Proteine e Glicemia: Un'Analisi Approfondita

Il ruolo fondamentale della dieta nella gestione del diabete e del suo autocontrollo è indiscusso si tratta a tutti gli effetti di una terapia. È stato ormai da tempo abbandonato il concetto di ‘dieta’ inteso come elenco di piatti o alimenti rigidamente pianificato e validi per tutti.

Per i pazienti diabetici monitorare il livello di glicemia nel sangue è di vitale importanza per identificare e/o prevenire le ipoglicemie e iperglicemie e per dosare correttamente l’insulina. Se è noto che chi soffre di diabete di tipo 1 deve tenere sotto controllo l’assunzione dei carboidrati, spesso si dimentica che anche proteine e grassi incidono sull’andamento della glicemia.

La quantità di glucosio nel sangue è detta glicemia. Per evitare l'ipoglicemia a digiuno, ovvero bassi livelli di glucosio nel sangue, il fegato accumula una riserva di glicogeno (un polisaccaride simile all'amido, in quantità di 80-100 g), che usa per liberare glucosio nel sangue appena riceve gli opportuni stimoli ormonali (glucagone, catecolammine, cortisolo, somatotropina ecc.). Per evitare l'iperglicemia, che corrisponde a valori >140 mg / dL dopo 2 ore dall'ingestione di cibo, il pancreas secerne insulina, un ormone anabolico che fa entrare il glucosio nei tessuti insulino-dipendenti.

Tutto questo avviene perfettamente nell'organismo della persona sana. Il diabete tipo 1 si basa sulla distruzione autoimmune delle cellule beta del pancreas, che sono deputate alla liberazione dell'insulina. E', pertanto, sempre insulino-dipendente - richiede l'infusione di insulina sinstetica. Provoca iperglicemia e, in acuto, se non trattato, chetoacidosi metabolica.

Il diabete tipo 2 si basa principalmente sul meccanismo di insulino-resistenza, ovvero della perdita della capacità dei tessuti insulino-dipendenti di captare l'insulina e, di conseguenza, di ricevere glucosio. Anche se può causare la perdita della capacità delle cellule beta pancreatiche di produrre insulina, e divenire insulino-dipendente, il trattamento farmacologico di base sfrutta altri meccanismi.

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Le persone obese presentano spesso scarsa sensibilità insulinica, anche quando non hanno resistenza insulinica propriamente detta o diabete 2. Il meccanismo di insulino resistenza e sovrappeso è reciprocamente correlato, bidirezionale e tendenzialmente ingravescente.

La composizione corporea migliora o peggiora in base alla quantità e al rapporto tra massa muscolare e tessuto adiposo. Come è deducibile, maggiore è la muscolarità, migliore è la composizione corporea. Anzitutto perché il peso non implica un rapporto tra le due componenti. In secondo luogo, la quantità di masse muscolari è, di per sé, un fattore protettivo, anche in maniera indipendente dal tessuto adiposo.

La glicemia è influenzata dai pasti - ma non solo. Ecco perché alcuni ricercatori hanno cercato un sistema per tenere a bada i livelli glicemici scegliendo alimenti che influenzano non negativamente la glicemia.

In uno studio israeliano presentato all’ENDO 2016 di Boston, è stato evidenziato come una colazione ricca di proteina di siero del latte potrebbe aiutare le persone con il diabete di tipo 2 a gestire meglio la malattia. Jakubowicz e colleghi hanno assegnato in modo casuale 48 pazienti sovrappeso o obesi con diabete di tipo 2 a una delle tre diete previste, con stessa quantità di calorie.

Nel primo pasto della giornata, i 17 partecipanti al gruppo siero del latte hanno ingerito 36 grammi di proteina come parte di un frullato di proteina del siero del latte formato dal 40% di carboidrati, 40% di proteine e 20% di grassi. I 16 partecipanti al gruppo altamente proteico hanno mangiato 36 grammi di proteine sotto forma di uova, tonno e formaggio (40% carboidrati, 40% proteine e 20% grassi). I 15 del gruppo ad alto contenuto di carboidrati hanno invece assunto 13 grammi di proteine in cereali pronti per il consumo (65% carboidrati, 15% proteine e 20% grassi).

