L'immagine di Adolf Hitler come vegetariano e amante degli animali è un tema complesso e controverso, spesso utilizzato in modo polemico. Questo articolo esplora la verità dietro queste affermazioni, analizzando le sue abitudini alimentari, le politiche del regime nazista verso gli animali e le motivazioni che si celano dietro questa narrazione.
Le Abitudini Alimentari di Hitler: Tra Restrizioni e Preferenze
Sebbene Hitler consumasse prodotti di origine animale come formaggio, burro e latte, cercava di evitare la carne, per placare il suo 'stomaco nervoso'. Soffriva di disturbi digestivi ed occasionali dolori di stomaco, che lo avevano afflitto fin dall'adolescenza ed anche di eccessiva flatulenza e sudorazioni incontrollate. La prima testimonianza dei suoi tentativi di curare i problemi di stomaco controllando la sua dieta appare in una lettera che scrisse nel 1911, quando viveva a Vienna: "Mi fa piacere portarti a conoscenza che, tutto sommato, mi sento già bene. Era solo unproblema di digestione e sto cercando di curarmi con una dieta di frutta e verdura".
Scoprì che quando riduceva l'assunzione di carne, non sudava più copiosamente, e c'erano meno macchie sulla sua biancheria intima. Hitler si convinse anche del fatto che mangiare verdura migliorasse l'odore delle proprie flatulenze, una condizione che lo aveva stressato terribilmente e che gli aveva causato molto imbarazzo. Aveva una grande paura di contrarre il cancro, che aveva ucciso sua madre e credeva che il mangiar carne e l'inquinamento lo causassero.
Hitler però non rinunciò mai completamente ai suoi piatti di carne preferiti, specialmente le salsicce bavaresi, i fegatini, e la selvaggina farcita ed arrostita. A dimostrare il contrario, esiste la testimonianza di Dione Lucas, la donna che fu la sua cuoca personale ad Amburgo, verso la fine degli anni Trenta. Nel suo libro "Gourmet Cooking School Cookbook," riporta che il suo piatto preferito - quello che richiedeva abitualmente - era il piccione farcito.
Basato su materiale tratto da archivi medici tedeschi dell'epoca, "The Medical Casebook of Adolf Hitler" chiarisce esaurientemente tanto le abitudini alimentari di Hitler quanto le loro motivazioni: "Dall'inizio degli anni 30, Adolf Hitler cominciò a soffrire di crampi ed acuti dolori nella parte destra dell'addome. Il dolore lo colpiva poco dopo i pasti. Quando ciò accadeva, Hitler generalmente lasciava la tavola. A volte tornava dopo che 'era passata la crisi', come narra Albert Speer, altre volte non tornava affatto... All'epoca, aveva quarant'anni e non era mai stato seriamente malato... nessuno avrebbe potuto convincerlo a sottoporsi a degli esami per questi dolori addominali... si curò da solo..."
Leggi anche: Hitler e la sua presunta dieta vegetariana
La Politica Nazista e il Vegetarianismo: Un'Incoerenza di Fondo
Quali che fossero le sue preferenze dietetiche, Hitler mostrò però poca simpatia per la causa vegetariana in Germania. Quando salì al potere nel 1933, bandì tutte le associazioni vegetariane in Germania, ne arrestò i dirigenti, e chiuse le principali riviste vegetariane pubblicate a Francoforte.
La Vegetarier-Bund (Società Vegetariana Tedesca), fondata nel 1892, venne soppressa dal regime nazista (riaprì nel 1946). La politica hitleriana non promosse mai il vegetarismo, né a beneficio della salute pubblica, né per motivi etici. Furono i suoi medici a prescrivergli occasionalmente - per migliorare le condizioni della sua salute - di seguire una dieta priva di carne. Il Ministro della Propaganda, Goebbels, manipolò questo fatto per spingere il pubblico a considerare il Fuerer come un Santo, come il vegetariano - loro contemporaneo - Mohandas K. Gandhi. In realtà, Gandhi fu l'esatto opposto di Hitler anche in questo, dato che i medici, per migliorare la sua salute, gli consigliavano di bere brodo di carne.
