Tutti parlano di dieta chetogenica, ma pochi la conoscono realmente. C’è chi la confonde con le diete iperproteiche, chi afferma che provochi pericolosi effetti collaterali a reni e fegato, e chi sostiene che possa essere seguita solo per brevi periodi. Questi sono falsi miti senza fondamento scientifico.
Falsi Miti Sulla Dieta Chetogenica
Ormai sono diversi anni che la dieta chetogenica viene studiata e praticata anche in Italia. Eppure, alcuni falsi miti che tendono a screditarla sono duri a morire.
La Dieta Chetogenica Fa Male ai Reni?
Avete sicuramente un amico che, almeno una volta, ha tirato fuori questa frase: la chetogenica fa male ai reni. D’altronde, è uno dei timori principali che manifestano le persone quando gli viene proposto una dieta di questo tipo. Una paura purtroppo alimentata da molti, pessimi, articoli di (dis)informazione, che circolano soprattutto online.
La chetogenica, sostengono i suoi detrattori, affatica i reni perché li costringe a smaltire un numero molto più elevato del normale di scorie tossiche derivanti dalla chetosi e dalla degradazione delle proteine. In realtà, non è affatto così. Nessuna evidenza scientifica ha mai provato questo effetto negativo della ketodiet sui reni. Anzi, è vero l’opposto.
La Dieta Chetogenica Fa Male al Fegato?
Altro grande classico che sbandierano tutti coloro che non vedono di buon occhio la chetogenica: fa male al fegato. Anche stavolta, però, siamo di fronte a una fake news, forse ancora più infondata della precedente.
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Chi sostiene questa tesi la basa su una considerazione apparentemente ovvia: nella ketodiet si consumano molti grassi e questi non possono che finire “stoccati” nel fegato. Tutto ciò comporterebbe un alto rischio di insorgenza della steatosi epatica non alcolica, patologia comunemente conosciuta come fegato grasso. Peccato che, anche in questo caso, ad essere vero è proprio il contrario. Infatti, sono i troppi carboidrati a causare l’accumulo di grassi nel fegato. Quindi, una dieta low carb sortisce l’effetto opposto: rende il fegato meno grasso. Ci sono poi tutta una serie di ulteriori vantaggi: la diminuzione dell’appetito, la perdita di grasso addominale, la riduzione dei livelli di insulina. Sapete qual è il paradosso? La dieta chetogenica può aiutare a trattare la patologia del fegato grasso, piuttosto che aggrevarla.
La Ketodiet è una Dieta Iperproteica?
Il terzo falso mito della dieta chetogenica non necessita neanche di troppe parole per essere smentito. La ketodiet non è un regime iperproteico. Quelli che si possono mangiare in abbondanza sono i grassi, le proteine ci sono, ma in quantità moderate. Quasi nulli, invece, i carboidrati.
La Ketodiet Non Può Essere Seguita Per Lunghi Periodi?
Ultima notizia falsa a cui controbattere: la chetogenica va bene per dimagrire ma se fatta per poco tempo. Questa tesi è un po’ la sintesi e la conseguenza di tutte le precedenti. Se stare in chetogenica affatica i reni e il fegato e porta a consumare un quantitativo eccessivo di proteine, allora viene da sé che possa durare solo un tempo limitato. Ma se, come detto, le premesse sono false, cade anche l’affermazione finale.
Dieta Chetogenica e Infiammazione
L’azione benefica della dieta chetogenica sulle infiammazioni è oggetto di studi scientifici. Il vantaggio di questo regime alimentare risiederebbe nel bassissimo contenuto di zuccheri. Ad oggi, indagini sugli effetti a breve termine non hanno dato riscontri positivi. La keto diet, però, agisce sul lungo termine, perché richiede all’organismo un cambio nelle modalità di reperimento dell’energia.
La flogosi, comunemente nota come infiammazione, è un meccanismo di difesa che si manifesta nel nostro organismo per eliminare un fattore esterno nocivo, sia esso chimico, fisico o biologico. Iniziando in un punto preciso, può rimanere localizzata lì o diffondersi sistemicamente, colpendo, così, l’intero organismo.
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Tra i tipi di infiammazione cronica che si manifestano più comunemente troviamo l’artrite e la dermatite. L’artrite è una condizione infiammatoria cronica di origine sconosciuta a carico del sistema muscolo-scheletrico che genera un coinvolgimento del sistema immunitario.
Il ruolo dell’alimentazione nella gestione di un’infiammazione può essere determinante. La dieta chetogenica, che oggi riscuote molto successo, sembra avere un’efficacia proprio in questa direzione. Nonostante l’esistenza di pareri contrastanti, infatti, ci sono alcune evidenze che correlano questo tipo di alimentazione con una riduzione dei sintomi infiammatori.
