Calorie nella Birra: Valori Nutrizionali e Impatto sulla Dieta

La birra, bevanda antica e amata in tutto il mondo, ha molto da offrire oltre al suo caratteristico sapore. In questo articolo, esploreremo in profondità quante calorie apporta una birra, analizzando le variazioni tra diversi tipi e stili, e scoprendo come questo aspetto possa influenzare le nostre scelte e il nostro benessere.

La Birra Fa Ingrassare? Un'Analisi Dettagliata

“La birra fa ingrassare”? La risposta a questa domanda, considerando l’opinione comune, appare ovvia. Infatti, nell’immaginario comune bere birra fa ingrassare. Domande di questo tono vengono poste di frequente durante le degustazioni di birra. Molto spesso la mia risposta delude le aspettative di chi vorrebbe solo sentirsi rispondere: Ingrassare? La birra? Qualsiasi alimento - birra compresa - dà un apporto calorico all’organismo.

Per stabilire una volta per tutte se la bevanda di Cerere faccia ingrassare o no, e soprattutto quanto, dovremmo considerare come valore fondamentale la quantità di alcol che contiene, principale veicolo di calorie nella birra. Sembra chiaro, dunque, che non possono esistere alcolici che non fanno ingrassare. Non è necessario azzardare un confronto con liquori e whisky che, per la cronaca, contengono 238 calorie ogni 100 grammi.

Calorie e Stili di Birra

Se ti sei mai chiesto se tutte le birre hanno le stesse calorie, la risposta è decisamente no. Le calorie contenute in una birra possono variare notevolmente in base al tipo di birra, al suo tenore alcolico e alla presenza di zuccheri. Le calorie della birra dipendono in gran parte dalla quantità di alcol e di zuccheri al suo interno.

In generale, le birre leggere come le Lager leggere o le birre senza alcol tendono ad avere un contenuto calorico inferiore rispetto alle birre più robuste e ricche di alcol.

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Ecco alcuni esempi:

  • Una Lager standard da 4% vol.
  • Una double IPA da 8.5% vol.

Questi valori sono solo indicativi e possono variare tra diverse marche e stili.

Quali birre fanno più ingrassare? Idealmente, pensate che una pinta di pils equivalga a un pacchetto di cracker, immaginatevi una birra trappista, con i suoi bei malti caramellati, come un piatto di pastasciutta, e considerate un Barley Wine come se fosse un cioccolatino.

Se è vero che alcuni stili di birre, a pari quantità, hanno meno calorie di un succo di arancia, è altrettanto vero che di solito non beviamo pinte su pinte di succo d’arancia, ma quantità più esigue. Anche in questo caso non si può generalizzare più di tanto. Torniamo per un attimo alle calorie del famigerato succo d’arancia: 33cl di succo contengono 183,5 calorie.

Dipende da quanta birra beviamo, ma anche dallo stile che abbiamo nel bicchiere.

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Valori Nutrizionali della Birra

La birra è molto più di una semplice bevanda: porta con sé una varietà di sostanze nutritive che possono influire sul nostro benessere. La birra contiene una serie di sostanze nutritive, sebbene in quantità variabili a seconda del tipo di birra e del processo di produzione.

  • Alcol: è il principale componente della birra, prodotto dalla fermentazione degli zuccheri presenti nei malti.
  • Carboidrati: una birra chiara da 33 cl contiene circa 12 g di carboidrati, pari a circa il 7% del fabbisogno calorico giornaliero.
  • Proteine: sono presenti nei malti e nei cereali utilizzati nella produzione della birra.
  • Vitamine del gruppo B: la birra contiene piccole quantità di vitamine del gruppo B, come la niacina, l’acido folico, la riboflavina e la tiamina.
  • Minerali: la birra contiene minerali come il magnesio, il potassio, il fosforo e il calcio.

