Con il termine diarrea s’intende un disturbo intestinale caratterizzato dall’emissione (evacuazione) di feci non formate o liquide. Spesso questo disturbo provoca più scariche diarroiche nell’arco della giornata, a volte anche molto ravvicinate tra loro, ma può altresì succedere di evacuare feci liquide solo una o due volte in ventiquattro ore. È bene sottolineare che la diarrea non è una malattia: si può definire piuttosto come l’espressione di numerose infezioni o patologie, che può manifestarsi in forma acuta (più frequente nelle infezioni) oppure cronica (patologie gastroenteriche, come nel caso della Sindrome del colon irritabile).
Tale condizione può diventare causa di deficit nutrizionali quali disidratazione per eccessive perdite di acqua e di minerali elettroliti (sodio, potassio, cloro, etc.), diminuito assorbimento delle vitamine liposolubili (A, E, D, K) e malnutrizione. La diarrea acuta può essere causata da infezioni virali o batteriche, può essere conseguente all’assunzione di determinati farmaci (come gli antibiotici), a condizioni patologiche (diverticolite, rettocoliti, colite, etc.) o a tossinfezioni (ingestione di cibo contaminato e contenente sostanze tossiche).
La diarrea cronica è invece caratteristica di molte patologie gastroenteriche che presentano stati infiammatori, come il morbo di Crohn, la colite ulcerosa, la celiachia, la Sindrome dell'intestino irritabile, etc., o di patologie a carico del pancreas caratterizzate dalla riduzione dell'assorbimento dei grassi (steatorrea) o comunque dal malassorbimento dei nutrienti. Comune nelle patologie gastroenteriche è una riduzione dell'enzima lattasi conseguente alla difficile digestione di alimenti che contengono lattosio (zucchero del latte).
È bene sottolineare che la famosa “diarrea del viaggiatore” non è un tipo particolare di diarrea! Questo disturbo deve il suo nome alle frequenti infezioni batteriche che si possono contrarre durante i viaggi in paesi dove le precauzioni igieniche sono meno osservate e la contaminazione di cibo e bevande è più frequente. In caso di diarrea dopo un viaggio, è opportuno informare il medico sull’eventuale consumo di alimenti o bevande sospette. È importante individuare quanto prima la causa della diarrea per definire una terapia mirata.
Malassorbimento Intestinale
Un corretto assorbimento intestinale è alla base di una buona nutrizione. Un’alimentazione corretta non garantisce il giusto apporto di nutrienti, perché, ciò che assumiamo, potrebbe non essere effettivamente assorbito. Sono numerosi i fattori che determinano un corretto assorbimento e sono molte le cause di malassorbimento. Possiamo suddividere le attività digestive in due categorie principali: quelle di digestione e quelle di assimilazione.
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Digestione vuol dire scomposizione dei nutrienti, di cui è composto il cibo che assumiamo. Proteine, grassi e carboidrati devono essere scissi, dagli enzimi digestivi, presenti nel nostro organismo, in aminoacidi, acidi grassi e zuccheri semplici. Assimilazione è un processo successivo e consiste nell’assorbimento dei nutrienti, affinché possano essere utilizzati dall’organismo. Un difetto delle azioni enzimatiche di scomposizione può determinare una cattiva digestione e quindi malassorbimento. Lo stesso avviene in caso di difetto di assimilazione, per esempio per uno stato di flogosi o di alterazione della mucosa intestinale.
Nel morbo di Crohn e in altre malattie infiammatorie intestinali, esiste un problema malassorbitivo. È importante assumere integratori multiminerali e multivitaminici a cicli e a seconda della fase di malattia.
Tipi di Malassorbimento
- Malassorbimento generalizzato, se coinvolge le tre principali classi di nutrienti, e cioè proteine, zuccheri e grassi.
- Malassorbimento selettivo, se riguarda una singola classe di nutrienti, per esempio alcuni tipi di zucchero (malassorbimento del lattosio).
- Malassorbimento totale, se riguarda tutto un tratto intestinale, come l’intestino tenue.
- Malassorbimento parziale, se riguarda solo un tratto dell’intestino, per esempio l’ultima ansa ileale infiammata.
Il malassorbimento va sospettato in presenza di sintomi cronici da carenza di uno o più micronutrienti, come per esempio il ferro, con susseguente anemia, il calcio, con possibili problemi di osteoporosi, il potassio, che può dare problemi muscolari o di ritmo cardiaco. Va sospettato anche quando sono presenti sintomi intestinali, come stipsi, diarrea, dolori addominali, gonfiori, meteorismo.
