Alimentazione e Alzheimer: Consigli per una Dieta Adeguata

L’alimentazione riveste un ruolo fondamentale nella persona che soffre di malattia di Alzheimer; permette infatti di preservare uno stato di salute ottimale nonostante la demenza spesso induca una malnutrizione.

Molti degli studi su alimentazione e demenza riguardano i problemi etici e l’efficacia dell’alimentazione artificiale nelle fasi terminali. Il rischio di malnutrizione nella demenza è notoriamente elevato, con percentuali variabili dal 15 al 50% dei casi, a seconda del setting di cura e delle fasi di malattia considerate. L’impegno assistenziale richiesto per prevenire tale condizione è rilevante e si stima rappresenti il 25% dei costi assistenziali totali.

Non vanno trascurate le ripercussioni emotive che influenzano la percezione del caregiver riguardo la propria competenza assistenziale, lungo tutto il percorso di malattia. Da ultimo il cibo rappresenta al tempo stesso un’irrinunciabile fonte di energia che condiziona la possibilità di far fronte alla routine quotidiana, assai molto più faticosa in presenza di danno cognitivo.

Fattori Cognitivi e Alimentazione

Dal punto di vista cognitivo la compromissione della memoria, della percezione, delle funzioni esecutive con le relative difficoltà di programmazione, organizzazione, ma anche i deficit dell’attenzione, i disturbi della coordinazione motoria, l’agnosia e le difficoltà comunicative, possono essere in gioco, singolarmente, ma più spesso in associazione e riscontrabili ad un’attenta valutazione.

Disturbi specifici del riconoscimento dei sapori e degli odori possono essere elicitati nei pazienti con demenza Fronto-Temporale, sia nella variante comportamentale (bvFTLD) che nella forma di Afasia Primaria Progressiva, variante semantica (svPPA) e variante non fluente (nfvPPA). Tali disturbi mostrano correlazioni con alterazioni volumetriche a carico della corteccia entorinale sinistra, dell’ippocampo, del giro ippocampale e del polo temporale. Iperoralità e bulimia, riscontrabili nella stessa bvFTLD, sono correlati al danno del circuito orbito-fronto-insulare-striatale destro.

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A fronte di ciò l’atto dell’alimentarsi è una delle ultime funzioni del quotidiano ad essere completamente persa; inoltre non dobbiamo dimenticare il significato esperienziale che il cibo assume nella vita di ciascuno di noi, comprese le persone affette da demenza. Il cibo svolge infatti una funzione evocatrice di mappe cognitive individuali e di emotività ad esse connesse, rimanda quindi ad esperienze individuali di vita e rimane una delle fonti di maggior piacere.

Valutazione Multidimensionale e Personalizzazione del Piano Nutrizionale

La progettazione di un piano personalizzato di nutrizione per la persona affetta da demenza, considerati i numerosi fattori che possono modificare gli equilibri nutrizionali e la loro variabile compresenza, richiede l’utilizzo di modelli valutativi multidimensionali.

Il “Ciclo di gestione della qualità per la nutrizione geriatrica” proposto dal modello GentleCare coinvolge l’équipe multiprofessionale e delinea le fasi metodologiche da percorrere per giungere alla formulazione di un piano personale completo di nutrizione: il concetto di personalizzazione della cura dirige ogni passo del ciclo e rappresenta il principio ispiratore di ogni forma di intervento professionale.

La seconda fase concerne la valutazione nutrizionale: sono qui vagliati i fattori che influenzano gli aspetti fisiologici della nutrizione. Per ciascun individuo è necessario indagare la funzione della deglutizione al fine di valutare se le alterazioni sono sostenute da una base organica neurologica, se derivano dalla disfunzione cognitiva, da cattive tecniche di alimentazione e/o da alterata postura non corretta mediante adeguati posizionamenti al tavolo.

Lo “Stress Profile”, ottenuto tramite l’osservazione del paziente nelle 24 ore, permette di analizzare il comportamento della persona nel contesto ambientale, correlando le attività in corso, le interazioni con l’ambiente umano e con lo spazio fisico, in cui assumono particolare rilevanza le caratteristiche di sonorità ed illuminazione. Uno studio di tali rilevazioni può consentire di individuare i fattori di stress ambientali, il momento in cui si manifestano e i loro effetti sul comportamento.

