Le Iene e la Dieta Vegana: Un'Inchiesta sul Legame con il Tumore

Quando entrate in libreria, c’è tutto un fiorire di libri di medicina e pseudomedicina. Le Iene hanno portato in pompa magna questo testo in libreria, grazie ai loro servizi di “controinformazione” e una brutta dose di disinformazione pericolosa. Tanto basta trincerarsi dietro la solita frase “abbiamo solo raccontato una storia” e sciacquarsi le mani. E se poi scappa il morto?

Cos'è The China Study?

È il caso di The China Study, libro che ormai troviamo anche sul banchetto dell’ortofrutta sotto casa. È un libro scritto da Colin Campbell che tratta di alimentazione. I dati riportati da Campbell si basano su The China Project, uno studio scientifico sull’alimentazione in Cina condotto a cavallo degli anni ’70 e ’80. Il libro si è rivelato un instant bestseller e ogni tentativo di critica scientifica viene bollato dai suoi sostenitori come “evidente timore di case farmaceutiche e di lobby dei prodotti animali”.

Il problema è che lo stesso China Study è in parte fuffoso e non è una Bibbia da seguire alla lettera. Riporterò onestamente le parole di persone più preparate di me. Mi dispiace che la gente sia sempre un poco ottusa quando si toccano i loro miti, perciò non potrò riportare il bellissimo testo di Denise Minger.

Ogni supporter di Campbell parte dallo stesso presupposto: siccome la signorina Minger è solo un’appassionata di nutrizionismo ex-vegetariana, le sue parole non hanno lo stesso peso del dottor Campbell. Ed è un peccato: Denise, pur non essendo scienziata, era riuscita a scrivere splendide risposte a Campbell ribattendo punto su punto ogni claim da lui fatto. Ha spiegato tutto in maniera facile e fruibile anche a chi di Scienza e Medicina non ha alcuna conoscenza.

Esistono risposte “titolate” al testo di Campbell tristemente non in italiano; sono state rese il più semplici possibili per esser fruite da un pubblico ampio, anche se non siamo ai livelli di Denise Minger. Fra tutte le risposte, quella che più apprezzo viene da Chris Masterjohn, laureato con un Ph.D. in scienze nutrizionali - una persona adatta a parlare dell’argomento.

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Critiche al China Study

Il dott. Masterjohn afferma:

  • Only 39 of 350 pages are actually devoted to the China Study.
  • The bold statement on page 132 that “eating foods that contain any cholesterol above 0 mg is unhealthy,” is drawn from a broad - and highly selective - pool of research.

Solo 39 delle 350 pagine sono in realtà dedicate allo studio in Cina. La dichiarazione in grassetto a pagina 132 sostiene che ” mangiare alimenti che contengono qualsiasi colesterolo superiore a 0 mg non è sano” viene da un largo - e altamente selettivo - bacino di ricerca . Eppure, capitolo dopo capitolo rivela la forte distorsione e selettività con cui Campbell ha condotto , interpretato , e presentato la sua ricerca.

Campbell riassume le 8.000 correlazioni statisticamente significative rilevate nel progetto nella seguente dichiarazione: “Persone che hanno mangiato per la maggior parte alimenti di origine animale hanno preso le malattie più croniche “. By the title, one would expect The China Study to contain objective and complete information derived from the China Study. Dal titolo , ci si aspetterebbe che The China Study contenga informazioni oggettive e complete derivate dal progetto in Cina.

In prima pagina una delle dichiarazioni è “vera scienza” al di sopra della “scienza spazzatura” e delle “diete fuffa”. Tutto questo dovrebbe farvi scattare molti campanelli d’allarme, vero? Nella seconda parte del libro, Campbell ci presenta prove che colpevolizzano i prodotti di origine animale come la causa di quasi tutte le malattie . Egli cita diversi operatori sanitari , tra cui il Dr. Caldwell Esselstyn Jr.

