Le proteine sono nutrienti essenziali per il nostro corpo, ma come per ogni cosa in medio stat virtus. Le proteine - e gli amminoacidi da cui sono formate - sono fondamentali per l’organismo umano. La funzione delle proteine è soprattutto strutturale.
Quante Proteine Consumare?
La dose di assunzione giornaliera raccomandata per adulto è di 0.8 g di proteine per kg di massa corporea. Oltre a questa soglia si può parlare di eccesso di proteine, che, tuttavia, entro certi limiti (2g/kg) non sembra avere conseguenze a medio termine. C’è eccesso di proteine quando vengono assunte oltre 2 g di proteine per kg di peso al giorno. Per una persona di 70 kg questo significa ingerire oltre 140 g di proteine ogni giorno.
In ogni caso, assumere troppe proteine per un lungo periodo potrebbe esporti al rischio di gravi effetti indesiderati. Per evitare questi rischi, la cosa migliore è seguire un’alimentazione con l’apporto di proteine di cui il tuo corpo ha bisogno. Pensi di assumere troppe proteine?
Gli alimenti ipoproteici sono quelli a basso contenuto di proteine. Tra gli alimenti ipoproteici troviamo frutta e molti tipi di verdura. Al contrario, gli alimenti aproteici sono Alimenti a Fini Medici Speciali (AFMS) le cui caratteristiche sono regolate sia dal Regolamento Europeo n. 128/2016 che dalla Circolare ministeriale del 5 novembre 2009.
Fabbisogno Proteico Giornaliero
Il fabbisogno proteico giornaliero dipende dall’età, dal sesso, dal livello di attività fisica e da altri fattori individuali come la massa magra e la percentuale di grasso corporeo. Tuttavia, per le persone che praticano attività fisica regolare e intensa, il fabbisogno proteico può aumentare.
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Un riferimento generale si trova nelle tabelle dei Livelli di assunzione di riferimento di nutrienti ed energia (LARN), redatte dalla Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU). Alla popolazione adulta è raccomandata l’assunzione di 0,9 g di proteine al giorno per kg di peso corporeo. Ciò vuol dire che una donna che pesa 60 kg dovrà assumere all’incirca 54 g di proteine al giorno per soddisfare il proprio fabbisogno. Nei bambini e nei ragazzi fino a 17 anni, l’assunzione raccomandata è invece di circa 1 g di proteine giornaliero per kg. Un valore pressoché analogo (1,1 g al giorno per kg) è indicato per gli anziani, per prevenire la perdita di tessuto muscolare e mantenere l’organismo in uno stato di nutrizione adeguato.
Una deroga alla raccomandazione per la popolazione generale è prevista per le donne in gravidanza. Nel primo trimestre l’indicazione è di aggiungere ogni giorno un grammo in più di proteine rispetto a quelle suggerite per persone non in gravidanza. I valori dovrebbero poi salire nei trimestri successivi. La SINU raccomanda in particolare di aggiungere quotidianamente alla dieta rispettivamente 8 e 26 g di proteine nel secondo e nel terzo trimestre di gravidanza. Un maggior apporto proteico è consigliato anche nel corso del periodo di allattamento al seno: +21 g al giorno nei primi sei mesi, +14 g al giorno nei sei successivi.
Alimenti e Proteine
I valori indicati fanno strettamente riferimento alle proteine e non al peso degli alimenti che le contengono e che sono costituiti anche da altre sostanze. Se per gli alimenti confezionati è più facile stimare l’apporto proteico, la stessa operazione non è ugualmente agevole quando si ha a che fare con un prodotto fresco (carne, pesce, uova). In ogni caso, con una dieta di tipo mediterraneo varia ed equilibrata il fabbisogno proteico quotidiano viene sicuramente soddisfatto.