Di certo, ad oggi, c’è un’abbondante e solida letteratura sugli effetti della dieta chetogenica nel trattamento del diabete di tipo II, della sindrome metabolica e dell’obesità. L’elemento chiave di questi studi è il ruolo degli zuccheri e dei carboidrati, che nella chetogenica sono presenti in bassissime quantità. Questi nutrienti, infatti, pare siano dei mediatori infiammatori e possano peggiorare le patologie croniche di natura infiammatoria.
Nella sperimentazione clinica molti pazienti che seguono un corretto regime alimentare chetogenico spesso registrano una diminuzione nei dolori osteo-articolari di natura infiammatoria e anche i pazienti che soffrono di emicrania, spesso, attraverso questo regime a bassissimo contenuto di zuccheri, riducono l’infiammazione inevitabilmente debilitante.
A distanza di quattro settimane, il gruppo in esame che seguiva la dieta chetogenica ha registrato un aumento dei marcatori infiammatori (ES. È molto importante, però, rilevare che i benefici della dieta chetogenica si registrano a lungo termine e forse quattro settimane non sono sufficienti a registrare dei netti miglioramenti.
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Alimentazione e Ortopedia: Alleate per la Cura delle Articolazioni
Nutrizione e ortopedia sono strettamente collegate, più di quanto si possa pensare. L’obesità è tra le cause più ricorrenti di problemi alle articolazioni, soprattutto anca, ginocchio e colonna vertebrale. Inoltre, l’eccesso di peso è un fattore negativo in caso di operazione per l’innesto di protesti, sia nella fase preparazione che in quella di riabilitazione.
Cosa c'entra la dieta con le articolazioni? E perché mettere in correlazione il dimagrimento con un intervento di protesi d’anca o di ginocchio? La risposta è nel peso e negli effetti negativi che un suo eccesso provoca su tutto il corpo.
Da una parte, il peso eccessivo accelera il processo degenerativo artrosico. Dall’altra, avere addosso troppi chilogrammi influenza il successo di un’operazione all’anca o al ginocchio. La correlazione tra obesità e disturbi ortopedici è molto forte, in particolare per quanto riguarda le patologie artrosiche.
L’eccesso di peso, infatti, influisce sia direttamente che indirettamente sul processo di usura che, in queste malattie, colpisce le cartilagini delle articolazioni. Direttamente, perché le costringe a sopportare costantemente carichi elevati. Le zone più colpite sono l’anca, il ginocchio, il piede e la zona lombo-sacrale della colonna vertebrale.
Le conseguenze di queste patologie sono progressive e, nei casi più gravi, invalidanti, perché provocano forti dolori che inibiscono anche le azioni più semplici della vita quotidiana, come una banale passeggiata.
Quando i problemi di artrosi si sono aggravati al punto tale da abbassare notevolmente la qualità della vita del paziente, l’intervento che può risultare davvero risolutivo è quello che prevede l’innesto di protesi. Le due operazioni di questo tipo più comuni sono quella dell’anca e quella del ginocchio.
Anche in questo caso, però, il peso della persona che deve entrare in sala operatoria svolge un ruolo decisivo, sia nella fase preparatoria che in quella di riabilitazione a posteriori. L’obesità, infatti, aumenta i rischi di complicazioni e tende a rendere più difficile e lungo il decorso post-operatorio, che prevede una complessa fisioterapia.
Ogni intervento chirurgico porta con sé il rischio di complicazioni. Un corpo obeso si espone a pericoli maggiori: infezioni, cattiva guarigione della ferita chirurgica, trombosi venosa profonda, mobilizzazioni delle protesi e loro usura più veloce, eccetera.
Come si può ovviare a tutto ciò? Impostando, per tempo, una dieta dimagrante di avvicinamento all’intervento. Gli interventi per l’inserimento di protesi richiedono lo svolgimento di un programma di riabilitazione e fisioterapia sia prima che dopo l’operazione.
5 Errori da Non Fare Nella Dieta Chetogenica
Ci sono alcuni errori che possono frenare l’efficacia della dieta chetogenica, deludendo chi la sceglie per dimagrire. La dieta chetogenica, nata negli USA come keto diet, è un protocollo di dimagrimento che sta avendo moltissima risonanza in tutto il mondo. È basata su un’alimentazione ricca di grassi, con moderato apporto di proteine e un bassissimo contenuto di zuccheri.
