Dolcificanti e Glicemia: Cosa Dicono gli Studi Recenti

I dolcificanti non calorici rappresentano un'alternativa potenzialmente interessante per controllare gli effetti metabolici dell'assunzione di eccessive quantità di zuccheri semplici. La loro capacità dolcificante, da alcune decine ad alcune migliaia di volte superiore a quella dello zucchero da cucina (saccarosio), consente infatti di ottenere un gusto dolce adeguato, sia negli alimenti solidi e sia nelle bevande, senza apportare di fatto quantità significative di calorie.

Tuttavia, gli effetti sulla salute dell'uso di questi dolcificanti sono oggetto di un'ampia discussione nella comunità medica.

Studi sugli Effetti dei Dolcificanti

Uno studio pubblicato su Cell ha rilevato che la saccarina e il sucralosio, due dolcificanti artificiali, alterano il microbiota intestinale e aumentano i livelli di glucosio nel sangue. Si sospettava da tempo, e ora i nuovi test hanno rafforzato ulteriormente quanto rilevato da studi condotti nel 2014.

«Quando venne pubblicato il primo studio nel 2014 l'industria alimentare si infuriò, sostenendo che i risultati non fossero validi perché i test erano stati condotti solo sui topi», spiega Robert Lustig, neuroendocrinologo non coinvolto nella ricerca.

Il Metodo dello Studio

Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno reclutato 120 volontari e li hanno divisi in sei gruppi. Quattro gruppi hanno consumato ogni giorno per due settimane dei dolcificanti contenenti aspartame, saccarina, sucralosio o stevia; un altro gruppo ha ricevuto l'equivalente (5 grammi) di glucosio; l'ultimo gruppo non ha assunto nulla.

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A tutti i partecipanti, che hanno dichiarato di non aver assunto alcun dolcificante nei sei mesi precedenti, è stato misurato il livello di glucosio nel sangue prima, durante e dopo il trattamento, per valutare la risposta glicemica del corpo, ed è stato analizzato il microbioma a partire da campioni di saliva.

Risultati Chiave

I risultati hanno evidenziato delle notevoli differenze nei batteri intestinali tra chi aveva assunto dolcificanti e chi no - in particolare nei volontari che avevano assunto sucralosio e saccarina, nel sangue dei quali sono stati riscontrati picchi di glucosio.

Lustig ricorda comunque che questa ricerca non dà risposte definitive, e che bisognerebbe seguire l'evoluzione della glicemia e del peso dei partecipanti per almeno sei mesi o un anno per poter avere qualche certezza in più.

Meta-analisi e Studi Clinici

I lavori esaminati in una meta-analisi (26, per un totale di 452 soggetti arruolati) sembrerebbero invece escludere qualunque effetto significativo dei dolcificanti non calorici sulla risposta glicemica ed insulinemica postprandiale. Nei soli soggetti diabetici si è osservata una blanda riduzione dell’insulinemia postprandiale: un risultato favorevole, che gli autori tuttavia considerano con molta cautela.

L’impatto praticamente nullo di questi dolcificanti sulle risposte metaboliche esaminate suggerisce che molti degli effetti sfavorevoli emersi dagli studi osservazionali vadano pure valutati criticamente.

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La metanalisi suggerisce quindi, nel complesso, che questi dolcificanti possano essere utilizzati nel controllo dell’apporto calorico da zuccheri semplici senza temere che il loro consumo si rifletta in modo sfavorevole sulla risposta glicemica ed insulinemica postprandiale. Rimane invece aperta la possibilità, sollevata da altri autori e non esaminata in questa metanalisi, che gli stessi dolcificanti aumentino la tendenza delle persone a ricercare il gusto dolce, o influenzino il microbiota intestinale.

Uno studio di Zhang e colleghi ha esaminato l’impatto delle bevande con dolcificanti con poche/senza calorie sulle risposte del glucosio e del sistema endocrino. I risultati hanno dimostrato che, se consumate da sole, le bevande con dolcificanti singoli o con miscele degli stessi con poche/senza calorie non hanno avuto alcun effetto sui livelli postprandiali di glucosio o di insulina, né sulle risposte endocrine.

