L’alimentazione è un fattore da valutare attentamente quando si fa attività montana, specie in alta quota. Lo sa bene Giorgia Carabelli, biologo nutrizionista nutrigenetista, che opera nel proprio centro medico a Borgosesia (Vercelli), alle pendici del Monte Rosa.
È un’esperta di alimentazione in quota e segue alpinisti e atleti professionisti delle più diverse discipline come ciclismo, calcio, nuoto e basket.
Ma partiamo dalla montagna e dall’approccio nutrizionale corretto: «È bene distinguere, quando si tratta di alimentazione in quota, in attività in salita e in discesa perché sono diversi gli aspetti che cambiano, a livello metabolico. Partiamo dall’ascesa, da svolgere innanzitutto con gradualità. L’eccessiva rapidità può essere infatti causa di malesseri, non solo legati al cosiddetto mal di montagna, ma anche per una banale difficoltà digestiva provocata, ad esempio, da un “innocuo” cappuccino: «facilmente digeribile a valle, ad alta quota richiede anche fino a tre ore per essere assimilato», spiega la nutrizionista.
Un aspetto da ponderare. «Quando si sale l’organismo è sottoposto a un impegno non solo muscolare o digestivo: si ha una maggior produzione di acido lattico e di acido piruvico dovuta allo sforzo intenso che sono però difficili da smaltire per la povertà di ossigeno, come pure un abbassamento della concentrazione di zuccheri a livello ematico» spiega Carabelli.
Molte volte capita di non sentire la necessità di bere: ecco perché è bene prendere l’abitudine, quando si sale o si è in quota, di bere un sorso d’acqua ogni 20/30 minuti. Oltre alla mancanza di sete, quando si sale si può essere colti anche dalla inappetenza: «può accadere, ma è sempre bene alimentarsi. Specie in alta quota, è bene puntare alla qualità e non alla quantità.
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L’alimentazione sbagliata è un fattore che incide anche in discesa, attività che richiede la giusta attenzione e coordinazione motoria. «È consigliabile evitare troppi carboidrati e poche proteine, che non facilitano il lavoro muscolare poiché quando cala l’indice glicemico si riduce l’attenzione e con essa il rischio di cadere».
Spesso si dice che occorrerebbe ripescare la saggezza dei più anziani, anche a tavola. In effetti almeno un paio di buone abitudini alimentari vanno rivalutate in alta montagna. «La prima è la zuppa - spiega la biologa nutrizionista - Anche in campo base sull’Everest i “cuochi” la preparano con verdure reidratate, proprio per la sua preziosa capacità di integrare sali minerali. Inoltre scalda, è ben tollerata dallo stomaco e fornisce il giusto tesoro energetico e proteinico, se ci sono anche i legumi».
Ma lo strumento più interessante e avanzato impiegato è la nutrigenetica, la disciplina che studia correlazioni tra alimenti e modifiche del DNA: «in Italia siamo partiti da una decina d’anni. In pratica, dopo aver prelevato e raccolto un po’ di saliva con un semplice tampone boccale si riesce ad avere una analisi di ben 9 polimorfismi e la elaborazione di una mappatura di circa 300 alimenti, con un elenco di cibi più o meno compatibili col proprio profilo genetico.
Da qui comincia il lavoro della nutrigenetista: «nel caso degli atleti si può esaminare la correlazione tra cibi e produzione di acido lattico, recupero muscolare, rischi di sviluppare tendinopatie o lesioni muscolari. Un esempio è la squadra italiana di sci alpino, dove il medico nutrizionista sottoponendo gli atleti al test del DNA, ha ottenuto risultati eccellenti.
Ma ci sono delle indicazioni nutrizionali basilari valide in particolare per atleti e per chi pratica sport impegnativi in quota come lo skyrunning, lo sci alpinismo o le ascensioni? «Una, che tutti dovrebbero applicare: fare una colazione da re, un pranzo da principi e una cena da poveri.
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Recensioni dei Pazienti
Le recensioni dei pazienti che hanno visitato la Dott.ssa Giorgia Carabelli presso Malpensa Med s.r.l. evidenziano diversi aspetti positivi:
- La dottoressa si è da subito mostrata attenta e scrupolosa; ha annotato varie informazioni e ha eseguito la visita fornendo precise spiegazioni.
- Dottoressa empatia e preparata. Ha spiegato dettagliatamente cosa stava facendo e quali fossero i diversi passaggi della visita. Ti fa sentire a tuo agio e non ti colpevolizza per i comportamenti poco salutari che noi pazienti teniamo.
- La dottoressa è molto cordiale e competente. Sono stata soddisfattissima della prima visita.
- Simpatica, mette a proprio agio.
- Dottoressa simpatica.
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