Payne scrive: "L'ascetismo di Hitler aveva un ruolo importante nella sua immagine pubblica in Germania. Secondo una leggenda ampiamente diffusa, non fumava, era astemio e non frequentava donne. Soltanto la prima affermazione era veritiera. Beveva spesso birra e vino, aveva una predilezione particolare per le salse a base carnea bavaresi e prese moglie..."
Quando si suicidò in un bunker, nel 1945, aveva 56 anni; sarebbe quindi stato vegetariano per 14 anni. Mentre è vero che i medici di Hitler gli prescrissero una dieta vegetariana per curarne la flatulenza ed un disturbo cronico dello stomaco, diversi tra i suoi biografi, come Albert Speer, Robert Payne, John Toland ed altri, riportano la sua predilezione per salse a base di carne e carni trattate.
La Legge Anti-Vivisezione e gli Esperimenti sugli Animali
Esiste un'altra leggenda, secondo la quale i nazisti erano contrari alla vivisezione. In effetti, vararono una presunta legge antivivisezionista, nel 1933. La rivista medica inglese Lancet la recensì nel 1934, ammonendo gli antivivisezionisti a non celebrarla, perché questa legge nazista non differiva affatto da una legge inglese risalente al 1876, che all'epoca ancora regolamentava alcuni esperimenti su animali, ma non li vietava affatto.
Leggi anche: Hitler era vegetariano? Analisi della sua dieta.
Esistono prove schiaccianti di come i medici nazisti continuarono a condurre su animali un'enorme quantità di esperimenti. In "The Dark Face of Science," di John Vyvyan vengono riassunti così: "Gli esperimenti condotti sui prigionieri furono molti e di diversa natura, ma avevano tutti una caratteristica in comune: ciascuno rappresentavano una continuazione di esperimenti condotti su animali, o ne era complementari.
Animali e Ideologia Nazista: Una Gerarchia Distorta
Che fossero cani o gatti, cervi o leoni, cavalli o lupi, in pochi momenti della storia gli animali sono stati così importanti come durante il nazismo. Per dirla tutta, i primi veri animalisti furono i nazisti. E non solo perché Adolf Hitler era vegetariano, odiava la caccia e aveva probabilmente nel cane pastore femmina Blondi la sua migliore amica.
«Proprio attraverso gli animali, possiamo invece raccontare molto sulle vittime umane e sulla bestialità del potere nazionalsocialista», spiega l’autore, secondo il quale i nazisti cancellarono i confini gerarchici tra esseri umani e bestie, introducendo una divisione tra buono e cattivo, tra vite degne e vite senza valore. Nel primo gruppo stavano gli ariani e le razze loro apparentate, così come cani, cavalli e leoni. Dall’altra parte erano i «parassiti», fossero ebrei o cimici, slavi o pidocchi.
Il libro ridimensiona alcune narrazioni. Intanto quella dei nazisti amici degli animali: la legge del 1933 in realtà conteneva molti buchi e scappatoie, lasciando ampia discrezionalità all’amministrazione sul loro uso negli esperimenti quando erano «utili alla scienza»: «Sembra una formulazione avanzata, ma in verità è un modo per dire che è l’autorità a decidere quale delle istituzioni o delle ricerche debba essere ammessa a farlo. Il che nel dubbio può legittimare tutto, non solo esperimenti sugli animali. Come poi fu il caso».
Quanto alle regole sulla macellazione, erano dirette soltanto contro le pratichekosher, cioè avevano una funzione esclusivamente antiebraica. Il cane aveva un posto privilegiato nella gerarchia animale del regime, che nell’allevamento e nella selezione delle razze canine vedeva un modello per le proprie follie razziste. Se il Führer aveva Blondi, Joseph Goebbels ostentava Benno. I canidi erano strumento centrale della propaganda o venivano usati come guardiani del lager e per terrorizzare gli ebrei durante i rastrellamenti. Sullo stesso piano il cavallo, a cui il ministero della Guerra bavarese dedicò un monumento visibile ancora oggi.