L’effetto (assente) era simile a quello riscontrato con il consumo d’acqua, mentre le bevande zuccherate aumentavano le risposte postprandiali di glucosio, insulina e incretine.

Questi risultati si basano su un'analisi e una sintesi completa di tutti i dati disponibili, rafforzando la fiducia nel corpus di evidenze disponibili che sostengono costantemente un effetto neutro dei dolcificanti con poche/senza calorie sulle risposte postprandiali di glucosio, insulina ed endocrine.

Raccomandazioni dell'OMS e Linee Guida

Le ultime raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) sconsigliano di assumere dolcificanti come sostituti del classico zucchero. A lungo termine non aiuterebbero a tenere sotto controllo il peso né a ridurre il rischio di malattie connesse a sovrappeso e obesità.

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L’OMS ha precisato che le raccomandazioni pubblicate sono per il momento condizionali. Alcuni risultati potrebbero, infatti, essere stati influenzati dall’alta eterogeneità delle condizioni di salute dei soggetti inclusi negli studi considerati dalla revisione.

L’OMS non sta quindi dichiarando che questi prodotti non sono sicuri o devono essere vietati, né sta consigliando di usare lo zucchero anziché i dolcificanti. L’invito è piuttosto a riconsiderare, all’interno della propria alimentazione, l’intero consumo di zuccheri aggiunti, cercando di preferire cibi e bevande non zuccherate e alimenti che contengono zuccheri naturali, come la frutta.

Impatto sul Microbiota Intestinale

Più di recente uno studio pubblicato su “Cell” mostra un aumento della glicemia immediato in chi usa un dolcificante e, nel tempo, un’alterazione del microbiota intestinale. Lo studio ha sottolineato il fatto che l’uso di edulcoranti induce un’alterazione del microbioma orale e fecale e del metaboloma plasmatico. Saccarina e sucralosio portano anche a risposte squilibrate della glicemia.

Gli autori mettono quindi in guardia dall’uso di questi prodotti, che potrebbero portare a un’alterazione del metabolismo glicemico persona-dipendente, mediata da cambiamenti nel microbioma.

In un altro studio condotto su modelli animali, si è visto che topi nutriti con diete arricchite in dolcificanti presentavano alterazioni del metabolismo energetico, legate all’effetto dei dolcificanti stessi sulla composizione e sulla funzione dei batteri intestinali.

Anche nell’esperimento condotto su sette volontari sani, l’impiego di saccarina ha indotto un aumento dei livelli di glicemia in metà dei partecipanti allo studio. E anche in questo caso, l’alterazione della flora microbica intestinale è stata individuata come il responsabile di questo effetto.

Il gruppo di Suez ha infine studiato anche il microbiota intestinale di oltre quattrocento persone scoprendo che la popolazione batterica dei consumatori di dolcificanti era profondamente diversa da quella dei non consumatori.

Tutto ciò porterebbe a pensare che il consumo dei dolcificanti artificiali meriti di essere ripensato. Nulla di fin troppo eclatante, se si considera che tutte le sostanze ingerite hanno un impatto sulla composizione del microbiota intestinale, oggi sempre più studiato per il possibile ruolo nell’insorgenza di diverse malattie: dalla depressione al diabete.

Dolcificanti Artificiali: Tipologie e Dosi Raccomandate

Dolcificanti o edulcoranti sono sempre più diffusi e utilizzati nell’alimentazione moderna, non solo da coloro che soffrono di disturbi del metabolismo (diabete, obesità, dislipidemia, ecc.) ma anche da coloro i quali vogliono ridurre l’apporto calorico di bevande e cibi altrimenti ricchi di zucchero. La comunità scientifica si interroga sui potenziali effetti negativi sulla salute che queste sostanze chimiche possano avere. I risultati degli studi non permettono risposte certe ma sono molti gli studiosi che chiedono con urgenza una rivalutazione e una nuova regolamentazione delle attuali posizioni delle agenzie internazionali di controllo.

