Dieta Chetogenica e Linfedema: Studi e Approfondimenti

Lipedema e linfedema sono due condizioni tipicamente femminili, spesso non diagnosticate correttamente, trascurate e confuse tra loro. È fondamentale distinguere queste due patologie per adottare l'approccio terapeutico più adeguato. Questo articolo approfondisce il ruolo della dieta chetogenica nel trattamento di entrambe le condizioni, basandosi su studi e evidenze scientifiche.

Comprendere Lipedema e Linfedema

Lipedema

Il lipedema consiste in un accumulo elevato di tessuto adiposo, localizzato prevalentemente nella metà inferiore del corpo, che ne aumenta il volume e genera una sproporzione con la metà superiore, che quasi sempre rimane inalterata. La distribuzione di questo adipe è simmetrica, ad esempio su entrambe le gambe, e solo raramente interessa anche gli arti superiori. Viene definita anche sindrome dei due corpi, in quanto è presente una netta sproporzione tra la distribuzione del tessuto adiposo nella parte inferiore e quella superiore del corpo.

Il tessuto adiposo che si accumula fa assumere alle gambe un aspetto a tronco d’albero, a colonna greca o a tubo di stufa. In diversi casi si è visto anche che il lipedema è associato alla perdita di massa muscolare nella zona affetta. La patologia ha il suo esordio già dalla pubertà e peggiora nel caso di obesità o in gravidanza. In una buona percentuale dei casi è associata a insulino-resistenza, ipotiroidismo, tiroiditi, disordini mestruali. Il dolore spontaneo è un segno distintivo del lipedema, e alla palpazione si percepiscono proprio dei noduli anche come piselli o a forma di noci.

Dal punto di vista dietoterapico, è importante chiarire che il lipedema non risponde a una dieta basata sulla restrizione dell’apporto calorico, perché il tessuto adiposo che lo caratterizza è resistente. I pazienti affetti da linfedema o, ancor più, da lipedema rispondono in maniera parziale o nulla alle diete ipocaloriche generiche, accentuando ulteriormente il dimorfismo tra le due parti del corpo.

Linfedema

Si definisce linfedema un gonfiore, un accumulo di liquido localizzato nei tessuti molli, che interessa soprattutto il sistema linfatico, il quale non è in grado di assorbire (o riassorbire) in maniera corretta la normale produzione di liquido. Il risultato, da un punto di vista estetico, sarà che una parte del corpo risulterà molto voluminosa, piena di acqua e anche dolorosa alla palpazione. Il linfedema è una patologia infiammatoria cronica che tende a peggiorare, solitamente in modo irreversibile.

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La circolazione linfatica è un’essenziale difesa che l’organismo mette in atto contro le minacce infettive, tanto da essere, dopo quello cardiocircolatorio, il più importante sistema del nostro corpo. I linfedemi, oltre che in base alle cause, si classificano in base al distretto corporeo in cui si manifestano. In questo caso, molto più diffuso tra le pazienti donne, la causa si ricerca in anomalie del sistema linfatico. Il segno tipico del linfedema è costituito dal gonfiore, che può portare a cambiamenti della pelle e dei tessuti.

Attenzione a non confondere il lipedema con il linfedema! Mentre il primo, come abbiamo visto, è dovuto ad un malfunzionamento del sistema linfatico, il lipedema è un disturbo dovuto ad una infiammazione cronica del tessuto connettivo lasso, che aumenta il tessuto adiposo con progressiva fibrosi. Per quanto distinte, queste due patologie sono spesso correlate: chi soffre di lipedema, infatti, può essere soggetto ad un aumento della pressione nelle gambe con conseguenti danni ai vasi linfatici. Linfologo e chirurgo vascolare sono gli specialisti giusti per diagnosticare e curare il linfedema.

Il Ruolo della Dieta Chetogenica

La terapia nutrizionale di eccellenza per il lipedema è la dieta chetogenica, l’unica in grado di mobilizzare gli accumuli di grasso all’interno delle cellule del lipedema, svuotare le cellule stesse dell’eccesso di trigliceridi, indurre autofagia e ridurre l’infiammazione complessiva del tessuto. La Dieta Chetogenica viene applicata anche in caso di linfedema, una vera e propria patologia rappresentata da gambe molto gonfie, con un ritorno venoso più lento.

La dieta chetogenica venne studiata nel 1920 per la prima volta, inizialmente come terapia per i bambini affetti da epilessia. Nei decenni successivi le sue applicazioni si sono rivelate efficaci in diversi ambiti della medicina, fra cui la riduzione dei parametri di rischio cardiovascolare, la perdita di peso in situazioni di sovrappeso e obesità, o il controllo, nel breve periodo, del diabete di tipo 2. La dieta chetogenica si sta studiando negli ultimi anni come potenziale terapeutico di diverse patologie come quelle metaboliche, diabete, tumori, epilessia, Alzheimer e sclerosi multipla.

