Da piazza Margherita nasce e muore al tempo stesso la lunghissima arteria collinare, detta Strada Comunale Margherita, la stessa che da questo preciso punto di Chiaiano conduce per salti e rupi ai Calori di Sopra nel territorio di Santa Croce, passando per il cimitero di Chiaiano.
Per quanto riguarda le origini di Chiaiano e per esso anche di Polvica, le prime notizie sono date alle stampe dai risultati condotti da Bartolomeo Capasso nell'Ottocento nella brillante quanto mai irrinunciabile Tabula Chorografica Neapolitani Ducatus, sulla quale, del resto, lo stesso Capasso, oltre a riferire le origini del casale addirittura in epoca ducale, suggerisce una delle possibili coniugazioni del termine Chiaiano da Claulanum.
Altra possibile adduzione sta nei termini di Playano, per quanto riguarda Chiaiano e Publica per ciò che concerne il risultato toponomastico finale di Polvica. Risultati questi richiamati all'attenzione degli studiosi per la prima volta circa la storia della ripopolazione del centro antico di Napoli ad opera di Belisario nel 536 d.C. Ciò è desunto da una testimonianza di indagine sulle origini di entrambe i casali riportato prima in un volume di Napoli Nobilissima del 1892, a firma Del Pezzo, ed in seguito citato alla nota 107 di un lavoro sulle colline di Napoli impostato dal dottorando Di Lorenzo, patrocinato da Leonardo Di Mauro e coordinato da Francesco Starace, ed infine presentato in commissione di laurea presso la locale facoltà di Architettura di Napoli, ateneo Federico II per il XVII ciclo del dottorato di ricerca sulla storia urbanistica di Napoli, tenutosi nel gennaio del 2006.
Con Carlo d'Angiò (XIII secolo) tutti i casali di Napoli compreso gli stessi che gravitano entro il perimetro del territorio antico della città furono soggetti ad un sistema di tassazione interno al circuito regale proprio perchè questi nuclei abitativi infra o extramoenia furono considerati diretta proprietà del sovrano. Non faceva eccezione il casale di Chiaiano e quello di Polvica alle sue dipendenze. La condizione di riscatto sociale ed economico avvenne solo col cambio di potere al vertice del comando con l'insediamento sul trono della città dei regnanti aragonesi.
La situazione tornò nuovamente a precipitare nella afflizione del baronaggio con l'avvento del regno di Carlo V nel 1536, allorquando, Polvica e Chiaiano subiranno nuova tassazione questa volta saldata ai nuovi baroni provenienti dalla nobilissima casata Salernitano. Presso l'Archivio di Stato a Napoli si conservano gli atti ereditari del 1651 circa il nome vero del primo feudatario di Polvica ed assieme a questo documento ancora si conserva una sorta di disegno tecnico sulla sistemazione botanica della residenza di questo signore, con affaccio diretto su quella che anticamente si chiamò, via Vecchia per Napoli.
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Perciò dunque è corretto desumere secondo le premesse fin qui lavorate ed esposte che a partire dal 1536 e fino alla data del 1807, data in cui Polvica si unì definitivamente e politicamente a Chiaiano, con l'istituzione dei Comuni Riuniti, sette nobilissime famiglie napoletane si succederanno nel governo di tutti e due i casali anzidetti, di cui uno degli ultimi fu il marchesino Carlo Mauri, strenuo difensore del castello di Baia, nonché uno dei martiri della Repubblica Partenopea del 1799.
Il marchesino Mauri, il feudo di Polvica l'ebbe acquistato direttamente da don Giuseppe Manni, che a sua volta l'ebbe in cessione da don Geronimo de Aloisio, a quest'ultimo venduto dal barone Nicola Salinas, quando nel 1709 per Polvica suo sindaco fu G. Calore. Quindi era presumibile fin dall'inizio della sua storia che Chiaiano sopraggiungesse all'era moderna a differenza di Polvica che non ha potuto mantenere uno status di luogo autonomo in forza proprio della sua condizione storica, cioè, essendo stato da sempre governato dai baroni della provincia, spariti questi non poteva esser diversamente che il casale mutasse connotazione politica e Chiaiano, invece, da sempre retto dal governo centrale di Napoli ha potuto altrimenti raggiungere quietamente l'era moderna assieme allo sviluppo urbano e popolare che lo caratterizza nel panorama urbanistico dell'area nord della città.