Gli edulcoranti (dolcificanti), in base al loro potere calorico, possono essere divisi in energetici e intensivi, alcuni di quelli più utilizzati sono i seguenti:

DOLCIFICANTI
Energetici Intensivi
Zuccheri Polioli Aspartame
Saccarosio Sorbitolo Acesulfame K
Fruttosio Mannitolo Ciclamato
Altri zuccheri Xilitolo Saccarina

Le agenzie di controllo come la Food and Drug Administration (FDA) e l’Autorità Europea per la sicurezza alimentare (EFSA) sono attualmente dell’opinione che i dolcificanti siano sicuri per la salute umana, ad eccezione del ciclamato da parte della FDA ma negli ultimi 20-30 anni si sono fatti numerosi studi di tossicità e cancerogenicità della saccarina, dell’acesulfame K, dell’aspartame e degli altri dolcificanti artificiali con risultati contraddittori.

Dolcificanti Artificiali: Cosa Dicono gli Studi Più Recenti

In merito al rischio di tumore, alcuni studi sperimentali avevano suggerito la pericolosità degli edulcoranti artificiali ma fino ad oggi non c’era alcun riscontro epidemiologico. Un nuovo studio di coorte, pubblicato nel 2022, ha indagato la relazione tra il consumo di dolcificanti industriali e il rischio di cancro.

Indagando su una popolazione di oltre cento mila persone si è visto un aumento del rischio di tumori (in particolare al seno e tumori legati all’obesità) sia per il consumo totale di edulcoranti, sia per alcuni di questi, nello specifico aspartame e acesulfame-K. Gli autori dello studio concludono che i dati da loro riportati siano importanti e possano dare nuovi spunti per aiutare l’EFSA europea e le altre Agenzie sanitarie a livello globale a valutare rischi e benefici degli edulcoranti artificiali.

In merito al rischio metabolico, invece, da una recente metanalisi, gli studi randomizzati non evidenziano una correlazione tra perdita di peso e consumo di dolcificanti artificiali; mentre gli studi di coorte mostrano un aumento del rischio di obesità, di ipertensione, di diabete 2 e di sindrome metabolica in relazione al consumo eccessivo di edulcoranti.

Recenti studi mostrano come gli edulcoranti artificiali possano alterare la glicemia, la tolleranza al glucosio e la popolazione dei batteri intestinali (microbiota) con una maggiore crescita di quelle specie che causano obesità e sindrome metabolica e una riduzione dei batteri “amici”. Si osserva una riduzione dei Lattobacilli e un aumento delle specie Enterobacteroides e Clostridium.

I meccanismi molecolari secondo cui l’alterazione del microbiota influisce sul rischio di patologie croniche non sono ancora noti e chiari del tutto ma gli effetti negativi sembrano passare anche da un aumento dell’infiammazione e dall’aumento dell’insulino-resistenza. In pratica esiste una correlazione tra variazioni del microbiota, infiammazione e insulino-resistenza.

Altri studi sul consumo di dolcificanti artificiali mostrano anche importanti modifiche dell’appetito e dell’introduzione di cibo come se esistesse un fenomeno di iperalimentazione compensatoria innescato dalla percezione sensoriale del sapore dolce senza un reale apporto di calorie.

Inoltre ci sono evidenze su come queste sostanze - se consumate in dosi abituali eccessive, superiori alle dosi raccomandate - possano indurre danni al DNA e possano essere cancerogene.

Dolcificanti Artificiali e Malattie Cardiovascolari: Evidenziata una Correlazione con la Dose

In un altro studio condotto alla Sorbona di Parigi, pubblicato nel marzo 2022, i ricercatori hanno studiato una casistica di 103.388 adulti francesi, dei quali il 37,1% aveva dichiarato di consumare edulcoranti artificiali. Lo studio ha previsto un periodo di follow-up medio di ben nove anni, alla fine dei quali, l’assunzione di dolcificanti artificiali è risultata correlata a un aumento del 9% del rischio di eventi cardiovascolari o cerebrovascolari, tra cui infarto del miocardio, sindrome coronarica acuta, angioplastica, angina, ictus o attacco ischemico transitorio.