Molte persone la scelgono, consigliate dai loro nutrizionisti di fiducia, ottenendo ottimi risultati. C’è, però, anche chi ha difficoltà a seguirla e non riesce a raggiungere gli obiettivi. Questo avviene perché si cade in alcuni errori che possono compromettere tutto il percorso. Ecco i cinque più frequenti.
- Introdurre troppe calorie: In chetogenica, i grassi sono fondamentali. Un grammo di grasso, però, contiene 9 kcal, un quantitativo piuttosto elevato. Consumando molti grassi, quindi, è facile perdere il controllo delle calorie introdotte nel corpo. Qual è il trucco? Mangiare solo quando se ne avverte il bisogno, mai per “gola”. Nella keto diet, infatti, il senso di fame passa dopo solo due giorni. Se si impara ad ascoltare il proprio corpo, quindi, l’introito calorico diminuirà di conseguenza.
- Non mangiare abbastanza grassi: Rieccoci al punto. I protagonisti della dieta chetogenica sono i grassi, non le proteine, come molti credono. In questo regime alimentare, i grassi sono la prima fonte di energia. Questo significa che vanno consumati nella giusta quantità, per permettere al meccanismo di funzionare correttamente. È ovvio che anche le proteine sono importanti, ma mangiarne in quantità uguale ai grassi può rallentare il dimagrimento.
- Abusare di cibi raffinati: Il cibo consumato durante la chetogenica deve essere “vero”. Niente pasti sostitutivi, barrette, integratori, che spesso sono ricchi di calorie che, come detto, rallentano il dimagrimento.
- Bere poca acqua e introdurre poco sodio: Quando si segue la ketodiet il corpo non è in grado di immagazzinare molta acqua e, di conseguenza, molto sodio verrà eliminato con le urine. Questo può comportare disidratazione, debolezza e nervosismo e la carenza di sodio può portare ad affaticamento e crampi. Ecco perché è necessario assumere circa 2,500-3,000 mg di sodio al giorno attraverso l’alimentazione e bere circa 2-2,5 litri di acqua.
- Non farsi seguire da un nutrizionista esperto in chetogenica: La chetogenica, come tutte le diete, è uno strumento che, per funzionare bene, deve essere gestito da mani esperte. Non si può improvvisare una keto diet “fai da te”. Il rischio di fare danni è altissimo. Si passerebbe dall’avere importanti benefici (diminuzione della pressione arteriosa e del colesterolo, ad esempio) al fare male al proprio organismo. Quindi, è fondamentale sottoporsi a una visita approfondita da parte di uno specialista, che prenda in considerazione tutte le possibili variabili: problemi di salute, uso di farmaci o integratori, stile di vita, componente genetica.
Storia e Principi Biochimici della Dieta Chetogenica
Il digiuno è stato utilizzato come strategia nel trattamento di alcuni disturbi fin dall’antichità, ed è stato probabilmente alla base delle intuizioni che hanno portato alla definizione della dieta chetogenica.
La dieta chetogenica nasce negli Anni ‘20 come piano alimentare per il trattamento dell’epilessia grazie alle intuizioni di Hugh Conklin, osteopata americano, convinto che l’epilessia fosse causata da una sorta di “intossicazione” da parte di alcuni metaboliti prodotti dall’intestino. Sulla base di questa teoria, elaborò una strategia che prevedeva la completa astensione dal cibo per lasciare “a riposo” l’intestino dando ai pazienti soltanto acqua per periodi anche di 20-25 giorni. Questo piano ebbe un discreto successo e porto ad un aumento della sua applicazione.
Siccome era una strategia difficile da applicare, nel 1921 venne elaborata una modifica a questo regime alimentare che prevedeva un quantitativo di proteine tale da sostenere la crescita, pochissimi carboidrati e la restante parte delle calorie proveniente dai grassi. Si trattava di un piano alimentare ipocalorico (ovvero si introducevano meno kcal rispetto al proprio fabbisogno) in modo da mimare il digiuno.
Eravamo agli albori della dieta chetogenica come la conosciamo oggi. Negli anni seguenti, i progressi della medicina fecero sì che questa dieta venisse accantonata fin quando, negli anni ’90, accadde un evento particolare.
La dieta chetogenica consiste in un regime alimentare in cui i carboidrati sono mantenuti molto bassi (in genere sotto i 50g al giorno) vi è un relativo aumento delle proteine e un deciso aumento dei grassi rispetto ad una dieta “classica”. Questa situazione porta l’organismo a creare l’energia di cui necessita attraverso altre vie metaboliche che genereranno i cosiddetti “corpi chetonici” (acetone, acido acetoacetico e β idrossibutirrato) che possono essere utilizzati dal cervello come fonte energetica in caso di mancanza di glucosio.
