L'infiammazione, conosciuta anche come flogosi o risposta infiammatoria, è un meccanismo di difesa del nostro organismo che si attiva in presenza di danni ai tessuti di varia natura e origine. L'infiammazione è una parte della risposta immunitaria dell'organismo.
Gli indici di flogosi sono molecole o proteine rilasciate nel torrente ematico quando un particolare organo o tessuto dell'organismo risulta coinvolto da una significativa risposta infiammatoria, dovuta, per esempio, a lesioni, ischemia o infezioni. La valutazione di questi indicatori serve, quindi, per determinare la presenza di patologie in cui è presente un'infiammazione e monitorarne il decorso, soprattutto dopo aver stabilito una terapia.
Gli indici di flogosi comunemente usati sono la VES, la proteina C reattiva (PCR), la viscosità plasmatica, il fibrinogeno e la ferritina.
Perché vengono prescritti gli esami degli indici di flogosi?
Gli indici di flogosi vengono prescritti per le seguenti ragioni:
- Come esami specifici per identificare una patologia particolare oppure per monitorare l'efficacia di una terapia.
- Come esami non specifici per escludere una patologia grave.
Patologie associate all'aumento degli indici di flogosi
Vi sono essenzialmente tre patologie in cui gli indici di flogosi aumentano: le malattie infettive, le malattie infiammatorie ed autoimmuni, le malattie neoplastiche (soprattutto ematologiche ma non solo).
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Indici di flogosi specifici
L'utilità maggiore della misurazione di VES, viscosità plasmatica e PCR si ha nella diagnosi di polimialgia reumatica ed arterite di Horton. In questi casi una negatività degli indici di flogosi è molto rara per cui questi test hanno un elevato valore predittivo negativo. In altre parole ritrovare VES, viscosità ematica e PCR normali esclude con quasi certezza una polimialgia reumatica o una arterite di Horton.
Altra condizione in cui quasi sempre vi è un aumento degli indici di flogosi è il mieloma: anche in questo caso ritrovare indici di flogosi normali permette di escluderlo con ragionevole certezza.
Gli indici di flogosi possono ovviamente essere elevati in molte altre condizioni patologiche (malattie infettive, neoplastiche, autoimmuni, etc.), tuttavia in questi casi sensibilità e specificità non sono così dirimenti da poter confermare o escludere una determinata malattia.
Pertanto questi esami debbono essere usati come complemento di una valutazione clinica globale. In realtà, in questi casi, i test si rivelano poco utili e possono portare ad imbattersi in "incidentalomi" di difficile interpretazione. Pertanto si dovrebbe usare questi test solo in aggiunta all'anamnesi, all'esame obiettivo e ad altri accertamenti laboratoristici e/o strumentali mirati di cui costituiscono un completamento.
Considerazioni sull'interpretazione degli indici di flogosi
Gli indici infiammatori vengono talora usati per differenziare patologie minori da malattie gravi, ma anche in questo caso va detto che sensibilità e specificità dei test non permettono di confermare o escludere un determinato sospetto.
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Talora la PCR viene usata per decidere se somministrare o meno un antibiotico nel paziente con malattia febbrile perchè si ritiene che questo test aumenti soprattutto nelle infezioni batteriche. In realtà anche questa affermazione va intesa con cautela: di fronte ad un paziente febbrile ritrovare una PCR normale permette di affermare che un'infezione batterica è meno probabile del 30% circa ma non permette di escluderla in assoluto. In altre parole: in un paziente febbrile una PCR elevata giustifica l'uso degli antibiotici, una PCR normale rende meno verosimile una origine batterica ma non la esclude con certezza.
Infine va considerato il caso in cui gli indici di flogosi vengono richiesti come parte di una batteria di esami senza che vi sia una specifica ragione clinica. In questi casi, se si riscontrano test alterati e se il paziente è asintomatico, conviene attendere qualche tempo e ricontrollarli in quanto spesso si tratta di alterazioni transitorie. Va considerato che in una elevata percentuale di casi le alterazioni possono permare per anni senza che il paziente sviluppi patologie importanti.
Questo porta a consigliare di non richiedere gli indici di flogosi al di fuori di una motivazione clinica.
