Perché i Vegani Non Bevono Latte: Motivi Etici, di Salute e Ambientali

Sul web è facile imbattersi in siti che si schierano contro il consumo di latte, presentando diverse argomentazioni a sostegno di questa posizione. Cerchiamo di capire meglio perché i vegani non bevono latte.

Argomentazioni a Favore dell'Esclusione del Latte

Una delle argomentazioni più comuni è che nessun animale adulto beve latte, e quindi neanche l'uomo dovrebbe farlo. Tuttavia, è facile controbattere che gli animali adulti non fanno molte altre cose che l'uomo fa. Ma allora, perché dovremmo bere latte dopo lo svezzamento, e per di più quello di un'altra specie?

L'argomentazione principale è che il latte è fatto per i mammiferi appena nati e non è un alimento adatto a un adulto, o anche a un bambino di qualche anno. Gli esseri umani sono gli unici animali che hanno un comportamento considerato innaturale, che va contro la loro stessa fisiologia.

Intolleranza al Lattosio e Adattamento Evolutivo

A prima vista, l'argomentazione non è insensata: se la maggior parte delle persone non riesce a digerire il lattosio, lo zucchero presente nel latte, forse davvero non è un alimento adatto agli adulti. Ma che dire di quella parte dell'umanità che il lattosio lo digerisce e trova piacere nel bere un cappuccino? Per loro lo è? E poi, come mai c'è questa differenza?

Se sei tra quelle persone che ogni mattina possono bere del latte a colazione senza alcun tipo di disturbo intestinale, sappi che stai sperimentando direttamente una delle più spettacolari dimostrazioni della teoria di Darwin sulla selezione naturale. È noto almeno sin dal tempo dei romani che gli individui hanno capacità diverse di digerire il latte fresco.

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Lo zucchero principale contenuto nel latte è il lattosio, un disaccaride. Per poter essere sfruttato come fonte di energia, il lattosio deve essere scomposto nei due zuccheri semplici di cui è composto: il glucosio e il galattosio. Tutti i mammiferi neonati, compreso l'uomo, possiedono un enzima, la lattasi, che nel duodeno, nell'intestino tenue, svolge questo compito.

Quando le persone intolleranti al lattosio bevono latte, il lattosio non digerito passa nel colon dove incontra i batteri che lo metabolizzano e producono acidi grassi e vari gas, tra i quali l'idrogeno. Ed è proprio la produzione di idrogeno, che dall'intestino passa nel sangue e da lì nei polmoni, a essere sfruttata per il test non invasivo più accurato per verificare l'intolleranza al lattosio: il cosiddetto "breath test". In più, il lattosio richiama acqua nell'intestino per effetto osmotico generando quindi diarrea, crampi, flatulenza e altri spiacevoli sintomi associati alla cosiddetta "intolleranza al lattosio".

Non necessariamente, però, chi non produce l'enzima manifesta problemi a consumare latte. Fino a circa 40 anni fa, si pensava che tutti gli adulti producessero normalmente la lattasi e si parlava di deficienza della lattasi per chi non era in grado. Ora si sa che è esattamente il contrario e che i primi studi avevano generalizzato una situazione tipicamente europea: solo il 35% degli esseri umani adulti ha la capacità di metabolizzare il lattosio mentre il 65% ne è incapace.

Distribuzione Geografica della Persistenza della Lattasi

In Europa, la persistenza della lattasi è la situazione comune con punte dell'89%-96% in Scandinavia e nelle isole Britanniche e percentuali via via più basse andando verso sud, toccando solo il 15% in Sardegna. Questa variazione geografica la troviamo anche in India: nel nord la percentuale di adulti che produce lattasi è del 63%, diminuendo fino al 23% spostandosi verso sud. Nella maggior parte del resto dell'Asia e tra le popolazioni native americane, invece, la persistenza della lattasi è molto rara.

In Africa, la distribuzione è a macchia di leopardo: tribù tradizionalmente dedite alla pastorizia mostrano alti livelli di persistenza dell'enzima, mentre popolazioni contigue ma non pastorali hanno percentuali molto più basse. In Rwanda, ad esempio, il 92% dei Tutsi produce l'enzima, ma solo il 2% dei Bashi.

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Evoluzione e Adattamento al Consumo di Latte

L'avvento del latte animale come alimento per l'uomo è stato reso possibile all'inizio del neolitico, circa 10.000 anni fa, con il passaggio dalla vita spesso nomade del nostro avo cacciatore-raccoglitore alla vita più stanziale basata sull'allevamento e l'agricoltura. In quel periodo, pecore, capre e bovini vennero per la prima volta domesticati in Anatolia e nel vicino oriente per poi diffondersi nei millenni successivi nel medio oriente, in Grecia e nei Balcani e successivamente in tutta Europa. Studi archeologici confermano che in Anatolia 8000 anni fa il latte era sfruttato a scopo alimentare, come dimostra la presenza di grassi del latte nel pentolame. Circa 7000 anni fa era usato nei carpazi e pochi secoli dopo nelle isole Britanniche.

