Consolidamento Continuo per Dimagrire: Benefici e Rischi

In ambito fitness e wellness, il circuito fitness è un sistema o metodo strettamente adattabile alle necessità soggettive, al livello di allenamento e ai progressi specifici. Questo sistema di allenamento è particolarmente diffuso tra le persone che interrompono la routine tradizionale per la pausa estiva, ma al tempo stesso non vogliono fermarsi per evitare di ripartire da zero in autunno.

Il circuito fitness può conferire una lunga serie di benefici ai soggetti sedentari. Il circuito fitness, come tutte le forme di esercizio fisico regolare, può effettivamente rallentare certi effetti dell'invecchiamento. Le controindicazioni del circuito fitness sono legate principalmente a condizioni disagevoli o patologiche preesistenti, o a predisposizioni individuali, o a ad un impegno eccessivo. Compromissioni articolari legate e a movimenti specifici: della spalla, del gomito, del polso, della mano, dell'anca, del ginocchio, della caviglia e del piede.

Allenandosi col circuito fitness è possibile consumare molte calorie. Praticando circuito fitness è possibile aumentare - in maniera generalmente significativa - il dispendio calorico. L'esercizio fisico, si sa, determina una maggior sensazione di appetito; lo si deve alla riduzione della glicemia e alla depauperazione delle riserve di glicogeno - soprattutto epatiche.

I rischi del circuito fitness per un soggetto sano sono prevalentemente limitati ad infortuni muscolari, tendinei o articolari, soprattutto della spalla, della schiena, dell'anca e del ginocchio. Per diminuire questi pericoli, bisognerebbe anzitutto svolgere una visita medico sportiva di tipo agonistico. Il circuito fitness si pratica soprattutto indoor, nelle palestre attrezzate; secondariamente, le sessioni possono essere svolte all'aperto.

La Fase di Transizione Post-Dieta Chetogenica

La leggenda metropolitana narra che se uno perde i chilogrammi in eccesso troppo velocemente (come succede in una Very Low Ketogenic Calorie Diet -VLKCD-), poi li riprende con altrettanta facilità. Il regime di transizione previsto dopo un protocollo chetogenico consiste in una reintroduzione graduale dei carboidrati.

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Perché graduale? Se durante la fase chetogenica non è indispensabile svolgere attività fisica per ottenere comunque un dimagrimento (ricordate che non c’è il glicogeno!), è anche vero che nella fase di transizione oltre ad una reintroduzione graduale dei carboidrati è caldamente consigliato iniziare una attività fisica regolare. L’attività fisica compensa il progressivo aumento delle calorie nella dieta, ma non solo! L’ottimale sarebbe introdurre i carboidrati nel post work out, in quanto dopo l’esercizio fisico i trasportatori di glucosio GLUT-4, tendono ad essere molto recettivi al di là della concentrazione di insulina e a captare meglio i carboidrati introducendoli nella cellula muscolare.

Il regime di transizione in teoria dovrebbe durare quanto il periodo in cui si è attuato un regime chetogenico. Facciamo un esempio: se è stata seguita una dieta chetogenica per 8 settimane, di dovrà programmare un periodo di transizione di altrettanta lunghezza temporale, quindi 8 settimane, suddiviso in circa 4 tappe (quindi 2 settimane ognuna) per la reintroduzione dei carboidrati. Ciò non toglie che studi hanno dimostrato che più la fase di transizione è lunga, minore sarà il carico glicemico e più duraturi saranno i risultati!

Un esempio di re-introduzione dei carboidrati potrebbe consistere nella prima tappa un inserimento della frutta in addizione al protocollo di base, nella seconda tappa, in aggiunta alla frutta, dello yogurt greco o latticini, nella terza tappa un po’ di pane integrale o di segale (cercare poi di selezionare i carboidrati in base anche al loro indice glicemico, quindi evitare pane bianco), nella quarta tappa dei cereali integrali in chicco o dei legumi. Durante la fase di transizione si potrebbe perdere ancora un po’ di peso, in quanto l’apporto calorico rimane comunque al di sotto del metabolismo basale finchè non si arriva ad una dieta bilanciata normocalorica.