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Dopo 12 settimane, i partecipanti al gruppo di proteina del siero del latte avevano perso la maggiore quantità di peso (7,6 kg contro i 6,1 kg dei partecipanti al gruppo altamente proteico e i 3,5 kg di quello con alti carboidrati (p<0,0001). I partecipanti alla dieta con proteina del siero del latte avevano meno fame durante il giorno e picchi di glucosio più bassi dopo i pasti comparati a quelli delle altre due diete.

La diminuzione di HbA1C è stata dell’11,5% nel gruppo del siero del latte, del 7,7% in quello proteico e del 4,6% di quello focalizzato sui carboidrati (p<0,0001). “La proteina del siero del latte è stata consumata solo a colazione. Tuttavia, il miglioramento di glucosio, insulina e GPL-1 (glucagon-like peptide 1) è stato anche osservato dopo pranzo e cena.

Il co-autore Julio Wainstein, sempre del Wolfson Medical Center, aggiunge: “Di solito, i pazienti con diabete di tipo 2 vengono trattati con una combinazione di diversi farmaci antidiabetici per raggiungere un’adeguata regolazione del glucosio e ridurre HbA1c.

Gli studi hanno dimostrato che le diete ad alto contenuto proteico possono migliorare il controllo del glucosio. Ajala et al. (2013) hanno esaminato 20 studi clinici su pazienti affetti da diabete di tipo 2 randomizzati a varie diete per più di 6 mesi. Negli studi che hanno utilizzato una dieta ricca di proteine come intervento, i livelli di HbA1c sono diminuiti fino allo 0,28% rispetto alle diete di controllo.

Un piccolo studio su 8 uomini con diabete di tipo 2 non trattato ha confrontato una dieta ricca di proteine e povera di carboidrati (non chetogenica, proteine 30%, contenuto di carboidrati 20%, grassi 50%) con una dieta di controllo (proteine 15%, carboidrati 55%, grassi 30%) (Gannon MC et al., 2004). Il gruppo con dieta ad alto contenuto proteico e basso contenuto di carboidrati presentava livelli di HbA1c più bassi (7,6 mg /dl ± 0,3 mg /dl vs. 9,8 mg /dl ± 0,5 mg /dl) e livelli medi di glucosio sierico integrato nelle 24 ore (126 mg /dl vs.

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L’ ADA raccomanda, inoltre, un approccio personalizzato basato sul rischio cardiometabolico e sui profili renali della singola persona. Il contenuto proteico dovrebbe essere compreso tra 0,8 g/kg e 1,0 g/kg di peso al giorno nei soggetti con malattia renale cronica precoce e 0,8 g/kg di peso al giorno nei soggetti con valori di creatinina elevati.

Le proteine sono importanti per la costruzione delle cellule e dei tessuti, e perché attivano e controllano il metabolismo corporeo. La dieta è fonte sia di proteine animali provenienti per la maggior parte da carni rosse, che di proteine vegetali ottenute da legumi, noci e cereali integrali. Una buona salute richiede l’assunzione di entrambe, ma con un limite del consumo di quelle animali.

Monique van Nielen e colleghi dell’Università di Wageningen, in Olanda, hanno provato a correlare il consumo di gran quantità di proteine animali allo sviluppo di diabete di tipo 2. Dopo aver escluso gli altri fattori di rischio per il diabete, i ricercatori hanno osservato che sia la quantità che l’origine animale delle proteine aumentavano il rischio di sviluppare il diabete.

Il gruppo che consumava circa 111 grammi al giorno di proteine aveva il 17% in più probabilità di sviluppare il diabete rispetto al gruppo che ne assumeva circa 72 grammi al giorno, o anche meno. Se di queste proteine la maggior parte era di origine animale, 78 grammi, il rischio di diabete aumentava del 22% rispetto a chi ne assumeva di meno, circa 36 grammi al giorno.

