporeo. Una produzione eccessiva di cortisolo, spesso associata a condizioni come la sindrome di Cushing, può causare una redistribuzione del grasso corporeo e una perdita di massa muscolare, con conseguente perdita di peso.
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