Fame Continua e Dimagrimento: Cause e Soluzioni

Avere fame significa percepire un nitido, viscerale, fisico, psicologico e istintivo bisogno di mangiare. La fame è uno stimolo fisiologico essenziale alla sopravvivenza delle specie animali. Fortunatamente, ad oggi, "in Italia non si muore di fame". Com'è inoltre dimostrato dall'esperienza clinica degli ultimi decenni, non è mai saggio tentare di "sopprimere" la fame.

Il Ruolo degli Ormoni e del Sistema di Feedback

Nell'uomo, il controllo dell'assunzione di cibo richiede il coinvolgimento di molti fattori. Il mediatore ormonale che agisce sui centri nervosi della sazietà è chiamato leptina. A supporto della teoria lipostatica è stato pubblicato un interessante studio sulla relazione positiva tra leptina e sovrappeso. L'intricato sistema di feedback della fame, tuttavia, è composto da numerosi aspetti fisici, chimici, meccanici e psicologici, responsabili della produzione e ricezione di specifici mediatori neuro-endocrini (soprattutto di natura peptidica).

In assenza di specifiche e particolari malattie metaboliche o endocrine, l'iperalimentazione dell'obeso non è provocata solitamente da un "reale" bisogno di cibo. Il binge eater mangia in modo compulsivo "qualsiasi cosa" e "senza alcun criterio od ordine" e, soprattutto, mentre lo fa è in una condizione mentale di non totale coscienza/consapevolezza.

Fame e Dieta: Un Equilibrio Delicato

È impossibile non avere attacchi di fame se la dieta è insufficiente. Un taglio calorico di 350-500 kcal, tra femmine e maschi, è generalmente sufficiente. A chi trascorre molte ore senza mangiare, è bene rammentare non tutti hanno la stessa tolleranza al digiuno. Alcune persone mostrano una stabilità glicemica più precaria di altre.

Un attacco di fame è spesso un ostacolo quando vuoi dimagrire. Però, sentire la fame è anche un segnale positivo perché significa che effettivamente i tuoi adipociti si stanno svuotando rilasciando i grassi che contengono. A questo livello c’è infatti il lipostato, il sistema di controllo della spesa energetica, che regola il peso corporeo monitorando la quantità di riserve energetiche presenti nell’organismo: depositi depletati e peso che scende?

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La fame è quindi una risposta ad un bilancio energetico negativo perché mangi di meno rispetto a quello che consumi. Così, come può l’organismo risolvere la carenza energetica in cui si trova? Se sei a dieta, puoi interpretare la sensazione di fame (non di appetito) come un buon segnale di bilancio energetico negativo e quindi di dimagrimento: se magro vuoi apparire, di fame devi soffrire dicevano.

Fattori che Influenzano la Fame

La fame può quindi essere considerata come una risposta ad un bisogno. Risposta che dipende da cosa? In quest’ultimo caso, la causa può essere sia dettata dalla qualità dei cibi sia dalle abitudini: la maggior parte dei cibi che consumi sono densamente energetici o no? Mangi circa agli stessi orari? Distratto da tv, cellulare? Vengono quindi assunte molte calorie in poco tempo e si parla di vera e propria dipendenza dal cibo. Il segnale di sazietà arriva in ritardo o non viene percepito nonostante la grande quantità energetica assunta e nasce il bisogno di mangiarne ancora per riuscire a placare la fame.

Perdita di Peso Involontaria: Quando Preoccuparsi

Una perdita di peso improvvisa e non motivata da un calo dell’appetito, soprattutto in una persona di oltre 60 anni, dovrebbe far scattare nel medico l’allarme. Potrebbe trattarsi di un tumore, ma anche di tante altre condizioni che meritano di essere approfondite attraverso una serie di analisi. La perdita di peso, soprattutto in un paziente sopra i 60 anni, può associarsi alla presenza di una neoplasia. Ma non è sempre così naturalmente, perché sono tante le condizioni che possono determinare un calo ponderale.