Meno carne rossa, senza escluderla del tutto, e più proteine vegetali nella dieta potrebbero rappresentare un ulteriore contributo per la prevenzione del diabete.

Chi ha il diabete di tipo 2 può ricorrere ad una colazione ricca di proteine per ridurre i picchi di glicemia a colazione e a pranzo. Jill Kanaley e colleghi dell’Università del Missouri a Columbia, Stati Uniti, hanno voluto osservare l’influenza degli alimenti assunti a colazione nei valori di glicemia raggiunti dopo il pranzo. I ricercatori hanno coinvolto 12 soggetti di 21-55 anni e con diagnosi di diabete di tipo 2.

I partecipanti hanno consumato per 7 giorni una colazione di 500 chilocalorie costituita in prevalenza da proteine (35%) o da carboidrati (65%), ed un pranzo ricco di entrambi gli alimenti. I ricercatori hanno scoperto che mangiare più proteine a colazione abbassa i livelli di glucosio, del 17% rispetto al 23% ottenuto con i carboidrati, dopo il pranzo.

I livelli di insulina, al contrario, risultano leggermente più alti dopo il pranzo preceduto da una colazione ricca di proteine. “Il primo pasto della giornata è fondamentale per mantenere il controllo glicemico durante i pasti successivi. Fare colazione spinge le cellule ad aumentare la concentrazioni di insulina al secondo pasto, che è un bene perché dimostra che il corpo agisce opportunamente cercando di regolare i livelli di glucosio.

Quello che mangi ha un effetto diretto sulla glicemia (nota anche come zucchero nel sangue). Una parte importante della gestione del diabete è sapere cosa e quanto mangiare. Trovare e seguire un piano alimentare adatto al tuo stile di vita può aiutarti a gestire la tua glicemia.

I carboidrati (glucidi), le proteine e i grassi sono i tre principali nutrienti presenti negli alimenti e necessari all'organismo ogni giorno. Le persone con diabete possono avere una scelta varia e deliziosa di alimenti. Nessun alimento è “proibito” o “raccomandato” in modo specifico, ma la comprensione della composizione degli alimenti e delle basi nutrizionali aiuta davvero a fare le scelte alimentari che funzionano meglio per mantenere i valori glicemici nell’intervallo obiettivo.

Le proteine sono un componente necessario di una dieta equilibrata e possono evitare la sensazione di fame tra un pasto e l'altro. Le proteine vengono scomposte in aminoacidi e non richiedono insulina per il metabolismo. Le proteine in sé non hanno un grande effetto sui livelli di glicemia, anche se l'alimento in cui ci sono le proteine potrebbe averlo. Molti alimenti contengono combinazioni di proteine, carboidrati e grassi.

I grassi sani sono una parte necessaria di una dieta equilibrata e una buona fonte di energia, soprattutto quelli provenienti da pesce grasso, carni magre, alcuni oli e noci. I grassi non aumentano la glicemia, ma sono più calorici delle proteine o dei carboidrati per grammo e possono dare senso di sazietà, ma anche contribuire all'aumento di peso se consumati in eccesso.

Includere questi 3 nutrienti principali nei pasti quotidiani è importante per ottenere un equilibrio nutrizionale. Sarà più facile se i pasti saranno composti da una combinazione di proteine, carboidrati e grassi sani.

Il tuo dietista o diabetologo possono aiutarti a sviluppare un piano alimentare specifico per te, che si adatti al tuo stile di vita e al tuo gusto. Un'alimentazione sana per il diabete può portare a un'alimentazione sana per tutta la famiglia.

Mangiare la giusta quantità di cibo e scegliere alimenti nutrienti è essenziale per mantenere buoni livelli glicemici. Per aiutarti a gestire il diabete, è importante imparare a conoscere le dimensioni delle porzioni.

