Vegani e Cancro: Analisi Statistiche e Implicazioni per la Salute

Negli ultimissimi anni l’alimentazione vegana, che esclude ogni alimento di origine animale, e quella flexitariana, in cui si riducono al minimo le componenti di origine animale, sono diventate di moda.

Questo articolo esplora le statistiche relative all'incidenza del cancro tra i vegani, analizzando studi scientifici e revisioni della letteratura per comprendere meglio l'associazione tra dieta vegana e rischio di sviluppare questa malattia.

Dieta Vegana e Rischio di Cancro: Cosa Dicono gli Studi?

Gli autori evidenziano come il cancro sia la seconda causa principale di morte negli USA e come i fattori dietetici siano responsabili di almeno il 30% di tutti i tumori dei paesi occidentali.

Questo studio ha cercato di determinare le associazioni tra la dieta e il rischio di sviluppare il cancro.

I modelli dietetici esaminati sono: onnivoro, lacto-vegetariano, pesco-vegetariano, vegano, semi-vegetariano.

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A maggio 2024 sulla rivista PLOS One è stata pubblicata una nuova ampia revisione della letteratura scientifica, in cui gli autori hanno valutato l’impatto delle diete prive di sostanze di origine animale e sui fattori di rischio associati allo sviluppo di malattie cardiometaboliche e cancro e sulla relativa mortalità.

Nel complesso, le diete vegetariane e vegane sono risultate significativamente associate a un migliore profilo lipidico, a un maggiore controllo della glicemia, a un indice di massa corporea più favorevole, a minore infiammazione e a un minore rischio di cardiopatia ischemica e cancro.

La dieta vegetariana è anche risultata associata a una minore mortalità per malattie cardiovascolari.

Al tempo stesso non è stata segnalata alcuna differenza sul rischio di sviluppare diabete gestazionale e ipertensione nelle donne in gravidanza che seguivano diete vegetariane.

Occorre però considerare anche i limiti di questi studi.

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In totale, sono stati riscontrati 2.939 casi di cancro.

Uno studio italiano ha determinato che seguire una dieta vegana o vegetariana è associato a un rischio inferiore di cancro, malattie cardiovascolari - come infarto e ictus - e morte prematura.

Si tratta dell'ennesima ricerca che evidenzia i benefici dei modelli alimentari “plant based” sani ed equilibrati, esclusivamente concentrati su alimenti di origine vegetale o che comunque includono alcuni derivati animali, come uova, latte e formaggi, ma escludendo del tutto carne e pesce (compresi i frutti di mare).

Gli studiosi sottolineano che alcune diete di questo tipo potrebbero comportare carenze di vitamine, minerali e altri nutrienti in determinate persone - la vitamina B12, ad esempio, deve essere assunta da tutti i vegani -, pertanto è fondamentale che si sia sempre seguiti da un esperto della nutrizione quando si decide di intraprendere questo tipo di percorso alimentare.

A determinare che le diete vegane e vegetariane sono associate a un rischio di ridotto di cancro, malattie cardiometaboliche e più in generale mortalità prematura è stato un team di ricerca italiano guidato da scienziati dell'Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Biochimica dell'Università di Cambridge (Regno Unito), dello Stanford Prevention Research Center dell'Università di Stanford (Stati Uniti) e dell'IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna.

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I ricercatori, coordinati dal dottor Angelo Capodici, PhD student e specializzando in Igiene, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver condotto una revisione definita a “ombrello” sui dati di una cinquantina di studi condotti tra il 2000 e il 2023.

In parole semplici, hanno analizzato statisticamente i dati di revisioni sistematiche e meta-analisi (pubblicate su PubMed e Scopus) nei quali erano disponibili informazioni sui modelli alimentari seguiti dai partecipanti e le cartelle cliniche.

Incrociando i dati è emerso che vegetariani e vegani avevano un profilo migliore dal punto di vista dei fattori di rischio per malattie cardiometaboliche, come indice glicemico, pressione arteriosa, colesterolo, indice di massa corporeo (BMI, body mass index) e infiammazione.

Più in generale, dieta vegana e vegetariana erano statisticamente associate a un rischio ridotto di cancro e cardiopatia ischemica, mentre quella vegetariana offriva anche una ridotta mortalità per malattie cardiovascolari, come indicato nell'abstract dello studio.

Non sono tuttavia stati rilevati benefici dal punto di vista dell'ipertensione e del diabete gestazionale nelle donne in gravidanza.

Al netto dei limiti della ricerca, trattandosi di uno studio di associazione, gli scienziati hanno sottolineato che le diete plant based sono associate a significativi benefici per la salute.

“Il nostro studio valuta i diversi impatti delle diete prive di animali sulla salute cardiovascolare e sul rischio di cancro, mostrando come una dieta vegetariana possa essere benefica per la salute umana ed essere una delle strategie preventive efficaci per le due malattie croniche di maggior impatto sulla salute dell'uomo nel 21° secolo”, hanno chiosato Capodici e colleghi in un comunicato stampa.