Molte persone con la reintroduzione dei carboidrati invece aumentano di 1-2 kg, ma no panic, non è grasso! Se ci pensate la parola carboIDRATO spiega già il fenomeno: i carboidrati sono composti da carbonio, idrogeno e ossigeno. Per ogni atomo di carbonio, ci sono due atomi di idrogeno e uno di ossigeno, ossia acqua! Durante la fase di reintroduzione dei carboidrati il corpo smette di produrre ed utilizzare i corpi chetonici, i quali avevano l’effetto di attenuare la fame.

In transizione quindi è normale poter sentire più fame che durante la dieta chetogenica, benché si alzi l’apporto calorico dell’intera giornata. Il periodo di transizione, da un regime chetogenico ad una dieta bilanciata normocalorica, non è sempre di facile gestione per il paziente per una serie di problemi di natura psicologia. Infatti dopo una dieta chetogenica a scopo dimagrante si ritrova la forma fisica perduta e ci si sente in un certo senso “già arrivati” prendendo sottogamba la transizione con parecchie concessioni non previste dal protocollo. Nulla di più sbagliato.

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E’ come uscire dalla parrucchiera in un giorno di grande umidità senza la lacca che fissa! L’acconciatura è destinata a sgonfiarsi presto! Dopo una transizione ben fatta il peso perduto è ben stabilizzato, ma siamo al sicuro da una eventuale ripresa di peso? Purtroppo no e dipende dallo stile di vita. Il problema della ripresa del peso perduto è una questione ancora non risolta con qualsiasi somministrazione di dieta. Quindi non tornate a mangiare dolci, pizza, birra come se non ci fosse un domani, perché la dieta sarà un fallimento garantito.

La Dieta Lemme: Un'Analisi Critica

La dieta Lemme è un regime alimentare fortemente sbilanciato, che promette una perdita di peso importante in relativamente poco tempo. In realtà si tratta, però, di una perdita di peso solo apparente, e non sana.

Le Origini

La dieta Lemme è stata ideata dal farmacista Alberico Lemme, e sarebbe, in realtà, una rivisitazione “in chiave moderna” della cosiddetta dieta dissociata. È stata inventata nei primi anni 2000, e viene definita dal suo creatore come una vera e propria filosofia alimentare.

Nel libro "La dieta Lemme", Alberico Lemme fornisce le linee guida per cucinare secondo i principi di Filosofia Alimentare esponendo il suo programma alimentare in due fasi - la prima dimagrante e la seconda di mantenimento - e fornendo ricette e spunti. È importante evidenziare che questo regime alimentare non è stato ideato da una figura professionale come un dietista, un dietologo o un nutrizionista ma da un farmacista, una figura che non può elaborare diete.

Come Funziona la Dieta Lemme?

La dieta Lemme si basa su alcuni assunti, di cui alcuni, peraltro, particolarmente “invitanti”. In primis, le calorie non vanno conteggiate. Dunque, è possibile consumare gli alimenti nelle quantità desiderate. Va tuttavia posta attenzione agli abbinamenti di alcuni macronutrienti e all’orario in cui si consumano i pasti. Bisogna totalmente evitare il sale e limitare il consumo di frutta e verdura. Infine, l'attività sportiva viene considerata superflua.

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Facile intuire perché questa “dieta” possa risultare invitante. Chi, infatti, si avvicina per la prima volta ad una dieta per perdere peso è spaventato o scoraggiato principalmente da due cose:

  • La riduzione delle quantità di cibo.
  • L’attività fisica.

I risultati ipotetici dati dalla dieta Lemme, tuttavia, sono del tutto apparenti, temporanei se non dannosi.

Indicazioni e Caratteristiche della Dieta Lemme

La dieta Lemme si compone di due fasi:

  • La prima, dalla durata di 20 giorni, permetterebbe di perdere fino a 10 Kg. In realtà, come vedremo, si tratta di una perdita di peso unicamente apparente, non sana e dovuta soprattutto alla perdita di liquidi e di massa muscolare. Il peso perso viene recuperato del tutto in relativamente poco tempo, dopo aver ripreso un’alimentazione normale.
  • Una fase di consolidamento, dalla durata di circa tre mesi, dove vengono gradualmente reintrodotti gli alimenti “vietati”.