Rischi per la Salute Dovuti all'Eccesso di Proteine
Oggi, piuttosto, il rischio a cui è esposta la società occidentale è l’eccesso di proteine. Un esempio sono le scelte di alcuni sportivi o di chi segue diete iperproteiche con finalità dimagranti. A volte l’eccesso proteico è per necessità, perché uova e carne possono essere molto semplici e veloci da cucinare. La tendenza delle diete iperproteiche è cavalcata anche dall’industria alimentare.
Aumento del Rischio di Osteoporosi
Troppe proteine alterano il metabolismo del calcio causando malassorbimento osseo. Questo nel lungo periodo, specialmente nelle donne in menopausa, può portare all’osteoporosi.
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Amiloidosi
Amiloidosi, con questo termine si indica un gruppo di malattie causate da proteine anomale. Per tutte la parola “chiave” è deposito, infatti, in ciascun tipo di amiloidosi una diversa proteina, prodotta dall’organismo, acquisisce la proprietà di accumularsi in diversi organi e tessuti sotto forma di fibrille. Attualmente si conoscono 24 differenti proteine alla base della malattia che possono determinare forme sistemiche o localizzate.
I sintomi più comuni sono una certa difficoltà alla respirazione, in particolare sotto sforzo, facile affaticabilità, ritenzione dei liquidi, con conseguente gonfiore delle gambe.
“Si tratta - spiega l’ematologa Anna Maria Cafro - di una popolazione di plasmacellule identiche tra loro, cioè cloni, che originano dalla medesima cellula progenitrice. Questi cloni producono immunoglobuline (anticorpi) che si depositano e si accumulano in più organi.
Le indagini iniziano già dall’ambulatorio: pochi minuti bastano per effettuare un agoaspirato di grasso periombelicale, un prelievo innocuo e di semplice esecuzione. Il campione in laboratorio è sottoposto ad una particolare colorazione che serve per evidenziare la presenza di eventuali depositi.
Qualora l’agoaspirato di grasso periombelicale non porti alla diagnosi, ma persista il sospetto di amiloidosi, si può ricorrere alla biopsia di una ghiandola salivare. Anche questa procedura è semplice e poco dolorosa. Altre indagini importanti per la diagnosi sono l’ecografia dell’addome (per vedere alterazioni del fegato e dei reni) l’ecografia del cuore e l’elettrocardiogramma e in casi selezionati la risonanza del cuore e l’elettromiografia.
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Identificare il tipo di amiloidosi e inserire il paziente in una scala di rischio è fondamentale per la terapia. Per gli altri (pazienti a basso rischio) la terapia di elezione è rappresentata dall’autotrapianto di midollo. Si tratta di prelevare le cellule staminali del midollo osseo dopo una blanda chemioterapia e l’uso di farmaci stimolanti il midollo osseo. In un secondo momento il paziente verrà sottoposto ad una chemioterapia intensiva per azzerare le cellule del midollo comprese quelle “incriminate” e si re- infonderanno le cellule staminali, che sono in grado di ricostituire la normale popolazione cellulare in breve tempo.
Rischio di Cancro
È stato ipotizzato che un’elevata assunzione abituale di proteine possa aumentare il rischio di cancro, probabilmente attraverso la segnalazione del fattore di crescita simile all’insulina. La validità complessiva delle prove è stata classificata secondo criteri predefiniti. Gli esperti hanno selezionato in totale dieci SR, otto delle quali includono meta-analisi.
I dati rilevati depongono per il fatto che un’elevata assunzione di proteine non è associata a un aumento del rischio di incidenza di cancro della mammella, della prostata, del colon-retto, dell’ovaio o del pancreas. La certezza delle evidenze specifiche per ciascun esito, sulla base dei risultati riportati in merito all’assunzione di proteine e al rischio di cancro, varia da molto bassa (cancro del pancreas, delle ovaie e della prostata) a bassa (cancro del colon-retto, delle ovaie, della prostata e della mammella).