Grazie all'analisi del genoma, ora sappiamo che la produzione della lattasi è regolata da un singolo gene sul cromosoma 2. I primi studi effettuati in Europa hanno dimostrato che negli individui "lattasi persistenti" è presente una mutazione genetica che dona la capacità di digerire il latte da adulti. I nostri antenati del Neolitico, però, non erano ancora in grado di farlo perché la mutazione è apparsa in tempi più recenti. Questo tratto geneticamente dominante è comparso e si è diffuso meno di 10.000 anni fa in alcune popolazioni dedite alla pastorizia solo dopo l'abitudine, culturalmente trasmessa, di nutrirsi con il latte munto.

È bene ricordare che le mutazioni genetiche avvengono in modo completamente casuale, senza alcun tipo di "finalismo". Non è stata la presenza del latte come alimento a "causare" la mutazione. Poiché oggi la persistenza della lattasi è diffusa in molte popolazioni, si può concludere che la mutazione genetica casuale, apparsa indipendentemente in popolazioni diverse, sia stata selezionata e diffusa in quelle dedite alla pastorizia in un periodo di tempo abbastanza breve.

Quale sia stato esattamente il vantaggio evolutivo offerto è, però, ancora oggetto di dibattito. Alcuni pensano che nelle zone del Nord Europa, con una bassa esposizione solare, l'assunzione di latte fresco possa aver fornito una preziosa fonte di calcio e vitamina D, sostanza che nei paesi più a sud viene prodotta nella pelle per azione della luce solare o assimilata da una dieta ricca di pesce. La vitamina D regola l'assorbimento del calcio e quindi l'assunzione di latte fresco avrebbe potuto scongiurare l'insorgere di malattie come il rachitismo. In zone aride come l'Africa, invece, la spiegazione più probabile è che la possibilità di bere latte da adulti abbia fornito un indubbio vantaggio ai possessori della mutazione, fornendo l'accesso ad un liquido relativamente non contaminato e ricco di calorie e nutrienti, evitando diarree e le conseguenti disidratazioni che potevano essere anche fatali per coloro incapaci di digerire il latte.

È "Naturale" Bere Latte da Adulti?

Ora possiamo tornare alla domanda di partenza: bere latte da adulti è un comportamento "innaturale"? Alla luce di quanto abbiamo scoperto, le argomentazioni riportate in quegli opuscoli, di cui è pieno il web, sono a mio parere, completamente prive di senso. Prima di tutto, parlare di cosa è naturale o innaturale basandoci esclusivamente sul DNA è estremamente riduttivo. Ma è ancora più assurdo parlare di "innaturalità" del bere latte da adulti considerando che noi che possiamo berlo, perché produciamo la lattasi, siamo stati geneticamente "selezionati" proprio grazie ai vantaggi forniti da questa bevanda. Non c'è proprio nulla che vada contro la nostra "stessa fisiologia". Se vogliamo è talmente "naturale" che, a differenza dei Cinesi, continuiamo a produrre l'enzima per digerirlo anche da adulti. La persistenza della lattasi è probabilmente il miglior esempio di coevoluzione gene-cultura avvenuta nell'uomo in periodi relativamente recenti.

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Ragioni Etiche Dietro la Scelta Vegana

Oltre alle considerazioni sulla digeribilità del latte, i vegani scelgono di non consumare latte e latticini per motivi etici, legati al trattamento degli animali negli allevamenti intensivi.

Sfruttamento Animale nell'Industria del Latte

L'industria del latte è spesso percepita come più favorevole al benessere animale rispetto a quella della carne, ma la realtà è diversa. Le mucche vengono inseminate artificialmente per produrre latte, e i vitelli vengono separati dalla madre appena nati. Questo processo si ripete finché l'animale non è più produttivo.

Secondo CIWF Italia, "ci sono circa 36 milioni di mucche da latte in UE, ma nonostante questi numeri elevati non esiste alcuna legislazione specifica volta a promuovere e garantire il loro benessere". Solo in Italia, le mucche allevate per la produzione di latte sono 2 milioni e "quasi tutte non hanno accesso al pascolo".

La situazione non è certo migliore per i vitellini maschi, che "nati da queste mucche prendono la direzione della filiera della carne, dove vengono generalmente ingrassati in sistemi intensivi che non soddisfano i loro bisogni fisiologici e comportamentali". Il sistema è semplice e legato alla fisiologia della mucca come mammifero: le mucche, infatti, producono latte solo quando entrano in gestazione. Per poter utilizzare quel latte per la filiera il vitello viene allontanato forzatamente dalla madre e messo in piccoli recinti separati dove viene nutrito, nel migliore dei casi, con una parte minima di colostro (il primo latte fatto dalla mucca, non adatto alla produzione casearia) e altri ingredienti, come farine di legumi e latte artificiale. Altri allevamenti possono arrivare ad applicare delle piastre di plastica al naso dei vitelli impedendo la suzione meccanicamente, nonostante il vitello sia accanto alla madre.

