La Dieta Perfetta Secondo Primo Vercilli: Un Approccio Personalizzato e Educativo

Cari amici, quante volte vi sarà capitato di farvi questa fantomatica domanda: perché non dimagrisco? Eppure sono attentissimo! Eppure mangio pochissimo! Capisco bene la frustrazione di quanti entrano in questo circolo vizioso, ma alla fine la risposta è ben più semplice di quello che si possa pensare, ma non vogliamo sentircela dire! O meglio, a onor del vero, non c’è una sola risposta ad una simile domanda.

Comprendere il Metabolismo

Tutto parte dalla famosa parola “metabolismo”. Questo termine deriva dal greco e significa “cambiamento”; con la parola metabolismo, si indicano tutte le decine di migliaia di reazioni che avvengono nel nostro organismo, che concorrono, tutte, ad un unico scopo: produrre energia per farci sopravvivere. Le prendiamo dal cibo: è lui il nostro carburante. Questo meccanismo è alla base del dimagrimento! Quindi, qualunque sia la situazione clinica o fisiologica, se non dimagriamo è perché quello che noi mangiamo è sufficiente al nostro organismo per vivere e non lo mettiamo in condizione di andare a mobilizzare un po’ di grasso a scopo energetico.

Cambiare la Percezione del Cibo

La prima cosa da fare è cambiare la percezione di ciò che si mangia. Per esempio, quante volte ci capita di pensare che abbiamo digiunato a pranzo, solo perché non ci siamo seduti a tavola e abbiamo sgranocchiato un frutto e 2 pacchetti di crackers? Ebbene, un frutto e 2 pacchetti di crackers apportano la stessa energia di un bel piatto di pasta, ma per noi è come se avessimo saltato il pasto. E che dire quando mangiamo semplicemente 2 cioccolatini?

In secondo luogo, dobbiamo capire che non tutte le calorie sono uguali. 100 calorie di insalata sono totalmente differenti rispetto a 100 calorie di cioccolato: questo è il motivo per cui non si può semplicemente fare un calcolo calorico nella realizzazione di una dieta! In termini molto banali 100 calorie di cioccolato (anche fondente) dicono al nostro organismo “non dimagrire!”, mentre 100 calorie di insalata dicono al nostro corpo esattamente il contrario! In terzo luogo, dobbiamo veramente conoscere il cibo in modo pieno e completo.

Migliorare l'Efficacia Metabolica

Per ultimo, ma importantissimo: bisogna migliorare la nostra efficacia metabolica, cioè la capacità che l’organismo ha di passare dal metabolizzare gli zuccheri al metabolizzare i grassi. Come si fa questo? Solo ed esclusivamente aumentando la massa muscolare e diminuendo la massa grassa. Questo significa che, se vogliamo solo dimagrire con la dieta, possiamo perdere del grasso, ma non miglioreremo mai la nostra efficacia metabolica perché non avremo aumentato la nostra massa muscolare.

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Ci sarebbe tantissimo da dire, per poter sviscerare meglio questi punti, ma lo spazio a disposizione è quello che è: spero comunque di avervi fornito degli spunti di riflessione. Quando non dimagrite, non pensate a strane malattie, non scomodate la tiroide, la menopausa, e chissà cos’altro: fermatevi un attimo e fate un’analisi critica della vostra giornata.

L'Importanza dei Parametri Infiammatori e Biochimici

Cari amici, la scorsa volta ci eravamo lasciati a metà strada di un percorso ideale alla scoperta della dieta perfetta. La verifica però non è ancora finita. Infatti, il punto successivo è estremamente importante ed ha serie implicazioni con la salute. Infatti, controllare durante la dieta alcuni parametri infiammatori e/o biochimici permette meglio di capire se la direzione presa è quella giusta. Vi assicuro che è una domanda la cui risposta non è sempre affermativa quando si seguono certi regimi dietetici. Non fidatevi di semplici slogan: cercate sempre di andare a fondo del problema.

Studi epidemiologici hanno accertato che diete ricche di alimenti di origine vegetale contribuiscono a prevenire molte patologie, quali malattie cardiovascolari, malattie metaboliche, malattie neurovegetative e patologie infiammatorie. Eccessi alimentari di grassi saturi, zuccheri semplici, prodotti industriali, carni processate portano invece ad un maggior assetto pro-infiammatorio. Da qui già si capisce come una dieta iperproteica, che ammette l’uso incondizionato di grassi saturi e carni processate, a volte anche riducendo l’introito di frutta e verdura, alla lunga non può avere un impatto benefico sul nostro organismo.

