È malinconico Maccio Capatonda. È riflessivo, profondo e si porta dietro quella sindrome dell'impostore che spesso affligge i più bravi.
La Crisi Creativa e "Sconfort Zone"
"Ho fatto questa serie un po' per psicanalizzare me stesso sperando che poi il risultato potesse essere universale. Il coraggio per me non è stato tanto quello di espormi emotivamente quanto di fare un lavoro non in linea con quelli del passato e ho un po' paura di non venire compreso.
La crisi di cui parla la serie è vera, ne ha parlato Maccio stesso anche a noi di Today.it. "È una serie al 52% autobiografica, e al 48% no" ci ha spiegato lo stesso Capatonda, oggi a Roma. “È la prima volta che ho cercato di fare qualcosa in cui mi mettessi a nudo. Finora avevo molti vestiti, molte maschere. Ho detto: mi faccio vedere per come sono al pubblico. Ho fatto un’analisi sulla mia vita, sul perché faccio questo lavoro. È una serie molto psicanalitica. È scritta insieme a Alessandro Bosi, Mary Stella Brugiati e Valerio Desirò.
Nel cast al fianco di Maccio Capatonda anche Francesca Inaudi, Giorgio Montanini, Camilla Filippi, Luca Confortini, Edoardo Ferrario, Gianluca Fru e Valerio Lundini. La serie è prodotta da Banijay Italia in collaborazione con Prime Video, diretta da Alessio Dogana e Marcello Macchia. Maccio Capatonda qui fa una cosa che stanno facendo in molti, una serie in cui mettere in scena se stessi (vedi Vita da Carlo, o le special guest in Call My Agent). Anche la crisi di ispirazione è già stata raccontata, da Fellini a Moretti. Ma Maccio lo fa a modo suo, irriverente, dissacrante, reale e surreale allo stesso tempo. È una serie che ci invita a uscire dalla nostra comfort zone. E a non dare per scontato quello che abbiamo nella vita.
“Questa serie nasce dall’idea di esplorare nuovi generi, mischiare i linguaggi, metterci il dramma e la comicità e mettermi a nudo a livello recitativo, raccontare una serie più strutturata più realistica. La crisi creativa è una prospettiva sconfortante che però mi perseguita. Una volta l’ho avuta. E anche adesso, mentre scrivevo la serie. Tutto l’intreccio narrativo è finzione, sono tutte prove finte. Che si riferiscono però a mie paure reali. Sconfort Zone ci dirà anche qualcosa di più su Maccio Capatonda, e sul perché nella vita abbia scelto di fare questo lavoro. È qualcosa che ha a che fare, tra le altre cose, con Ritorno al futuro.
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“Quella di Ritorno al futuro è una storia vera” ci svela l’autore. “Da una serata con Giorgio Viaro (Direttore di Best Movie e moderatore della conferenza stampa, ndr) è venuta fuori la storia dei miei genitori. Ritorno al Futuro è stato il film che mi ha dato il là per fare questo lavoro. Di videocassette ne avevo solo una, che ho visto 200 volte. L’idea delle 10 vhs in camera mia che vediamo nella serie è stata perché non avevamo i diritti per mettere il poster che avevo nella mia camera”. La serie segue una trama verticale, ognuno dei sei episodi è una prova da affrontare, e una trama orizzontale, quella del rapporto di Maccio con il fantomatico guru, ma anche con le persone importanti della sua vita.
“È interessante anche lo sviluppo orizzontale del personaggio, uno sprofondare sempre più negli abissi della mente” commenta il regista Alessio Dogana. Sempre più un approccio di sconforto e di dolore. In Sconfort Zone c’è anche il Maccio che fa il pubblicitario. In scena appare il nome della sua vera cdp, la Micidial, anche se, ci svela l’attore, gli studi non sono quelli reali, che sono molto più piccoli. E anche gli spot, ovviamente per gioco - si immagina che per una settimana, come vuole la terapia, appalti ogni decisione della sua vita al nuovo amico Valerio - che sono proprio il contrario di quelli che realizza nella vita reale. Qui sono incongruenti e al minimo della creatività: lui, che è vegetariano, accetta di pubblicizzare un panino che si chiama il Maccio Capocollo… Nella realtà sono sempre sorprendenti, spiazzanti, e coerenti con il suo stile. “Io nasco prima come pubblicitario che come comico” ci spiega Maccio.
“Ho studiato pubblicità e ho lavorato in una cdp pubblicitaria. Ho fatto il mio primo branded content nel 2004. Mi piace molto l’ambiente creativo della pubblicità. Con Danilo e Alessio facciamo regia pubblicitaria da un po’: loro sono una coppia consolidata, Carlani e Dogana, e Micidial è una cdp pubblicitaria, una factory a tutti gli effetti. Facciamo spesso branded content. La pubblicità la prendo sempre partendo dalla comicità: faccio dei video comici pagati dalla pubblicità e non il contrario. La uso come finanziatore dei miei video.
