Dimagrire Dopo Psicofarmaci: Consigli e Strategie

Gli psicofarmaci rappresentano una classe di medicinali specificamente sviluppati per il trattamento dei disturbi psichiatrici e neurologici. Questi farmaci agiscono principalmente sul sistema nervoso centrale, influenzando i neurotrasmettitori cerebrali per modificare l’umore, il comportamento e i processi cognitivi. Il meccanismo d’azione degli psicofarmaci è complesso e varia a seconda della categoria specifica. Gli antidepressivi, ad esempio, agiscono principalmente sulla serotonina e sulla noradrenalina, mentre gli antipsicotici influenzano principalmente il sistema dopaminergico.

Perché gli psicofarmaci causano aumento di peso?

Gli psicofarmaci, pur essendo strumenti terapeutici essenziali, possono causare diversi effetti collaterali. Uno degli effetti collaterali più comuni associati all'uso di psicofarmaci è l’aumento di peso. I meccanismi che possono influenzare il peso corporeo includono l’aumento dell'appetito, la tendenza ad aumentare l'accumulo di grasso corporeo, la riduzione del metabolismo o del consumo di energia, la variazione dei livelli di insulina, la variazione della composizione del microbio, ovvero dei batteri che sono nell’intestino.

Gli psicofarmaci possono influenzare i centri dell’appetito nel cervello e alterare il metabolismo. Alcuni farmaci, come gli antipsicotici atipici, possono causare resistenza all’insulina e aumentare la deposizione di grasso corporeo. Il rischio di aumento di peso è diverso a seconda del farmaco.

Ad esempio, gli antipsicotici di seconda generazione, quelli associati a un maggiore rischio di aumento di peso includono olanzapina, clozapina e quetiapina. Sebbene l’aumento di peso possa essere influenzato da molti fattori, compresi la predisposizione genetica, lo stile di vita, la dieta e l'attività fisica, antipsicotici come quelli sopra nominati possono rendere particolarmente difficile, se non impossibile, evitare l'accumulo di chili. In questi casi, è indispensabile valutare bene il rapporto tra rischi e benefici.

Molte volte (nel caso di clozapina sono la maggior parte dei casi) i vantaggi dei farmaci (controllo di sintomi psicotici che non rispondono ad altre sostanze, diminuzione del rischio di suicidio, etc) sono superiori rispetto ai seppur gravi danni dell’aumento di peso. In alcune situazioni, tuttavia, è possibile pensare a un cambio di terapia, passando a un farmaco che abbia un rischio metabolico più basso.

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Strategie per gestire l'aumento di peso

L'ingrassamento associato all’assunzione di psicofarmaci è un problema comune che può influenzare la salute fisica e mentale dei pazienti. È dunque importante riconoscere e dare adeguata considerazione a questo effetto collaterale, adottando misure preventive e di gestione per mantenersi in forma.

Sebbene non sia sempre possibile prevenire completamente l’aumento di peso, è possibile gestirlo attraverso una combinazione di dieta equilibrata, attività fisica regolare e monitoraggio costante del peso. Un’attività fisica regolare è essenziale per mantenere un peso corporeo sano. Anche una breve camminata quotidiana può fare la differenza nel controllo del peso e migliorare il benessere generale.

Dieta Mediterranea e Chetogenica Modificata

La dieta mediterranea rappresenta un’eccellente base per chi assume psicofarmaci. Questa dieta, ricca di alimenti antinfiammatori e nutrienti essenziali, può essere modificata per compensare gli effetti metabolici degli psicofarmaci. La dieta chetogenica modificata può essere particolarmente utile per contrastare gli effetti metabolici degli psicofarmaci.

Integrazione Nutrizionale

In alcuni casi, la terapia con psicofarmaci può comportare effetti collaterali che richiedono un’attenzione specifica all’integrazione nutrizionale. Per contrastare questi effetti, può essere utile considerare l’assunzione di:

  • Vitamina D e calcio: per mantenere la salute ossea, soprattutto in presenza di farmaci che possono ridurne la densità.
  • Complesso B: può supportare il metabolismo energetico, spesso alterato da alcuni psicofarmaci, aiutando a contrastare la sensazione di stanchezza.
  • Omega-3: sono fondamentali per la salute cerebrale, contribuendo a mantenere la funzione cognitiva e l’equilibrio dell’umore.
  • Probiotici: possono favorire la salute intestinale, spesso compromessa dagli effetti gastrointestinali di alcuni farmaci, migliorando l’assorbimento dei nutrienti e il benessere generale.
  • Magnesio: è essenziale per la funzione muscolare e nervosa, contribuendo a ridurre crampi e tensione muscolare.

Approccio Scientifico al Dimagrimento

Per dimagrire in sicurezza durante la terapia con psicofarmaci, è fondamentale adottare un approccio scientificamente provato che integri modifiche comportamentali, attività fisica adeguata, gestione dello stress e un’alimentazione mirata.