Il National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases suggerisce di utilizzare questa guida alle porzioni. Metà del piatto dovrebbe contenere verdure non amidacee, 1/4 dovrebbe contenere una proteina magra e 1/4 dovrebbe contenere un carboidrato, preferibilmente ad alto contenuto di fibre:

Secondo i ricercatori, nel valutare il corretto dosaggio dell’insulina si dovrebbero, quindi, considerare tutti gli elementi nutritivi del pasto, anche le proteine e i grassi, valutando l’indice glicemico degli alimenti. Ad esempio, cibi con lo stesso contenuto di carboidrati, ma con un contenuto più alto di grassi e proteine possono richiedere un maggior apporto di insulina.

Per vivere i pasti con più serenità, è necessario perciò conoscere gli aspetti nutritivi degli alimenti nella loro totalità, in modo da poter seguire una dieta equilibrata che si integri con i corretti livelli di insulina.

Qualunque sia il tipo di diabete e il trattamento farmacologico prescritto, la persona con diabete deve assumere alimenti simili, per composizione e quantità, a quelli consigliati alla popolazione generale per mantenere un buono stato di salute: la dieta deve essere equilibrata in termini di macronutrienti (carboidrati, proteine, grassi) e impostata per la maggior parte dei casi su uno schema a cinque pasti giornalieri; la regola degli spuntini si rivela utile nel mantenere un controllo soddisfacente.

Per questa ragione uno strumento della terapia nutrizionale sia del paziente con diabete di tipo 1 in terapia insulinica intensiva o con microinfusore che del paziente di tipo 2, è il metodo del conteggio dei carboidrati.

La dieta deve fornire l’apporto calorico necessario a mantenere e/o raggiungere il peso corporeo desiderabile: nel caso dei diabetici di tipo 1 che sono abitualmente normopeso, non sono generalmente necessarie restrizioni caloriche e la dieta va impostata sulla base del fabbisogno calorico stimato e in funzione della attività fisica. La riduzione del peso corporeo è invece raccomandata, è anzi un obiettivo primario nel diabetico in sovrappeso o obeso.

La dieta ottimale per il diabete proposta dall’American Diabetes Association (ADA 2005) si basa su una quota totale di carboidrati variabile dal 45 al 55% delle calorie totali.

La dieta del diabetico deve contenere oltre ai carboidrati anche altri nutrienti essenziali: le proteine e i grassi, ma questo vale anche per la popolazione generale. Naturalmente non bisogna assumerne in eccesso. Proteine e grassi se assunti in modo costante e corretto, contribuiscono in scarsa misura all’aumento della glicemia postprandiale e al fabbisogno insulinico prandiale.

Infatti il 40-60% delle proteine assunte nel pasto si trasforma in glucosio, ma questo si verifica dopo più di 4 ore dal pasto; più tardiva è la trasformazione dei lipidi (circa il 10% dopo molte ore dal pasto). Le attuali raccomandazioni per il paziente con diabete prevedono un apporto proteico pari al 10- 20% delle calorie totali. Il contenuto proteico raccomandato nella dieta nel paziente con diabete senza nefropatia conclamata è simile a quelle della popolazione generale.

È consigliabile anche un controllo dell’assunzione di sale. I soggetti ipertesi diabetici dovrebbero ridurre l’apporto di sodio alimentare a 2,4 g/die (corrispondenti a 6 g di sale), in linea con le attuali raccomandazioni per la popolazione generale.

È consigliabile un controllo dell’assunzione di alcool. Una moderata introduzione di alcool, fino a 10 g/die nelle femmine e 20 g/die nei maschi è accettabile se la persona desidera bere alcolici. L’assunzione di alcool deve essere limitata nei soggetti obesi o con ipertrigliceridemia e sconsigliata nelle donne in gravidanza e nei pazienti con storia di pancreatite.

Nel caso di terapia insulinica si sconsiglia l’assunzione di alcol a digiuno per il rischio di ipoglicemia.

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