Segnali di Allarme

Per capire se la perdita di peso possa rappresentare motivo di preoccupazione e debba essere quindi oggetto di analisi approfondite, è necessario definirne l’entità, l’arco di tempo nel quale si è verificata ed eventuali segni e sintomi d’accompagnamento, suggestivi della presenza di una neoplasia. In generale il calo ponderale è un sintomo che tende ad essere sottovalutato dal paziente e dai suoi familiari per lungo tempo.

L’entità assoluta di perdita di peso che dovrebbe suggerire la presenza di una neoplasia non è chiaramente definita. Gli studi condotti in ambito di cure primarie indicano che 1 ultrasessantenne su 10 che si reca dal medico per calo ponderale riceverà in seguito una diagnosi di tumore (il rischio è del 3-7% tra le donne e dell’11-14% tra gli uomini). Gli studi di coorte dimostrano che i pazienti con perdita di peso hanno una probabilità da 1,6 a 12,5 volte maggiore di essere portatori di un tumore rispetto ai pazienti che non presentano calo ponderale.

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La perdita di peso è un segno predittivo di neoplasia anche dopo aver aggiustato per la presenza di altri sintomi; il calo ponderale è addirittura il secondo più importante predittore di tumore dopo: rettorragia nel tumore del colon retto, emottisi nel cancro del polmone; dolore costale nel mieloma; ittero nel cancro del pancreas; ematuria nei tumori delle vie urinarie. Valorizzare anche altri elementi, oltre al calo ponderale.

Recenti studi di imaging hanno evidenziato che la sarcopenia (perdita di muscolo scheletrico) è suggestiva di cachessia nei pazienti con tumore non metastatico, a prescindere dalla presenza o meno di calo ponderale. Anche i biomarcatori di deterioramento (wasting) tessutale sono rilevabili nel sangue molto prima che il tumore del pancreas diventi clinicamente manifesto.

È importante poi spiegare ai pazienti che una perdita di peso non volontaria non è normale e dovrebbe indurre a segnalarla al medico. Allo stesso tempo è bene rassicurarli del fatto che la maggior parte delle persone con calo ponderale non ha un tumore, anche se la possibilità esiste, soprattutto negli over 60 e che è comunque meglio effettuare ulteriori esami. È importante identificare tempestivamente queste situazioni, che potrebbero essere la conseguenza di una malattia severa o cronica (ed è stato osservato che, soprattutto negli anziani, è associata a peggiori condizioni di salute generale).

Cause Psicosociali e Organiche della Perdita di Peso

In linea generale il peso corporeo raggiunge un massimo intorno alla sesta decade di vita, si mantiene stabile fino agli 80 anni, per poi calare gradualmente. Le cause della perdita di peso non intenzionale sono diverse e possono essere di origine psicosociale o di natura organica. Spesso l’identificazione della causa è facile, mentre in alcuni casi è necessario andare a indagare più a fondo per capire dove risieda l’origine di questo disturbo.

  • Depressione: la depressione influenza la sfera dell’alimentazione sia in plus che in minus.
  • Demenza: con il termine demenza si intende qualsiasi causa di deterioramento organico della funzione del cervello che provoca difetti multipli delle funzioni cognitive.
  • Mancata autonomia: in ambito clinico, soprattutto geriatrico, vengono spesso utilizzato dei semplici questionari al fine di valutare il livello di autonomia di una persona nello svolgere le diverse attività della vita quotidiana.

Ai fini di una corretta diagnosi è importante innanzitutto accertarsi che la perdita di peso sia involontaria: il soggetto non deve cioè seguire nessun tipo di regime alimentare restrittivo e non deve aver cambiato le proprie abitudini alimentari rispetto al passato (ad esempio non deve aver recentemente escluso una categoria di alimenti dalla propria dieta). È poi utile indagare la sfera dell’appetito: se nonostante la perdita di peso il soggetto ha fame e si nutre normalmente potrebbe trattarsi di ipertiroidismo o di diabete.