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  • A livello comportamentale: è consigliabile mangiare lentamente, controllare le porzioni e stabilire pasti regolari.
  • L’attività fisica: dovrebbe includere esercizio aerobico moderato, allenamento di resistenza e discipline come yoga o pilates.
  • La gestione dello stress: può avvalersi di tecniche di respirazione, meditazione e supporto psicologico.
  • Dal punto di vista alimentare: è essenziale evitare pasti abbondanti, cibi ultra-processati, bevande zuccherate e alcol, privilegiando invece alimenti ricchi di fibre, proteine magre, frutta, verdura e un’adeguata idratazione.

Cosa fare in caso di aumento di peso significativo?

Quando, comunque, si verifica un aumento di kg significativo, è importante discuterne con il medico curante, che può valutare l'opportunità di modificare il medicinale, aiutare nello sviluppo di strategie comportamentali per ridurre i rischi o aggiungere un farmaco coadiuvante per il controllo del peso.

Metabolismo e Antidepressivi: Cosa Succede Dopo la Sospensione?

Dopo la sospensione di una cura con antidepressivi come il citalopram, durante la quale si è preso peso, il metabolismo e le funzioni di assimilazione tendono progressivamente a tornare all'equilibrio naturale. Gli effetti sul peso sono legati a più fattori: variazioni dell'appetito, modifiche dell'umore, livelli di attività fisica e, in parte, anche a lievi alterazioni neuroendocrine reversibili. Non si tratta di danni permanenti o di una vera e propria "intossicazione" da antidepressivi, e non serve una disintossicazione in senso stretto.

I tempi di recupero possono variare da persona a persona, ma in genere nel giro di qualche settimana o pochi mesi metabolismo e regolazione del peso tornano a normalizzarsi, soprattutto se supportati da uno stile di vita sano. Se persistono dubbi o difficoltà a perdere peso dopo la sospensione, è consigliabile consultare uno specialista per una consulenza nutrizionale mirata. Per valutare se effettivamente il metabolismo degli zuccheri sia stato modificato occorre dosare glicemia e insulina nello stesso prelievo e calcolare un indice specifico che si chiama HOMA. Si suggerisce poi di fare un'ora di camminata al giorno per perdere il peso in eccesso.

Ricerca sull'aumento di peso e antidepressivi

Si parla comunemente dell’aumento di peso che sarebbe indotto dagli antidepressivi. Un gruppo di studiosi della Harvard Medical School and Harvard Pilgrim Health Care Institute di Boston (Usa) ha deciso di andare a fondo sulla questione con cifre precise per ogni farmaco coinvolgendo addirittura 183.118 pazienti da 20 a 80 anni tramite dati elettronici raccolti.

Sono stati presi in esame gli 8 antidepressivi di prima linea solitamente più prescritti: sertralina, citalopram, escitalopram, fluoxetina, paroxetina, bupropione, duloxetina, venlafaxina. Ovviamente dalla ricerca sono stati esclusi quanti prendevano più di uno psicofarmaco o altre medicine che possono aumentare il peso. E il peso è stato misurato, nel periodo luglio 2010-dicembre 2019, ogni 6 mesi, 12 e 24. Come riferimento è stata considerata la sertralina in quanto l’antidepressivo del gruppo più prescritto nell’area considerata.

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Gli studiosi di Boston hanno osservato anche che la crescita ponderale si è stabilizzata tra i 12-18 mesi per la duloxetina e la venlafaxina appartenenti agli Snri (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina) mentre il peso continuava ad aumentare tra i pazienti con gli Ssri (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina). Ma più i tempi si allungano, meno i risultati riscontrati sono attendibili, dicono i ricercatori, perché aumenta la non aderenza alla cura. Per esempio, sei mesi dopo l’inizio della terapia solo 1 paziente su 3 sta ancora seguendo la prescrizione iniziale, con il bupropione che registra il più alto livello di aderenza, il 41 per cento.

Fattori che contribuiscono all'aumento di peso

  • Regolazione dell’appetito e del metabolismo: gli psicofarmaci possono modificare l’equilibrio dei neurotrasmettitori cerebrali come la serotonina, la dopamina e l’istamina, che sono cruciali nella regolazione dell’appetito e del metabolismo.
  • Alterazioni metaboliche: alcuni psicofarmaci possono alterare direttamente i processi metabolici, aumentando la tendenza del corpo ad accumulare grasso.
  • Miglioramento del tono dell’umore e dell’ansia: depressione e ansia si associano spesso a inappetenza e conseguente perdita di peso. Il riequilibrio delle funzioni cerebrali, indotto dalla terapia psicofarmacologica, fa tornare buonumore e appetito: il peso perduto ritorna ai livelli pre-depressione e, spesso, li supera ampiamente.
  • Riduzione dell’attività fisica: a causa degli effetti sedativi di alcuni farmaci, ma, soprattutto, a causa della demotivazione legata ai disturbi psichici stessi, i pazienti possono diventare meno attivi fisicamente.
  • Adottare una dieta equilibrata: privilegiare un’alimentazione ricca di frutta, verdura, cereali integrali e proteine, insieme a limitate quantità di grassi.
  • Supporto comportamentale e monitoraggio: l’educazione sui potenziali effetti collaterali, tra i quali l’aumento di peso, e il supporto nello stabilire e raggiungere obiettivi realistici sono fondamentali.

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