Come funziona la dieta chetogenica

La dieta chetogenica ad alto contenuto di grassi costituita dal 70% di grassi, 25% di proteine e 5% di carboidrati permette anche di ridurre il dolore, l’edema delle zone affette da lipedema, riduzione della fibrosi e dell’infiammazione e miglioramento della qualità della vita del paziente. Nella dieta chetogenica ad alto contenuto di grassi, il 70% di grassi sono dati soprattutto da grassi buoni derivati da frutta secca, olio di cocco, olio di oliva e avocado, con l’eliminazione di tutti i grassi derivanti da cibi processati come prodotti in scatola e insaccati. Le proteine invece derivano soprattutto da animali allevati all’aperto e alimentati con mangimi qualitativamente ottimali. Le fonti di carboidrati sono dati soprattutto da verdura e ortaggi ricchi di fibre.

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I corpi chetonici sono molecole antinfiammatorie utilizzabili sia come substrato energetico alternativo al glucosio, che per la riduzione della produzione di radicali liberi; tra i corpi chetonici, quello che sembrerebbe in particolare diminuire la cascata infiammatoria è il beta-idrossibutirrato.

I cambiamenti metabolici indotti dalla chetosi nutrizionale possono avere implicazioni di vasta portata per la gestione della drammatica proliferazione degli adipociti e della risposta iper-infiammatoria trovata nel lipedema, principalmente in tre modi distinti: (1) riducendo l’adiposità complessiva attraverso la lipolisi guidata dalla richiesta di energia, ( 2) portando l’insulina ad un livello sufficientemente basso da consentire la lipolisi degli adipociti e sopprimendo contemporaneamente l’appetito attraverso un afflusso di glucagone e (3) prevenendo qualsiasi ulteriore progressione della malattia, precedentemente considerata impossibile.

  • Riduzione del peso e dell’eccessiva deposizione del tessuto adiposo: la dieta chetogenica è nota per la sua efficacia sulla perdita di peso e i corpi chetonici sono in grado di ridurre l’insulina e aumentare la sazietà. Nel lipedema gli adipociti ipertrofici sono collegati a insulino-resistenza e poiché livelli di insulina più elevati promuovono la lipogenesi e l’ipertrofia degli adipociti, una dieta a basso contenuto di carboidrati si traduce in una diminuzione del glucosio nel sangue e livelli di insulina più bassi e più stabili.
  • Una riduzione del dolore: si è ipotizzato che la restrizione carboidrati riduca l’eccitabilità dei neuroni, che può sopprimere la percezione del dolore, bloccare la glicolisi, ridurre l’infiammazione e aumentare i livelli di adenosina, un analgesico naturale.
  • Un miglioramento della qualità della vita: la riduzione del peso e delle dimensioni, in particolare nelle aree del corpo più colpite dopo una dieta chetogenica, riduce il disagio e la depressione legati all’aspetto, che sono aspetti importanti del funzionamento psicologico.
  • Edema o riduzione del contenuto di acqua nei tessuti: si è scoperto che una dieta composta da >45% delle calorie giornaliere totali di carboidrati, causi ritenzione idrica che alla fine contribuisce al sovraccarico linfatico; si ipotizza che la restrizione di carboidrati, associata al consumo di grassi come parte di una dieta chetogenica ben formulata, possa ridurre il contenuto di acqua nei tessuti in eccesso, tipico del lipedema.
  • Infiammazione riduzione e prevenzione e riduzione della fibrosi: i corpi chetonici svolgono un ruolo chiave nella modulazione dell’infiammazione e nella riduzione dello stress ossidativo. Il chetone BHB negli studi su animali è stato proposto come potenziale intervento terapeutico clinico per sopprimere le malattie proinfiammatorie mediate da NLRP3 . Le diete chetogeniche sono associate a una migliore respirazione mitocondriale e all’inibizione dell’attivazione di NLRP3. Ciò si ottiene arrestando l’efflusso di potassio dalla cellula e diminuendo sia lo stress ossidativo che l’adenosina 5′-trifosfato extracellulare (eATP). Si ipotizza inoltre che una chetogenica possa prevenire e/o invertire la fibrosi, perché aumenta i livelli di adiponectina, la quale può contribuire all’inibizione della fibrogenesi.

Linee guida nella dieta chetogenica

Nella dieta chetogenica per il lipedema, secondo il metodo Keith-Seo, è fondamentale:

  • Utilizzare alimenti naturali, non processati industrialmente (o solo in minima parte).
  • Eliminare possibili intolleranze ai conservanti e agli additivi.
  • Ridurre interferenti endocrini come i fitoestrogeni.

