La proteina S è una proteina plasmatica che partecipa al processo della coagulazione, cooperando con altri fattori per contrastare la trombosi e mantenere fluido il sangue. Il dosaggio plasmatico della proteina S permette l'identificazione di carenze acquisite e congenite.
Cos'è la Proteina S?
La proteina S è una glicoproteina vitamina K-dipendente, sintetizzata nel fegato e all’interno delle cellule epiteliali. Agisce in qualità di cofattore per la proteina C attivata, un anticoagulante endogeno che inibisce i fattori della coagulazione Va e VIIIa. In condizioni normali, dopo il danneggiamento dei tessuti o della parete dei vasi sanguigni, la perdita ematica viene bloccata grazie all'emostasi. Nel corso di tale processo, le piastrine aderiscono in corrispondenza del sito di lesione, quindi viene innescata la reazione che porta all'attivazione dei fattori della coagulazione (cascata coagulativa). Ciò determina la formazione di un coagulo che permane fino alla completa riparazione del danno. Quando non è più necessario, questa sorta di "tappo" viene eliminato.
In presenza di trombina, generata dalla coagulazione, e di trombomodulina, presente sulla superficie endoteliale, la proteina C si converte nella forma attiva. Va ricordato, poi, che la trombina (fattore IIa della coagulazione), converte il fibrinogeno in un polimero di fibrina insolubile, che partecipa alla formazione del coagulo. La proteina S è il principale cofattore naturale per la proteina C, attivata nella degradazione proteolitica del Fattore V e del Fattore VIII. Nel caso non vi sia una quantità sufficiente di proteine S e C o queste non funzionino in maniera adeguata, i coaguli possono formarsi in maniera incontrollata.
A cosa serve la Proteina S Libera?
La proteina S serve per mantenere fluido il sangue.
Proteina S Alta o Bassa: Cosa Significa?
Un basso valore di proteina S predispone alla formazione eccessiva ed inappropriata di coaguli. L'attività della proteina S o la sua quantità può risultare carente per vari motivi. Un deficit acquisito di proteina S è dovuto per lo più ad una ridotta sintesi epatica.
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Il test della proteina S libera ne misura la funzionalità e la quantità. Prima di effettuare questo test, è necessario che il paziente attenda almeno due settimane dall’evento trombotico e, per quanto riguarda la terapia anticoagulante orale, è importante che si confronti con il proprio medico curante.
Valori bassi possono essere dovuti a patologie renali o a carico del fegato, a tumori o a infezioni gravi.
Esame della Proteina S Libera: In Cosa Consiste?
La proteina S è presente nel sangue e con la sua azione concorre al processo di formazione dei coaguli sanguigni.
Esame funzionale: misura l'attività della proteina S, ponendo l'attenzione sulla capacità di regolare e diminuire la formazione di coaguli. Il test della proteina S può essere richiesto anche in caso di aborti multipli. Nota bene: l'intervallo di riferimento dell'esame può cambiare in funzione di età, sesso e strumentazione in uso nel laboratorio analisi. Per questo motivo, è preferibile consultare i range riportati direttamente sul referto.
Proteina S e Pillola Contracettiva
Il timore di sviluppare un coagulo di sangue (trombo) responsabile della trombosi a seguito dell’uso prolungato della pillola contraccettiva è una realtà per diverse donne. Esistono però diversi tipi e diversi dosaggi di contraccettivo orale che, insieme ai risultati dell’ampia rivisitazione degli studi in letteratura, permettono di affermare che i benefici sono superiori al rischio, peraltro molto basso, di sviluppare trombosi venosa.
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«Età, abitudine al fumo di sigaretta, ipertensione, sovrappeso, emicrania con aura, uno stile di vita sedentario o immobilizzazione, ad esempio dopo un trauma o un intervento chirurgico, sono fattori di rischio per la trombosi per le donne che assumono la pillola contraccettiva estroprogestinica - spiega il dottor Bulfoni -. La trombofilia ereditaria - prosegue la dottoressa Casabianca - è una tendenza genetica al tromboembolismo venoso, ovvero a sviluppare coaguli di sangue venoso chiamati trombi, la cui causa è la presenza di diversi fattori quali il fattore V Leiden, mutazione del gene della protrombina, carenze della proteina S, della proteina C e dell’antitrombina.
Per questo motivo - sottolinea il ginecologo - la prescrizione della terapia estroprogestinica (la pillola contraccettiva) dovrebbe richiedere sempre un colloquio informativo preliminare tra la donna e il ginecologo, accompagnato da esami specifici per valutare il rischio di trombofilia. Infatti, ci sono categorie di donne per le quali la contraccezione estroprogestinica non è indicata, oppure vanno valutate altre opzioni contraccettive.