Proteine Animali e Dieta Mediterranea

Una sana alimentazione dovrebbe essere comunque discretamente povera di proteine animali e comunque privilegiare proteine magre, quali il pesce, la carne bianca, il latte e l’albume d’uovo ed evitare il più possibile altre fonti di proteine animali, quali la carne rossa e i formaggi (da consumare con estrema moderazione). Questo, in fin dei conti, non è altro che lo schema della vera alimentazione mediterranea, dove le proteine totali non dovrebbero rappresentare più del 15% dell’introito calorico totale; dovete però considerare che, in una vera dieta mediterranea, quell’introito totale di proteine va suddiviso al 50% tra animali e vegetali: ecco quindi che l’introito totale di proteine animali che andrebbe assunto in una vera dieta mediterranea non supera il 7.5%.

Non vorrei spaventarvi, ma sapete a quanti grammi di proteine ammontano il 7.5% di calorie in un uomo con un consumo medio di 2000 KCal al giorno? Solo a 37 grammi. Considerate che 100 grammi di pollo contengono circa 23 grammi di proteine, quindi, se non prendete latte, se non prendete formaggio, se non prendete yogurt allora vi potete permettere 150 grammi di pollo o pesce al giorno. Nulla di più. Il resto deve venire dalle proteine vegetali e soprattutto dai cereali.

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A proposito di cereali, guai a confondere i cereali (zuccheri complessi) con gli zuccheri semplici!

La Fattibilità della Dieta

Arriviamo così ad un ultimo punto, il fondamentale, quello senza il quale tutto questo percorso si potrebbe rivelare totalmente inutile: il regime che ci apprestiamo a seguire è fattibile per noi? Questo è sicuramente il punto di svolta: possiamo avere fra le mani la dieta tecnicamente perfetta, ma se non è fattibile per noi, tutto è destinato al fallimento. Quando un regime alimentare è fattibile per noi? Quando entra il più possibile nella nostra quotidianità. Questo è lo scoglio più grosso nel seguire la dieta e non a caso è stato lasciato per ultimo: senza la fattibilità nessun regime alimentare (per quanto nutrizionalmente corretto) potrà mai essere punto di partenza per un percorso di cambiamento. La dieta perfetta è quella che la persona riesce a far meglio.

Nell’entrare nella quotidianità della persona dobbiamo, noi nutrizionisti, chiederci se la persona è, ad esempio, in grado di controllare in modo attento la quantità degli alimenti: la presenza di grammatura nei piani alimentari molto spesso demotiva le persone e offre l’alibi di un abbandono precoce. Negli ultimi anni ci sono stati alcuni tentativi di superamento della barriera della grammatura attraverso la grammatura facilitata o attraverso il ricorso ad altri volumi, quali il proprio palmo della mano o pugno per poter controllare determinate quantità.

Altro punto fondamentale relativo alla fattibilità è quello di non fornire schemi rigidi, ma sempre più opzioni di scelta.Questo elemento non è appena fondamentale per dare maggiori possibilità di gestione alimentare, ma è fondamentale che il piano alimentare educhi alla scelta. A questo si collega il terzo punto della colonna della fattibilità: la presenza nella dieta di tutti gli alimenti che piacciono. Per ultimo, tranquillizzare la persona sulla possibilità di trasgressione. È praticamente impossibile che, durante una dieta, non ci si trovi di fronte a situazioni in cui non si può, non si riesce o non si vuole seguire quanto prescritto. Siccome è nella natura umana che ci sia questa tendenza, l’importante è far sì che la trasgressione non diventi un alibi per abbandonare un programma alimentare.

Collaborazione tra Professionisti e Chef

Come farci aiutare e da chi farci aiutare per compiere i passi giusti? Sicuramente medici e nutrizionisti, ma mi permetto di dire che sarebbe auspicabile una collaborazione tra questi professionisti del settore e altri, che apparentemente “remano” addirittura contro le diete: gli chef. La dieta, per essere perfetta deve essere piacevole, mai triste, mai routinaria e deve stimolare la fantasia. Esperienze gastronomiche, in accordo con chef, su come trasferire le nozioni nutrizionali acquisite in forma gustosa e stimolante nel piatto permettono sicuramente di fare quest’ulteriore passo che è fondamentale per dare quella definitiva continuità al percorso di crescita.

