Fame Chimica: Come la Cannabis Accelera il Metabolismo

La "fame chimica" è un'espressione molto nota da decenni. Da modo di dire gergale per indicare una improvvisa e smodata appetenza nelle ore successive all’assunzione di cannabis, “fame chimica” è diventata una locuzione d’uso comune, al punto da ispirare il titolo di un film.

Parliamo di uno degli effetti più conosciuti della cannabis: cosa scatena la “fame chimica”? “Fame chimica” resta, in ogni caso, un’espressione molto informale che sottintende un fenomeno molto complesso che riguarda, con molte distinzioni, il mondo della cannabis.

Cos'è la Fame Chimica?

La fame chimica è una reazione del corpo che solitamente compare entro 2 ore dall’assunzione di cannabis. Diversi fattori possono incidere nei tempi e nei modi: i consumatori più esperti hanno sicuramente un controllo maggiore, ma l’insorgere di fame chimica può dipendere dalla percentuale di cannabinoidi presenti nell’infiorescenza, dalla propria dieta alimentare e dal tipo di marijuana che si consuma. La cannabis Indica, infatti, provoca più appetito di quella Sativa.

Anche la modalità di assunzione gioca un ruolo fondamentale sia sugli effetti sia sull’entità della fame chimica. Per rilasciare un’alta percentuale di cannabinoidi, la cannabis richiede una temperatura di circa 170°C. La combustione necessita di temperature decisamente più alte, fattore che influisce negativamente sulla quantità di cannabinoidi realmente assunti. Secondo alcuni studi scientifici, infatti, in questo caso l’assunzione non supererebbe mai il 25%. Se consideriamo invece la vaporizzazione, è possibile assumere il principio attivo fino al 46%. Questo metodo, infatti, richiede una temperatura di ebollizione pari a 157°C circa, intensificando così anche gli effetti legati alla cannabis e di conseguenza alla fame chimica.

Il Ruolo del THC e del CBD

L’appetenza derivata dal consumo di cannabis - la famigerata fame chimica - è stata indagata dalla ricerca scientifica, che ne ha evidenziato anche possibili applicazioni terapeutiche. Sarebbe, in fondo, tutta una questione di olfatto.

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Uno studio condotto sui topi, i cui risultati sono stati pubblicati su Nature nel 2014, ha evidenziato come il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) - uno dei più noti principi attivi della cannabis - intervenga in una porzione del cervello adibita agli stimoli ricevuti dal naso. Il THC si lega ai recettori CB1, presenti nel bulbo olfattivo, e fanno sì che la sensibilità agli odori aumenti. La diretta conseguenza di una maggiore sensibilità agli odori sfocia in un aumento dell’appetito.

Gli effetti del THC nello stimolare una sensazione di appetenza sono stati studiati anche dai ricercatori dell’Università di Yale che nel 2015 hanno pubblicato su Nature una ricerca che ha spiegato le basi fisiologiche di questa tipica “fame chimica” provocata dalla cannabis. Al momento, il rapporto tra cannabis, alimentazione e stimolazione o riduzione dell’appetito è ampiamente dibattuto e non si è ancora arrivati a una conclusione univoca. Tuttavia, a differenza del THC, l’assunzione di CBD non è associata a uno stimolo di appetito.

Inizialmente si pensava che solo il THC potesse provocare la cosiddetta fame chimica, ma numerosi studi hanno dimostrato che anche il CBD (e quindi anche l’erba legale) può amplificare il senso di fame, anche se in maniera diversa. L’assunzione di cannabidiolo, infatti, limita il senso di nausea, favorendo l’appetito.

La cannabis light include bassissime percentuali di THC e un alto contenuto di CBD. Per questo motivo il nostro organismo difficilmente percepisce gli effetti del THC, mentre gli effetti del CBD sono molto più intensi. Nonostante ciò, quest’ultimo non sembra sollecitare i recettori CB1 che inducono alla fame chimica.

La marijuana light, quindi, non crea appetito o almeno non direttamente. È risaputo, infatti, che il CBD può aiutare i soggetti affetti da patologie croniche come cancro, sclerosi multipla, ansia e ipertensione. Queste condizioni possono provocare una perdita di appetito, ma il CBD, grazie ai suoi effetti benefici, può aiutare a ridurre i dolori e a stimolare il senso di fame.

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La Cannabis Fa Ingrassare?

È la domanda che moltissime persone si pongono e che si potrebbe tradurre con “la cannabis fa ingrassare?”. Sta di fatto che, a oggi, a dominare è l’incertezza e la risposta alla domanda non ha ancora una risposta definitiva. Ciò che è certo è che, per dare un’idea della situazione attuale, i ricercatori dell’Università di Montreal in una pubblicazione sulle pagine di Pharmacology Biochemestry hanno affermato chiaramente che la cannabis possa provocare sia l’aumento che la perdita di peso, tenendo conto di un insieme di fattori che riguardano le peculiarità sia del consumatore e del suo fisico, che il tipo di consumo che viene fatto.

Dall’altro lato, nel 2011 uno studio condotto da Yan Le Strat, psichiatra dell’Università di Parigi, ha evidenziato come, paradossalmente, tra i consumatori abituali di cannabis c’è una minore incidenza di obesità. L’uso di cannabis, secondo i campioni, potrebbe infatti essere associato con un minore indice di massa corporea. Tuttavia, ha chiarito subito lo stesso Le Strat, si tratta di risultati del tutto preliminari che non fanno in alcun modo il “punto” della situazione.