Tra le principali caratteristiche e indicazioni che vengono date nella dieta Lemme ci sono:

  • Evitare assolutamente di utilizzare il sale, anche nell’acqua di cottura della pasta,e lo zucchero;
  • Le calorie non sono importanti e il loro conteggio va scoraggiato;
  • Si può mangiare ciò che si vuole, quando si vuole;
  • Alcuni abbinamenti alimentari nello stesso pasto sono del tutto vietati, in particolare quello tra carboidrati e proteine;
  • Bisogna limitare fortemente frutta e verdura, anche nella versione vegetariana. Sono ammessi solo alcuni tipi di ortaggi dal colore verde;
  • Va posta totale attenzione all’orario in cui si effettuano i pasti.

Dieta Lemme e Orari dei Pasti

Secondo la dieta Lemme va posta estrema attenzione all'orario a cui si svolgono i pasti della giornata. Nello specifico:

  • Non è possibile fare colazione dopo le 9.30 del mattino;
  • Lo spuntino di metà mattina va effettuato tra le 10.00 e le 11.00;
  • Il pranzo va effettuato tra le 12.00 e le 14.00;
  • Lo spuntino di metà pomeriggio tra le 16.00 e le 17.00;
  • Occorre cenare tra le 19.00 e le 20.00.

I Rischi e le Controindicazioni: la Pericolosità della Dieta Lemme

La dieta Lemme, lo ribadiamo, è una dieta sbilanciata e priva di basi scientifiche, che può causare danni potenzialmente molto seri all’organismo. In particolare:

  • La “perdita di peso” importante che promette è solo apparente, e composta principalmente non tanto da grassi quanto liquidi e massa muscolare. Il peso perso viene riacquisito rapidamente una volta ripreso un regime alimentare “normale”;
  • Si tratta di una dieta iperproteica e squilibrata: carne e, più in generale, proteine e carboidrati possono essere consumati senza alcun limite, causando potenzialmente dei sovraccarichi di lavoro in particolare ai reni e al fegato;
  • Esclude e “demonizza” del tutto alcuni alimenti o gruppi alimentari, come la frutta e la verdura, così come sale e zucchero. La mancanza di frutta e verdura può causare carenze vitaminiche importanti;
  • Perdere troppo peso in poco tempo è dannoso per la salute. Una perdita di peso sana non dovrebbe superare i 3-4 kg al mese, a seconda della propria condizione di partenza. La dieta Lemme promette di perderne dieci in venti giorni: oltre il doppio;
  • Psicologicamente, questi regimi alimentari possono causare danni importanti, e potenzialmente avviare verso dei disturbi del comportamento alimentare, in cui si cercano ulteriori restrizioni per perdere nuovamente il peso che si riacquista una volta abbandonato il regime alimentare sbilanciato.

Se si desidera perdere peso, è fondamentale rivolgersi ad un professionista qualificato, per perdere peso in maniera sana e senza sottoporsi a restrizioni inutili e dannose.

La Dieta Lipofidica: Un Regime Restrittivo

La dieta lipofidica è un regime alimentare molto restrittivo che si struttura in due fasi della durata di quattro mesi ciascuna e che ha tra i suoi benefici quello di accelerare il metabolismo e potrebbe farti perdere fino a 20 chili in pochi mesi.

Prima Fase

In questa fase mangerai praticamente di continuo perché la dieta lipofidica prevede che tu faccia piccoli pasti ogni 2 ore, in modo da accelerare il tuo metabolismo e favorire lo scioglimento dei grassi. Naturalmente dovrai fare molta attenzione anche alla scelta degli alimenti e alle porzioni. La principale regola da seguire in questa fase è quella di consumare solo alimenti naturali e alimenti acquistati freschi.

Tra i cibi permessi ci sono il pesce e la carne bianca, da consumare lessati, cotti al vapore, in forno o alla piastra, escludendo naturalmente qualsiasi condimento che implichi l’impiego di grassi vegetali e animali. Puoi consumare anche latticini freschi, ma senza lattosio, e dell’uovo puoi mangiare solo l’albume. E la pasta? Dille pure addio.