C’è la verità e la finzione, allora, in questo nuovo racconto di Marcello Macchia. Tra le cose vere c’è la passione per Non è la Rai, lo storico programma di Gianni Boncompagni, che vedeva da ragazzo, e in particolare per una delle ragazze, Ilaria Galassi, che appare in un episodio. “Ci sono ancora le foto di Ilaria Galassi nella mia stanza” ci racconta l’autore. “Le avevo scritto davvero varie letterine a cui non ha mai risposto, e questa cosa gliel’ho detta. Ci ha fatto piacere rivederla come ci ha fatto vedere un’attrice speciale come Francesca Inaudi. E come ci ha fatto piacere scoprire Valerio Desirò, una vera rivelazione: con Maccio forma una coppia comica perfetta.
“Sono amico di Marcello nella vita” spiega l’attore. “Scrivere la serie e recitarla è stata facile. Ho fatto me stesso, mi chiamo Valerio, ovviamente non faccio l’infermiere in un hospice. È stato facile: raccontavamo quello che vivevamo. E a noi è successo di tutto mentre scrivevamo, e il copione è diventato Lars Von Trier, non si rideva mai. Abbiamo raccontato un periodo tosto. I giochi di parole sono miei. Sono un po’ così. Porto delle idee ma non ho mai il guizzo finale”. Guardando Sconfort Zone capirete qualcosa in più di un personaggio come Maccio Capatonda, di cui in realtà finora abbiamo saputo poco. Ma forse capirete qualcosa in più di voi. Magari che i momenti chiave della vostra vita sono tutti legati a ricordi televisivi.
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La Spiritualità e il Futuro
"Sono un po' di anni che sto approfondendo molto la mia vita spirituale. Faccio dei ritiri di meditazione dove non parlo con nessuno per diversi giorni, non ho telefoni, né libri da leggere. Sì perché un artista deve essere a fuoco con se stesso. Se perdi tutto questo, poi cosa dici, cosa dai al tuo pubblico?
Quando penso al futuro immagino due strade: una è quella di diventare golfista, l'altra quella di dedicarmi alla spiritualità. Mi sento un golfista mancato. Giocavo a golf da bambino quando mio nonno mi portava in vacanza a Fiuggi dove c'era un campo da golf e per diversi anni mi sono allenato lì. E poi mi piacerebbe esplorare il mondo della spiritualità e diventare un asceta totale. Ho il desiderio di fare esperienze di questo tipo, vivere in un monastero, isolarmi dal contesto sociale ma sempre momentaneamente.
Dalla mancanza di voglia di fare. Un blocco creativo e di ispirazione dopotutto è proprio la mancanza di voglia di fare qualcosa. Io mi sono ritrovato davanti al foglio bianco e non avevo la necessità di scrivere, non avevo la voglia. E questo capita quando si raggiunge una posizione di successo e ci si sente poco stimolati. Manca la voglia di fare perché ci si sente già arrivati. Non è la creatività essere inflazionata, ma il meccanismo.
L'Impegno Ambientale e la Scelta Vegetariana
Maccio è davvero diventato recentemente vegetariano, la sua casa di produzione è davvero la Micidial, persino Valerio Desirò in realtà è un suo amico (e ha contribuito a scrivere la serie). "Sono ambientalista dalle medie. Tra i temi che ti davano da fare quello ecologico era il più facile e ce n'erano tanti sui libricini che usavo per copiare... E poi avevo l'album del Wwf".
Non rinuncia alle battute Maccio Capatonda, nonostante l'ambiente sia per lui tutt'altro che un argomento da ridere. Nella sua casa romana, seduto su una chaise longue presa in prestito dai suoi gatti Bira e Mirto, il comico di Chieti, all'anagrafe Marcello Macchia, racconta il suo impegno quotidiano per prendersi cura del Pianeta. Ha devoluto al Wwf i 100mila euro della vincita di LOL - Chi ride è fuori (lo show in cui dieci comici si sfidano a non ridere), così come parte del ricavato del suo merchandising. "Ma Leonardo DiCaprio non è un comico!
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I messaggi troppo seri e catastrofici possono avere un effetto respingente, a meno che tu non sia già impegnato. La comicità fa presa su quegli spettatori un po' più menefreghisti, che alla fine sono quelli che hanno maggior bisogno di quel messaggio. "Dopo Italiano Medio, il film con cui nel 2015 ho portato sullo schermo l'ambientalista estremo Giulio Verme, ho letto Il cancro del Pianeta di Bruno Cesare Sebastiani. Mi ha aperto gli occhi sulla condizione dell'essere umano, una malattia che sta consumando la Terra. Siamo arrivati a un punto dove l'egoismo e il guadagno a tutti i costi sono l'unico obiettivo della nostra vita. Ti senti sempre insoddisfatto, o ti ci fanno sentire, non sei felice di quello che hai, vuoi nuove cose e tanti soldi per comprarle. Senza capire che le risorse del Pianeta sono finite.