Qui vorrei aprire una piccola parentesi: lo sapete che la vita media in Papua-Nuova Guinea è nettamente più bassa che in Europa? Lo sapevate che il cannibalismo è praticato come fosse normale e che i bambini muoiono spesso di fame? Questo dovrebbe esser sufficiente a farvi capire quante cose vengono tenute celate da questo studio per apparire più belli. La dieta italiana e il nostro stile di vita, che include il mangiare carne e pesce, ci ha portato ad esser oggi uno dei popoli che vive più a lungo.

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La più curiosa delle dichiarazioni di Campbell è quella che si trova a pagina 220, dove dichiara: “L’acido folico è un composto derivato esclusivamente da alimenti a base di vegetali come le verdure a foglia verde “. Questa è una dichiarazione affascinante , considerando che il fegato di pollo contiene 5,76 mcg / g di folato , rispetto a 1,46 mcg / g che troviamo negli spinaci!

The China Study contains many excellent points in its criticism of the health care system, the overemphasis on reductionism in nutritional research, the influence of industry on research, and the necessity of obtaining nutrients from foods. The China study contiene molti ottimi punti nella sua critica al sistema sanitario, l’eccessiva enfasi sul riduzionismo nella ricerca nutrizionale , l’influenza dell’industria sulla ricerca , e la necessità di ottenere sostanze nutritive dagli alimenti .

Insomma, The China Study ha sicuramente il pregio di aver portato alcune critiche al sistema nutrizionale in uso nelle case di tanti. È facile comprendere il target originale: stiamo parlando di paesi come gli Stati Uniti, dove il consumo di carne e grassi è altissimo in confronto a vegetali.

Il Servizio de Le Iene e le Controversie

Nel loro servizio, Le Iene davano ad intendere tra le righe che il percorso di The China Study può aiutare a “guarire” dal cancro. Questa è davvero fuffa della peggior specie e non lo dico io: lo dice la Scienza. Spacciare una cosa del genere in TV a un pubblico immenso è da criminali peggiori di Wanna Marchi. Chi guarda queste trasmissioni è a volte un pigro che si fiderà ciecamente, senza mai verificare quanto detto!

Il servizio di mercoledì 7 maggio 2014 intitolato Alimentazione, tumore e altre malattie spacciava il libro The China Study come straordinaria rivelazione della cura per il cancro. Si mostra un elenco di malattie che verrebbero curate attraverso un cambio di alimentazione. E queste malattie includono il cancro. Il messaggio che passa è: “a questo punto, perché devo fare la chemio, che comporta dolore, quando posso guarire semplicemente mangiando vegetale?”. Purtroppo per tutti, dal punto di vista scientifico tutto ciò non vale di più di un romanzo rosa. La pecca (grave per chi vuole fare giornalismo) è stata di non cercare e analizzare i giudizi critici.

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Qui non si tratta di una guerra di vegani contro carnivori contro onnivori, si tratta semplicemente di mettere in guardia dal fatto che la dieta vegana non guarisce dal cancro. Noi non stiamo manifestando contro la libertà di informazione, ma per il rispetto del codice deontologico. La verifica delle fonti è importantissima, soprattutto quando si parla di scienza e salute. C’è la vita delle persone in ballo. Ricordiamo inoltre che nel campo scientifico non tutte le opinioni hanno pari valore: ciò che conta sono le evidenze.

Il fattore psicologico gioca un ruolo importantissimo: una persona può rifiutarsi di curarsi quando è ancora in tempo. Qui non è questione di darwinismo. Non si tratta di selezione naturale meritata. Le persone si fidano di programmi che si sono fatti rispettare condannando le truffe, e Le Iene ce lo ricordiamo tutti così. Vorremmo che tornasse a essere quel che era: un programma al servizio del cittadino.

Guaritori e ciarlatani si vendono bene. Il loro lavoro non è curare le persone, ma arricchirsi di soldi e/o di popolarità. Vivono di conferenze, di chiacchiere, di libri.