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Ricerca Scientifica sulla Fame e i Crolli Glicemici

Una ricerca sul tema è stata affrontata con l’impegno di diverse università: l’inglese King’s College London con la società di scienze per la salute specialiste nella nutrizione Zoe entro cui collaborano ricercatori americani, inglesi, svedesi. Il risultato - uscito su Nature Metabolism - cui sono giunti questi scienziati è che alcune persone hanno dei bruschi crolli dei livelli di zucchero nel sangue ed è questo che alimenterebbe un continuo senso di fame inducendole a consumare durante il giorno anche centinaia di calorie in più rispetto ad altri. E’ anche il motivo per cui queste stesse persone sono in lotta continua per perdere peso, hanno difficoltà a dimagrire anche con diete ipocaloriche.

Il gruppo di indagine ha raccolto dati particolareggiati sulle risposte dello zucchero nel sangue e di altri marcatori in 1.070 individui dopo che avevano mangiato prime colazioni standardizzate e pasti liberamente scelti per due settimane. Le prime colazioni standard consistevano in muffin contenenti sempre lo stesso numero di calorie, ma variati in termini di carboidrati, proteine, grassi e fibre. I partecipanti alla prova si sottoponevano anche a un test di risposta della glicemia a digiuno e a misurazione continua di glucosio nel sangue, attraverso appositi apparecchi simili agli holter che si utilizzano per il cuore e per la pressione, in questo caso “holter glicemici” impiantati in via sottocutanea nell’addome.

Ricerche precedenti sul comportamento dello zucchero nel sangue dopo mangiato hanno evidenziato che i livelli della sostanza si innalzano e cadono nelle prime due ore dopo il pasto, fenomeno chiamato “picco dello zucchero nel sangue”. Ma analizzando di più i dati gli studiosi avevano notato che in certe persone si verificavano significativi “cali di zuccheri” 2-4 ore dopo quel picco iniziale, con livelli che scendevano rapidamente sotto la linea di base prima di tornar su.

Ora, i soggetti con questi forti cali provavano un 9 per cento di fame in più e in genere aspettavano mezz’ora di meno per il pasto successivo rispetto a chi aveva piccoli cali di glicemia. I “big dippers”, quelli dai grandi crolli glicemici come li chiamano i ricercatori, mangiavano anche 75 calorie in più nelle 3-4 ore dopo la colazione e circa 312 calorie in più nella giornata rispetto ai piccoli “dippers”. Facendo i conti, in teoria queste calorie nel giro di un anno potrebbero trasformarsi in 9 chili di più, ma la ricerca si è fermata prima. Le leggi dell’obesità non sono così lineari e prevedibili.

La dottoressa Sarah Berry del King’s College London dichiara: «Da molto tempo si sospettava che i livelli di zucchero nel sangue contassero molto nel controllare la fame, ma gli studi precedenti non erano arrivati a risultati certi. Il fatto di confrontare cosa succede quando i partecipanti all’esperimento mangiano lo stesso cibo del test ha rivelato grandi variazioni nelle risposte dello zucchero nel sangue tra le persone. Non sono state trovate correlazioni tra età, peso, indice di massa corporea e l’essere un grande o piccolo “dipper”. Solo i maschi hanno mostrato cali glicemici un po’ più grandi rispetto alle donne.

Il ricercatore Patrick Wyatt di Zoe osserva: «Dimostrando l’importanza del cali glicemici, il nostro studio spiana la via per una guida personalizzata e fondata sui dati per quanti cercano di padroneggiare la propria fame e il numero di calorie ingerite in un modo che “lavori” insieme, e non contro, il loro corpo».

Concludono tutti: stiamo cominciando ad aprire la scatola nera del rapporto dieta e salute. Plaude a questa affermazione e alla ricerca («solida e con moltissimi soggetti, per di più su una rivista di enorme prestigio») il professor Paolo Sbraccia, ordinario di Medicina interna all’Università di Roma Tor Vergata e Past President della Società italiana dell’Obesità.