Un precedente studio condotto su gemelli identici aveva rivelato che chi seguiva una dieta vegana aveva una migliore salute cardiovascolare, con livelli più bassi di insulina a digiuno e concentrazioni ridotte di colesterolo “cattivo” LDL.

I dettagli della nuova ricerca “Cardiovascular health and cancer risk associated with plant based diets: An umbrella review” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica PloS ONE.

Seguire una dieta prevalentemente vegetariana può avere effetti protettivi contro il rischio di tumori.

A suggerirlo sono i risultati di una ricerca effettuata nell’ambito del Progetto UMBERTO condotto dalla Piattaforma Congiunta di Fondazione Umberto Veronesi e I.R.C.C.S. Neuromed.

Come spiegato nella pubblicazione del lavoro sulla rivista scientifica Nutrients, il cancro è una delle principali cause di morte prematura in Europa, e si stima che una percentuale significativa di casi potrebbe essere prevenuta attraverso l'adozione di stili di vita sani, inclusa una corretta alimentazione.

A differenza di una dieta interamente vegetariana, i modelli alimentari semi-vegetariani, conosciuti anche come flexitariani, prediligono ampiamente gli alimenti di origine vegetale, ma ammettono il consumo di carne, pesce e derivati animali, in quantità molto limitate.

Sono guardate con attenzione dalla comunità scientifica internazionale perché idealmente più praticabili dalla popolazione generale, rispetto a regimi tradizionalmente più restrittivi, come appunto quelli vegetariani o vegani.

Che cosa ha rilevato la ricerca?

«Abbiamo osservato che le persone che aderivano maggiormente a un modello alimentare semi-vegetariano, costituito mediamente per l’80 percento da alimenti di origine vegetale, avevano un rischio di tumori inferiore del 15% rispetto ai partecipanti con una dieta composta al 60% da alimenti vegetali.

I ricercatori hanno però cercato di differenziare ulteriormente gli stili alimentari dei partecipanti.

Non solo sono andati a verificare la prevalenza di alimenti vegetali sulla quantità di cibo consumato quotidianamente.

Hanno anche distinto, a parità di quantità di frutta e verdura, in base alla tipologia di alimento, delineando una dieta semi-vegetariana basata su alimenti vegetali più salutari (frutta e verdura, legumi, cereali integrali, frutta secca e a guscio, olio d’oliva, tè e caffè) ed una su alimenti vegetali meno salutari (cereali raffinati, patate, succhi di frutta, bevande zuccherate, dolci e dessert).

«I cibi vegetali non sono tutti uguali.

C’è un’importante distinzione da fare ad esempio tra frutta e verdura fresche, e alimenti vegetali meno salutari, come succhi di frutta più o meno zuccherati e cereali raffinati» ha precisato Marialaura Bonaccio, responsabile della Piattaforma congiunta.

«Questa ricerca - ha commentato Licia Iacoviello, Direttore del Dipartimento e professore ordinario di Igiene all’Università dell’Insubria di Varese e Como - rappresenta un punto di partenza importante per avvicinare la prevenzione alla vita di tutti i giorni.

A volte, magari i cittadini possono vedere le raccomandazioni su alimentazione e stili di vita come ‘punitive’.

Invece il nostro studio dimostra che non ci sono alimenti ‘proibiti’, ma può bastare un semplice aggiustamento delle proprie abitudini.

Numerosi studi rivelano che tumori, diabete e malattie cardiovascolari sono prevenibili con una dieta ricca di vegetali.

In questo contesto una dieta vegana, che coniughi abbondanza di vegetali e attenzione per l’ambiente (oltre che per il benessere animale), si dimostra interessante.

Quanto ai tumori, è ormai riconosciuto che un notevole apporto di fibre, tipico delle diete ricche di vegetali, è un fattore protettivo nei confronti del cancro al colon e al seno.

Analizzando i dati proveniente da oltre 77 mila persone emerge che i vegetariani hanno un rischio ridotto del 22 per cento di sviluppare qualsiasi tipo di cancro del colon-retto rispetto ai non vegetariani.

In particolare la riduzione è del 19 per cento per quello del colon e del 29 per cento a carico del retto.

Ma le suddivisioni non finiscono qui: per quanto riguarda i vegani la riduzione è del 16 per cento, 18 per i latto-ovo vegetariani.

Dati importanti che confermano ancora una volta il ruolo fondamentale dell’alimentazione come fattore protettivo.

Limiti degli Studi e Considerazioni Importanti

Gli stessi autori della revisione hanno però indicato chiaramente alcune debolezze insormontabili della loro analisi.

Tra queste vi sono l’elevata eterogeneità delle diverse popolazioni studiate negli studi presi in considerazione, insieme alle dimensioni non sempre significative dei campioni, ai fattori demografici, alle origini geografiche, ai modelli alimentari e ad altri fattori confondenti legati agli stili di vita.

Questa precisazione, oltre a essere molto onesta, è cruciale perché ci avverte di prendere questi risultati come perfettibili e non perfetti.

Si dovrebbe però esercitare una certa cautela prima di suggerire, in generale, l’adozione di regimi alimentari che escludono le fonti di origine animale.

Occorre infatti esaminare sempre le caratteristiche specifiche di ogni persona.

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