L'ictus è un termine che deriva dal latino "colpo" ed indica la condizione che si verifica quando il flusso di sangue ossigenato destinato a una porzione del cervello viene interrotto per un qualsiasi motivo; l’inevitabile conseguenza è che, in assenza di ossigeno, le cellule cerebrali iniziano a morire già dopo pochi minuti.
In caso di sospetto ictus si raccomanda di allertare immediatamente i soccorsi (112, numero unico delle emergenze) e non di recarsi in ospedale con mezzi propri. Chiamare un’ambulanza in modo che il personale sanitario possa iniziare tempestivamente trattamenti salva-vita ancor prima di arrivare in ospedale.
Tipi di ictus
Esistono principalmente due tipi di ictus:
- Ictus ischemico: si verifica quando un trombo o un embolo chiude un’arteria del cervello interrompendo il flusso di sangue.
- Ictus emorragico: avviene quando nel cervello si rompe un vaso sanguigno e si crea una fuoriuscita di sangue che danneggia il tessuto cerebrale.
Una situazione simile consiste nel cosiddetto attacco ischemico transitorio, anche noto come TIA (dall’inglese Transient Ischaemic Attack) o “mini ictus”. Il TIA si verifica quando il flusso di sangue a un’area del cervello si interrompe solo per un breve periodo. Come gli episodi ischemici, anche i TIA sono spesso causati da trombi. Benché un TIA non abbia la gravità di un ictus, ne aumenta notevolmente il rischio.
Cause e fattori di rischio
Sono numerose le possibili cause alla base di questi eventi. Le probabilità aumentano con il numero di fattori di rischio concomitanti in un individuo.
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- Aterosclerosi: è una condizione patologica in cui una sostanza grassa, detta placca, si accumula sulle superfici interne delle arterie. La placca si indurisce e restringe i vasi, limitando il flusso di sangue a tessuti e organi (come il cuore e il cervello). La placca si può inoltre frammentare o rompere.
- Arteriopatia carotidea: Quando le placche colpiscono le arterie carotidi, si parla di arteriopatia carotidea. Le carotidi portano il sangue ossigenato al cervello, al viso, al cuoio capelluto e al collo.
- Malattie cardiache e disordini del sangue: possono causare trombi che potranno portare a ictus o TIA. Per esempio, una causa frequente di ictus embolico è la fibrillazione atriale, una condizione in cui le camere superiori del cuore (atri) si contraggono in modo molto rapido e irregolare.
- Ipertensione: la pressione arteriosa è la forza esercitata dal sangue contro le pareti delle arterie per l’azione di pompa del cuore. La pressione arteriosa viene definita alta quando supera stabilmente 140/90 mmHg (millimetri di mercurio, l’unità di misura della pressione). È il fattore di rischio più importante.
- Diabete: È una condizione in cui la glicemia (quantità di zucchero nel sangue) è elevata perché il corpo non produce abbastanza insulina o non la utilizza correttamente (insulino-resistenza).
- Fumo: Il fumo può danneggiare i vasi sanguigni e far salire la pressione arteriosa. Può anche ridurre la quantità di ossigeno che arriva ai tessuti.
- Età e sesso: Il rischio aumenta all’avanzare dell’età. In età meno avanzate colpisce più frequentemente gli uomini delle donne, tuttavia le probabilità di morire sono maggiori per le donne.
- Storia individuale o famigliare di ictus o TIA: Soggetti con ictus hanno maggior probabilità di ulteriori episodi. Il rischio di una recidiva è massimo subito dopo un ictus.
- Aneurismi o malformazioni arterovenose: L’aneurisma è una dilatazione a palloncino di una parete arteriosa che si può stirare e rompere. Le malformazioni arterovenose sono grovigli difettosi di arterie e vene che si possono rompere all’interno del cervello.
Esclusa l’aspirina, i farmaci antinfiammatori (FANS) possono aumentare il rischio di infarto cardiaco o di ictus, soprattutto in soggetti con storia di cardiopatia coronarica e/o portatori di bypass coronarico. Il rischio sembrerebbe proporzionale alla durata del trattamento con FANS.
Diagnosi
Con l’esame obiettivo, verranno valutati elementi come stato di vigilanza, coordinazione ed equilibrio. Si ricercheranno segni di arteriopatia carotidea, una causa frequente di eventi ischemici.
- Tomografia computerizzata (TAC): del cervello è un’analisi indolore che impiega un apparecchio radiografico per acquisire immagini nitide e dettagliate del cervello. La TAC può mostrare un sanguinamento in corso o il danno di cellule cerebrali.
