Quando guidano, i piloti di Formula 1 vengono sottoposti a condizioni e forze insostenibili per la maggior parte delle persone comuni e non a caso hanno una preparazione fisica, atletica e mentale con pochi eguali nello sport, a volte sottovalutata per il fatto che il loro lavoro consiste in sostanza nel guidare un’auto.
Un Gran Premio dura un’ora e mezza, durante la quale i piloti superano con costanza i 300 chilometri orari e frenano e curvano centinaia di volte: questo richiede resistenza e forza eccezionali, soprattutto in parti del corpo molto sollecitate come il collo e le gambe.
Servono inoltre concentrazione e riflessi decisamente fuori dal comune, per prendere le decisioni migliori in pochi istanti e abbassare il rischio di incidenti.
Le incredibili forze a cui sono sottoposti i piloti
Una delle cose più ardue quando si guida una monoposto è resistere alla forza a cui si è sottoposti, che è anche 4-5 volte superiore alla gravità. Per dare un’idea, quando fanno una curva i piloti possono avere l’impressione che la loro testa pesi cinque, sei volte più del solito.
Quando frenano, è come se una ventina di chili premesse sul loro collo: a una persona non allenata in modo specifico la testa cadrebbe in avanti, facendole perdere il controllo dell’auto; viceversa quando accelerano vengono spinti all’indietro, e quando curvano da una parte o dall’altra.
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Per questo, e per la loro particolarità, sono piuttosto famosi e condivisi i video dei piloti che allenano il collo con esercizi poco convenzionali per quasi tutti gli altri tipi di atleti.
In quello forse più comune i piloti si legano alla testa dei tiranti, alle cui estremità c’è o una persona che tira oppure un peso: in ogni caso il pilota deve esercitare una forza opposta per mantenere la testa dritta.
Non c’è solo il collo, comunque: per i piloti è fondamentale essere forti nel cosiddetto core, cioè quel complesso di muscoli all’altezza degli addominali e della zona lombare che danno sostegno alla schiena e contribuiscono a mantenere l’equilibrio e le posture migliori.
Per allenarlo, sono abbastanza diffusi tra i piloti esercizi a corpo libero tipo calisthenics (che sfruttano cioè il peso del proprio corpo) o quelli con bilancieri, elastici e kettlebell (quei pesi sferici con sopra una maniglia).
L'importanza del peso e l'allenamento delle gambe
La forza nelle gambe è un’altra cosa cruciale, perché già solo premere il pedale del freno non è proprio una passeggiata. Ciascun pilota dev’essere quindi abituato a reggere sforzi prolungati, anche perché l’aumento del battito cardiaco rischia altrimenti di influire sui tempi di reazione e sulle capacità di decisione.
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In passato addirittura capitava che, per “pesare meno” sull’auto e quindi farla andare più veloce, fossero spinti a dimagrire troppo, con conseguenti problemi di salute fisica e mentale: anche per questo nel 2019 è stato introdotto un obbligo di peso minimo, 80 chili, che i piloti più leggeri devono integrare con una zavorra da posizionare sotto il sedile.
Per allenarsi e non annoiarsi molti piloti scelgono di praticare, soprattutto nel periodo tra una stagione e l’altra, vari sport come il ciclismo, lo sci, la corsa, ma anche attività come il salto della corda, molto utile anche per sciogliere i muscoli prima delle gare, e la fit-boxe (un pugilato in cui si tirano pugni a un sacco o a speciali guantoni che un’altra persone regge in mano).
L'allenamento per la coordinazione e la gestione della stanchezza
Uno strumento abbastanza utilizzato per migliorare la coordinazione tra occhio e mano e anche la visione periferica, cruciale quando si guida, consiste in un set di luci poste in varie posizioni davanti al pilota, che si accendono alternatamente (a volte emettono anche un suono, un “bip”).
Il pilota deve, di fatto senza guardarla direttamente, vederla e metterci una mano davanti nel minor tempo possibile.
Allo stress fisico e psicologico di una competizione molto intensa per i piloti si aggiunge quindi la delicata gestione della stanchezza e del jet lag.
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