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Il Metodo Vitalybra del Dott. Primo Vercilli

Il metodo del dott. In un’epoca di massificazione, di appiattimento e di omologazione, dobbiamo riappropriarci del piacere e del gusto di consumare il cibo, ristabilendo un adeguato rapporto con esso, che non può comunque partire da un consumo superficiale e indiscriminato di ciò che ci viene proposto a tavola. Ecco perché il percorso nutrizionale PRIMO VERCILLI è la risposta. Non una dieta privativa, ma un percorso educativo. Non una dieta prescrittiva, ma un percorso di consapevolezza. Non una dieta uguale per tutti, ma una proposta fortemente personalizzata, per apprezzare che il cibo è “proprio” per ciascuno di noi. Non è per tutti. È per ciascuno. Ecco perché ho introdotto il concetto di idoneità alimentare: perché ogni organismo, con le sue peculiarità ha bisogno dei propri alimenti.

Affinché la dieta abbia una finalità educativa è importante che quello che viene proposto si adatti alla quotidianità della persona e non abbia caratteristiche di tipo prescrittivo. Per raggiungere il livello completo di personalizzazione, bisogna infatti cercare di attribuire a ciascuna persona gli alimenti più o meno idonei. Questo viene però proposto, non con l'obiettivo di eliminare qualcosa, ma piuttosto, nel tentativo di trovare il giusto equilibrio tra "alimenti sì" e "alimenti no". L' Anamnesi o indagine sulle abitudini alimentari è fondamentale per modulare una alimentazione su misura. Alexandre Dumas. Il nostro organismo ha in sé un ordine, una misura e una necessità che, il più delle volte, non sappiamo o non possiamo assecondare. La malnutrizione è il risultato di questa nostra incapacità.

Attraverso specifici test ed esami è possibile raggiungere il massimo livello di personalizzazione della dieta. Il cuore del metodo è l’esecuzione di test del DNA che indagano geni legati al metabolismo dei cibi e dei principi nutritivi. La Nutrizione Immuno Geno Funzionale (N.I.Ge.F.) è un percorso che, attraverso lo studio della velocità metaboliche effettuato in base a test genetici e l’integrazione delle più avanzate scoperte in campo immunologico, endocrinologico, neurologico e metabolico, permette un dimagrimento senza stress e facilita l’utilizzo del cibo come reale medicina per il raggiungimento di un benessere duraturo.

Caratteristiche del Metodo Vitalybra

  • NON SI PESA E SI ELIMINANO GLI ALIMENTI!
  • SEMPLICEMENTE SI COMBINANO E SI RUOTANO IN MODO DIVERSO

Poiché ogni persona ha differenti idoneità alimentari e differenti effetti sul proprio metabolismo, per sviluppare un piano alimentare altamente personalizzato, è quindi opportuno conoscere:

  • La valutazione della idoneità alimentare tramite il test kinesiologico computerizzato Vitalybra
  • Le abitudini comportamentali
  • Le abitudini alimentari
  • Gli eventuali disturbi
  • Se sussiste attività fisica
  • Gli obbiettivi prefissati

Inoltre si considera:

  • Quante volte durante il giorno si può consumare un alimento?
  • Quante volte durante la settimana si può consumare lo stesso alimento?
  • Con quali combinazioni?
  • Quanti ingredienti ci devono essere in un pasto?
  • Quali altri comportamenti bisogna correggere?

Per questi motivi il piano alimentare Vitalybra ha una valenza fortemente educativa ed ha una percentuale altissima di esiti positivi.

Allergie e Intolleranze Alimentari

Spesso accusiamo disagi e disturbi di cui non riusciamo a capirne la provenienza. Disagi come: Gonfiore, mal di testa, pesantezza, sonnolenza, stitichezza, stanchezza cronica, disturbi del comportamento, dell’attenzione, vertigini, insonnia, agitazione notturna, sovrappeso, obesità, cellulite. Ebbene, in realtà è possibile che la causa sia una intolleranza alimentare, riferita a uno o più di quei cibi che quotidianamente si trovano a tavola e che tutto può dipendere da un certo alimento mal accetto dall’ organismo.

Non è facile scoprire l'alimento tramite il comune buon senso (per esempio: "appena mangio questo sto male") perché l'effetto dell'intolleranza non è immediato (come lo è invece per le allergie), si cumula nel tempo, e non è facilmente ricollegabile al cibo che la determina. La correlazione fra alimento sospetto e disturbo non è così evidente come nelle allergie, poiché segue meccanismi biochimici diversi, pertanto sfugge agli esami standard. L'intolleranza è subdola e difficilmente identificabile, se non con particolari metodiche di indagine tra cui il Test kinesiologico computerizzato.