Leggi anche: Vegetarianismo di Hitler: un'analisi storica
I cavalli smontano uno dei miti più forti della propaganda nazista, quello della guerra motorizzata che scandì i successi della Wehrmacht: «In realtà - spiega Mohnhaupt - senza i 3 milioni di equini impiegati nello sforzo bellico non sarebbe successo molto. Detto dell’odio di Hitler, anche Heinrich Himmler, il capo delle SS, l’aborriva. In compenso era l’ossessione del numero due del Reich, il maresciallo Hermann Goering, il quale non esitava a far deportare e uccidere i contadini del luogo per poter ampliare la sua riserva personale di caccia in Polonia.
Alla faccia della legge, Goering non faceva distinzioni tra stagioni venatorie e quelle vietate, sparava ai cervi per tutto l’anno, non ne aveva mai abbastanza. Anche i bisonti, che aveva fatto insediare nelle sue proprietà, erano nel suo mirino. La caccia faceva parte integrante del suo sogno germanico di ricostruire una immaginaria natura selvaggia originaria, di cui lui era signore incontrastato. Anche i leoni facevano parte di questo delirio: li teneva liberi per casa fino all’età di un anno, poi li regalava allo Zoo di Berlino.
Infine, il lupo, presenza fissa nel linguaggio, nell’immaginario e nella propaganda nazista. Wolfsschanze, la tana del lupo, era il rifugio di Hitler nella Prussia orientale, quello dov’ebbe luogo il fallito attentato di Claus von Stauffenberg; Wolfsschlucht, la gola del lupo, il nome di due dei suoi quartier generali durante la Seconda guerra mondiale, uno in Belgio, l’altro nel Nord della Francia. Ancora oggi, lupo in Germania è parola collegata indissolubilmente alla destra estremista.
La "Reductio ad Hitlerum" e l'Uso Polemico dell'Immagine di Hitler
Adolf Hitler era vegetariano, animalista, astemio e capnofobo (cioè non sopportava i fumatori di tabacco), però faceva uso di cocaina, amava la musica di Mozart, Beethoven e Wagner, credeva nell’astrologia e baciava i bambini. Chiunque condivida almeno una di queste preferenze o avversioni del defunto dittatore può, a seconda dei casi, vedersi accusato di nazismo dai propri avversari allo scopo polemico di delegittimarne una specifica posizione mediante l’attacco alla sua reputazione, magari in flagrante contrasto con le sue convinzioni e la sua storia personale. In questo caso si potrebbe anche parlare di argumentum ad hominem.
Figlia degenere di una nobile madre, la reductio ad Hitlerum (ad Mussolinum, ad Stalinum, ad Berlusconem; ognuno vi sostituisca il nome che più aborre) è arma prediletta dai comizianti televisivi, dai sofisti da bar dello sport e da tutti coloro che, per ignoranza della materia trattata e/o incapacità di ragionamento logico, vogliono comunque apparire vincitori in una controversia. Tale procedura è invece considerata squalificante nell’ambito della discussione scientifica e della divulgazione che ambisca ad essere considerata “alta”, “seria” e via aggettivando.
Tabella Riassuntiva
| Aspetto | Dettagli |
|---|---|
| Abitudini alimentari | Cercava di evitare la carne per problemi di salute, ma consumava prodotti animali e occasionalmente piatti di carne. |
| Politiche vegetariane | Soppressione delle associazioni vegetariane in Germania. |
| Legge anti-vivisezione | Legge del 1933 con scappatoie che permettevano esperimenti sugli animali. |
| Rapporto con gli animali | Uso degli animali nella propaganda e nella gerarchia ideologica nazista. |
tags: #era #hitleriana #vegetariano #e #animalista