Consumo meno plastica, ho firmato petizioni, adottato api, piantato alberi e finanziato apparecchi per ripulire i mari. Non sono vegano, anche se mangio poca carne e vorrei esserlo. Non sarei mai in grado di uccidere un animale a mani nude per mangiare e seguendo questa logica sarebbe la scelta più etica per la mia coscienza. Così mi sento un ipocrita. Per il momento, non ho neanche in programma di avere un figlio con la mia compagna, siamo già abbastanza nel mondo. Poi che altro faccio? A Roma non gliene frega nulla della differenziata, praticamente ti multano se la fai. Si è trasferito nella Capitale dopo quasi 20 anni a Milano.
Se dovessi scegliere una cosa direi... la monnezza. L'essere umano deve essere conscio che è un produttore di immondizia. In una città pulita, che poi magari la smaltisce male, il problema resta sotto il tappeto. Invece vedersela agli angoli delle strade ti rende più cosciente. Ed è quello che mi piace: il rapporto con una realtà più verace, più fisica. Milano è chiusa nei suoi meccanismi lavorativi ben pianificati, mentre a Roma puoi vivere alla giornata, avere degli imprevisti. Ordine contro disordine. Il disordine che stimola.
Siamo troppo lontani dalla percezione del danno che stiamo procurando, la catastrofe non è ancora abbastanza vicina. L'uomo di oggi dice 'non mi interessa' perché il problema lo avranno le prossime generazioni. "Ma no, non faccio attivamente cose. Pago e faccio del bene all'ambiente. Certo, le mie donazioni aiutano, però potrei farne molte di più o potrei andare di persona a raccogliere la plastica sulle spiagge. Però non l'ho mai buttata. E metto il mio lavoro a servizio di una buona causa, cerco di dare l'esempio.
In un momento in cui tutti pensano solo al profitto, una bella trovata di marketing potrebbe essere l'unico modo per salvare l'ambiente. Far credere alle persone di dar loro una cosa per ottenerne un'altra. Come si fa coi bambini che non vogliono mangiare la verdure. In effetti l'essere umano non è che all'inizio della sua vita.
Progetti Futuri
Sto lavorando alla sceneggiatura del terzo film da girare in estate e scrivendo un secondo libro e una serie. Dopo LOL ho anche voglia di fare qualcosa dal vivo, uscire dalla mia comfort zone, magari a teatro. E poi c'è il progetto più ambizioso, Micidial, una società che racchiude un collettivo di comici, registi e autori che stimo.
Mi piacerebbe diventare adulto. Non è un progetto concreto, vorrei progredire nella mente e nello spirito. Magari essere utile alla razza umana, capire quali sono le nostre lacune.
Il Legame con Chieti
Di recente ha vinto gli Mtv Awards 2015 con l'altrettanto famosa 'Mario. Il film del teatino Marcello Macchia è vicino ai 3 milioni di incassi in poco più di una settimana di programmazione, fra pubblico divertito e critiche entusiastiche. Il trailer ufficiale del primo film di Marcello Macchia, al cinema dal 29 gennaio.
A Chieti, la sua città, è scoccata quarant’anni fa la scintilla che lo ha fatto appassionare al cinema. “Ritorno al futuro” la pellicola galeotta che l’ha fatto inna amorare quando aveva ancora 7 anni. Ecco perché uno dei volti più noti di Chieti in Italia, quello di Maccio Capatonda, nome d’arte di Marcello Macchia, per il 2025 lancia la sua proposta alla città: riaprire un cinema in centro e ridare vita e slancio a Chieti alta. Un’idea che ha voluto condividere con Il Centro durante queste feste trascorse in totale relax proprio in città, con i suoi genitori.
Marcello, come ha trascorso questi giorni di festa?«Sono stato dai miei, cercando di poltrire il più possibile e svegliandomi tardi: di solito mi alzo alle 7.30, qui invece alle 10. Mangio i piatti preparati da mia madre, non faccio nulla e non alzo un dito, nonostante i miei siano piuttosto anziani, e mi faccio coccolare, come se fossi un bimbo di dieci anni, qui nella mia casa nativa».
Quindi anche quest’anno è tornato in città?«Sì, sono stato in città. Abbiamo dei rituali durante le feste natalizie. La vigilia di Natale si passa a casa di un’amica di mia madre, mentre per il pranzo di Natale siamo a casa di mia nonna. Cucina mia madre e poi si sta tutti insieme a giocare. Come l’anno scorso, anche quest'anno ho portato io un divertente gioco di società da Roma».