«La glicemia è uno dei parametri interni al nostro organismo di maggiore mobilità, è in continuo movimento - spiega -, varia tra 70 e 110, a volte 120 mg/dL. Entro questo ambito avvengono la nostra colazione, pranzo, cena. Se scende sotto 80 verrà riportata su dagli “ormoni della controregolazione”.

Il professor Sbraccia trova utile per capire a fondo la ricerca accennare al centro per il controllo del bilancio energetico: «Quando mi arriva lo stimolo a mangiare è perché c’è meno energia disponibile nel mio corpo. Il regista è l’ipotalamo, regola il senso di sazietà.

Riprende Paolo Sbraccia: «Come si vede qui, alcuni hanno rimbalzi in basso della glicemia più grandi di altri, diciamo che la glicemia va più giù e la fame viene su: questi soggetti avranno voglia di sgranocchiare qualcosa prima degli altri. Mangiando uguale, può essere che uno abbia già appetito alle 16,30 e un altro tiri fino alle 21, ora di cena.

L’ideale conclusione di questa valida ricerca sarebbe continuarla fino a verificare se poi, alla fine, chi pilucca sempre o comunque quelli dai gran rimbalzi in giù del glucosio, nel tempo guadagnano peso fino a sfociare nell’obesità».

Cause e Soluzioni per la Fame Continua

Capita spesso di chiedersi: “perché ho sempre fame, anche dopo aver appena mangiato?”. Questa sensazione di fame continua può generare disagio, frustrazione, e persino ansia. Le cause della fame continua possono essere numerose e variare da individuo a individuo. Capire perché si ha sempre fame è fondamentale per poter trovare un equilibrio.

Fattori Comuni

  • Pasti Insufficienti: Se il pasto è stato povero di proteine, fibre o grassi buoni, può capitare di sentire fame dopo aver mangiato.
  • Perdita di Confidenza con i Segnali del Corpo: Non è sempre necessario controllare strettamente l’alimentazione: a volte questa sensazione di fame continua è un segnale che abbiamo perso confidenza con i nostri stati interni di fame e sazietà. In ottica di intuitive eating, è importante ascoltare e rispettare i segnali del corpo, anche quando non sembrano logici.
  • Condizioni Mediche Sottostanti: In alcuni casi, avere sempre fame può essere il sintomo di una condizione medica sottostante. In questi casi, la fame non è semplicemente un problema da risolvere con la dieta, ma un messaggio da ascoltare e comprendere.
  • Mancanza di Sonno: Dormire poco altera la grelina e la leptina, gli ormoni della fame e della sazietà, favorendo la fame. Stanchezza e fame continua vanno spesso a braccetto.
  • Fame Nervosa o Emotiva: Fame nervosa o fame emotiva si verificano quando si mangia per noia, ansia, tristezza o stress. In questi casi, il cibo viene utilizzato come regolatore emotivo: serve a sedare, calmare o distrarre da sensazioni interne spiacevoli.
  • Ossessione per il Cibo: Si parla anche di ossessione per il cibo o “food noise” quando la mente è costantemente occupata da pensieri sul cibo, su cosa mangiare o su quanto si sta mangiando. Questo accade spesso quando si è in restrizione cognitiva: si cerca cioè di controllare razionalmente l’alimentazione, ignorando i segnali naturali del corpo.

Strategie per Gestire la Fame e Ritrovare l'Equilibrio

Invece di focalizzarti solo sul peso, prova a considerare il tuo benessere complessivo: esistono strategie più sostenibili e gentili per gestire la fame e ritrovare equilibrio. Non sei tu il problema: è il modello rigido che spesso non funziona. Prova a partire dall’ascolto e dalla fiducia nel tuo corpo. La chiave non è eliminare la fame, ma risponderle con rispetto. In ottica di intuitive eating, il punto non è tanto controllare la fame, quanto risponderle con curiosità e rispetto.

Se senti di avere sempre fame, potresti domandarti: sto mangiando abbastanza? Mi sento davvero nutrito?