- Risonanza magnetica (RM): usa magneti e onde radio per creare immagini di organi e strutture del corpo. TAC e RM possono essere usate per studiare i grossi vasi del cervello (arterio o angiogrammi).
- Ecografia carotidea: esame non doloroso e privo di rischi, usa onde a ultrasuoni per generare immagini delle arterie carotidi. L’esame può includere uno studio Doppler (come nel caso dell’ecodoppler dei tronchi sovraortici).
- ECG: è un esame non invasivo e indolore, che rileva e registra l’attività elettrica del cuore. Mostra la velocità dei battiti e la loro ritmicità (costante o irregolare). L’ECG può aiutare a rilevare problemi cardiaci che possono essere alla base di un ictus.
- Ecocardiografia: può visualizzare eventuali trombi all’interno del cuore e problemi dell’aorta.
- Glicemia: misura la quantità di glucosio (zucchero) nel sangue.
- Conta piastrinica: misura il numero di piastrine nel sangue. Le piastrine sono corpuscoli derivati da cellule che partecipano alla formazione dei coaguli di sangue.
È possibile anche effettuare esami per misurare il tempo necessario al sangue per coagulare. Si possono usare due esami, chiamati PT e PTT.
Trattamento
Il trattamento dipende dall’origine ischemica o emorragica dell’evento. Ictus e TIA sono emergenze mediche. Se compaiono sintomi indicativi chiamare immediatamente il 112. Non recarsi in ospedale con mezzi propri. Chiamare un’ambulanza in modo che il personale sanitario possa iniziare tempestivamente trattamenti salva-vita ancor prima di arrivare in ospedale.
Trattamento dell'ictus ischemico
Queste condizioni insorgono quando viene ostruita un’arteria che porta sangue ossigenato al cervello. Spesso, ictus e TIA ischemici originano da ostruzioni conseguenti all’ostruzione di vasi dovuta a trombi (o coaguli di sangue). In caso di episodio conseguente a un trombo, potrà essere avviata una terapia trombolitica, tesa a sciogliere il trombo; la terapia impiega un farmaco denominato attivatore del plasminogeno (tPA). Il tPA viene iniettato in una vena del braccio. Questa terapia deve essere iniziata entro 4 ore dall’insorgenza dei sintomi. Idealmente, dovrà essere somministrata il prima possibile. Prima viene iniziato il trattamento, maggiori sono le probabilità di ristabilirsi completamente.
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Se esistono controindicazioni mediche alla somministrazione di tPA, il medico può somministrare un farmaco antiaggregante che aiuta a prevenire la coagulazione delle piastrine o un anticoagulante che impedisce l’ulteriore accrescimento di trombi già formati.
In caso di arteriopatia carotidea, potrà essere indicata una procedura di endoarterectomia o un’angioplastica carotidea.
La trombolisi richiede l’introduzione di un lungo catetere flessibile nelle piccole arterie del cervello attraverso un’arteria periferica (in genere, in corrispondenza dell’inguine). MERCI è un dispositivo che può rimuovere trombi da un’arteria. Durante la procedura, un catetere viene guidato fino all’arteria ostruita attraverso la carotide.
Trattamento dell'ictus emorragico
L’ictus emorragico sopravviene quando un’arteria che porta sangue ossigenato al cervello si rompe o perde sangue. Eventuali terapie basate su questi medicinali verranno di fatto interrotte in caso di ictus emorragico. Se il sanguinamento è collegato all’ipertensione arteriosa, verranno prescritti farmaci per normalizzarla. Il trattamento può richiedere anche un intervento chirurgico.
- Clipping: serve a escludere l’aneurisma dai vasi sanguigni cerebrali. L’intervento aiuta a impedire che l’aneurisma possa sanguinare nuovamente. Serve anche a evitare che si possa rompere una seconda volta. Questa procedura richiede un’incisione nel cervello e l’apposizione di una piccola pinza alla base dell’aneurisma. La chirurgia verrà eseguita su paziente in anestesia.
- Embolizzazione: è un intervento chirurgico meno complesso sull’aneurisma. Viene inserito un catetere in un’arteria dell’inguine. Una sottile spirale viene poi introdotta attraverso il catetere e spinta fino all’interno dell’aneurisma. Questa procedura viene svolta in ambito ospedaliero.
Se l’ictus è dovuto a una malformazione arterovenosa, potrà esserne indicata la riparazione chirurgica (le malformazioni arterovenose sono grovigli difettosi di arterie e vene che si possono rompere all’interno del cervello). Ci sono vari modi di riparare le malformazioni.
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Prevenzione e recupero
Una volta risolta la fase acuta, verranno trattati i fattori di rischio. Adottare misure per controllare i fattori di rischio può aiutare o ritardare un eventuale episodio. Rendere lo stile di vita salutare per il cuore può favorire il recupero dopo un ictus e aiutare a prevenire recidive.