Il programma Le Iene ha proposto poche settimane fa un’assurda dieta vegana anticancro, contestata con argomentazioni scientifiche da Giulia Corsini del gruppo PRO-TEST . La Corsini l’11 maggio scorso ha organizzato un sit-in pacifico davanti alla redazione Mediaset di Cologno Monzese per protestare contro la disinformazione scientifica de Le Iene.

Nel programma si lascia intendere che esiste un rimedio miracoloso contro la malattia citando il libro The China Study e proponendo quasi un’alimentazione vegana al posto della chemioterapia. Tutti noi conosciamo l’opera di denuncia e di informazione fatta dal programma negli anni passati, grazie a cui è diventato famoso e grazie a cui si è costruita la sua credibilità. Tuttavia il timone degli autori ha virato dalla parte diametralmente opposta nei servizi dedicati alla salute e questo lo riteniamo estremamente grave.

Troppa disinformazione e allarmismo vengono usati nel trattare un argomento estremamente delicato e importante. Dopo il caso del “veleno di scorpione omeopatico” che avrebbe curato il cancro, dopo il caso Stamina, definita da Le Iene come cura miracolosa per le malattie neurodegenerative, hanno deciso (purtroppo) di dedicarsi di nuovo alla salute e alla scienza. Il ciclo di puntate Alimentazione e Cancro condotto dalla Iena Matteo Viviani affronta l’argomento in modo scorretto e superficiale, creando un vero e proprio allarmismo negli spettatori che non hanno un’infarinatura scientifica di base per comprendere che si tratta della solita ricerca di audience.

Il servizio di mercoledì 7 maggio 2014 intitolato Alimentazione, tumore e altre malattie spacciava il libro The China Study come straordinaria rivelazione della cura per il cancro. Si mostra un elenco di malattie che verrebbero curate attraverso un cambio di alimentazione. E queste malattie includono il cancro. Il messaggio che passa è: “a questo punto, perché devo fare la chemio, che comporta dolore, quando posso guarire semplicemente mangiando vegetale?”. Purtroppo per tutti, dal punto di vista scientifico tutto ciò non vale di più di un romanzo rosa. La pecca (grave per chi vuole fare giornalismo) è stata di non cercare e analizzare i giudizi critici.

Qui c’è il debunking completo di The China Study in italiano: The China Study: fatti o fandonie?, traduzione di The China Study: Fact or Fallacy?, 31 pagine, formato PDF. Ricordiamo che Steve Jobs è sempre stato vegano (anzi di più: fruttariano), ed è morto di cancro al pancreas, una delle forme più mortali di tumore. Qui non si tratta di una guerra di vegani contro carnivori contro onnivori, si tratta semplicemente di mettere in guardia dal fatto che la dieta vegana non guarisce dal cancro.

Apparentemente niente, eppure ieri sera mentre guardavamo la TV ci siamo visti comparire uno dei nostri best-seller (The China Study) in un servizio delle Iene. Nel 2003 ad Antonio viene diagnosticato un tumore al polmone destro. Viene operato e tutto sembra essere a posto, finchè nel 2009 non spunta un altro tumore, stavolta al polmone sinistro. Un nuovo intervento e un ciclo di chemioterapia fanno regredire anche questo tumore. Nonostante la radioterapia la metastasi regredisce, ma non scompare. Pertanto Antonio si vede prescrivere un nuovo ciclo di chemioterapia.

Antonio però ha un figlio, molto tenace e determinato, che cerca su internet soluzioni alternative: scopre gli studi del dott. T. In un primo momento l'alimentazione di Antonio si basa soprattutto sui succhi vegetali, in modo da attuare una radicale disintossicazione. In un secondo momento Antonio riprende a mangiare anche i vegetali cotti. Antonio dimagrisce: da oltre 90 chili passa a 79 chili, ma nonostante il calo di peso si sente con molta più energia in corpo di quanta non ne abbia mai avuta.