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L’uso di scale di osservazione del comportamento, specifiche per il momento del pasto, quale la Edinburgh Feeding Evaluation in Dementia Scale, possono essere di aiuto nel definire l’approccio al problema.

L ’efficacia e la sostenibilità dei risultati raggiunti con il piano dipendono poi dai livelli di condivisione che si stabiliscono tra i membri dell’équipe multidisciplinare, dal grado di complementarietà e coerenza tra i programmi assistenziali, riabilitativi ed infermieristici, dalla validità dei sistemi di monitoraggio adottati e dalla flessibilità organizzativa in funzione delle esigenze dei singoli.

Il risultato delle valutazioni e dei programmi impostati si sostanzierà nella pianificazione di una routine nutrizionale finalizzata a ridurre il rischio di malnutrizione tramite la valorizzazione delle abilità residue, la restituzione di possibili gradi di autonomia e il reinserimento dell’attività del “mangiare”, con tutto il suo contenuto simbolico-emotivo, nel contesto della vita quotidiana.

Il tema del recupero delle energie, necessario per affrontare la quotidianità, è parte centrale della routine giornaliera prevista nel modello GentleCare. Il piano nutrizionale ha quindi questo scopo e prevede un’organizzazione nelle 24 ore e la scelta di cibi ad alto contenuto energetico, salvo controindicazioni specifiche.

Nella nostra esperienza è l’orologio nutrizionale. Questo sistema non incoraggia a mangiare qualsiasi cosa a qualsiasi ora, esso infatti non rimanda all’errata nozione di “pascolo”, o all’uso moderno del buffet, ma riconduce ad un concetto di flessibilità e di capacità interpretativa delle richieste della singola persona.

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Le strategie utilizzate, oltre ad inglobare una particolare attenzione per le abitudini e gli aspetti volitivi, tengono anche in considerazione modalità alternative di consumazione dei pasti. A scopo esemplificativo si possono considerare i finger foods che sono una valida alternativa quando siano presenti difficoltà prassiche o disturbi attentivi o disturbi del comportamento quali il wandering, o l’insonnia.

La predisposizione facilitata della tavola con uso adeguato dei contrasti, è riservata alle persone che hanno difficoltà di tipo percettivo o prassico. L’uso di reminiscenze con la discussione di ricette, la preparazione di piatti tradizionali, i festeggiamenti di particolari ricorrenze possono inoltre contribuire a restituire al cibo il suo valore sociale e rendere l’esperienza del pasto gradevole.

Le difficoltà dell’alimentazione nella persona affetta da demenza riconoscono cause molteplici e ampiamente interagenti. La valutazione e la selezione delle strategie di intervento efficaci è più difficile quando viene erroneamente ricercata e trattata una sola causa.

Campanelli d'allarme dell'Alzheimer

  • Disorientamento nel tempo e nello spazio
  • Difficoltà nel pensiero astratto
  • Diminuzione della capacità di giudizio
  • Difficoltà nelle attività quotidiane
  • Cambiamenti di umore o di comportamento
  • Mancanza di iniziativa
  • Cambiamenti di personalità
  • La cosa giusta la posto sbagliato
  • Problemi di linguaggio
  • Perdita di memoria

Consigli Pratici per l'Alimentazione del Paziente Alzheimer

Grazie all’intervento della Dottoressa Sabrina Rossi, Geriatra, Consulente Nutrizionale e Responsabile Sanitaria Residenza per Anziani Il Ronco, in questo ultimo webinar di Fermata Alzheimer vogliamo dare ai caregiver e a chi ha una relazione di cura con una persona affetta da demenza, alcuni piccoli consigli su una dieta bilanciata che favorisca il benessere dei pazienti.