Il livello di certezza delle evidenze specifiche per l’esito è apparso basso (cancro della mammella e della prostata) o molto basso (cancro del pancreas e della prostata). Gli Autori ritengono che, complessivamente, i risultati suggeriscono che un’elevata assunzione totale di proteine potrebbe non essere associata a un aumento del rischio di cancro del colon-retto e della mammella.
Malfunzionamento Renale Cronico
Uno sguardo approfondito sull’impatto a lungo termine di diete ad alto contenuto proteico sulla funzionalità renale. Il malfunzionamento renale cronico è una patologia che, negli ultimi anni, ha suscitato particolare interesse nella comunità medica a causa delle sue possibili connessioni con le abitudini alimentari moderne, in particolare l’assunzione elevata di proteine. L’insufficienza renale cronica, caratterizzata dalla progressiva perdita della funzionalità renale, rappresenta oggi un importante problema di salute pubblica, influenzando la qualità della vita di milioni di persone e imponendo significativi oneri economici sui sistemi sanitari globali.
Il consumo eccessivo di proteine può portare a un aumento del carico di lavoro per i reni, che devono filtrare i prodotti di scarto derivanti dal metabolismo delle proteine, principalmente l’urea. Studi epidemiologici e clinici hanno suggerito che, in soggetti con funzione renale normale, diete ricche di proteine potrebbero accelerare il declino renale in presenza di una preesistente malattia renale.
Recentemente, una meta-analisi condotta su vari studi ha mostrato una correlazione tra alto consumo di proteine animali e maggiore rischio di insufficienza renale. Ad esempio, uno studio longitudinale di Levin et al. (1999), ha dimostrato che individui con una dieta ad alto contenuto proteico avevano una progressione più rapida della malattia renale cronica rispetto a coloro che seguivano una dieta a basso contenuto proteico (Levin et al., 1999)Ulteriori ricerche hanno chiarito come l’eccesso di proteine, soprattutto di origine animale, possa determinare un incremento nella produzione di sostanze azotate che devono essere neutralizzate ed eliminate attraverso i reni, accrescendo il rischio di danni a lungo termine.
In particolare, un articolo pubblicato sul American Journal of Kidney Diseases sottolinea come una dieta ricca di carne rossa, in particolare, sia stata associata a un maggior rischio di sviluppo di insufficienza renale terminale (Jia et al., 2018). Nonostante queste evidenze, è importante considerare che la risposta individuale al consumo di proteine può essere molto variabile e dipendere da fattori genetici, ambientali e dallo stato di salute generale dei reni di ogni individuo. Pertanto, generalizzare il collegamento tra alto consumo di proteine e danno renale può essere riduttivo.
Consigli Clinici per la Prevenzione
Per ridurre il rischio di sviluppo o progressione dell’insufficienza renale, si raccomanda di seguire una dieta equilibrata, evitare un consumo eccessivo di proteine, soprattutto animali, e monitorare regolarmente la funzione renale, specialmente in presenza di fattori di rischio come diabete, ipertensione o storia familiare di malattie renali. L’approccio dietetico dovrebbe, pertanto, essere personalizzato e basato sulla valutazione delle condizioni cliniche individuali.
Inoltre, Campbell, P. et al. (2020) suggeriscono l’importanza di una consultazione con un nutrizionista per pianificare adeguatamente l’apporto proteico, per garantire che sia adeguato e non eccessivo, in linea con le linee guida nutrizionali per la prevenzione delle malattie renali. Queste indicazioni sono fondamentali per garantire un approccio globale e personalizzato nella gestione della dieta di pazienti a rischio o già affetti da insufficienza renale cronica.
Proteine in Polvere: Benefici e Rischi
Le proteine in polvere fanno davvero male? È uno dei dubbi più frequenti soprattutto tra chi svolge attività fisica. Spesso utilizzate da atleti, culturisti e persone che vogliono aumentare la massa muscolare, sono prodotte da fonti alimentari come il siero di latte, la caseina, la soia, l’uovo o il pisello e possono essere consumate mescolandole con acqua o latte, in frullati o in altre bevande. Se assunte nelle giuste dosi, le proteine in polvere non fanno male. L’integrazione con proteine, per esempio, è spesso introdotta nelle diete ipocaloriche e dimagrant.
