Inositolo e Acido Alfa Lipoico: Benefici e Controindicazioni

L'acido lipoico, noto anche come acido alfa-lipoico (ALA), è un acido grasso contenente zolfo che svolge ruoli essenziali nel metabolismo cellulare. Nell’organismo, l’acido lipoico viene prodotto naturalmente nei mitocondri, le centrali energetiche delle cellule, dove partecipa a importanti reazioni metaboliche. Il composto può esistere in due stati di ossidazione: la forma ossidata (acido lipoico) e quella ridotta (acido diidrolipoico).

A cosa serve l'Acido Alfa Lipoico?

L’acido alfa-lipoico (spesso abbreviato in ALA), è un acido grasso con una potente azione antiossidante che aiuta a combattere lo stress ossidativo provocato dai radicali liberi (responsabili dell’invecchiamento e dei danni cellulari) sia all’esterno che all’interno della cellula nervosa. Rappresenta quindi una molecola preziosa per la persona diabetica, in quanto favorisce la protezione del sistema nervoso e aiuta a contrastare la neuropatia diabetica. La sua utilità è stata sottolineata anche all’ultimo NEURODIAB 2018 che si è svolto a Roma il 4-7 settembre 2018. Ulteriori studi successivi ne hanno documentato l’utilità, in particolare quando iniziato precocemente e utilizzato per lunghi periodi.

L'acido lipoico esercita i suoi effetti attraverso diversi meccanismi antiossidanti complementari. Una caratteristica distintiva dell’acido lipoico è la sua capacità di rigenerare altri antiossidanti come la vitamina C, la vitamina E, il glutatione e il coenzima Q10. L’acido lipoico può anche chelare metalli di transizione come ferro e rame, prevenendo la loro partecipazione a reazioni che generano radicali liberi.

Le proprietà antiossidanti dell’acido alfa lipoico hanno portato a ipotizzare che la sua assunzione possa essere utile in caso di danni o traumi cerebrali e di alcune patologie epatiche. Al momento però, non risultano prove scientifiche definitive dell’efficacia dell’assunzione di acido alfa lipoico. Gli studi condotti suggeriscono che potrebbe essere effettivamente utile in caso di diabete e prediabete, bypass coronarico, vitiligine e per promuovere la perdita di peso e la guarigione delle ferite. Sembra invece che potrebbe essere del tutto inutile assumerlo per combattere la steatosi alcolica, Alzheimer, mal di montagna, neuropatia autonomica, problemi cerebrali associati all’HIV, retinopatia diabetica e artrite reumatoide.

Benefici dell'Acido Alfa Lipoico

  • Neuropatia Diabetica: Una delle principali applicazioni terapeutiche dell’acido lipoico riguarda il trattamento della neuropatia diabetica periferica. Gli studi clinici hanno dimostrato che l’acido lipoico può migliorare i sintomi della neuropatia diabetica, riducendo il dolore e migliorando la conduzione nervosa. Il trattamento con acido lipoico può anche rallentare la progressione della neuropatia diabetica, preservando la funzione nervosa nel tempo.
  • Metabolismo del Glucosio: L’acido lipoico può influenzare positivamente il metabolismo del glucosio attraverso diversi meccanismi. Il composto attiva l’AMPK (proteina chinasi attivata dall’AMP), un enzima chiave nella regolazione del metabolismo energetico.

Acido Alfa Lipoico: Dosaggio e Forme Disponibili

I dosaggi dell’acido lipoico variano significativamente in base all’indicazione terapeutica e alla via di somministrazione. Come integratore alimentare per scopi antiossidanti generali, le dosi sono generalmente inferiori, tipicamente 100-200 mg al giorno.

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L’acido lipoico è disponibile in diverse formulazioni farmaceutiche. Le formulazioni endovenose sono utilizzate principalmente in ambiente ospedaliero per il trattamento iniziale di condizioni acute come la neuropatia diabetica severa. Esistono anche formulazioni topiche per applicazioni specifiche, sebbene l’assorbimento transdermico sia limitato.

Effetti Collaterali e Interazioni Farmacologiche

L’acido lipoico è generalmente ben tollerato dalla maggior parte dei pazienti. Alcuni pazienti possono sperimentare reazioni cutanee come rash, prurito o orticaria. Raramente possono verificarsi reazioni allergiche più gravi, inclusa l’anafilassi.

L’acido lipoico può potenziare l’effetto ipoglicemizzante dell’insulina e dei farmaci antidiabetici orali. Il composto può interferire con l’assorbimento di alcuni minerali, particolarmente ferro e zinco, se assunto contemporaneamente. L’acido lipoico può anche influenzare l’efficacia della chemioterapia in alcuni pazienti oncologici, poiché le sue proprietà antiossidanti potrebbero proteggere le cellule tumorali.