- Mantenersi fisicamente attivi.
- Non fumare o, se fumatori o consumatori di tabacco, smettere.
- Raggiungere un peso corporeo adeguato. Se sovrappeso od obesi, è importante collaborare con il personale sanitario per costruire un piano di dimagrimento ragionevole. Il peso forma aiuta a controllare i fattori di rischio.
- Scegliere alimenti sani per il cuore.
- Contenere lo stress.
Ricordarsi di informare il proprio medico se qualcuno in famiglia ha sofferto di ictus. Conoscere la propria storia famigliare rispetto a tali eventi può aiutare ad abbassare i fattori di rischio e a prevenire o ritardare un evento cardiovascolare. In caso di attacco ischemico transitorio (TIA), non ignorarlo.
Possono essere anche prescritti medicinali per aiutare il recupero dopo un evento o per tenere sotto controllo i fattori di rischio. Assumere i medicinali come prescritti dal medico. Non ridurne le dosi a meno che sia il medico a consigliarlo.
La terapia principale nei soggetti con arteriopatia carotidea nota, possibile causa di ictus, consiste nella somministrazione di anticoagulanti, ossia farmaci che prevengono la formazione di trombi o il loro ulteriore accrescimento. L’effetto collaterale più frequente degli anticoagulanti è il sanguinamento. Succede quando il medicinale ha un’azione troppo pronunciata. Questo effetto collaterale può essere anche mortale. È importante riconoscere i segni di un sanguinamento in modo da poter chiedere aiuto con tempestività. Anche sanguinamenti copiosi dopo una caduta o una ferita o un’eccessiva facilità ai lividi possono essere segni che il sangue è troppo “liquido”. Avvertire il medico tempestivamente in presenza di uno di questi segni.
Il medico può anche proporre l’assunzione di statine. Questi farmaci vengono raccomandati in molti casi perché aiutano ad abbassare o controllare i livelli di colesterolo nel sangue e riducono le probabilità di infarto cardiaco e ictus. Anche se in terapia farmacologica, si dovrà comunque osservare uno stile di vita sano e adeguato. Assumere i medicinali secondo quanto prescritto, con regolarità. Consultarsi con il medico per la frequenza delle visite e degli esami di controllo.
Riabilitazione
Dopo un ictus, la riabilitazione potrà essere necessaria per favorire il recupero. Può generare difficoltà di comunicazione. Il soggetto può non riuscire a trovare le parole corrette, o a fare frasi complete o sensate. Ci possono essere problemi di memoria e uno stato di confusione.
Può colpire un solo lato del corpo o una parte di un lato. Può causare paralisi (movimenti impossibili) o debolezza muscolare, che espone al rischio di cadere. I terapisti fisici e occupazionali possono aiutare a rafforzare ed elasticizzare i muscoli.
Può interessare muscoli e nervi preposti al controllo della vescica e dell’intestino. Potrà determinare la sensazione di dovere urinare spesso, anche quando la vescica non è piena. Il paziente potrà non riuscire ad arrivare in tempo al gabinetto.
L’ictus può generare difficoltà di deglutizione. Queste difficoltà si estrinsecano con tosse o tendenza allo strozzamento mangiando, o rigurgitando il cibo subito dopo. Un terapista della parola può essere di aiuto.
Dopo un ictus, il soggetto può cambiare comportamento o carattere. Per esempio, l’umore può cambiare repentinamente. Questi cambiamenti possono spaventare, generare ansia e depressione. Manifestare il proprio stato al proprio team sanitario.
Il ruolo della dieta
La «difesa» dall'ictus cerebrale sembra passare dalla riscoperta della dieta mediterranea. Questo è quanto si evince da uno studio pubblicato sull'European Heart Journal, condotto coinvolgendo quasi 420mila persone. La ricerca, spiegano gli stessi autori, è di tipo osservazionale.
Nello studiare la dieta delle persone coinvolte, gli scienziati hanno rilevato i consumi di carne (rossa e bianca), pesce, latte, formaggi e latticini, uova, cereali, frutta e verdura, legumi, semi e nocciole. Osservando in maniera prospettica le abitudini alimentari dei partecipanti allo studio, gli autori hanno osservato che il consumo di una maggiore quantità di frutta, verdura (200 grammi al giorno), fibre (oltre 10 grammi al giorno), latte (200 grammi al giorno), yogurt (un vasetto al giorno da 100 grammi) e formaggio (30 grammi) risulterebbe collegato a un diminuito rischio di ischemia (di contro non appariva alcuna associazione con l’ictus emorragico).