Effetti Collaterali Potenziali
Anche la disidratazione può essere un effetto collaterale se non si beve abbastanza acqua durante l’assunzione di proteine in polvere. Non esiste evidenza scientifica sufficiente per affermare che le proteine in polvere possano causare danni al cuore. In particolare, consumare grandi quantità di proteine, soprattutto di origine animale, può aumentare i livelli di colesterolo e di acidi grassi saturi, che sono fattori di rischio per le malattie cardiovascolari.
Chi Può Assumerle?
Le proteine in polvere sono utilizzate principalmente da atleti, culturisti e persone che cercano di aumentare la massa muscolare o di soddisfare il loro fabbisogno proteico giornaliero. Ad esempio, possono essere utili per le persone che seguono diete vegane o vegetariane, che potrebbero avere difficoltà a soddisfare il loro fabbisogno proteico solo con cibi di origine vegetale. Inoltre, possono essere utili per le persone che hanno difficoltà a masticare o digerire determinati alimenti come la carne.
Proteine e Aumento di Peso
Le proteine in polvere in sé, e più in generale le proteine, non fanno aumentare di peso, ma possono contribuire ad accrescere la massa muscolare, che a sua volta può provocare un aumento del peso corporeo. Se le proteine in polvere vengono assunte in quantità eccessive rispetto al fabbisogno proteico giornaliero e si eccedono le necessità energetiche quotidiane, il corpo può immagazzinare il loro eccesso come energia o convertirle in grasso.
Diete Iperproteiche: Quando Evitarle
Ogni dieta ad alto contenuto proteico deve essere concordata con uno specialista, a cui sottoporsi anche per controlli periodici. L’adozione di una dieta iperproteica “fai-da-te” soprattutto se seguita per diversi mesi, può infatti comportare seri effetti collaterali. Limitare drasticamente l’apporto di certi nutrienti prediligendone altri può infatti determinare scompensi in termini di fabbisogno giornaliero e, a lungo termine, anche gravi danni alla salute.
Chi si sottopone a diete iperproteiche, in genere, riscontra una perdita di peso più veloce e più efficace. Se questa situazione si protrae nel tempo, però, non è detto che il consumo regolare di una quantità di proteine superiore a quella prevista dalla dieta mediterranea (15-20 per cento dell’apporto energetico giornaliero) garantisca la perdita di peso. Le proteine, infatti, apportano le stesse calorie dei carboidrati, per cui, se non si segue una dieta bilanciata negli altri nutrienti, consumarne troppe può determinare un eccessivo apporto di energia, con conseguente aumento di peso.
Bisogna poi fare attenzione agli effetti che una dieta di questo genere determina sullo stato di idratazione dell’organismo. Quando le proteine sono in eccesso, devono essere “demolite”, e il prodotto di scarto che si genera viene eliminato attraverso l’urina. Se si eccede quindi con il consumo di proteine e non si assume abbastanza acqua, ci si può disidratare fortemente. Bisogna inoltre osservare che un consumo eccessivo di alimenti di origine animale (in particolare, carni rosse e trasformate e uova) comporta quasi sempre un apporto eccessivo anche di grassi saturi, in grado di aumentare il rischio cardiovascolare.
Per l’insieme di queste ragioni una dieta iperproteica (con un apporto superiore al 30-35 del contributo energetico giornaliero) è fortemente sconsigliata a persone affette da insufficienza renale cronica, poiché potrebbe compromettere o sovraffaticare una funzionalità degli organi già critica. Le diete iperproteiche sono fortemente sconsigliate anche a coloro che sono affetti da insufficienza epatica e cardiaca, ai pazienti con diabete di tipo 1, alle donne in gravidanza e allattamento e a tutti i soggetti con particolari disturbi psichici o del comportamento o che abusano di alcol e altre sostanze.