Come Placare o Ridurre la Fame Continua

La fame continua è un fenomeno complesso, che può dipendere da tanti fattori diversi. Non esiste una risposta unica su come farsi passare la fame, né una strategia che funzioni per tutti. Quando ci si chiede come placare la fame, è utile spostare lo sguardo dal controllo al dialogo con il corpo. Per capire come ridurre la fame ricorda che non esiste una formula magica. Ognuno ha una storia unica, e il percorso passa anche dal concedersi libertà, piacere e fiducia.

Esempi Pratici

  • Fame al Risveglio: In realtà, questo è un buon segno: significa che il metabolismo è attivo e che probabilmente il corpo ha digerito bene il pasto serale.
  • Fame nel Pomeriggio o la Sera: A volte è legata a pasti precedenti troppo leggeri, ma spesso anche alla stanchezza o al bisogno di conforto dopo una giornata impegnativa. In questi momenti il cibo può diventare un rifugio emotivo.
  • Attacchi di Fame Notturni: Potrebbe essere un segnale di ritmo alterato, o un effetto di diete restrittive che portano il corpo a “recuperare” la sera tardi.

Quando preoccuparsi? Cosa significa avere sempre fame? Non sentirsi mai sazi può portare a frustrazione e senso di colpa. Quindi cosa vuol dire avere sempre fame? Avere fame in continuazione non è un errore, ma un messaggio. È accompagnata da sintomi strani (es. … allora può valere la pena fermarsi e chiedersi con curiosità e gentilezza: sto vivendo un momento in cui il mio corpo ha più bisogno di nutrimento?

Esami Indicati nei Casi di Forte Perdita di Peso

La valutazione di una perdita di peso involontaria richiede una serie di esami specifici e analisi del sangue per escludere o identificare le cause sottostanti. L’elettroforesi proteica e il metabolismo del ferro sono importanti per valutare lo stato nutrizionale e rilevare eventuali carenze proteiche. Esami epatici, come le transaminasi, valutano la funzionalità del fegato, mentre la proteina C-reattiva (PCR) e la velocità di eritrosedimentazione (VES) sono marcatori di infiammazione che possono suggerire condizioni infiammatorie o autoimmuni.

Gli ormoni tiroidei (TSH, FT-3, F-T4) sono importanti per escludere disturbi tiroidei, comuni cause di alterazioni del peso corporeo. I marker tumorali, come il CEA, Alfa Feto Proteina, CA19-9, CA 125 sono utili per escludere segni indiretti o sospetti di presenza di neoplasia. La scelta di questi esami è mirata a coprire un ampio spettro di eventuali cause di perdita di peso involontaria; come ad esempio malattie infiammatorie, disfunzioni renali, carenze nutrizionali, problemi epatici, disturbi tiroidei, malattie tumorali.

La seguente tabella riassume le principali cause di perdita di peso non intenzionale e gli esami diagnostici associati:

Causa Potenziale Esami Diagnostici
Ipertiroidismo TSH, FT-3, FT-4
Malattie Gastrointestinali (Celiachia, Inflammazione Cronica) Esami specifici per celiachia, esami delle feci, colonscopia
Malattie Cardiovascolari (Insufficienza Cardiaca Congestizia) Ecocardiogramma, ECG, esami del sangue
Tumori (Gastrointestinali, Linfoma) Marcatori tumorali (CEA, AFP, CA19-9, CA125), esami di imaging (TAC, RMN)
Infiammazioni/Malattie Autoimmuni PCR, VES, esami specifici per malattie autoimmuni
Disfunzioni Renali Esami delle urine, esami del sangue per funzionalità renale
Carenze Nutrizionali Elettroforesi proteica, metabolismo del ferro, dosaggio vitamine e minerali
Problemi Epatici Transaminasi (AST, ALT), bilirubina, altri esami epatici

La disidratazione si verifica quando all'interno dell'organismo non è presente la quantità di acqua sufficiente al suo fabbisogno. Questo evento nelle sue forme più estreme può causare conseguenze anche gravi. La stanchezza può essere associata anche ad aumento di appetito.

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