Pablo Trincia è invitato a cena: il menu è composto da succo di carote, insalata e spaghetti di zucchine. C’è anche il dolce vegetale. Antonio ha fatto controlli per due anni e mezzo: nessuna recidiva. Tutta la famiglia di Antonio, ora, è diventata vegana. Il consiglio di Antonio: tentar non nuoce anche se non potrebbe funzionare con tutti.

Dopo un ciclo di succhi di verdure per tre mesi, Antonio è passato anche ai cibi cotti, sempre vegetali. In due mesi, Antonio ha perso 18 chili e ha fatto la Tac. Il residuo della metastasi è scomparso. Antonio si è aiutato anche con l’acqua alcalina. Il figlio di Antonio, vegano, dopo alcune ricerche compiute su Internet, convince il padre a diventare vegano. Antonio ci ha provato.

Trincia intervista Antonio, un uomo che dopo due tumori ai polmoni, è stato colpito da una metastasi al cervello. Il giorno dopo Trincia accompagna Antonio ad una nuova Tac di controllo. Antonio è in perfetta forma. La sua dottoressa, però, ci tiene a sottolineare l’importanza della radioterapia a cui Antonio si è sottoposto e non credo che la sola dieta possa funzionare per far regredire il tumore.

Sky TG24 ha proposto l'esperimento di Pio d'Emilia, famoso giornalista e yamatologo. “l'obiettivo, ovviamente, non è solo quello di dimagrire, ma di star meglio. Come si può star meglio, quindi? Stanco di questa situazione, Pio d'Emilia Decide di fare l'esperimento su se stesso, di mettere in pratica ciò che Ippocrate diceva circa 2500 anni fa: "Fa' che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo". Dopo tre mesi di alimentazione vegana, il cui il cibo è passato da semplice nutrimento a vero e proprio farmaco per star bene e in salute. E cosa sorprendente che è risultata dalle sue analisi, il diabete è sparito. Come per magia? Certo che no. Anche in quest'intervista alla dott.ssa Debora Rasio, l'oncologa ed esperta nutrizionista ci spiega come il fattore genetico sia sempre più influenzato dall'ambiente, dal nostro stile di vita e da ciò che mangiamo.

Dopo più di un anno dalla pubblicazione delle direttive OMS che hanno inserito la carne processata tra gli alimenti sicuramente cancerogeni e la carne rossa tra quelli potenzialmente cancerogeni, è evidente che in Italia manchi ancora la consapevolezza dei rischi a cui un consumo eccessivo di carne può realmente portare: un servizio della trasmissione televisiva “Le Iene, realizzato da Nadia Toffa e andato in onda ieri, in prima serata, ne è la prova più evidente.

Il servizio si apre con interviste mirate a esperti e luminari in campo di alimentazione e tumori, volte a chiarire quale sia la dieta più adatta a chi si stia sottoponendo a chemioterapia o a radioterapia. La dottoressa Anna Villarini, biologa nutrizionista dell’Istituto Tumori di Milano, afferma subito che “sempre più studi ci stanno dicendo che l’alimentazione e lo stile di vita aiutano a sostenere la persona durante le cure e forse, chissà, aiutano anche a far sì che le cure funzionino un pochino meglio”. Una premessa importante, che apre la strada a chiare quanto affermato in seguito.

Il professor Franco Berrino - già direttore dip. med. preventiva e predittiva Ist. Se ciò non fosse sufficiente, il servizio ricorda anche come il recentemente scomparso professor Umberto Veronesi, celebre oncologo italiano e direttore dell’Istituto Europeo di Oncologia, abbia da sempre promosso l’eliminazione della carne in favore di un’alimentazione vegetariana, affermando che “la carne aumenta il rischio di tumori intestinali”. L’opinione degli intervistati, quindi, è unanime: i malati di tumore devono evitare le carni lavorate (insaccati e salumi) e ridurre drasticamente le carni rosse; la dottoressa Villarini ricorda a questo proposito che “il fondo mondiale per la ricerca sul cancro dà un’indicazione per la carne rossa, dicendo di non superare mai i 500 g a settimana, che è già tanto. Per la popolazione europea si potrebbe pensare anche a non superare i 300 g a settima: massimo una bistecca a settimana“.