L’insieme delle fibre (tratte da frutta, verdura, cereali, legumi noci e semi) che i volontari mangiavano è risultato associato alla più grande riduzione di eventi di origine ischemica. Ogni dieci grammi in più consumati quotidianamente, infatti, il rischio è risultato calare del 23 per cento (2 casi in meno su 1.000 persone).
Secondo Tammy Tong, epidemiologo dell’Università di Oxford (Gran Bretagna) e primo autore della ricerca, «la scoperta più importante è che l’apporto di frutta e verdura risulta associato con minori rischi di ischemia. Il pubblico dovrebbe essere informato con un’azione pressante perché aumenti il consumo di fibre oltre che di frutta e verdura».
Per ridurre il rischio cardo e cerebrovascolare, l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di assumere almeno 400 grammi di frutta e verdura al giorno. Quanto alle fibre, almeno 25 grammi al giorno.
Il rischio di incorrere nell’ictus aumenta linearmente al consumo di grassi saturi, cereali raffinati, zuccheri ed alimenti industriali. Il rischio, invece, scende quando si adotta un’alimentazione equilibrata tra verdura e frutta fresca, cereali integrali, legumi, pesce e carne magra.
Viceversa gli studi sottolineano l’importanza di mangiare regolarmente il pesce fresco, che è ricco di omega-3 ad azione protettiva sull’aumento dei trigliceridi.
Principali fonti di proteine vegetali
| Alimento | Proteine per 100g |
|---|---|
| Lupini cotti | 16,7g |
| Fave | 5,2-6,1g |
| Ceci secchi | 20,9g |
| Seitan | 36g |
| Lenticchie secche | 22,7g |
| Piselli cotti | 9,1g |
| Fagioli crudi | 23,6g |
| Soia secca | 36,9g |
Anche in chi ha già sofferto di ictus o di attacchi ischemici transitori le raccomandazioni precedenti rimangono valide e pertanto può essere consigliata una dieta post ictus. Accanto ad una terapia adeguata la modificazione dello stile di vita tramite l’alimentazione, lo stile di vita attivo e la perdita ponderale in caso di sovrappeso può ridurre le recidive.
Attività fisica
Effetto sui vasi sanguigni: in particolar modo gli studi scientifici hanno dimostrato che l'attività fisica aiuta a contrastare lo stress ossidativo che questi subiscono con l'invecchiamento e in particolari condizioni patologiche. Effetto sul diabete: rappresenta un fattore protettivo per il diabete, sia in termini di mortalità che di morbilità.
Nella scelta dell'attività fisica da praticare è pertanto opportuno innanzitutto seguire il buon senso e tener conto delle effettive forze disponibili per programmare con gradualità gli impegni che si vogliono far assumere rispetto ai tre fattori che caratterizzano ogni prestazione fisica: l'intensità, la frequenza, la durata.
- L'intensità: Dovrebbe essere sempre lieve, moderata o sostenuta; è importante non superare l'85/90% della frequenza cardiaca massima, spingersi oltre comporterebbe svolgere un lavoro in prevalenza anaerobico con conseguente interruzione precoce dell'esercizio.
- La frequenza: L'attività fisica, per essere veramente utile, deve essere svolta possibilmente quotidianamente o almeno 3-5 volte alla settimana e con continuità.
- La durata: Sono sufficienti 30 minuti di seduta per conseguire e mantenere significativi vantaggi fisici e psichici. La mezz'ora dedicata all'attività fisica può essere divisa in tre prestazioni ognuna di 10 minuti nel corso della giornata.
Anche lo sport agonistico, a pari di altre attività motorie, ha come primo obbietto la salute del nostro corpo; una preparazione fisica ottimale prevede un'allenamento aerobico di base anche in sport prevalentemente anaerobici, tuttavia l'elevato impegno fisico e psichico che gli allenamenti e le gare prevedono, sconsigliano la pratica di sport agonistici dopo i 45/50 anni, superata una certa età è consigliabile abbassare notevolmente i ritmi e l'intensità dell'allenamento o ancor meglio lasciare l'attività agonistica e dedicarsi ad attività aerobiche consigliate.
In generale quindi possiamo dire che i vari sport agonistici e non agonistici, se svolti correttamente e con allenamenti dove l'attività aerobica è alla base dell'allenamento, comportano sicuramente un vantaggio in quanto il nostro organismo negli anni subisce delle modificazioni positive dal punto di vista funzionale che rallentano l'invecchiamento e migliorano la funzionalità dei nostri apparati diminuendo il rischio di essere colpiti da patologie cardiovascolari, cerebrovascolari e metaboliche.