Se una “classica” Dieta Mediterranea prevede un apporto calorico suddiviso in 55%-60% per i carboidrati, 15%-20% per le proteine e 20%-25% per i grassi, nella dieta chetogenica le percentuali sono molto diverse infatti si prevedono, mediamente, 5%-10% dai carboidrati, 25%-35% dalle proteine e 65%-70% dai grassi.
Inducendo il fegato a produrre corpi chetonici, il loro quantitativo nel sangue arriva, dopo i primi giorni, a circa 7-8 mmol/l che nei sani rappresenta il livello massimo perché , se la dieta è impostata correttamente, il cervello consuma questo quantitativo mantenendo un bilancio in pari.
Secondo Lyle McDonald la chetosi è definibile tale quando nel sangue troviamo valori di corpi chetonici >0.2mmol/dl, ma diventano preponderanti come combustibile quando superano i 4 mmol/dl, ovvero quando inizia a superare la concentrazione del glucosio nel sangue (equivalente a circa 70mg/dl).
Vantaggi e Svantaggi della Dieta Chetogenica
Vantaggi:
- Riduzione del peso: la chetogenica è una dieta ipocalorica perché (mediamente) composta da circa 30g di carboidrati, 1.5g/kg di peso corporeo per le proteine e 1.8 g/kg di peso per i grassi.
- Vantaggio metabolico: La dieta chetogenica migliora la sensibilità insulinica stimolando i recettori GLUT anche per le scarse riserve glucidiche.
- “Effetto antiossidante”: l’acido β idrossibutirrato favorisce l’espressione dei sistemi antiossidanti delle cellule, dando “potere antiossidante” alla chetogenica.
- Controllo dell’appetito: questo avviene per vari motivi, tra cui l'effetto saziante delle proteine e la diminuzione della produzione di leptina.
Svantaggi:
- Stanchezza: alcuni soggetti, soprattutto nei primissimi periodi della dieta, lamentano sonnolenza e mente “annebbiata” probabilmente dovuto al cambio di substrato energetico utilizzato dal cervello e a un alterato rapporto tra neurotrasmettitori
- Aderenza alla dieta: La soppressione dell’appetito è un’arma a doppio taglio.
- Carenza di micronutrienti: Essendo un regime alimentare che include quasi solamente proteine e grassi, il rischio è di assumere pochissime porzioni di frutta e verdura.
- Problematiche intestinali: come la stipsi.
- Aspetti psicologico/conviviali: Essendo un regime alimentare che limita molto il quantitativo e la tipologia di cibi da assumere, la chetogenica porta a limitare le cene fuori casa.
- Squilibri ormonali: la scarsissima introduzione di carboidrati porta ad una minor conversione meno conversione T4 in T3 (ormoni tiroidei) che causano un calo del metabolismo e della termogenesi.
Falsi Miti Sulla Dieta Chetogenica
- Danno renale: è un mito da sfatare in quanto la relazione tra consumo di proteine e danno renale non ha fondamenti scientifici
- La chetogenica induce chetoacidosi: nei soggetti sani non si instaura perché cervello consuma chetoni che, nei soggetti sani, non superano le 7/8 mmol/dl e quindi non intaccano troppo il pH.
- Osteopenia: l’osteopenia indotta dalla dieta non ha fondamenti scientifici.
Esempi Pratici e Consigli per la Dieta Chetogenica
Per impostare una dieta chetogenica è opportuno trovare il proprio peso ideale sfruttando la Tabella qui sotto considerando l’altezza espressa in centimetri:
| CORPORATURA UOMO | CORPORATURA DONNA |
|---|---|
| ESILE: altezza - 105 | ESILE: altezza - 115 |
| MEDIA: altezza - 100 | MEDIA: altezza - 110 |
| ROBUSTA: altezza - 95 | ROBUSTA: altezza - 105 |
Trovato questo valore possiamo calcolare:
- Proteine: 1.5 x Peso Ideale
- Grassi: 1.8 x Peso ideale
- Carboidrati: < 30g-50g al giorno
Alcuni consigli:
- È consigliabile consumare lipidi di buona qualità, meglio se insaturi perché più digeribili e più disponibili per la beta ossidazione.
- Consumare un minimo di fibra, vitamine e minerali (quindi frutta e verdura) in modo da prevenire carenze e limitare problematiche intestinali.
- È opportuno prestare attenzione ai glucidi “occulti” negli alimenti.
- È anche opportuno uscire dalla dieta chetogenica reintroducendo i carboidrati poco per volta in un tempo pari al mantenimento della chetogenica per tornare alla “normalità”.
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