Molti sono cresciuti con l'idea della "necessità" di consumare latte e formaggio per la salute di denti e ossa, per il suo alto contenuto proteico, perché semplicemente "fa bene all'organismo". Ma la realtà è ben diversa: il consumo di latte, secondo la SSNV, "non avrebbe alcun effetto protettivo sul rischio di fratture: molti studi non hanno evidenziato alcun effetto protettivo sull'osso da parte del Calcio proveniente dai derivati del latte".

Questi prodotti, sempre secondo gli esperti, sono legati all'insorgenza di malattie cardiovascolari: "I latticini contribuiscono significativamente ad elevare il contenuto di colesterolo e grassi nella dieta - è spiegato sul sito della SSNV - e le diete ad elevato contenuto di grassi, soprattutto grassi saturi, possono aumentare il rischio di parecchie malattie croniche, comprese le malattie cardiovascolari". Anche alcuni tumori sono stati messi dagli esperti "in relazione al consumo di latte e latticini, come ad esempio quello dell'ovaio".

Alternative al Latte Vaccino

Fortunatamente, esistono numerose alternative al latte vaccino, tra cui:

  • Latte di soia: ricchissimo di proteine, può essere aromatizzato in vari modi (vaniglia, cioccolato, ecc.) e arricchito con varie vitamine e calcio.
  • Latte di riso: buono bevuto fresco, specialmente d'estate, adatto per la colazione coi cereali, o per fare budini e dolci.
  • Latte di mandorle: ha un gusto marcato, anch'esso è buono bevuto freddo, anche mescolato col latte di riso.
  • Latte di avena
  • Latte di altri cereali

Impatto Ambientale dell'Industria del Latte

Oltre alle considerazioni etiche, i vegani spesso evitano il latte a causa del suo impatto ambientale significativo. L'industria lattiero-casearia contribuisce in modo sostanziale all'inquinamento e all'emissione di gas serra.

L'allevamento intensivo è una delle principali cause di inquinamento al mondo, producendo più gas serra di tutte le auto, treni e aerei messi insieme. Secondo la FAO, il settore zootecnico è responsabile del 14,5% delle emissioni globali di gas serra.

Non è solo una questione di CO₂. C'è anche il consumo d'acqua: per produrre un solo chilo di carne servono oltre 15.000 litri d'acqua. E ancora, deforestazione. Ogni giorno ettari di foreste vengono rasi al suolo per coltivare soia e mais destinati a nutrire gli animali negli allevamenti, non le persone.

Considerazioni sulla Salute

Alcuni vegani scelgono di evitare il latte per motivi di salute, preoccupati per le allergie, le intolleranze e i possibili effetti negativi sulla salute a lungo termine.

Il latte è uno dei maggiori responsabili di allergie alimentari: durante la sua digestione, vengono rilasciati oltre 100 antigeni (sostanze che innescano le allergie). Inoltre, le proteine del latte causano coliche addominali, un problema che affligge un lattante su cinque, perché se la madre assume latticini, le proteine del latte vaccino passano nel latte materno.

Ad eccezione del latte scremato, il latte e i prodotti di sua derivazione sono ricchi di grassi saturi e colesterolo, che favoriscono l'insorgenza di aterosclerosi. Inoltre, il latte viene frequentemente contaminato con antibiotici, ormoni della crescita, oltre che con gli erbicidi e i pesticidi veicolati dal foraggio. Anche i trattamenti di sterilizzazione permettono in realtà la sopravvivenza nel latte di germi, e la Direttiva Europea 92/46/CE stabilisce un limite non superiore ai 100 mila germi per mL.

Tabella Comparativa: Latti e Bevande Vegetali

La seguente tabella riassume le principali differenze tra il latte vaccino e alcune delle alternative vegetali più comuni:

Tipo di Latte Proteine Grassi Carboidrati Calcio Vitamina D
Latte Vaccino Alto Variabile Medio Alto Spesso Addizionato
Latte di Soia Alto Medio Medio Spesso Addizionato Spesso Addizionato
Latte di Riso Basso Basso Alto Basso Basso
Latte di Mandorle Basso Medio Basso Spesso Addizionato Basso

È importante leggere attentamente le etichette per verificare l'eventuale presenza di zuccheri aggiunti e l'arricchimento con vitamine e minerali.

Conclusioni

La scelta di non consumare latte e latticini è una decisione personale che può essere motivata da ragioni etiche, ambientali e di salute. Fortunatamente, esistono numerose alternative vegetali che possono sostituire il latte vaccino in modo gustoso e nutriente.

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