Il presupposto fondamentale è che l’organismo, sollecitato da numerosi agenti stressanti, risponde sempre allo stesso modo aspecifico sia che l’agentesia stressante o dannoso. Ne consegue come lo stress possa contribuire attraverso delicati meccanismi neuroendocrini, ad aggravare uno stato di sovrappeso o di obesità e possa esserela causa di molte patologie e disturbi. E’ possibile quindi che una assunzione ripetuta di determinati alimenti provochi in alcuni organismi modificazioni biochimiche particolari.

La prima distinzione da fare è tra reazioni tossiche, causate da sostanze nocive contenute negli alimenti ingeriti (es. intossicazione da funghi) e reazioni non tossiche, che dipendono invece da una risposta abnorme di alcuni individui nei confronti di comportamenti di alimenti igienicamente sani. Le reazioni non tossiche si dividono in allergie e intolleranze alimentari. Le intolleranze alimentari possono essere definite come qualsiasi tipo di risposta anormale che segue l’ingestione di cibo; le allergie alimentari sono invece il risultato di una intensa e abnorme risposta immunitaria in seguito all’assunzione di cibo contenente sostanze con potere antigenico.

Il Test Kinesiologico Computerizzato

Il Test si basa sui principi della kinesiologia applicata, la branca della medicina che studia e misura il tono muscolare. Lo scopo è di verificare la risposta riflessa di un soggetto al contatto con una sostanza alimentare, tramite una cavigliera collegata ad un dinamometro, a sua volta collegato al computer. Il software Vitalybra “legge” e “pondera” i risultati del test, filtrando con una serie di parametri anche i dati emersi in sede di colloquio. Questo test ha la particolarità di essere oggettivo, poiché il risultato non è sottoposto alla libera interpretazione dell’operatore, ma è determinato dal sistema informatico.

Il test consiste nel far esercitare alla persona una forza costante e valutare come questa si modifica, a contatto con gli alimenti. Il computer fornisce l’andamento grafico della forza muscolare e, confrontando i dati, si intuisce come l’organismo risponde ad un determinato alimento. Se un alimento stressa l’organismo, si evidenzia attraverso un’alterazione delle caratteristiche della contrazione muscolare. Si ha così, una prima classificazione su come l’organismo ha reagito al contatto con i diversi tipi di cibo. Dal test si ricava, così, un profilo molto significativo, ma non restrittivo, su quelli che sono gli alimenti più o meno idonei per ciascuna persona. Questi risultati sono molto utili per lo sviluppo del Piano Alimentare Altamente Personalizzato.

Maramangio: Un Approccio Comportamentale al Cibo

Dici dieta e pensi: fatica, restrizioni, spossatezza, rinuncie, zero gusto. Niente di più sbagliato! Questa è la vera domanda che tutti si pongono: qual è la dieta perfetta? Cominciamo con il dire che se, come avviene, il tasso di obesità nel mondo cresce, è chiaro che pare non esista una dieta perfetta. Quello davanti a cui, purtroppo, ci dobbiamo arrendere è proprio un’evidenza: manca oggettivamente un modello alimentare che le persone riescano a seguire con facilità, tanto da far sì che tale modello diventi una regola quotidiana. Non dimentichiamo che il reale significato di “dieta” è appunto “regola”: dobbiamo, ancora oggi, ammettere che la maggior parte dei tentativi finalizzati a far sì che una “dieta” possa diventare nel tempo “regola quotidiana” sono meramente falliti.

Urge a questo punto farsi la prima domanda: perché le persone si mettono a dieta? Riporto una casistica personale: su 719 persone intervistate, venute alla mia osservazione per una dieta (553 donne e 166 uomini), ben 677 (529 donne e 148 uomini), quindi il 94,15%, hanno rivelato che il motivo della visita era il dimagrimento, mentre solo 22 (3,05%) ha chiesto di poter seguire una dieta al fine di conseguire un equilibrio alimentare. Le rimanenti 20 persone (2,78%) hanno chiesto una dieta per risolvere altri tipi di disturbi differenti dal sovrappeso.

Per poter recuperare il vero significato di “dieta” è quindi necessario intervenire sulle reali finalità che spingono la persona a seguire un qualsiasi regime nutrizionale. E’ corretto che la persona abbia come “motivazione” il perdere peso, ma è altrettanto corretto che il medico, prendendo spunto da quella motivazione, sposti il tiro sulla reale “finalità”: si deve cioè spostare il target da un obiettivo di prestazione ad un obiettivo di padronanza. Se la dieta viene iniziata e seguita solo con la finalità di raggiungere un obiettivo di peso, già si perde di vista quale deve essere il reale lavoro terapeutico in campo nutrizionale; quello che conta effettivamente è, attraverso un parziale obiettivo di prestazione, poter raggiungere un reale obiettivo di padronanza.