Nella categoria della frutta e della verdura devi escludere: melone, ananas, banana, cachi, cetriolo, melanzana, cavolfiore, carota e fichi. Tra gli ortaggi scegli quelli con maggior contenuto di fibra alimentare come gli spinaci, le verze e la lattuga. Assolutamente vietati infine: alcol, aceto, zucchero e qualsiasi tipo di dolce, confezionato o preparato in casa, salmone e insaccati.

Seconda Fase

La seconda fase si concentra sul mantenimento del peso corporeo raggiunto e sul consolidamento di questo regime alimentare. Non che questi 4 mesi siano una pacchia, ma puoi iniziare a introdurre degli alimenti che prima erano esclusi, come la carota e il cetriolo.

Ogni volta poi che mangi frutta (senza esagerare però, perché rischi di alterare i livelli di glucosio nel sangue) o verdura, devi accompagnarle con alimenti ad alto contenuto di proteine, come i latticini, l’albume dell’uovo o il petto di tacchino.

Per ulteriore chiarezza, ecco uno schema base della dieta lipofidica:

  • ore 8.00: è il momento di una tazza di tè, naturalmente senza zucchero e di un'omelette preparata con 2 albumi d'uovo;
  • ore 10.00: puoi fare uno spuntino con 2 vasetti di yogurt senza grassi e senza lattosio e una tazza di tè;
  • ore 12.00: secondo puntino della mattinata con una mela e una tazza di caffè con latte scremato senza lattosio;
  • ore 14.00: pranzo a base di pollo alla griglia condito con limone, accompagnato da una porzione di lattuga fresca e un bicchiere d’acqua;
  • ore 16.00: non facile da mettere in pratica ma a merenda ti tocca mangiare due fettine di pollo grigliato al limone;
  • ore 18.00: aperitivo con involtino di petto di tacchino e una limonata al naturale;
  • ore 20.00: cena a base di una tortilla preparata solo con albume d’uovo e una porzione di pomodoro fresco con origano;
  • ore 22.00: prima di dormire puoi mangiare un frutto e una tazza di tè senza zucchero.

Il Parere dell'Esperto

Abbiamo sentito sull'argomento il parere della dottoressa Silvia Soligon, biologa nutrizionista: "Diete troppo restrittive che promettono di far perdere molti chili in poco tempo sono un'arma a doppio taglio. Da un lato possono davvero far scendere velocemente l'ago della bilancia, ma dall'altro rischiano di essere abbandonate proprio per i sacrifici che comportano.

In più c'è un altro rischio: finire per demonizzare alcuni alimenti e nutrienti. Prendiamo ad esempio l'esclusione totale dei grassi da condimento dalla prima fase di questa dieta: in realtà per dimagrire non è assolutamente necessario farlo, anzi, si potrebbe finire per non assumere sostanze preziose per mantenersi in salute, come i grassi dell'olio d'oliva. Nemmeno escludere il lattosio è una regola sempre necessaria per perdere peso. Piuttosto, un buon regime dietetico dovrebbe essere allo stesso tempo anche un percorso di educazione alimentare che aiuti ad acquisire sane abitudini che possono essere poi seguite per tutta la vita e che consentiranno di non recuperare peso e di fornire sempre al proprio organismo tutto ciò di cui ha bisogno".

La Dieta Dukan: Fasi, Alimenti e Rischi

La dieta Dukan è uno schema dietetico iperproteico che, come le altre diete iperproteiche, rischia di affaticare considerevolmente fegato e reni. Questo regime dietetico è suddiviso in 4 fasi ben precise, dalla durata variabile a seconda dell’obiettivo.