I pazienti con diabete di tipo 1 o diabete insulino-dipendente richiedono particolare cautela, poiché l’acido lipoico può aumentare il rischio di ipoglicemia. La gravidanza e l’allattamento rappresentano controindicazioni relative, poiché non esistono dati sufficienti sulla sicurezza in queste popolazioni.

Fonti Alimentari di Acido Alfa Lipoico

Sebbene l’organismo produca acido lipoico, piccole quantità possono essere ottenute attraverso la dieta. Tuttavia, le concentrazioni alimentari sono generalmente molto basse rispetto ai dosaggi terapeutici utilizzati negli integratori. La biodisponibilità dell’acido lipoico dagli alimenti può essere influenzata da fattori come la cottura e la presenza di altri nutrienti.

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I pazienti che iniziano la terapia con acido lipoico dovrebbero essere monitorati per segni di miglioramento clinico e potenziali effetti avversi. La valutazione periodica della funzione epatica e renale può essere utile nei pazienti che assumono dosi elevate per periodi prolungati. Venendo sintetizzato in gran parte dal metabolismo endogeno, l’acido lipoico non rientra nel gruppo dei nutrienti essenziali.

Inositolo: Cos'è e a cosa Serve

La struttura dell'inositolo gioca un ruolo fondamentale nei messaggeri secondari in cellule eucariotiche, come inositolo fosfato o come lipidi fosfatidilinositolo (PI) e fosfatidilinositolofosfato (PIP). Quest'ultimo rappresenta l'organo chiave per la sua sintesi endogena (un'azione, questa, condivisa con il rene). Viene considerata vitamina anche se non dovrebbe essere considerata tale in quanto il nostro corpo, come già detto, è in grado di sintetizzarla autonomamente.

L'inositolo, presente nei prodotti alimentari di origine vegetale come fitato viene idrolizzato nell'intestino dall'enzima fitasi. L'assorbimento dell'inositolo libero a livello intestinale dipende da un trasporto attivo dipendente dalla temperatura, sensibile al pH , su base stereospecifica e inibito dalla florizina. Il fosfatidilinositolo, presente nei prodotti alimentari di origine animale, assunto con la dieta, viene idrolizzato dalla fosfolipasi pancreatica, ulteriormente modificato da altri enzimi e assorbito dalla mucosa intestinale.

L'inositolo circola nel plasma umano libero a una concentrazione di circa 29 µmoli. Si trova in maggiori concentrazioni nella tiroide, nei testicoli, nel fegato, milza, ipofisi e rene. Vasi deferenti, epididimo, vescicole seminali e prostata hanno concentrazioni di inositolo fino a 28 volte superiori a quelle riscontrabili nel plasma.

L'inositolo viene attivamente sintetizzato all'interno dell'organismo umano e la quantità prodotta è di gran lunga superiore a quella ingerita con l'alimentazione. I due tessuti maggiormente coinvolti sembrano il fegato e i reni: si stima che i due reni nell’uomo sintetizzino circa 4 grammi al giorno di inositolo (a fronte di circa 1 gr introdotto con l'alimentazione). Di tutte le cellule dell'apparato riproduttivo maschile, le cellule del Sertoli sono quelle che hanno i più elevati livelli di enzimi di sintesi per l'inositolo.

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Organo principale deputato al catabolismo dell'inositolo è il rene, che pertanto è il regolatore primario della concentrazione dell'inositolo plasmatico nell'uomo. Inoltre l'inositolo favorisce la produzione di lecitina, una sostanza che coadiuva il trasporto dei lipidi dal fegato alle cellule e che contribuisce a ridurre il contenuto di grassi all'interno di vene e arterie, riducendo il rischio di trombosi e infarti. Infine l'inositolo ha funzioni di controllo della concentrazione dei trigliceridi all'interno del flusso sanguigno.

Carenza e Sovradosaggio di Inositolo

La carenza dell'inositolo è un evento raro in quanto facilmente assunto con una normale alimentazione ed è anche “recuperato” dal nostro organismo; la sua carenza può portare a vari disturbi come dell'insulino-resistenza nelle donne con ovaio policistico, ipoglicemia, dermatite desquamativa e acidosi.

Il suo sovradosaggio non causa problemi in quanto è difficile che rimanga nel nostro corpo per molto tempo in quanto eliminato naturalmente con le urine. Viene ampiamente utilizzato come integratore alimentare dagli atleti per attivare alcune funzioni del fegato in fase di recupero post-allenamento, e non è considerata sostanza dopante.