Tra gli alimenti che andrebbero evitati nell’alimentazione per lipedema, vista la forte caratterizzazione ormonale della patologia, troviamo quelli contenti fitoestrogeni: in primo luogo soia e derivati (latte di soia, supplementi di soia, proteine della soia). L’introduzione di fitoestrogeni non avviene soltanto attraverso l’assunzione diretta di soia, ma anche attraverso il consumo di carne proveniente da allevamenti intensivi, in cui gli animali vengono nutriti con questo legume (o altre fonti di fitoestrogeni). Non è l’unico motivo per cui ridurre il consumo di carne: il colesterolo alimentare potrebbe infatti fungere da stimolo a un’iperproduzione estrogenica.

Tra gli alimenti di origine animale, laddove assunti, vanno preferite le carni bianche da animali non provenienti da allevamenti intensivi, ma alimentati a erba e in pascoli all’aperto; uova di origine biologica, pesci non d’allevamento che siano ricchi di omega-3 (salmone selvaggio, sgombro, aringa, acciuga, pesce azzurro).

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Altre diete utilizzate nel trattamento del lipedema

Oltre alla dieta chetogenica, esistono altre strategie alimentari che possono essere utilizzate nel trattamento del lipedema:

  • Dieta RAD (Rare Adipose Disorder): è una dieta antinfiammatoria indirizzata a pazienti che presentano patologie del tessuto adiposo come il lipedema o il linfedema. È una dieta elaborata dalla prof.ssa Herbst che si basa sul controllo dell’insulina e degli estrogeni e nel contrastare i problemi intestinali da cui spesso sono affette le pazienti che soffrono di tale patologia attraverso un riassestamento del microbiota e bilanciando correttamente il rapporto omega3/omega6.
  • Dieta Mediterranea modificata (mMeD di Renzo 2021): è una dieta studiata recentemente dal gruppo della prof.ssa Di Renzo. Si basa su una restrizione calorica del 20% rispetto al fabbisogno energetico di cui il 45% derivano da carboidrati, il 30% da grassi di cui solo il 6% deriva da grassi saturi e il 25% da proteine di cui almeno la metà da fonti vegetali.

Misure preventive e Importanza della dieta

Sia in ottica preventiva, sia come indispensabile ausilio terapeutico, la revisione delle proprie abitudini alimentari riveste una grande importanza. Ai pazienti affetti da linfedema, ad esempio, viene consigliato di consumare molta frutta, verdura e cereali integrali, oltre a numerose proteine ad alto valore biologico che aiutano a tutelare l’integrità dei tessuti. I grassi non vanno eliminati, ma attentamente bilanciati, scegliendo gli omega 3, mentre non possono mancare sali minerali e vitamine che favoriscono lo sviluppo cellulare e la formazione del collagene. Particolare attenzione va riservata ai carboidrati, preferendo quelli complessi e a basso indice glicemico, mentre il sale va evitato il più possibile, così come l’alcol.

Le misure preventive comprendono semplici comportamenti come:

  • Evitare la vicinanza a fonti di calore.
  • Evitare gli sforzi fisici eccessivi.
  • Non scegliere indumenti o accessori troppo stretti.
  • Avere particolare cura di cute e delle unghie dell’arto colpito.
  • Evitare le vaccinazioni, le flebotomie e i cateterismi EV a carico dell’arto colpito.

Attività fisica consigliata

È importante un’attività fisica costante e specifica. In generale, si indirizza il paziente verso percorsi di attività fisica che non mettano in sofferenza le giunture (come ad esempio la corsa). Ideali le attività in acqua, il nuoto come prima scelta o il nordic walking, lo yoga, il pilates e le camminate, ma sempre con i calzari!

Considerazioni Finali

La monoterapia (solo linfodrenaggio, o calza elastica, o attività motoria, etc…) non costituisce terapia valida ed efficace per questa patologia. Come vedremo in seguito anche per il lipedema, è necessaria un’alimentazione mirata e personalizzata e sicuramente a basso contenuto di carboidrati e antiinfiammatoria, insieme ad una attività fisica costante (il nuoto rimane la migliore scelta).

Personalmente prescrivo protocolli solo ed esclusivamente di 14 giorni di dieta chetogenica. Bastano poi errori grossolani come prendere un caffè, anche senza zucchero, alla macchinetta per poi impedire la chetosi e gli effetti conseguenti. A fine protocollo, troveremo un metabolismo basale aumentato, perché la massa cellulare è la massa metabolicamente attiva.

Per evitare complicanze e valutare le controindicazioni assolute è allora doveroso affidarsi a nutrizionisti esperti nell’applicazione al lipedema di protocolli chetogenici, che siano in grado di operare i necessari adattamenti al singolo paziente.

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