Cause del Malassorbimento
Le cause potenzialmente responsabili di malassorbimento sono molte e difficili da classificare. Tra tutte, la celiachia rappresenta la malattia più frequentemente associata a malassorbimento. Esistono le sindromi da malassorbimento di natura infettiva, come la diarrea del viaggiatore, la virosi enterica e la parassitosi intestinale.
Se mangiamo frettolosamente, il chilo (cioè il cibo masticato), che arriva nello stomaco, sarà più difficile da digerire. Inoltre, è anche più probabile accusare meteorismo e una digestione incompleta. La masticazione è importante anche per le proteine, perché, l’azione meccanica dei denti, aumenta la superficie di contatto tra il cibo triturato e i succhi gastrici dello stomaco e gli enzimi proteolitici dell’intestino. Il cibo dovrebbe essere reso poltaceo e semiliquido, prima di essere deglutito.
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Inoltre, questo aiuto masticatorio è importante per chi è soggetto a intolleranze alimentari, perché, una digestione incompleta, è una delle cause delle intolleranze stesse. La ptialina, scindendo le catene di carboidrati, è di ausilio per chi presenta intolleranze glicidiche e deficit pancreatico. Durante la masticazione, alcuni nutrienti passano direttamente in circolo dalla bocca, che è particolarmente irrorata dai vasi sanguigni. Questo va ricordato e tenuto presente, a conferma di quanto sia importante la masticazione.
Ipocloridria Gastrica
Oggi si considera, quale problema principale, un eccesso di acido cloridrico nello stomaco, che può causare gastriti, ulcere e reflusso. Si fa spesso uso esagerato di farmaci e parafarmaci, che hanno lo scopo di ridurre l’acidità nello stomaco. Ma può essere presente il problema opposto, cioè di un’ipocloridria. In questo caso, è la ridotta produzione di HCL a causare problemi. Questo disturbo si chiama ipocloridria e causa una condizione di malassorbimento, intossicazione e intolleranze alimentari.
L’azione della pepsina, attivata dal pepsinogeno, grazie all’acido cloridrico, comporta la prima digestione delle proteine, che vengono scomposte in peptoni e poi in peptidi, e poi ancora in aminoacidi, i quali sono assorbiti a livello dell’intestino tenue. Senza un pH acido, determinato da una sufficiente quantità di HCL, il pepsinogeno non si trasforma in pepsina, con la conseguenza di insufficiente digestione delle proteine a livello dello stomaco. Inoltre, l’acido cloridrico ha un’azione germicida e contribuisce alla denaturazione delle proteine, facilitando la loro digestione.
Cause di Ipocloridria
- Il batterio Helicobacter Pylori sopprime la produzione di HCL, oltre a erodere la mucina, che protegge la mucosa dello stomaco dall’ambiente acido. Il risultato è una gastrite, in presenza d’ipocloridria.
- Un eccesso di zuccheri e grassi può inibire la produzione di HCL, così come la sovralimentazione.
- L’ipotiroidismo e l’posurrenalismo possono determinare una carenza di HCL.
Carenze Enzimatiche e Infiammazione Intestinale
Il chimo, a livello dell’intestino tenue, viene ulteriormente scomposto dagli enzimi digestivi del pancreas, dalla bile e da altri enzimi intestinali. Se questi sono carenti, avremo feci sfatte, untuose, grasse, galleggianti e maleodoranti, tipiche di una condizione di malassorbimento.
In caso di malattia infiammatoria intestinale, la flogosi causa carenza degli enzimi prodotti dalla mucosa intestinale ed è, comunque, di per sé, causa di cattiva assimilazione. Il chimo, anche se completamente scomposto negli elementi base, quali glucidi, aminoacidi e grassi semplici, non sarà assorbito dall’orletto a spazzola delle cellule dei villi intestinali, se questi sono alterati, a causa dell’infiammazione della mucosa.
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Insufficienza Epatica
Finora abbiamo parlato soprattutto di digestione di carboidrati e proteine. La digestione dei grassi dipende da un’adeguata produzione di bile da parte del fegato. Questa, una volta riversata nel duodeno, consente la digestione dei grassi, tramite la sua azione emulsionante, che li rende scindibili dalla lipasi pancreatica. Quest’ultima scompone i grassi in acidi grassi (assorbibili a livello del sistema linfatico intestinale) e glicerina.
Una carenza funzionale del fegato determina un difetto qualitativo o quantitativo di bile, con conseguenze impossibilità ad assorbire i grassi. Se tale carenza è importante e patologica, sarà individuabile dagli esami ematici di gamma GT, di fosfatasi alcalina e transaminasi, che evidenziano una colestasi, cioè una difficoltà della bile a procedere nell’intestino.