Benefici del Myo-Inositolo

Il myo-inositolo è la forma più attiva dal punto di vista biologico dell'inositolo. Il suo uso principale è quello di un integratore utilizzato anche clinicamente per la sua attività ansiolitica ed antidepressiva.

  • Disturbi della psiche: Secondo vari studiosi l’integrazione costante di myo inositolo migliora sensibilmente la sintomatologia di episodi maniacali e depressivi che diminuiscono sia nella frequenza, con un minor numero di episodi che nell’entità delle manifestazioni.
  • Disturbi neurologici: I pazienti di malattie neurologiche come l'Autismo e l'Alzheimer traggono beneficio dall'assunzione di mio-inositolo che ne controllerebbe l'evoluzione rallentandola, inoltre è stato verificato un aumento della memoria, della capacità percettiva e di tutte le funzioni superiori del cervello dei malati.
  • Patologie ginecologiche: Gli studi sono al momento in corso per approfondire i meccanismi molecolari d'azione di questi processi.
  • Campo tiroideo: In campo tiroideo il myoinositolo si sta dimostrando efficace nel ridurre i valori del TSH nell’ipotiroidismo sub-clinico, rallentandone e, a volte, arrestandone la progressione verso la forma definitiva conclamata.

Dosaggio di Myo-Inositolo

Per la gestione di episodi maniacali e di attacchi di panico il dosaggio massimo di 12 gr. die è quello più utilizzato, per una durata del trattamento minimo di un mese.

Fattori che Influenzano i Livelli di Inositolo

  • Ricerche eseguite su cellule di lievito hanno mostrato che, quando private di inositolo, i processi metabolici sono impediti nel loro funzionamento e conseguentemente la maggior parte delle cellule muoiono.
  • La caffeina può portare a una carenza di inositolo nell'organismo.
  • L'uso di sulfamidici incrementa il fabbisogno di inositolo.
  • La diuresi, come nel caso di diabete insipido e nell'eccessiva assunzione di acqua, può causare una perdita di inositolo.
  • La sua carenza può causare stitichezza, eczema e anomalie degli occhi.
  • Essa contribuisce alla caduta dei capelli e ad un alto tasso di colesterolo nel sangue, che può manifestarsi con malattie cardiache e arteriose.

Myo-Inositolo e Tiroide

In campo tiroideo il myoinositolo si sta dimostrando efficace nel ridurre i valori del TSH nell’ipotiroidismo sub-clinico, rallentandone e, a volte, arrestandone la progressione verso la forma definitiva conclamata. Si riscontra nel 4-8% della popolazione generale, con una percentuale di progressione verso l'ipotiroidismo franco del 2-3% l’anno. Di solito questa condizione è asintomatica, ma alcuni pazienti riferiscono sintomi analoghi a quelli da ipotiroidismo franco, anche se in forma più lieve (facile faticabilità, depressione, disturbi cognitivi e deficit di memoria, aumento di peso, astenia, intolleranza al freddo, stipsi e riduzione delle performance in generale con peggioramento della qualità della vita).

Il legame del TSH al suo recettore attiva fisiologicamente due cascate post-recettoriali: una via AMP ciclico-dipendente, coinvolta nella differenziazione cellulare e nella secrezione ormonale, e una seconda via, stimolata da valori elevati di TSH, che coinvolge l’inositolo 3-fosfato/diacilglicerolo, che regola la iodinazione della tireoglobulina. Un'alterazione di questa via di segnale inositolo-dipendente può contribuire ed essere causa di disfunzione tiroidea. Inoltre è lo stesso TSH che, a sua volta, induce la captazione di mio-inositolo da parte del tireocita, ottimizzando l'organificazione dello iodio.

Questi studi hanno evidenziato inoltre un miglioramento significativo dei sintomi di pertinenza tiroidea (sintomi soggettivi valutati mediante questionario) nei pazienti sottoposti a trattamento con mio-inositolo più selenio. Un altro più recente studio ha evidenziato l'effetto immuno-modulatore del mio-inositolo in associazione con il selenio in pazienti con tiroidite autoimmune in fase eutiroidea. Al termine dei 6 mesi di trattamento si osservava, infatti, una riduzione dei livelli di CXCL10, una chemochina IFN-indotta, marcatore di risposta immunitaria Th1.

Inoltre, il trattamento combinato era in grado di ridurre i valori di TSH, soprattutto quando era ai limiti alti della norma, suggerendo una riduzione del rischio di progressione verso una forma subclinica o conclamata di ipotiroidismo. In conclusione, il mio-inositolo, grazie alla sua azione di secondo messaggero, può migliorare la risposta recettoriale al TSH e contribuire a normalizzare i livelli di TSH in pazienti con ipotiroidismo sub-clinico e Tiroidite di Hashimoto.

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