È importante sottolineare che la birra, se consumata con moderazione, può contribuire in modo marginale all’apporto di alcune sostanze nutritive. Tuttavia, non è una fonte significativa di nutrienti e dovrebbe essere consumata responsabilmente.

Pur apportando alcune sostanze nutritive, la birra non è considerata una fonte significativa di nutrienti essenziali e dovrebbe essere consumata con moderazione.

La birra è costituita in prevalenza da acqua (90-93% circa), in cui sono disciolti minerali utili come il Potassio, il Magnesio, microelementi come lo Zinco, il Selenio, il Cloro e limitate quantità di vitamine idrosolubili. Componente di tutte le birre è l’alcol, che seppur presente in tenori limitati (3-4 grammi per 100 cc), ha un rilevante potere energetico, (circa 20-40 kcal/100 cc).

Molto importanti dal punto di vista nutrizionale e nutraceutico risultano le sostanze antiossidanti, tra cui i composti fenolici, apportati in larga misura dai luppoli. Tra questi, in particolare lo xantumulone, presente esclusivamente nella pianta del luppolo.

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La birra può essere considerata un alimento prebiotico perché contiene inulina e fruttoligosaccaridi, che giungono intatti nel colon. L’attività prebiotica limita anche la formazione di sostanze lesive all’interno del tubo intestinale. La presenza della fibra idrosolubile con i suoi effetti prebiotici contribuisce a tutelare la permeabilità intestinale e a causare un graduale assorbimento del glucosio dall’intestino nel sangue.

Birra e Peso Corporeo: Cosa Sapere

Il consumo moderato di birra di per sé non è necessariamente associato all’ingrassare. Tuttavia, la birra contiene calorie derivanti principalmente dall’alcol e dai carboidrati.

La birra tende ad avere un contenuto calorico più elevato rispetto al vino, ma l’impatto sulla gestione del peso dipende da vari fattori, tra cui la quantità consumata e le abitudini alimentari complessive. La birra tende ad avere più calorie del vino, principalmente per i carboidrati. Una porzione può variare da 76 a 185 kcal.

Inoltre, la birra può essere associata a scelte alimentari meno salutari, come spuntini ad alto contenuto calorico, che possono contribuire all’aumento di peso complessivo.

Consigli per un Consumo Consapevole

Il migliore consiglio, se la si vuole bere abitualmente, godendone senza rimorsi, è conoscerla. A questo punto dovremmo aver risolto tutti i dubbi a riguardo: con la consapevolezza che esagerare nel consumarla non ci farà certo dimagrire (si tratta pur sempre di alcol) e che l’immagine dell’uomo nordico panciuto con la pinta in mano è soltanto un’icona desueta.

La chiave per mantenere un equilibrio è la moderazione. Il consumo eccessivo di qualsiasi bevanda alcolica può portare a un aumento di peso a causa dell’apporto calorico aggiuntivo e degli effetti sul metabolismo.

Pertanto, la chiave sta nell’equilibrio e nella moderazione.

Peraltro, questo gonfiore è facilmente evitabile. Come? Grazie ad un servizio della birra ineccepibile.

Un’altra cosa da sapere è che in Italia la legge divide le birre in cinque categorie commerciali, basate sulla “corposità zuccherina” del mosto. Troppo complesso? S.

Scelte di birra: Alcuni stili di birra contengono più calorie di altri. La birra ha un apporto calorici simile a quello di un succo di arancia, soprattutto quelle poco alcoliche. La quantità dipende anche dalla nostra struttura fisica, dalle nostre abitudini e dallo stile di vita.

Stiamo pur sempre parlando della bevanda alcolica che associa il più basso contenuto di alcol al più elevato contenuto di acqua (circa il 93%). Certamente diuretica, la birra andrebbe più spesso considerata per il potassio e i sali minerali che contiene, specialmente in virtù dell’acqua che è stata utilizzata per la sua produzione, che varia di molto in base alla fonte d’origine. Lungi da noi sostenere che la birra sia la migliore amica della dieta, ma non la ostacola di certo più di un qualsiasi fuoripasto (o contorno) piacevole.