Un recente studio pubblicato il 6 giugno 2024 sull’European Heart Journal è giunto a conclusioni preoccupanti riguardo allo xilitolo, un comune dolcificante a basso contenuto calorico. La ricerca ha rivelato una significativa correlazione tra i livelli plasmatici di xilitolo e l’aumento del rischio di eventi cardiovascolari maggiori (MACE) nell’arco di tre anni.

La Dose Giornaliera Ammissibile (DGA)

Ogni dolcificante ha una dose giornaliera ammissibile (DGA) che è una garanzia di sicurezza perché rappresenta la quantità di edulcorante ipocalorico che una persona può consumare ogni giorno per tutta la vita senza rischi per la salute. Ma i recenti studi sulla salubrità di queste sostanze pongono comunque notevoli spunti di riflessione riguardo all’uso sempre più frequente di queste sostanze.

Non è possibile controllare se un individuo fa un consumo che resta entro la DGA e l’unica cosa veramente giusta è informare il consumatore e renderlo consapevole di ciò che assume.

Saccarina (E954)

La saccarina ha un potere dolcificante da 300 a 500 volte superiore rispetto a quello del saccarosio. L’organismo umano non metabolizza la saccarina producendo energia, è quindi acalorica. In Italia la DGA è di 2,5 mg/Kg di peso corporeo (pari a circa 180 mg/die in un adulto di peso medio). Altri enti (ad es. il Comitato congiunto FAO/WHO sugli additivi alimentari) hanno optato per DGA più elevate (5 mg/Kg).

Aspartame (E951)

L’aspartame è il dolcificante di sintesi più utilizzato al mondo; viene utilizzato sin dal 1980 in tantissimi cibi e bevande, in particolare quelli etichettati come “zero” o “light“, tra cui bevande dietetiche, chewing gum, gelatine, ice cream, latticini come lo yogurt, cereali per la prima colazione.

L’aspartame ha un potere dolcificante da 120 a 200 volte superiore rispetto al saccarosio. Nell’organismo l’aspartame viene scisso nei due aminoacidi costitutivi, i quali vengono metabolizzati dall’organismo, fornendo circa 4 Kcal per grammo.

La raccomandazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS/WHO) è di moderare il consumo di aspartame, in quanto l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha inserito l’aspartame nel “Gruppo 2B” che comprende i “possibili carcinogeni umani”. L’OMS - nella sua stessa relazione - ha precisato che assumendone dosi moderate, l’aspartame non è affatto pericoloso, riconfermando come dose massima accettabile il consumo giornaliero di 40 mg/kg di peso corporeo.

Acesulfame K (E950)

L’acesulfame K è un dolcificante sintetico circa 200 volte più potente del saccarosio. Non è metabolizzato dall’organismo ed è pertanto acalorico. In Italia la DGA è di 9 mg/Kg di peso corporeo; negli USA è fissata a valori più elevati, 15 mg/Kg di peso corporeo.

Ciclamato (E952)

Il ciclamato di sodio è prodotto dall’acido ciclammico. Ha un potere dolcificante 30 volte superiore allo zucchero e un sapore amaro, per questo motivo non è quasi mai usato da solo ma in associazione con altri dolcificanti. Non è calorico e neanche cariogeno.

Sucralosio (E955)

Il sucralosio deriva dal saccarosio mediante una clorazione controllata. Presenta un potere dolcificante da 500 a 600 volte superiore al saccarosio senza apporto calorico. Sembra che venga espulso dal corpo con le urine in una forma del tutto non modificata.

Conclusioni

Gli studi scientifici sugli effetti dei dolcificanti artificiali sulla glicemia e sulla salute metabolica sono ancora in corso e spesso forniscono risultati contrastanti. È importante considerare le raccomandazioni delle organizzazioni sanitarie, come l'OMS, e moderare il consumo di queste sostanze, prestando attenzione alle dosi giornaliere ammissibili. Uno stile di vita sano e una dieta equilibrata rimangono fondamentali per il benessere generale e per mitigare i potenziali effetti negativi dei dolcificanti artificiali.

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