Polvica tra l'altro mantiene intatto il suo polo urbano, rappresentato sul posto dalla chiesa di San Nicola di Bari e Chiaiano lo fa con la chiesa di San Giovanni il Battista; due edifici religiosi che hanno svolto anche funzione di sostegno politico delle condizioni sociali dei casalesi di Chiaiano e Polvica; erano infatti queste due stesse chiese poste sul confine dei casali per chi provenisse dalla via Vecchia per Napoli per quanto riguarda Polvica e chi invece provenisse dalla via Antica per Chiaiano per il suo omonimo casale. Pur tuttavia, va ricordato che rispetto all'abitato ed al suo patrimonio immobiliare le due chiese purtroppo mantengono posizione piuttosto decentralizzata.
Ad est dei due casali, nella distesa che si ricorda aver avuto il nome della Selva, e ad ovest nel territorio detto della Toscanella, verso la fine del XVIII secolo sorgeranno aziende agricole che a mano a mano prenderanno sempre più forma di masserie e da queste poi per l'avvicinarsi sempre più l'una all'altra daranno luogo alla nascita di un nuovo casale più ampio, nato, cresciuto e vissuto in perfetta simbiosi col tessuto preesistente, seppur si sia trattato di solo suolo agreste da lavorare e sudare. I documenti del catasto ricordano le masserie direttamente alimentate di vita e di provvigioni dal casale di Chiaiano deette Cesine del principe Salernitano fino alla fine del Seicento, Campo d'Isola, Cesinelle, Mastino fino al Settecento tenuta dalla duchessa di Minervino, e San Gaudioso.
Mentre per la sola Polvica più suggestiva si ricorda la scomparsa grancia dell'Orsolona su ai Camaldoli, ma in effetti alle dipendenze sia dell'Ordine Carthusiense sia ai fattori di Polvica. Oggi della grancia dell'Orsolona non esiste più nulla; sulla sua terra ha preso posto la struttura ospedaliera intitolata a Vincenzo Monaldi, dopo essersi chiamata per molti anni, Sanatorio Principe di Piemonte; si ricorda anche la masseria Paratina tenuta dai contadini daziati direttamente dai padri Teresiani sempre nel circondario di Polvica.
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Ad ogni modo per tutte le altre delucidazioni sullo stato patrimoniale e catastale dei due casali, Polvica e Chiaianmo solitamente ci si riferisce con maggior precisione a quanto riportato dalla sante visite pastorali relative la prima a quella del Cardinal Carafa del 1542 e quella del Cardinal Prisco del 1907.
Tutti sanno quanto durò la vittoria della Repubblica Partenopea e per quel breve che durò e per quel breve che mostrava di resistere, tuttavia, il Mauri la volle celebrare piantando l'albero della Libertà in una zona ancora oggi nota come Arco di Polvica festeggiando il vento della democrazia seppur effimero come e quanto la stessa repubblica presso la Taverna del Portone.
Ritornando in piazza Margherita, il contesto pubblico della piazza di oggi però è letteralmente cambiato rispetto alle descrizioni pervenute da quell'epoca. Infatti su questa piazza non vi sono più i locali forno per il pane da cui ancora ne deriva il nome, piazza del Forno, e neppure i locali insediati dal corpo di Guardia comunale, e neppure il vecchio orologio pubblico sulla facciata della Casa Comunale, progettato ed in parte realizzato dall'architetto Becker, le cui spese per la realizzazione e riparazione sono state tutte quante registrate regolarmente sui registri del cassiere del vecchio Comune. Dei mulini che qui ” … faticavano l'acqua”, non esiste più nulla se non il solo vico dei Mulini a quattro passi da piazza Margherita. Erano le sole macchine tecnologiche di quell'epoca che rendevano questa zona in un certo senso una ”zona istituzionale”. Furono fatti costruire nel 1816, smisero di funzionare le 1883, vennero smantellati negli anni Dieci del Novecento. Al loro posto oggi solo case per abitazioni a due piani.
E sempre su questa piazza resta ancora visibile in piedi uno degli edifici che nell'ultimo trentennio dell'Ottocento funzionò come casa di polizia della dogana tra il territorio di Terra di Lavoro e la città di Napoli.