La birra, come il vino, trova la sua collocazione ideale se consumata a pasto. Il gusto amaro della birra, oltre ad una valenza edonistica in abbinamento con il piatto, stimola l’appetito. L’anidride carbonica e la presenza di modeste quantità di alcol stimolano le secrezioni gastriche e hanno effetto digestivo.

La notevole concentrazione d'acqua, insieme al modesto contenuto in potassio (e di alcol), conferisce alla birra una ben nota capacità diuretica, a tutto vantaggio della riduzione plasmatica, elemento auspicabile per chi soffre di ipertensione; inoltre, teoricamente, anche solo l'apporto di potassio senza il sodio (contrastando i livelli di quest'ultimo nel sangue) dovrebbe contribuire al mantenimento della normalità pressoria (arteriosa). Ovviamente, il "rovescio della medaglia" implica una spiccata tendenza alla disidratazione e all'escrezione urinaria di preziosi sali minerali (tra i quali il potassio stesso); tale circostanza è particolarmente insidiosa per gli sportivi e per i soggetti in terza età, due categorie che già difficilmente riescono a mantenere stabile il proprio equilibrio idro-salino. In realtà, l'effetto dell'alcol etilico, seppur anch'esso diuretico e (a piccole dosi) vasodilatatore, rimane quello di interferire con la regolazione della pressione sanguigna favorendone l'AUMENTO.

La birra, quindi, può essere consumata anche da chi segue diete iposodiche ma (nell'ordinario, così come per gli altri alcolici) dovrebbe essere evitata da chi soffre di ipertensione conclamata. A sostegno di tale ipotesi, è anche possibile avvalersi di un ragionamento di tipo indiretto; non tutti sanno che, tra i fattori di rischio dell'ipertensione essenziale (escluse le basi genetico-ereditarie) il più importante è senz'altro il sovrappeso associato alla sedentarietà.

Prescindendo dal fatto che, per vari motivi (piuttosto ovvi), il consumo eccessivo di birra non è associabile alla dieta dello sportivo, esiste un'altra ragione per la quale l'abuso di questa bevanda favorisce notevolmente l'eccesso ponderale.

La birra, pur non avendo MEDIAMENTE un apporto calorico elevato, mostra una composizione nutrizionale che può favorire l'accumulo adiposo; in essa, infatti, si ha la compresenza di alcol etilico e maltodestrine (carboidrati semi-complessi). Entrambi questi elementi sono coinvolti nell'iperstimolazione di insulina, un ormone anabolico deputato ad incrementare: la sintesi proteica, la sintesi di acidi grassi, la sintesi di glicogeno e il deposito dell'adipe. In parole povere, l'eccesso insulinico tende a far ingrassare e, se consideriamo che l'alcol etilico NON può entrare in alcuna via metabolica che non sia la sintesi degli acidi grassi all'interno del fegato (in pratica, non fornisce energia e viene tutto convertito in grasso) l'effetto ingrassante diviene esponenziale.

Non è finita qui. La peculiare distribuzione dell'adipe correlata all'eccessivo consumo di alcolici, ovvero la così detta "pancia alcolica", è il risultato di uno stoccaggio adiposo che predilige la fascia addominale, in particolar modo quella intra addominale (anzi detta "viscerale"). L'obesità addominale, misurabile con la rilevazione della circonferenza vita (in centimetri), è un importantissimo fattore di rischio per le malattie del metabolismo, tra le quali soprattutto l'insulino-resistenza. Proprio quest'ultima è direttamente correlata all'insorgenza di diabete mellito tipo 2, e SE si associa ad ipertensione, rappresenta la comorbilità più pericolosa per la manifestazione delle malattie cardio-vascolari. Inutile specificare che il sovrappeso e l'obesità viscerale, potenzialmente aggravati dall'eccessivo consumo di birra, sono anche implicati nell'insorgenza della complessa e (ahinoi) ormai piuttosto diffusa "sindrome metabolica".