Un caso a sè riguarda i soggetti che, anche se asintomatici, mostrano indici di flogosi molto elevati (per esempio VES > 100 mm/h). Se i test persistono elevati ad un successivo controllo è assai probabile la presenza di una importante patologia sottostante anche se il soggetto rimane asintomatico o paucisintomatico. Anamnesi, esame clinico ed indagini ad hoc generalmente permettono la diagnosi.
Quali sono i 5 segni dell’infiammazione?
Non è detto che la risposta infiammatoria comporti la comparsa in contemporanea di tutti questi sintomi che, in alcuni casi, possono anche non manifestarsi. L’infiammazione può manifestarsi anche a livello sistemico quando è particolarmente intensa o estesa. Quali sono le possibili cause di questa condizione? Le cause dell’infiammazione sono molteplici. Le patologie infettive sono il tipico esempio di risposta infiammatoria dovuta ad agenti patogeni. La reazione infiammatoria del nostro organismo potrebbe essere anche anomala nel momento in cui i meccanismi che la determinano si rivelino difettosi. Come si toglie l’infiammazione?
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Indici di infiammazione specifici e loro caratteristiche
- La proteina C reattiva (PCR): è una delle proteine della fase acuta del processo infiammatorio; viene prodotta dal fegato in seguito allo stimolo della IL-6 e IL-8. La PCR inizia ad essere rilevabile dopo 6-8 ore dall’inizio del processo infiammatorio e persiste per 48 ore dopo la fine dello stimolo. La proteina C reattiva si riscontra nel sangue delle persone che presentano un processo flogistico di varia origine. E' un indice d'infiammazione; come tale, le sue concentrazioni nel sangue aumentano in presenza di processi flogistici di varia natura. Dal punto di vista funzionale, la proteina C reattiva è molto simile alle immunoglobuline di classe G (IgG), sostanze che si attivano per svolgere un'azione di difesa dell'organismo. A differenza di queste, però, la proteina C reattiva non è diretta specificamente contro un determinato antigene. La PCR viene prodotta principalmente a livello epatico, in risposta a stimoli quali agenti nocivi, microrganismi patogeni e immunocomplessi, ma anche in seguito a traumi. L'aumento della proteina C reattiva si verifica in caso di malattie reumatologiche, infezioni batteriche e traumi. Di recente, un valore di proteina C reattiva cronicamente elevato è stato correlato a un aumento del rischio cardiovascolare.
- La velocità di eritrosedimentazione (VES): questo esame misura la velocità con cui gli eritrociti (globuli rossi) si depositano (sedimentano) sul fondo della provetta che li contiene. Molti processi patologici possono determinare un aumento della velocità di eritrosedimentazione. La velocità di eritrosedimentazione (VES) è un indice infiammatorio che, come suggerisce lo stesso termine, misura la velocità con cui gli eritrociti (globuli rossi) di un campione di sangue - reso incoagulabile - sedimentano sul fondo della provetta che lo contiene. Occorre precisare che la VES è un indice aspecifico (cioè generico) e deve essere interpretato nel contesto di altre indagini cliniche mirate: risultati elevati indicano spesso la presenza di infiammazione senza indicare al medico esattamente dove è situata l'infiammazione e da cosa è provocata.
- La procalcitonina (PCT): in presenza di citochine pro-infiammatorie o di proteine batteriche (lipopolisaccaridi, LPS), la PCT viene sintetizzata dalle cellule parenchimali del polmone, del fegato, del rene, del tessuto adiposo e del tessuto muscolare. La procalcitonina (PCT) è il precursore della calcitonina e viene utilizzato quale un marcatore biologico di sepsi, shock settico e gravi reazioni infiammatorie. La procalcitonina può essere prodotta da diversi tipi di componenti cellulari e da molti organi in risposta a stimoli pro-infiammatori (es.
Altri indici di flogosi
- Emocromo con formula: i cambiamenti nelle percentuali in cui sono presenti le cellule del sangue e nei parametri a loro associati (es. una conta leucocitaria e piastrinica elevata con un basso livello di emoglobina) possono contribuire a rilevare la presenza di una risposta flogistica in corso. L'emocromo può dare numerose informazioni sullo stato di salute del paziente, ma è considerato un indicatore d'infiammazione aspecifico, poiché ascrivibile a varie malattie, anche molto diverse tra loro, come infezioni, malattie autoimmuni, malattia infiammatoria intestinale e tumori.