Consigli Pratici per Migliorare l’Assorbimento
- Masticare bene e a lungo prima di deglutire il cibo.
- Integratori di HCL betaina, in caso d’ipocloridria confermata.
- Lo zinco è un oligominerale importante per stabilire la giusta cloridria.
- Piante amare, come l’imperatoria o la genziana, sono utili per stimolare la produzione di acido.
- La presenza di Helicobacter Pylori deve essere accertata dal Gastroenterologo con esame istologico, esame delle feci o urea breath test, e trattato specificamente.
- Il metabolismo tiroideo deve essere trattato, se necessario, previa consulenza endocrinologica.
- Le carenze enzimatiche potranno essere supplite da prodotti specifici, previa valutazione gastroenterologica.
- L’infiammazione intestinale deve essere accertata, con valutazione specialistica, e trattata con farmaci specifici, associati, eventualmente, a nutrienti suppletivi.
- L’insufficienza epatica va accertata e curata con la dieta, con terapie specifiche e con acidi biliari.
Terapia del Malassorbimento Intestinale
I rimedi e i trattamenti dipendono dalle cause responsabili del disturbo. Vediamo alcune possibili opzioni.
- Possono essere richieste specifiche integrazioni alimentari, per colmare carenze nutrizionali, che, nei casi più gravi, andranno eseguite per via venosa (nutrizione parenterale).
- In presenza di deficit enzimatici, può essere utile o necessaria la supplementazione di enzimi digestivi animali o vegetali.
- Diete di esclusione possono essere utili in presenza di intolleranze alimentari e celiachia (evitando, ad esempio, gli alimenti che contengono glutine).
- L’assunzione di probiotici può essere utile per ripristinare il normale equilibrio della flora batterica intestinale, nelle sindromi da malassorbimento, dovute o associate a disbiosi.
Nel malassorbimento intestinale da causa infiammatoria e infettiva occorre monitorare i segni di una fase acuta di malattia, quali ridotta escrezione urinaria, sete eccessiva, pelle, mucose e lingua asciutte, così da poter ripristinare il corretto apporto idrico, per evitare la disidratazione. Questo aspetto risulta particolarmente importante in tutti quei processi infiammatori e infettivi, dalle malattie croniche intestinali alle gastroenteriti, in cui febbre e diarrea profusa determinano un’aumentata perdita di liquidi ed elettroliti.
Nutrizione Enterale e Parenterale
La Nutrizione Enterale (NE) è una procedura terapeutica mediante la quale è possibile soddisfare i fabbisogni nutrizionali di pazienti non in grado di alimentarsi per via orale attraverso la somministrazione di nutrienti direttamente nello stomaco o nell’intestino. Nel caso in cui la NE non risulti sufficiente per la copertura dei fabbisogni oppure non sia possibile utilizzarla a causa di gravi patologie gastrointestinali, è possibile nutrire il paziente tramite a Nutrizione Parenterale Totale (NPT). Quando l’apparato digerente non è in grado di assorbire abbastanza nutrienti, ad esempio subito dopo un intervento chirurgico di resezione intestinale, può essere necessario intraprendere una nutrizione parenterale totale, che prevede la somministrazione di sostanze nutritizie per via endovenosa, calibrando fabbisogno calorico e i parametri elettrolitici.
Le integrazioni necessarie in corso di malassorbimento potranno essere differenti, a seconda del microelemento carente. Sarà necessario integrare il ferro, in caso di anemia sideropenica, o il complesso vitaminico B e acido folico in caso di anemia macrocitica, segni spesso presenti in patologie croniche, come le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI) o la celiachia, mentre sarà prescritto un regime dietetico privo di lattosio, in caso di intolleranza a questo zucchero, o, in caso di malattia celiaca, un’alimentazione priva di glutine, proteina contenuta in numerosi cereali.
Alimenti Consigliabili per il Malassorbimento Intestinale
L’alimentazione deve essere personalizzata, sulla base della patologia sottostante il malassorbimento e dei sintomi riferiti dal Paziente. Gli alimenti idonei in assoluto sono tutti quelli ben digeribili e assorbibili, e quindi ben tollerati dal Paziente stesso, che assicurino all’organismo il giusto fabbisogno calorico.
Nelle forme malassorbitive più lievi, è sufficiente consumare alimenti che aiutino ad integrare le specifiche carenze diagnosticate. Per esempio, in caso di anemia da deficit di Ferro o di vitamina B12, un consumo equilibrato di carne e uova consentirà di ripristinare tali perdite.