Come Gestire la Fame Chimica

Tutti i consumatori e gli amanti della cannabis conoscono la fame chimica, quel desiderio forte e irrefrenabile di assumere cibo (soprattutto dolci e alimenti grassi) nonostante il corpo abbia già assimilato gli elementi necessari per il corretto funzionamento del metabolismo. Per chi utilizza la marijuana medicinale, spesso è un risultato voluto, che li aiuta a stimolare l’appetito. Per tutti gli altri, invece, la fame chimica potrebbe rappresentare quasi un fastidio.

Anche se sembra impossibile, resistere alla fame chimica si può! Si tratta di una condizione prevalentemente psicologica che richiede soprattutto una buona forza di volontà. Tuttavia esiste qualche accorgimento che può aiutare a gestirla:

  • È indispensabile avere un buon regime alimentare, completo e soddisfacente. Inoltre, è sconsigliato utilizzare cannabis se si è a digiuno;
  • Si consiglia di effettuare attività fisica prima di assumere marijuana, in modo da bruciare in anticipo le calorie in eccesso;
  • Evitare cibi grassi o fritti, ma prediligere snack leggeri e salutari, come frutta e verdura o yogurt;
  • È importante rimanere ben idratati, bevendo almeno mezzo litro di acqua dopo l’assunzione di cannabis.

L’alternativa migliore è quella di ricorrere al consumo di CBD, che non si lega strettamente all’aumento dell’appetito chimico, ma provoca un completo senso di relax e antistress. Se la fame chimica permane anche dopo aver soddisfatto lo stomaco, è fondamentale cercare di distogliere l’attenzione dal cibo. In questo caso è consigliabile svolgere attività alternative, come ad esempio fare una passeggiata o leggere un libro. Queste attività sono in grado di occupare positivamente la mente, distogliendola dalla voglia di assumere cibi di cui l’organismo oggettivamente non necessita.

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Tuttavia, se di stimoli si parla - olfattivi in questo caso - una soluzione potrebbe essere quella di ricercare stimoli di tipo diverso, dedicandosi a un’attività che si ama fare, alla lettura di un libro (occhio a non soffermarvi per troppo tempo sulla stessa pagina!), alla visione di un film: tutte attività che potrebbero tenervi alla lontana dalla dispensa.

Cosa Mangiare per Placare la Fame Chimica

Il miglior rimedio per placare il senso eccessivo di appetito è senza dubbio l’autocontrollo. Siamo noi che dobbiamo cercare di non cadere in tentazione e non esagerare col cibo spazzatura. Come? La prima regola è tenere la mente occupata; impegnare la mente su altro ci permetterà di non pensare al cibo. Un secondo aiuto può essere scegliere varietà di cannabis con più CBD e meno THC, in quanto il cannabidiolo non ha gli stessi effetti sull’appetito. Infine, è importante bere molta acqua, anche se non ne sentiamo il bisogno. Questo ci aiuterà a sentirci più pieni e rallenterà il senso di fame.

Opzioni Salutari

  • Carne: La carne bovina è la migliore alternativa. Una bistecca succosa o un sano hamburger che puoi preparare a casa in pochi minuti non distruggerà la tua dieta e soprattutto sarà molto più salutare.
  • Frutta Fresca: Non esiste niente di meglio della frutta per amplificare gli effetti dati dalla cannabis. L’acidità degli agrumi, in particolare, è altamente consigliata, in quanto si è scoperto che i terpeni interagiscono tra di loro migliorando gli effetti.
  • Frutta Secca: Mandorle, arachidi, noci, pistacchi, noccioline e pinoli offrono tutti un alimento ricco di vitamine, minerali, grassi buoni e antiossidanti.
  • Verdure: Provate a tagliare a strisce la verdura che preferite (carote, cetrioli, finocchi, sedano, ecc.) e vedrete che in poco tempo il vostro corpo si abituerà e si sentirà sazio.
  • Yogurt Greco: Contiene meno carboidrati e zuccheri, ma più proteine. Lo yogurt greco è ricco di vitamina B12 e ha una grande varietà di microrganismi probiotici molto benefici per il nostro intestino.
  • Cioccolato Fondente: Il cacao contiene cannabinoidi ed altre sostanze chimiche che aiutano il nostro cervello ad essere più felice e a vivere più a lungo. Unica accortezza: cercate di comprare cioccolato con almeno il 70% di cacao.

Domande Frequenti sulla Fame Chimica

Quanto tempo dura la fame chimica?

La durata della fame chimica può variare a seconda di diversi fattori, tra cui la quantità di cannabis consumata, la potenza del THC e la tolleranza individuale della persona. In genere, la fame chimica inizia a manifestarsi entro un’ora dal consumo di cannabis e può durare da due a tre ore. Tuttavia, per alcuni individui, l’aumento dell’appetito può persistere fino a quattro o cinque ore.

Come capire se si è in fame chimica?

La fame chimica si manifesta con un improvviso e intenso desiderio di mangiare, spesso subito dopo il consumo di cannabis. Questo tipo di fame è generalmente più forte e difficile da ignorare rispetto alla normale sensazione di appetito. Un segnale distintivo è l’improvvisa voglia di cibi specifici, solitamente ricchi di zuccheri, grassi o carboidrati, come dolci, snack salati, o cibi spazzatura.

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