«Idealmente, la donna dovrebbe sapere se nella propria famiglia sono presenti casi di trombofilia ereditaria - prosegue la dottoressa Casabianca -. Tuttavia, le condizioni che possono aumentare il rischio sono diverse, come ad esempio nelle donne portatrici asintomatiche di trombofilia, ovvero che non hanno mai avuto episodi di trombosi nè personale nè in famiglia, e nelle donne nel post partum. Quest’ultimo - conclude il dottor Bulfoni - anche in assenza di ereditarietà per la trombofilia, rappresenta un rischio elevato per tutte le donne. Nelle donne che però hanno anche una storia familiare di trombofilia, la eventuale prescrizione della contraccezione dopo il parto dovrebbe essere valutata con il ginecologo. In generale, i contraccettivi che contengono estrogeni dovrebbero essere evitati nel post partum nelle donne che allattano e con elevata familiarità per la trombofilia, e per almeno sei settimane dopo il parto nelle donne con rischio medio di trombofilia».
Se il dosaggio della proteina S è stato effettuato mentre la donna assumeva la pillola, è opportuno ripetere il dosaggio, perché potrebbe anche capitare che, sospendendo l'assunzione del contraccettivo orale, il dosaggio torni a valori normali. Se invece il valore restasse basso può essere opportuna una valutazione da parte di un centro di ematologia e trombosi per eventuali suggerimenti su come limitare il rischio di trombosi e valutare l'utilità di un controllo della proteina S anche in altri membri della famiglia.
Rischi e Trombosi
Le conseguenze più temibili di questa condizione, detta trombosi, sono l'infarto cardiaco, l'ictus e l'embolia polmonare.
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Antitrombina III: Un Fattore Importante
L'antitrombina III (ATIII) è una proteina che contribuisce a regolare la formazione del coagulo ematico. Il test dell'antitrombina III ne misura l'attività (funzionalità) e la concentrazione (quantità) nel sangue di un individuo. Nello specifico, l'antitrombina III è capace di bloccare la cascata enzimatica che porta alla trasformazione del fibrinogeno in fibrina. In pratica, questo fattore opera come un blando fluidificante del sangue.
Nel caso non sia presente a livello plasmatico una quantità sufficiente di antitrombina III o questa non funzioni in maniera adeguata, i coaguli possono formarsi in maniera incontrollata. L'antitrombina III è una glicoproteina plasmatica ad azione anticoagulante indipendente dalla vitamina K. Come suggerisce il nome stesso, l'antitrombina rappresenta il più importante inibitore fisiologico della trombina (IIa) e di molti altri fattori della coagulazione (VIIa, IXa, XIa, XIIa e soprattutto Xa). L'azione di questa proteina, sintetizzata a livello epatico, è notevolmente potenziata da una sostanza endogena, l'eparina, somministrabile anche come farmaco ad attività anticoagulante.
Una diminuita attività o quantità di antitrombina III aumenta il rischio di incorrere in una coagulazione del sangue inappropriata. Livelli aumentati di antitrombina non sono normalmente considerati un problema.
Altro aspetto molto importante è che esiste una malattia, chiamata deficit congenito di antitrombina III, in cui la carenza ha origini ereditarie. Questo disordine comporta un aumentato rischio di trombosi artero-venosa e delle sue manifestazioni cliniche, che appaiono già durante la prima età adulta. La carenza di antitrombina III condiziona negativamente anche l'attività terapeutica dell'eparina.
Prima del prelievo, è necessario osservare un digiuno di almeno 8 ore, durante le quali è ammessa l'assunzione di una modica quantità di acqua. Il test non è raccomandato qualora il paziente fosse stato trattato con eparina per contrastare l'evento trombotico.
Proteina C Coagulativa
La proteina C coagulativa è coinvolta nel processo di formazione dei coaguli ed è normalmente presente nel flusso sanguigno. Insieme alla proteina S contribuisce a limitare l’estensione dei coaguli inattivando determinati fattori della coagulazione (fattore V e VIII). La proteina C viene sintetizzata nel fegato ed è uno dei più importanti anticoagulanti ematici insieme all’antitrombina III. C’è, però, una differenza tra le due e riguarda il meccanismo di funzionamento.
Il motivo principale per cui viene richiesto il dosaggio delle proteina C coagulativa è per capire quali possano essere le cause di disordini o alterazioni nei processi della coagulazione.