Le 4 Fasi della Dieta Dukan

  1. Fase di attacco: Tra le 4 fasi è quella più breve, la sua durata varia dai 2 ai 7 giorni, in base al peso che si vuole perdere. In questo arco di tempo è concesso mangiare solo fonti proteiche, ma non qualsiasi tipo di fonti proteiche, sono infatti permessi solo 72 alimenti ad alto contenuto di proteine e a basso contenuto di grassi.
  2. Fase di crociera: Un po’ meno aggressiva rispetto alla fase di attacco. Durante questo periodo si alternano giornate uguali alla fase di attacco e giornate in cui sono concesse anche verdure, ma anche in questo caso non tutte, sono infatti permessi solo 28 tipi di verdura.
  3. Fase di consolidamento: La durata di questa fase varia in base al quantitativo di peso perso durante le due fasi iniziali. Per ogni kg perso nelle prime due fasi servono 10 giorni di fase di consolidamento; quindi, se nelle prime due fasi sono stati persi 10 kg la fase di consolidamento durerà 100 giorni. In questa fase vengono reintrodotti altri alimenti come frutta, pane integrale, una porzione di formaggio e qualche porzione di farinacei.
  4. Fase di stabilizzazione definitiva: Quest’ultima fase è basata su poche regole che permetto di mantenere il peso raggiunto nel lungo periodo. Ma questa fase sarà funzionale solo se verranno rispettate alcune rigide regole:
    • Il giovedì si possono consumare solo proteine
    • Ogni giorno vanno effettuati almeno 20 minuti di camminata
    • Ogni giorno bisogna consumare tre cucchiai di avena

Alimenti Concessi e Vietati

Durante la fase di consolidamento sarà possibile consumare i 100 alimenti delle prime due fasi in quantità illimitate.Tra i 72 alimenti proteici della fase di attacco troviamo:

  • Carni: Bistecca di cavallo - Bistecca di manzo - Bresaola - Coniglio - Controfiletto di manzo - Costata di vitello - Fegato di vitello - Bistecca di struzzo - Faraona - Fegato di pollo - Galletto - Piccione - Pollo
  • Pesce e frutti di mare: Cefalo - Cernia - Dentice - Eglefino - Halibut - Limanda - Merluzzo fresco - Nasello - Orata - Pesce imperatore - Pesce spada
  • Latticini: Fiocchi di latte light - Formaggio fresco magro - Formaggio spalmabile 0,2% - Latte scremato - Ricotta 6% - Yogurt magro al naturale
  • Proteine vegetali: konjac - Il seitan - Il tofu
  • Uova di gallina

Per quanto riguarda le 28 verdure consentite troviamo: Asparago - Barbabietola - Broccolo - Carciofo - Carota - Cavolfiore - Cavolo e cavolini di Bruxelles - Cavolo-rapa - Cetriolo - Cipolla - Funghi - Sedano - Melanzane - Zucchine - Peperoni.

Sono anche consentite carote e barbabietole ma non si possono consumare a tutti i pasti.

Sono vietati gli alimenti ricchi di amidi, come patate, riso, mais, piselli freschi e secchi, ceci, fave, lenticchie e fagioli. Inoltre, sono assolutamente vietati l’avocado, carciofo, lo zucchero (viene consigliato di sostituirlo con l’aspartame), qualsiasi tipo di olio ed eccezione dell’olio di vaselina che può essere utilizzato solo per condire a freddo e mai in cottura.

Svantaggi della Dieta Dukan

  • Carenza di carboidrati: questa compromette l’equilibrio della glicemia e può portare ad uno stato di chetoacidosi.
  • Dieta iperproteica che appesantisce ulteriormente la funzione del fegato e dei reni.
  • Quasi totale assenza di fibre che porta a mal funzionamenti dell’intestino causando stipsi, crampi addominali, possibile formazione di diverticoli, alterazione del microbiota intestinale, irritazione della mucosa intestinale, accumulo di scorie nel lume intestinale, tendenza a sviluppare ragadi ed emorroidi e tendenza a sviluppare neoplasie intestinali.
  • Carenza di vitamine idrosolubili e sali minerali, dovute alla mancanza di frutta e verdura.
  • Carenza di molecole lipidiche: alcuni tipi di molecole lipidiche, come gli omega 3 e 6, sono fondamentali per mantenere una corretta pressione arteriosa, per mantenere sotto controllo il profilo del colesterolo ematico, per mantenere un corretto flusso sanguigno e per prevenire problemi infiammatori legati a muscoli e tendini, soprattutto negli sportivi.
  • Carenza di acqua con conseguente disidratazione, seguendo questo schema alimentare si assumono pochi elementi ricchi di acqua, quindi bisogna integrare bevendo molta acqua, ma spesso non è sufficiente.
  • Schematismo o restrizione eccessiva: da un lato infatti abbiamo un rigido schema da seguire che non permette sgarri e dall’altro abbiamo una restrizione molto stringente, che non riguarda però le porzioni.

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