Una situazione contestuale del genere si ripeté in quegli anni anche per la zona di Santa Croce, laddove, oltre ad un edificio scolastico fu realizzato il posto di Guardia Pubblica ed un Orologio d'Uso comune costruito sulla facciata di uno degli edifici principali poi fatto sostituire assieme a quello di Chiaiano nel 1883. Dei due orologi oggi molto fortunatamente è sopraggiunto all'era moderna solo quello della zona Santa Croce, rimasto incassato nella parete del 79° circolo didattico.
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Il rione INCIS in via Tirone a Chiaiano rappresenta l'aspetto multifunzione di iniziativa pubblica realizzato durante il triennio1956/19597. Il suo autore sperimenterà la versione case popolari a Napoli con tipologia a torre alta sei piani, collaudati e consegnati alla pubblica utilità nel 1960 in un ambiente che però fin da subito risulterà assolutamente alieno al patrimonio. Infatti via Tirone si sviluppa nella stretta di varie cupe di campagna, in un settore agreste del vecchio casale in cui a dominare è la distesa di terra da coltivare e qua e là ancora a puntellare il bianco candido delle case dei coloni.
Inoltre dell'epoca del tardo Novecento si segnala la scuola Giovanni XXIII la fondazione dell'infrastruttura scolastica di chiaro stampo razionalista, costruita con i soldi della Cassa del Mezzogiorno, sorta per opera della legge speciale per Napoli 297 del 1953 anche se dopotutto fu consegnata alla sua destinazione d'uso solo nel 1984.
Le case popolari di Chiaiano per intenderci verranno fondate sul territorio là dove nel periodo considerato verranno aperte nuove strade a supporto degli antichi percorsi; la prima di queste strade parte da Cappella Cangiani per l'Orsolone e dall'Orsolone raggiunge Santa Croce; la seconda importante strada sostitutiva delle mulattiere nascoste sotto il folto bosco è il tratto che va da Santa Croce ai Guantai e dai Guantai nelle due direzioni: Pianura e Marano. La strutturazione di case e di società distributrici di servizi per la case in questo settore della collina e della città sarà favorita enormemente per la crescita immobiliare di patrimonio dello Stato.
Patrimonio rilevato nelle palazzine degli Ospedali Cardarelli e II Policlinico. Chiaiano come anche la stessa Polvica e non meno la zona di Santa Croce almeno fino al 1934, anno della fondazione del primo padiglione dell'Ospedale dedicato ad Antonio Cardarelli, si presenteranno tra loro molto distanti, e si saprà soltanto da studi condotti dal dottorato di ricerca sulle colline di Napoli del professor De Lorenzo, che saranno proprio le palazzine del II Policlinico ed alcuni padiglioni del Cardarelli ad unificare fisicamente ciò che era stato unificato solo giuridicamente dai francesi di Giocacchino Murat nel 1806 semplicemente colmando con le fondazioni le asperità orografiche dei luoghi della collina. Specie per Chiaiano, anche se di fatto il maggior beneficio sarà per Santa Croce, le infrastrutture ospedaliere permetteranno al quartiere di raggiungere le propaggini del Vomero e del Rione Alto, cosa quasi del tutto impossibile prima d'allora.
Altra grande influenza avrà sulla crescita del quartiere il collaudo di strade importanti all'interno di Chiaiano8 , sono queste il rettifilo di via Giovanni A. Campano, che, separandosi da via Santa Maria a Cubito collega il centro di Chiaiano col la valle di Piscinola. Ed ancora: la strada Comunale Margherita è oggi un ottimo collegamento del quartiere di Chiaiano dalla masseria della Toscanella alla zona ospedaliera ed al borgo Santa Croce.
Il quartiere è però raggiungibile anche da via Miano, poco oltre il ponte dell'Eremo nell'intricata area simil selvaggia del parco della Reggia.
(4) La prima ed ultima delle mappe ufficiali del territorio di Chiaiano è oggi conservata presso l'archivio del Catasto a Napoli. È una mappa della città di Chaiano terminata nel 1892 e divisa in 11 fogli in scala 1:2000 detta anche mappa d'Impianto, considerevolmente quasi un gioiello dell'arte di fare mappe ed oltre tutto anche il primo rilievo cartografico di tutta Chiaiano ad opera dell'alltora Catasto dei Terreni della Città di Napoli.