Fermo restando che alcune di queste proposte sarebbero già da escludere in virtù del primo passo che abbiamo fatto, il secondo passo da fare riguarda l’attendibilità scientifica. Riguardo ai principi scientifici che stanno a monte di ciascuna dieta, ci sono prove attendibili? Quali sono i criteri per stabilire un’attendibilità scientifica? Purtroppo molti scambiano l’attendibilità scientifica con la maggiore esposizione mediatica e questo è, al momento attuale, un grosso limite. Eppure l’attendibilità scientifica si basa su pochi concetti:

  1. numero di pubblicazioni presenti a supporto;
  2. casistiche incluse in queste pubblicazioni (da non considerare mai le casistiche di poche decine di persone);
  3. numero di citazioni che ha ciascuna pubblicazione (più citazioni ha e più la pubblicazione è stata presa come riferimento da altri ricercatori).

A questo punto arriva una domanda fondamentale che ciascuna persona dovrebbe farsi prima di scegliere una dieta: escludendo veganesimo e vegetarianesimo, il regime alimentare prevede l’esclusione incondizionata di qualche gruppo alimentare o qualche principio nutritivo a scopo metabolico? Nel regime alimentare si teorizza l’eliminazione di alimenti pur non avendo allergie o intolleranze accertate in modo inequivocabile? Ripeto: escludendo particolari regimi, adottati anche per motivi etici (vegano e vegetariano) ed escludendo particolari situazioni cliniche, in cui la gravità della condizione obbliga ad una privazione precisa, non ci sono assolutamente indicazioni affinché un qualche alimento venga eliminato del tutto dalla propria alimentazione. Anche qui molto spesso si fa un errore: si demonizza un determinato alimento solo in virtù del fatto che è di più difficile gestione. Se io affermo “il cioccolato può non far male” non voglio dire che “il cioccolato fa male”. Un regime privativo non insegna una reale gestione alimentare in quanto risolve tutto con l’assenza. Solo quando invece un determinato alimento è presente, noi possiamo imparare a gestirlo.

Arrivati a questo punto, ecco a voi l’ultimo punto di oggi su cui riflettere: essere consapevoli che non ci sono integratori che aiutino, in modo deciso, ad essere più magri! Tutti noi cerchiamo ricette magiche che ci permettano di far meno fatica, ma in effetti le uniche due strade per essere in forma continuano ad essere un regime alimentare appropriato e un adeguato livello di attività fisica. Determinati integratori possono agire a livello nutrigenomico potenziando o silenziando alcuni geni che codificano per proteine molto importanti nei processi metabolici, ma, in ogni caso, nessun effetto sul sovrappeso potrebbe mai essere raggiunto senza una riduzione calorica o un aumento della spesa energetica. E’ anche vero che, se da una parte alcuni integratori possono stimolare alcuni geni (esempio, il resveratrolo che stimola SIRT1) è altrettanto vero che una cattiva alimentazione o condizioni cliniche particolari, come la resistenza insulinica, possono estinguere l’espressione dello stesso gene.

Quindi bisogna categoricamente diffidare da proposte che contengano l’utilizzo inappropriato di integratori alimentari e soprattutto non lasciarsi fuorviare da claims che evidenziano effetti sorprendenti e pensare che il primo, vero, autentico approccio deve essere quello di un miglioramento della gestione alimentare. Ma attenzione: siamo solo a metà strada.

Libri del Dott. Primo Vercilli

Il primo libro in ordine cronologico. Qui si introduce il concetto di “grammatura facilitata” proprio per cercare di superare le difficoltà nel controllo delle quantità degli alimenti. Il best seller. Con questo libro sono state poste le basi di un approccio comportamentale al cibo in cui non ci fossero l e quantità degli alimenti, ma si attuassero dei principi di rotazione e combinazione, tali da dettare un ordine efficace ad ottenere dimagrimento e benessere. Il libro ha ottenuto il Patrocinio del Senato della Repubblica ed è stato presentato nel maggio 2010 alla Sala Spadolini del Senato a Roma.

Un libro segnato da un successo inaspettato: per ALTROCONSUMO, tra nove libri dedicati alle diete, solo MARAMANGIO ha meritato un voto positivo per i buoni fondamenti nutrizionali.

L'AUMENTO DEL PESO E' SOLO UNA CONSEGUENZA DI SCELTE QUALITATIVE SBAGLIATE (P.V.)

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