- Calprotectina: sostanza presente nei neutrofili, molto attivi nell'infiammazione.
- Ferritina: proteina essenziale per lo stoccaggio del ferro nell'organismo.
- Fibrinogeno: è un fattore essenziale per la coagulazione del sangue, rilasciato in circolo in caso di necessità; quando c'è una ferita ed inizia il sanguinamento, si forma un coagulo attraverso una serie di passaggi (emostasi). In uno degli ultimi step, il fibrinogeno solubile viene convertito in filamenti di fibrina insolubili che si intrecciano tra loro formando una rete che si stabilizza ed aderisce al sito danneggiato fino alla guarigione.
Proteina C reattiva (PCR): Ulteriori dettagli
Il medico prescrive la misurazione della proteina C reattiva (PCR) nel sangue quando sospetta che il paziente abbia un'infiammazione acuta, come un'infezione batterica o fungina, una patologia autoimmune (es. lupus eritematoso sistemico o vasculiti), una malattia infiammatoria intestinale (es. Dopo aver valutato i risultati, il medico può orientarsi meglio e consigliare altre indagini di approfondimento.
La PCR è correlata a un altro esame usato per valutare uno stato infiammatorio: il test della velocità di sedimentazione dei globuli rossi (VES). A differenza di quest'ultimo parametro, però, la proteina C reattiva aumenta e diminuisce più rapidamente. Cos'è la Velocità di Eritrosedimentazione?
I livelli di proteina C reattiva non sono specifici per la diagnosi di malattia, ma servono a valutarne la gravità e l'evoluzione quando essa è già stata diagnosticata, a prescrivere esami più approfonditi per indagarne le origini o a valutare l'efficacia della terapia adottata.
Nelle persone sane, il valore medio della proteina C reattiva è compreso tra 0,5 mg/l e 10 mg/l, con una variabilità che dipende dall'età e dal sesso del paziente. Reumatismi - Come si Manifestano?
Infezioni virali e PCR
- Livelli aumentati di proteina C reattiva sono stati riscontrati nel sangue di pazienti affetti da influenza aviaria H7N9.
- Per quanto rigarda l'influenza H1N1, invece, la PCR risulta significativamente elevata nelle presentazioni più gravi.
- L'incremento della proteina C reattiva è stato segnalato tra le caratteristiche cliniche dell'infezione da nuovo Coronavirus (COVID-19).
Se i valori della PCR risultano bassi, significa che un disturbo apparentemente associato a un'infiammazione, in realtà non lo è. La causa dei sintomi è, dunque, da ricercarsi altrove.
Preparazione all'esame della PCR
Per l'analisi della proteina C reattiva, il paziente si deve sottoporre ad un prelievo di sangue. Prima di sottoporsi all'esame, il paziente deve osservare un digiuno di almeno 8-10 ore, durante le quali è ammessa l'assunzione di una modica quantità di acqua. Inoltre, occorre essere in posizione eretta da almeno 30 minuti.
La concentrazione di PCR può essere aumentata negli stadi più avanzati della gravidanza, così come durante la terapia sostitutiva ormonale (es. estrogeni). Condizione di obesità del paziente.
In condizioni normali, i livelli della proteina C reattiva nel sangue sono bassi, ma in presenza di un'infezione o di uno stato infiammatorio possono aumentare anche migliaia di volte nel giro di poche ore. In questi casi, la crescita di tale parametro è molto rapida e precede il manifestarsi di sintomi indicativi dell'infiammazione, come febbre o dolore.
L'infiammazione endoteliale (l'endotelio è un particolare tessuto che riveste la superficie interna dei vasi sanguigni) è uno dei fattori principali che partecipano al processo di aterogenesi. Di conseguenza, elevati livelli basali di proteina C reattiva sono correlati a un maggior rischio di coronaropatie ed infarto miocardico.In uno studio, un livello basale di PRC superiore a 2,4 mg/L è risultato aumentare di due volte il rischio di coronaropatie rispetto a un livello inferiore a 1 mg/L.
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