Tra le diete in voga possibilmente pericolose, e che sono a volte propagandate come altamente proteiche, vi è quella chetogenica. Si tratta di una dieta ricca di grassi e povera di carboidrati che induce il corpo a scomporre il grasso in molecole chiamate chetoni. I chetoni che circolano nel sangue diventano così la principale fonte di energia per molte cellule del corpo Questa dieta è consigliata soltanto per trattare alcuni tipi di epilessia, altrimenti del tutto sconsigliabile.
Proteine e Cancro: Cosa Sappiamo?
Negli ultimi anni abbiamo acquisito sempre più conoscenze circa l’impatto della dieta sull’insorgenza di diverse forme di cancro, malattie che, come sappiamo, nella nostra società sono in costante aumento. Per questo motivo gli epidemiologi e i nutrizionisti hanno provato a studiare l’effetto che i singoli nutrienti possono avere sul rischio oncologico, e dunque anche il ruolo delle proteine.
Con i limiti che caratterizzano tutti gli studi legati alla nutrizione, i dati finora raccolti possono essere considerati rassicuranti. I rischi da questo punto di vista sembrano essere legati al consumo eccessivo di alimenti di origine animale, in particolare di carni rosse e trasformate. Alcuni studi epidemiologici hanno correlato, infatti, la maggiore assunzione di questi cibi con una più alta probabilità di sviluppare alcune forme di cancro.
L’associazione più significativa riguarda il tumore del colon-retto, ma anche altri tipi di cancro sono influenzati, anche se in misura minore, dal consumo di carni rosse e processate. Rimane da capire se la correlazione riguardi direttamente le proteine oppure le possibili conseguenze di consumi eccessivi di questo tipo di alimenti, tra cui l’aumento dell’infiammazione, una dieta troppo ricca di grassi e l’alterazione del microbiota intestinale.
Lo stesso effetto non si verifica assumendo invece proteine attraverso alimenti di origine vegetale. L’ultima conferma, in questo senso, è giunta da uno studio condotto nell’ambito del progetto EPIC, a cui hanno partecipato anche diversi ricercatori sostenuti da Fondazione AIRC. I risultati pubblicati sulla rivista Cancers hanno mostrato una riduzione delle probabilità di ammalarsi di tumore del retto (ma non del colon) tra coloro che avevano sostituito alcune fonti di proteine animali con fonti vegetali. L’effetto tuttavia era annullato a livello del colon tra coloro che avevano scelto, come sostituti delle proteine animali, alimenti di origine vegetale ad alto indice glicemico.
Altri studi hanno dimostrato come un consumo regolare di pesce sia associato a un ridotto rischio di mortalità per tutte le malattie, e dunque anche per i tumori. L’eccesso di proteine nella dieta, intendendo come tale il consumo di alimenti in grado di apportare più del 25-30 per cento dell’energia giornaliera, può essere un fattore di rischio per la salute. Ma, come abbiamo visto, non ci sono prove che associno direttamente l’apporto di proteine nella dieta con il rischio di sviluppare una o più malattie oncologiche o di morire a causa di esse.
Tabella Riepilogativa del Fabbisogno Proteico
| Gruppo di Età/Condizione | Assunzione Raccomandata |
|---|---|
| Adulti | 0.9 g/kg di peso corporeo |
| Bambini e Adolescenti (fino a 17 anni) | Circa 1 g/kg di peso corporeo |
| Anziani | 1.1 g/kg di peso corporeo |
| Donne Incinte (primo trimestre) | +1 g rispetto alla norma |
| Donne Incinte (secondo trimestre) | +8 g rispetto alla norma |
| Donne Incinte (terzo trimestre) | +26 g rispetto alla norma |
| Donne che Allattano (primi 6 mesi) | +21 g rispetto alla norma |
| Donne che Allattano (successivi 6 mesi) | +14 g rispetto alla norma |