Proseguiamo ribadendo quanto specificato in merito all'utilizzo metabolico dell'alcol, ovvero la conversione epatica in acidi grassi. Ipotizzando un abuso di birra, questi acidi grassi aumentano a tal punto nel sangue da provocare un vero e proprio segno clinico pseudo-patologico. Per farla breve, l'eccesso di birra può anche determinare una forma di ipertrigliceridemia cronica, più spesso manifesta se l'abuso alcolico si associa al consumo di cibi ricchissimi in carboidrati.

Ovviamente, questi grassi prodotti in eccesso in seguito all'abuso di birra non vengono trasportati e depositati selettivamente; è vero che la maggior parte finisce nell'adipe, ma una piccola parte viene ritenuta dagli epatociti. Tale circostanza è la ragione per la quale, eccedendo con questa bevanda, si possono manifestare un ingrossamento e un ingrassamento del fegato, meglio conosciuto come "steatosi epatica grassa" (di natura alcolica). Nei casi più gravi, la steatosi (processo fondamentalmente reversibile) può cronicizzare evolvendo prima in fibrosi e poi in cirrosi (irreversibili).

Si dice che le birre amare favoriscano la digestione ed abbiano un blando effetto batteriostatico. In porzioni raccomandate (330-660ml/die), qualcuno le consiglia anche per prevenire (ma attenzione, non per curare!) le infezioni gastriche (spesso correlate ad ulcera); in sintesi, le birre amare sembrerebbero contrastare le capacità di replicazione dell'Helicobacter Pylori. Quel che è certo è che, se l'ulcera è già presente, il consumo di birra tende ad aggravare la il decorso della malattia; non a caso, nella dieta per la cura della gastrite e dell'ulcera, qualsiasi alcolico è bandito con assoluta irremovibilità. Inoltre, a dire il vero, molti specialisti pongono gli alcolici "in genere" tra i primissimi fattori di rischio per iperacidità, gastrite e ulcera gastrica o duodenale.

In virtù del basso tenore alcolico, fatta eccezione per le birre a maggior gradazione, un uomo può bere fino a due, massimo tre unità di birra al giorno (purché non assuma altre fonti alcoliche durante la giornata), mentre il gentil sesso non dovrebbe eccedere le due porzioni. Superati questi livelli di assunzione, il consumo di birra arreca più danni che benefici, con una gravità direttamente proporzionale al volume alcolico raggiunto nel complesso.

Niente birra, ovviamente, per le donne incinte o che stanno cercando una gravidanza, né tantomeno per quelle che stanno allattando, nonostante alcune dicerie sulla presunta "funzione lattogena". La birra tradizionale è vietata anche per i celiaci, che possono invece consumare le specialità in cui il glutine è completamente assente (per questo contrassegnate dalla spiga barrata).

Un aspetto negativo del consumo di birra frequentemente sottovalutato dai consumatori interessa l'igiene orale. In parecchi sono convinti che le bevande alcoliche, come il collutorio, tendano a ridurre la carica batterica della bocca; ciò è vero solo in parte, o meglio, solo momentaneamente. I batteri del cavo orale, seppur eliminati in gran parte, si riproducono comunque piuttosto rapidamente. Ciò che invece molti non sanno è che l'alcol tende a irritare anche le mucose della bocca e con esse pure le gengive, che tendono a ritrarsi. Poi, contenendo maltodestrine, la birra fornisce un substrato di crescita batterica a dir poco eccezionale. Si raccomanda dunque di lavarsi i denti anche dopo 20-60' il consumo di birra; meglio non farlo subito, poiché gli acidi della bevanda, uniti allo sfregamento delle setole, potrebbero erodere eccessivamente lo smalto esterno.

Esistono due metodi di classificazione: il primo è basato sulla gradazione alcolica, mentre il secondo sul grado saccarometrico.

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