Approfondiamo come cambia il corpo dell’anziano e quali accorgimenti seguire durante l’alimentazione del paziente Alzheimer. Quando il corpo invecchia si innescano dei cambiamenti fisiologici comuni alla maggior parte degli anziani, comprese le persone affette da Alzheimer. Con l’avanzare dell’età aumenta il rischio di malnutrizione, che consiste nella mancanza o nella perdita di assimilazione dei componenti essenziali dei cibi e in un minore assorbimento dei nutrienti.

Ad esempio, è comune la malnutrizione proteico energetica, in cui si assorbono meno proteine e si ha quindi una carenza energetica. Contrariamente, se la condizione di malnutrizione è causata da un’accelerazione metabolica, il corpo del malato brucia più calorie ed energia del dovuto. È importante sottolineare che la malnutrizione porta alla perdita della massa muscolare e ad altre patologie.

La Dottoressa Rossi specifica che l’alimentazione dei pazienti Alzheimer deve essere equilibrata, senza escludere nessun tipo di cibo. Tuttavia, bisogna prestare attenzione ad alcuni accorgimenti. Ad esempio, l’introito delle proteine deve essere costante e sollecitato nel paziente: le proteine si trovano nelle carni animali, nei latticini, nelle uova etc. Da preferire è la carne bianca e quella del pesce, perché più nutrienti e meno grasse.

Per aiutare l’alimentazione degli anziani affetti dalla malattia d’Alzheimer si deve considerare che molti fanno fatica a masticare: possiamo proporre delle polpette o della carne macinata, oppure un piatto completo di pasta come la pasta al ragù, la lasagna o la crespella.

Ma il nutriente che spesso causa più problematiche è il carboidrato. Nell’anziano abbiamo specificato che è presente un’alterazione metabolica sull’assorbimento dei carboidrati, che a volte si traduce in forme di diabete.

Il malato può avere delle problematiche legate al momento del pasto per via della sua capacità cognitiva alterata. Nello specifico può non riconoscere il cibo e gli strumenti usati sulla tavola. Per questo la tavola si apparecchia ad hoc, creando un ambiente tranquillo e sereno con pochi stimoli sonori.

Altro aspetto da considerare è il non mettere fretta al paziente ma lasciare che segua i suoi tempi. Adottare un approccio empatico e rilassato, senza scatti d’ira e frustrazione da parte del caregiver è la scelta migliore. Si, perché come dice il detto “noi siamo quello che mangiamo”. Una corretta alimentazione previene alcune malattie come quelle cardiovascolari, ma anche forme di demenza vascolare.

Disfagia e Alimentazione

La disfagia consiste in una difficoltà di deglutizione che interviene nell’invecchiamento e nella fase acuta della demenza senile. Colpisce i centri motori e i nervi coinvolti nella deglutizione, e il rischio che si corre è il soffocamento e un’insufficienza respiratoria. Nell’alimentazione del paziente Alzheimer che soffre di disfagia serve dare cibi adeguati e principalmente omogenei, frullati e dalla consistenza cremosa senza elementi solidi.

Alimentazione Smisurata e Carente

Alimentazione smisurata. Mangiare con avidità più del necessario senza rispettare l’ordine dei piatti (colazione, primo, secondo, cena) a volte ingurgitando il cibo che potrebbe essere tagliato male o cotto in modo incompleto andando incontro al rischio di soffocamento o di intossicazioni. Il rischio principale legato a questo tipo di atteggiamento è di sviluppare nel tempo obesità.

Alimentazione carente. Dimenticarsi dei pasti, mangiare con selezione e resistenza introducendo meno cibo rispetto al fabbisogno energetico, potrebbe portare ad un rapido dimagrimento e lo sviluppo di uno stato di malnutrizione che può comportare una riduzione della massa muscolare, un fenomeno già in atto nelle persone anziane.

Le persone malate di Alzheimer spesso non si nutrono in maniera adeguata, se vengono lasciate indipendenti nella gestione di questa attività, soprattutto nelle fasi intermedia e avanzata della malattia. Di solito, le persone che soffrono di demenza hanno scarso appetito, questo può accadere perché non vengono riconosciuti i cibi che ci si trova nel piatto, altre volte la causa possono essere i denti o le protesi dentarie non adatte, ma allo stesso un’incapacità a riconoscerlo e dirlo.