Com'è il Natale a casa sua a Chieti? E quali sono i suoi ricordi e i momenti preferiti legati anche alle tradizioni (anche culinarie) abruzzesi e teatine?«Il Natale mi è sempre piaciuto: la cena della vigilia si passava da mia nonna e, a mezzanotte, si aprivano i regali. Allevato a pane e consumismo, ero felicissimo di poterne scartare tantissimi. Adesso le cose sono cambiate: nessuno di noi si fa più regali, anche se quest'anno io ho regalato ai miei genitori un nuovo computer per sostituire quello mezzo rotto che avevano, e che si litigavano... A tavola? Adoro le ostie ripiene fatte da mia madre e il cardone preparato da mio padre. Prima mangiavo anche ventricina, che amavo molto, ma ora sono vegetariano per una scelta etica quindi certi piatti non sono più nel mio menu. Ricordo che a casa dell'altra nonna, alla viglia, si mangiava il pesce: amavo la coda di rospo preparata da lei. Io ho sempre amato la vigilia più del giorno di Natale: come Leopardi nel sabato del villaggio, credo il vero piacere risieda nell’attesa».
Segue le vicende della città a livello politico, amministrativo, culturale e sportivo? E poi: è vero che "a Chieti non succede mai niente", come dice il suo trailer girato in città?«Non seguo molto quello che accade in città. Nel mio trailer girato a Chieti dicevo che qui “non accade mai nulla di male”, ma non nulla e basta. Penso infatti che in città accadano cose, ma tutte positive. Chieti è molto tranquilla e da bambino questo non mi piaceva. Quando sei più giovane magari vorresti vivere al centro del mondo. E per me Chieti non lo era, tanto che non vedevo l'ora di trasferirmi altrove: a Milano, Roma o in America. La tranquillità di Chieti all'epoca mi faceva apprezzare di più la vitalità dei luoghi in cui mi sono poi trasferito. E oggi, di contro, mi piace tornare proprio per staccare la spina e rilassarmi».
Cosa manca a Chieti che lei vorrebbe vedere in futuro? Soprattutto per quanto riguarda il suo mondo, cultura, cinema, spettacolo, e per le opportunità di esprimersi di potenziali giovani talenti...«Non mi piace la polarizzazione verso Chieti Scalo. Non ho nulla contro lo Scalo, ma penso che Chieti alta non sia abbastanza valorizzata. Secondo me, manca un cinema. Io sono cresciuto andando al Corso Cinema e al Supercinema. Al Corso vidi da piccolo “Ritorno al futuro”: la scintilla che mi fece appassionare a questo mondo. Mi piacerebbe molto rivedere il centro con un cinema. Poi mancano locali, un fermento giovanile e una sede dell'università. Ho saputo che anche il liceo Masci, la mia scuola, è stato spostato quasi fuori città: anche questo contribuisce a svuotare un po' il centro. Mi piacerebbe ritrovare e rivedere una Chieti come l'ho lasciata io anni fa. Questo è il mio augurio per il 2025».
E lei che progetti ha per il nuovo anno? Tornerà a girare ancora per le vie di Chieti, come fece mesi fa per l'esilarante trailer andato in onda al Gialappa Show?«Ho una serie in uscita a marzo su Prime Video. Poi avrei in cantiere la scrittura di uno spettacolo teatrale: sarebbe il primo della mia carriera. Questo sì potrebbe anche passare con una tappa a Chieti. Lo spero proprio. Nuovi trailer? Arriveranno, ma non so quando perché lo spettacolo teatrale occuperà molto tempo nei prossimi mesi.
La Comicità e il Politicamente Corretto
Adesso c'è questa tendenza a dire che non si può dire nulla perché c'è il politicamente corretto, e un po' è vero. Io, però, non baso la mia comicità sul politicamente scorretto quindi su di me questa cosa non ha avuto ripercussioni. La comicità si è sicuramente internazionalizzata seguendo la moda americana della stand-up comedy ed è aumentata molto quantitativamente la proposta comica, questo sì. Ci sono tantissime persone si buttano nel mondo della comicità.
Il Rapporto con i Genitori
Un bel rapporto, siamo amici, c'è quasi un rapporto alla pari con loro. Però, hanno sempre litigato tantissimo e ho subito tanto, a livello emotivo, questa cosa dei loro litigi crescendo. È stato un trauma per me da piccolo, avrei voluto non litigassero così tanto e vorrei tuttora non lo facessero più. Sono entrambi due personaggi molto particolari, fanno molto ridere. Mi hanno dato una cultura umoristica in un certo senso.
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