Dieta Chetogenica e Fibrillazione Atriale: Cosa Dicono gli Studi?

La dieta chetogenica (KD), originariamente utilizzata per trattare l'epilessia refrattaria nei bambini, ha guadagnato popolarità grazie a nuove evidenze sulle sue possibili applicazioni. Ma come per ogni trattamento, è essenziale valutare se la KD sia appropriata per ogni individuo.

Cos'è la Dieta Chetogenica?

Letteralmente, una dieta chetogenica è un regime alimentare che induce la produzione di corpi chetonici. Questo approccio si basa su una forte restrizione dell’apporto carboidratico (Very Low Calorie Diet - VLCD). Le diete VLCD sono diete isoproteiche, in cui le proteine dietetiche restano invariate in quantità assoluta, aumentando la loro concentrazione relativa nel carico calorico totale.

Benefici della Dieta Chetogenica

  • Riduzione del senso di fame.
  • Riattivazione metabolica con rapida riduzione dell’insulinoresistenza.
  • Calo ponderale (10-20% del peso corporeo in circa 3 mesi).
  • Importante riduzione dei livelli pressori sistolici e diastolici (fino a 15-20 mmHg di sistolica e 5-10 mmHg di diastolica).

Dieta Chetogenica e Rischi Cardiovascolari

Secondo una nuova ricerca presentata al meeting annuale dell’American College of Cardiology, un regime dietetico con un basso introito di carboidrati può avere effetti negativi sulla salute del cuore, in particolare aumenta il rischio di sviluppare una fibrillazione atriale.

I ricercatori della Sun Yat-Sen University di Guangzhou (Cina) hanno utilizzato dati dello studio ARIC (Atherosclerosis Risk in Communities) supervisionato dal National Institutes of Health americano, che ha seguito 14mila pazienti per ben 22 anni (1985-2016).

I ricercatori cinesi hanno individuato 1.900 soggetti che hanno sviluppato fibrillazione atriale (FA) nel corso dello studio e gli hanno chiesto di indicare l’assunzione giornaliera di 66 diversi prodotti alimentari, per stimare l’apporto quotidiano di carboidrati di ogni partecipante e la percentuale di calorie giornaliere derivante dai carboidrati.

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Chi seguiva una dieta con un basso apporto di carboidrati aveva il 18% in più di probabilità di sviluppare FA rispetto a quelli con un consumo moderato di carboidrati e il 16% in più di probabilità di sviluppare AF rispetto a quelli con un’assunzione elevata di carboidrati.

“Le diete con basso introito di carboidrati - ha detto Xiaodong Zhuang, cardiologo, presentando lo studio - sono associate con un incremento del rischio di fibrillazione atriale, indipendentemente dal tipo di proteine o grassi utilizzati per rimpiazzare i carboidrati”.

Possibili Meccanismi

Secondo gli autori diversi meccanismi possono spiegare perché la limitazione dei carboidrati può portare a FA. Innanzitutto le persone che seguono una dieta a basso contenuto di carboidrati tendono a mangiare meno verdura, frutta e cereali, cibi che sono noti per ridurre l’infiammazione.

Controindicazioni e Precauzioni

La presenza di comorbilità come fegato, reni e insufficienza respiratoria, insieme al diabete di tipo 1, deve essere affrontata da specialisti della disciplina relativa.

È assolutamente da evitare il “fai da te”, in particolare mischiando prodotti ad alto valore proteico di diverse aziende col rischio di sbilanciare l’apporto di alcuni aminoacidi rispetto ad altri. Al contrario, l’impiego di singoli “metodi” convalidati da una letteratura scientifica consolidata, nelle mani di un clinico esperto e consapevole, può garantire un apporto bilanciato di micronutrienti, aminoacidi ed acidi grassi essenziali per il tempo necessario all’ottenimento dei risultati richiesti.

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La Dieta Chetogenica Normoproteica

La dieta chetogenica normoproteica, ispirata ad una modernizzazione del metodo Blackburn, rappresenta una dieta ricca e saporita con la quale è possibile mangiare senza soffrire la fame e senza rischiare scompensi clinici o senso di stanchezza, grazie al meccanismo endogeno della chetogenesi che si innesca nell’organismo in presenza di basse quantità di glicidi (zuccheri) circolanti (chetogenesi controllata).

Fasi della Dieta Chetogenica

  1. Prima Fase: Periodo variabile da qualche settimana a circa tre-quattro mesi, nel quale si assiste alla maggiore perdita di peso.
  2. Step 2: fase di rieducazione: il paziente passa alla dieta ipocalorica, reintroducendo progressivamente gruppi alimentari diversi. Partecipa a un programma di rieducazione alimentare per mantenere il peso a lungo termine.

Altre Considerazioni

La fibrillazione atriale è un’aritmia molto comune. Il cuore smette di battere in modo “ordinato”, e invece a tratti va veloce, a tratti più lento, senza un ritmo regolare.

In novembre 2010 sull’ American Journal of Clinical Nutrition è stato pubblicato uno studio in cui è stato analizzato il possibile rapporto tra alcool, caffeina, fibre alimentari, acidi grassi polinsaturi (i PUFA, gli omega 3 del pesce) e la comparsa di fibrillazione atriale.

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