Altre volte sono i farmaci o la modifica dei dosaggi che influiscono sull’appetito. O ancora può trattarsi di scarso movimento fisico: finché una persona è in grado di camminare, è fondamentale che faccia delle brevi passeggiate ed è sempre bene mantenere un po’ di mobilità, facendo fare esercizi.

Il cibo è il carburante del nostro corpo (e anche del nostro cervello) e una corretta alimentazione aiuta a mantenere il nostro corpo forte e sano. Come abbiamo già detto altre volte in passato è dunque importante curare la dieta dei nostri cari malati, che deve essere varia.

La scienza suggerisce anche di seguire una dieta mediterranea, quindi ricca di verdura, frutta, cereali integrali, latticini a basso contenuto di grasso e alimenti proteici magri. Da eliminare o ridurre gli alimenti ad alto contenuto di grassi saturi e colesterolo.

Grassi e Zuccheri

Alcuni grassi sono essenziali per la salute, ma non tutti i grassi sono uguali. Riducete i grassi dannosi per la salute del cuore, come il burro, lo strutto e le carni grasse. Un discorso simile vale anche per gli zuccheri raffinati che vanno ridotti il più possibile. Questi sono contenuti negli alimenti trasformati e hanno la caratteristica di contenere calorie, ma non vitamine, minerali e fibre.

La voglia di dolce si può saziare con la frutta o con prodotti da forno dolcificati con succhi di frutta. I problemi di alimentazione si possono aggiustare o tenere sotto controllo con alcuni integratori, ma non possiamo prendere nessuna iniziativa. Solo un medico nutrizionista o specialista può suggerire quelli giusti da assumere.

Idratazione

Infine anche l’idratazione può diventare un problema ed è quindi importante tenere controllato anche quando e quanto il nostro caro beve, incoraggiandolo, soprattutto nel periodo estivo.

Il Momento del Pasto

Oltre al cibo, dobbiamo curare anche il momento del pasto, che deve essere innanzitutto tranquillo. Ecco alcuni consigli che possono aiutare:

  • Limitare le distrazioni; servire i pasti in un ambiente tranquillo, lontano dalla televisione e da altre distrazioni.
  • Mantenere una tavola semplice, evitando piatti, tovaglie e tovagliette a fantasia che potrebbero confondere la persona.
  • Controllare la temperatura del cibo.

Le persone affette da Alzheimer possono cambiare umore improvvisamente e noi spesso non ne capiamo il motivo: anche a tavola si può aiutare la persona malata a vivere serenamente questo momento evitando, per esempio, di far scegliere tra diverse alternative.

La difficoltà a esprimersi o l’incapacità a riconoscere un cibo o a ricordarne il sapore, mettono in difficoltà il malato, stressandolo. In generale, poi, vale sempre la regola della flessibilità.

Omega 3 e Alzheimer: Uno Studio Interessante

La buona notizia viene da uno studio effettuato da ricercatori della Columbia University, a New York, e pubblicato su Neurology. Nello studio sono stati inclusi 1.219 newyorchesi con più di 65 anni di età, senza turbe cognitive. Gli si è chiesto di compilare un questionario molto dettagliato sulle loro abitudini alimentari.

Che cosa è stato fatto? E’ stato cercato un legame con la proteina circolante, per dieci componenti nutritivi: acidi grassi saturi, acidi grassi polinsaturi omega 3 e omega 6, acidi grassi monoinsaturi, vitamina E, vitamina C, vitamina D, vitamina B12, folati, betacarotene.

I ricercatori hanno trovato che più un individuo consuma omega 3, più sono bassi i tassi di proteina beta-amiloide nel sangue. Lo studio ha anche tratteggiato una specie di menu: gli omega 3 consumati provenivano per lo più da pasti a base d’insalata, pesce, frutta, carne di pollo, margarina.

Invece gli altri alimenti sottoposti al test non sembrano avere alcuna influenza sul tasso di proteina beta-amiloide circolante nel sangue.

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