Da evitare? Fermo restando che chi sia in salute possa consumare ciò che preferisce, gli esperti continuano dichiarando apertamente che chi soffra di una patologia tumorale non debba eliminare solo carne rossa e lavorata, perché in realtà sono tanti gli alimenti potenzialmente pericolosi per un paziente oncologico: “le cellule tumorali si nutrono di glucosio: non solo lo zucchero, il glucosio è anche parte di quelle farine con le quali si fa la pasta, il pane, un dolce o altro ancora. Allora lì dobbiamo farne un consumo modesto o anche ridurlo fortemente”, afferma la dottoressa Villarini. Poca o niente farina 0 e 00 per chi soffra di tumore, quindi, e naturalmente ciò vale anche per le pietanze che sono realizzate con questo ingrediente.

No anche ai succhi di frutta e alle bevande zuccherate “perché contengono troppo zucchero e possono andare a nutrire le cellule che noi stiamo tanto cercando di distruggere sottoponendoci ad alcune terapie”. E qui l’amara scoperta: su 5 ospedali pubblici italiani dei quali si è analizzato il menu offerto nei reparti, tutti e 5 sono risultati non in linea con le direttive dell’OMS: carne ogni giorno, più volte al giorno, per tutti i pazienti (oncologici compresi), fino ad arrivare a ben 9 o perfino 16 porzioni di carne nella stessa settimana.

Oltre alla carne - che l’OMS consiglia di evitare nei pazienti oncologici e che, invece, rientra ampiamente nei menu degli ospedali dello stivale - è importante prestare attenzione anche agli alimenti che alzano il livello del glucosio nel sangue e che, abbiamo visto, sarebbero da evitare nei malati di cancro: “il puré di patate (servito quasi ogni sera negli ospedali, ndr) fa alzare molto la glicemia; diamo la purea di patate a i pazienti in ospedale perché siamo ignoranti, facciamo il contrario di quello che dovremmo fare” afferma il prof.

È tipico della trasmissione più “cattiva” d’Italia dare la possibilità di replica a chi, di volta il volta, finisce sotto accusa ed è infatti ciò che è avvenuto anche in questo caso: certo, in alcuni casi non possiamo dire che la replica sia stata proprio quella che ci si sarebbe aspettata. Se il primo tra i medici intervistati, primario di oncologia di un ospedale pubblico, dopo un primo momento di puro “negazionismo” ha mostrato una certa apertura verso quanto affermato dalla Toffa e ha accettato di mettersi in discussione per cambiare il menu offerto ai pazienti oncologici, le cose non sono andate sempre così bene.

Il secondo medico intervistato, guarda caso proprio il nutrizionista ad aver elaborato il menu contenente le 16 porzioni di carne settimanali, ha avuto una reazione ben diversa, dichiarando che quello fosse un “menu realizzato con cognizione di causa, la demonizzazione della carne che viene fatta non credo che sia da prendersi se non con le molle: cioè, una riduzione dell’apporto della carne può essere consigliabile ma, voglio dire, le proteine nobili sono quelle della carne”. Un quadro desolante quello della sanità italiana in fatto di alimentazione e tumori, dunque, che però non è l’unico al mondo.

Siate Utenti, non uTonti. Non fidatevi di un libro comprato in libreria per cambiare la vostra vita. Rivolgetevi al medico che conosce la vostra situazione di salute; seguite i suoi suggerimenti, lasciate che strutturi una dieta adatta alle vostre abitudini, allo stile di vita, ai risultati delle vostre analisi del sangue.

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