L’assorbimento di Ferro è incrementato dall’associazione con alimenti ricchi di vitamina C, quali agrumi e pomodori, mentre è ostacolato dall’accompagnamento con Fitati e Acido Fitico, come insalata, soia, crusca, legumi e cereali, che sottraggono calcio e ferro all’organismo. Nell’anemia da carenza di vitamina B12 e folati, è utile una dieta integrativa di vitamina B12 o cianocobalamina, presente nei prodotti di derivazione animale, mentre gli alimenti ricchi di folati, noti come vitamina B9 e acido folico, si ritrovano in alimenti di origine vegetale, come spinaci, broccoli, asparagi, lattuga, fagioli e piselli, frutti come kiwi, fragole e arance, mandorle e noci.
In caso di anomalo assorbimento di Calcio, come nell’osteoporosi, non bisognerebbe rinunciare a latte, latticini e derivati, fonti essenziali di questo oligoelemento, a patto che non siano presenti altre patologie, come l’intolleranza al lattosio, che ne controindichino il consumo. Se il supporto dietetico del malassorbimento non dovesse essere sufficiente, sarà necessario ricorrere a integratori contenenti tali vitamine, minerali e oligoelementi, compresi magnesio e potassio.
In presenza di difetti enzimatici, come nell’insufficienza pancreatica, nella fibrosi cistica e nell’intolleranza al lattosio, è necessaria la supplementazione di enzimi digestivi specifici, o ricorrere a sostituti lipidici, come i trigliceridi a catena media “MCT Medium Chain Triglycerides”, più solubili e più facilmente assorbiti, nel caso dell’insufficienza pancreatica, o a latte delattosato, in caso d’intolleranza al lattosio.
Probiotici e fermenti lattici, contenuti ad esempio nello yogurt, possono aiutare a ripristinare la normale flora batterica nelle forme di malassorbimento dovute a disbiosi o ad un uso prolungato di antibiotici.
Eccesso di Proteine e Problemi Digestivi
Un consumo proteico più alto del tuo reale fabbisogno può causare problemi a livello digestivo, come gonfiore addominale e flatulenza. Un eccessivo consumo di proteine è strettamente collegato al gonfiore addominale.
È lecito domandarsi se le proteine in polvere fanno male al colon. In termini di intolleranza al lattosio, le proteine whey possono contenere tracce di lattosio, mentre le proteine idrolizzate vengono processate ulteriormente per rimuovere la maggior parte del lattosio, rendendole più adatte a coloro che presentano problemi di intolleranza.
Le proteine nel colon vengono idrolizzate dalle proteasi microbiche in peptidi e aminoacidi. Studiare gli effetti dei singoli macronutrienti sul microbiota è molto complesso, dal momento che sono molte le fonti alimentari che possono influenzarne la composizione, sia in senso positivo che negativo.
È vero che troppe proteine fanno male? Quando le proteine sono troppe e cosa succede se esageriamo? Le proteine sono nutrienti essenziali per il nostro corpo, ma come per ogni cosa in medio stat virtus. Le proteine - e gli amminoacidi da cui sono formate - sono fondamentali per l’organismo umano. La funzione delle proteine è soprattutto strutturale. La dose di assunzione giornaliera raccomandata per adulto è di 0.8 g di proteine per kg di massa corporea. Oltre a questa soglia si può parlare di eccesso di proteine, che, tuttavia, entro certi limiti (2g/kg) non sembra avere conseguenze a medio termine.
Rischi dell'Eccesso di Proteine
In ogni caso, assumere troppe proteine per un lungo periodo potrebbe esporti al rischio di gravi effetti indesiderati:
- Aumento del rischio di osteoporosi - troppe proteine alterano il metabolismo del calcio causando malassorbimento osseo. Questo nel lungo periodo, specialmente nelle donne in menopausa, può portare all’osteoporosi.
Per evitare questi rischi, la cosa migliore è seguire un’alimentazione con l’apporto di proteine di cui il tuo corpo ha bisogno. C’è eccesso di proteine quando vengono assunte oltre 2 g di proteine per kg di peso al giorno. Per una persona di 70 kg questo significa ingerire oltre 140 g di proteine ogni giorno.
Nel soggetto sano, l'eccesso di proteine non causa problemi di alcun tipo; il rene si adatta facilmente al maggior carico di lavoro. Diverso è per le persone malate di insufficienza renale o epatica, o per i mono-rene. L'abuso di integratori proteici incrementa infatti la perdita di calcio con le urine ma, di solito, questo non costituisce un problema perchè l'assorbimento intestinale e l'escrezione del calcio renale vengono finemente regolati da fattori metabolici e ormonali.